[libri] Il Fiore di Pietra

La prima avventura di Polloni è finita

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Blu
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Tomb Raider 3 Gold

Messaggio da Blu » 19 luglio 2007, 11:15

overhill ha scritto:E poi, pensavo, come fai a sapere che Camilleri non è iscritto? ;)
In effetti :roll: ..
overhill ha scritto:Scusate, ma mi sto troppo divertendo :)
Non potevo resistere..
No no, continua così, non resistere :D


Ero rimasta indietro (ieri sera non mi sono potuta collegare [:^] ), ma ora sono al recupero :) : bellissimo il rapporto di amore/odio di Polloni con i computer :D , mi ricorda alcune persone che conosco che con le nuove tecnologie hanno un rapporto simile, un odio-diffidenza che le porta a non voler capire-imparare il loro uso e, proprio come ha fatto Rizzo, in genere gli si cerca di spiegare che sono solo macchine "stupide", assolutamente innocue e ferme senza un intervento umano [:^] , ma in genere serve poco o nulla :asd:

Bellissima la casa di Ferrero e signora :o , dalla sua descrizione sembra proprio di "vederla", e molto intrigante l'arrivo di Polloni :D che iniziamo a conoscere di puntata in puntata nelle pieghe delle sue manie e caratteristiche :D .. il mistero si infittisce: chi sarà Manlio Trebbi e perché si resta con la sensazione che il commissario, espertissimo nel suo lavoro, non abbia detto tutto a Roberto :mumble: ? Attendiamo con ansia le risposte :D .. ora mi dedico a "Golden Legacy" :D :approved:




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Messaggio da overhill » 19 luglio 2007, 16:42

Immagini dal passato

"Mamma! Papà! Finalmente!" disse Rosanna aprendo la porta di casa ed incamminandosi verso il breve vialetto che conduceva ai garage, dove si era fermata una imponente BMW, dalla quale stavano scendendo un uomo ed una donna anziani.
L’uomo, Giovanni Ferrero, ex militare di carriera, giunto al grado di tenente-colonnello ed ora in pensione, manteneva dell’ambiente militare la rigidità fisica necessaria, fortunatamente non legata all’ottusità. Alto e longilineo, aveva capelli candidi portati corti ed eccezionali occhi azzurri, che avevano fatto strage di cuori ‘ai suoi tempi’, come spesso ricordava alla fintamente annoiata moglie.
Eleonora Ferrero, nata Grandi, aveva tutto lo humor che normalmente mancava al marito, a causa della sua attività. Era la dimostrazione che a fianco di ogni grande uomo c’è una grande donna. Ed anche che l’opposto non è sempre necessario. Di altezza media e con un corpo che iniziava a cedere all’età, ma ancora ottimamente gestito, la mamma di Roberto si avvicinò alla nuora e la salutò con calore: "Tesoro! Finalmente! Non vedevo l’ora di arrivare. Credo di avere battuto un qualche record di rottura di scatole verso il guidatore" terminò indicando con il pollice il marito che scoppiò a ridere, ed abbracciando a sua volta Rosanna rispose "non ti preoccupare: sicuramente un record del genere lo metteranno, da oggi, nel guinnes dei primati!"
Rosanna prese sotto braccio i due suoceri e li condusse all’interno della casa, sempre scherzando allegramente. Entrarono nel salotto che era stato invaso da un nutrito gruppo di amici e conoscenti, arrivati per festeggiare il ritorno di Roberto. Qui si fermarono ad osservare l’uomo che stava di fronte a loro, imbarazzatissimo, in piedi davanti al divano. La loro entrata fu accolta da un rispettoso silenzio.
Loro figlio.
Mio figlio pensò Eleonora, sentendo avvicinarsi una specie di ondata di piena, arginata fino ad allora dietro la diga dell’ironia, e che presto sarebbe traboccata dagli occhi, inondando di amorose lacrime di sollievo l’intera stanza.
Rimasero qualche secondo tutti immobili, Roberto da un lato del tavolino in vetro e genitori e Rosanna all’entrata del salotto. Poi un ululato di Eleonora interruppe l’imbarazzo e, allargando le braccia, si lanciò verso il figlio, avvinghiandolo con un abbraccio e piangendo parole e lacrime di scarso senso per chi non abbia mai perso un figlio, ritrovandolo poi per miracolo. Tutti i presenti scoppiarono in un applauso liberatorio. Qualcuno osò anche lanciare qualche fischio di approvazione.
Roberto goffamente ricambiò l’abbraccio della madre e cercò di rincuorarla "Mamma, dài, non fare così. Adesso è tutto finito. Su, su…". La donna non pareva riuscire a smettere di piangere.
Anche Giovanni si avvicinò e, poco avvezzo alle manifestazioni di affetto, si limitò a dare qualche pacca sulla spalla del figlio.
"Papà…" iniziò Roberto. Il padre si allontanò di scatto, spaventando anche la moglie: "Oddìo, Roberto, ti ho per caso fatto male?"
L’uomo rise: "No, papà non ti preoccupare. Non puoi farmi male più di quanto me ne abbiano fatto tutte le ore di terapia. Stai tranquillo". Allungò un braccio ed incluse il padre nell'abbraccio, vincendo la sua iniziale resistenza. Rosanna era rimasta a guardare la scena con gli occhi lucidi e decise che era ora di intervenire, prima che i suoceri soffocassero il marito tanto faticosamente recuperato. Rise tra sé per la battuta.
Roberto vide la moglie sorridere ed allungò la mano per invitarla nell’abbraccio; lei si avvicinò e restarono per un paio di minuti tutti stretti. Giovanni fu il primo a liberarsi, non essendo troppo abituato a simili manifestazioni di affetto: lui era più per una sana amicizia, una pacca sulle spalle, un commento gentile o un incoraggiamento. Gli abbracci non facevano parte del suo repertorio. Fino ad oggi.
"Bene" disse per riprendere tono "in questa casa si passa il tempo ad abbracciarsi, oppure c’è speranza di mangiare un boccone?". I presenti smisero di applaudire e ci fu qualche risatina imbarazzata. Il nodo si sciolse e Rosanna rispose "Stai tranquillo, papà, non resterai deluso da questo ristorante".
Si avviò verso la cucina poi si girò e, in coro con entrambi i suoceri, terminò la battuta "soprattutto per il conto!".
Ci furono altre risate ma sempre imbarazzate.
Roberto si limitò a sorridere. Il padre si girò verso di lui ed assunse uno sguardo serio. "Scusami... papà, ma la memoria non è ancora perfettamente a regime" disse Roberto. E dopo una pausa terminò "anzi, a dire la verità non è neanche in funzione". Roberto si sedette sul divano.
La madre gli si avvicinò e tentò di consolarlo: "devi darti tempo, Roberto. Dopo quello che hai passato hai bisogno di prendere le cose con calma, seguire quello che dicono i dottori e stare tranquillo. Per fortuna che hai Rosanna che ti aiuta…"
Dalla cucina arrivò la voce squillante della donna "…Guarda che lo faccio solo per interesse!"
Tutti, compreso Roberto questa volta, scoppiarono a ridere, e l'imbarazzo sparì definitivamente.


Rosanna era un’ottima cuoca.
Niente di particolarmente elaborato, ma tutto piacevolmente gustoso, a partire dagli ottimi antipasti ("Pochi però, se no non mangiate il resto!"), ai deliziosi agnolotti al sugo d’arrosto, continuando con la carne che aveva donato il sugo per il primo, terminando con i gustosi formaggi piemontesi che Giovanni adorava, e con il bunet al cioccolato che Eleonora si servì ben due volte (...Ah, la mia povera linea…!).
Ora erano tutti intorno alla tavola, chi a versarsi un dito dell’ottimo grignolino che aveva accompagnato il pranzo, chi a prendere ancora un pezzettino di quel bra così gustoso, chi a guardare il poco dolce rimasto, chiedendosi se era corretto non finirlo tutto. Rosanna odiava sparecchiare subito dopo avere mangiato; per lei era un momento di relax restare a tavola a chiacchierare ed a sbocconcellare ancora un poco, prima di alzarsi per andare a caricare la lavastoviglie.
La conversazione era proseguita allegra su argomenti vari e leggeri. Un paio di volte ci si era avvicinati all’incidente ed alla memoria di Roberto, ma Rosanna, con grande abilità, era sempre riuscita a deviare da quella strada e tornare a parlare di moda, piuttosto che dello stato del traffico in città.
"Uffa" disse Rosanna infine, sbuffando ed appoggiandosi al tavolo per alzarsi "adesso mi tocca proprio mettermi in moto."
Eleonora si alzò a sua volta: "vengo ad aiutarti a fare il caffè". Tutte le donne presenti si alzarono e sparirono in cucina, continuando a cicalare allegramente.
"Donne!" Sbuffò divertito Giovanni, guardando i presenti "non puoi vivere con loro e non puoi vivere senza!" terminò ridendo della sua citazione.
"Be’ mi pare che ci sia andata piuttosto bene, non trovi…papà?"
La pausa fu brevissima ma decisamente percettibile. Anzi, per le orecchie sensibili di Giovanni fu enorme. Perse la sua allegria e guardò il figlio. Roberto si sentì immediatamente a disagio, come un bambino colto in fallo: "scusami, ma faccio veramente fatica ad abituarmi…devi considerare che per me è come se vi avessi conosciuti da poco."
Giovanni recuperò un sorriso da qualche parte in fondo al cuore. "Non preoccuparti. Te l’ha detto anche la mamma che ci vuole tempo. Anche in ospedale ci hanno sconsigliato di tormentarti mentre eri in terapia, rimandando tutto a quando saresti uscito. Io non sono molto d’accordo ed a vedere la fatica che stai facendo direi che non ho poi così torto…"
"Papà" questa volta fu più deciso "è solo da tre giorni che sono a casa. Sono certo che col tempo…"
"AAAAAAH!" Urla femminili uscirono scompostamente dalla cucina.
Gli uomini si alzarono contemporaneamente e corsero in cucina, dove le donne erano attaccate ad una parete. Non si riusciva a capire quale fosse il problema, poi guardarono dove Rosanna ed Eleonora stavano indicando inorridite e videro un 'orribile schifezza immonda' come era stata ribattezzata dalle donne una innocua scolopendra, un insetto indubbiamente disgustoso ma decisamente non pericoloso.
Roberto scoppiò a ridere e disse "Ma cosa avete? Per così poco?" ed andò verso l’animale che non si era accorto di nulla. Rosanna allungò una mano verso di lui, ma non fece in tempo a fermarlo.
Rapidamente Roberto mise la mano destra sopra l’insetto che rimase intrappolato nel cavo lasciato dal palmo; la bestiola cercò disperatamente di liberarsi, si vedeva da qualcuna delle numerose zampe che saettavano da sotto la mano dell’uomo. Questi chiuse delicatamente la mano e la alzò, senza mollare la bestiola. Poi andò verso la porta del retro, la aprì e gettò l’animale, che ricadde incolume a qualche metro di distanza.
Tornò indietro sbattendo le mani l’una contro l’altra per pulirsele ed iniziò a dire "Tutto a posto, l’ho…" ma rimase interdetto a guardare il volto delle persone che lo guardavano sbigottite.
Roberto non capiva quale fosse il problema: "cos’è successo?" chiese allargando le mani.
"L’hai preso…!" disse Rosanna.
"…con le mani…" continuò Eleonora
Roberto sembrava vagamente divertito: "be’ non potevo certo prenderlo a mazzate, no? Povera bestiola, non è colpa sua se è nato brutto…" terminò sorridendo.
Giovanni aveva il volto estremamente serio. "Roberto: tu hai sempre avuto il terrore di qualunque animale avesse più di quattro zampe: ragni, centopiedi, insetti. Quasi una forma di fobia...".
Rosanna fu la prima a riscuotersi dallo sbalordimento: "Ma è fantastico! Questa amnesia ha degli aspetti positivi che non avevo considerato!".
Uno dei presenti gridò:"un applauso per l'eroe!" e tutti ridendo applaudirono Roberto.


La giornata proseguì senza altri incidenti: qualcuno uscì a tirare quattro calci al pallone nel grande prato davanti casa, qualcuno si mise a giocare alla playstation sul grande schermo piatto del salone. Roberto si dedicò a questa seconda attività, anche se avrebbe voluto giocare a calcio. Ma Rosanna fu irremovibile: "niente da fare, cocco bello! Ci ho messo più di un anno per riaverti intero e non intendo aspettare che qualche tuo amico ti rompa di nuovo!"
Giovanni invece si estraniò dalla conversazione per tutto il resto del pomeriggio; rifletteva su qualcosa che gli sfuggiva. Non è possibile, non è decisamente possibile, rimuginava, mentre la conversazione intorno a lui languiva, nonostante gli sforzi di Rosanna. Poco per volta i tanti amici cominciarono a congedarsi. Alla fine rimasero loro quattro in salotto, in silenzio.
Improvvisamente Giovanni si alzò dalla poltrona dove si era rigidamente seduto dopo pranzo e chiese alla moglie "Eleonora, dove hai messo il cellulare? Mi sono ricordato che devo fare una telefonata".
La moglie si stupì per la richiesta, ma decise di non dare importanza.
"Ah, ma allora sei ancora tra noi! Comunque il cellulare è nella borsa, in entrata" disse la moglie, alla quale però non era sfuggito che il marito l’aveva chiamata con il nome di battesimo, cosa che faceva solo quando era preoccupato.
L’uomo andò a recuperare il telefonino e si girò verso il salotto, dicendo "Esco a chiamare, mi sembra che prenda meglio". Eleonora e Rosanna si guardarono senza parlare; si girarono verso Roberto, ma l’uomo aveva lo sguardo perso nel vuoto, come se fosse su un altro pianeta.
Intanto Giovanni uscì, lasciando la porta socchiusa, e compose a memoria un numero; premette il tasto verde a sinistra ed avvicinò l’oggetto all’orecchio, operazione per lui estremamente fastidiosa, dato il bassissimo valore che dava a quei ‘cosi’. Anche se oggi una sua utilità la stava dimostrando.
"Giancarlo? Ciao, sono Giovanni. Ti disturbo? No, oggi no, sono da…si, esatto…no, senti ti volevo chiedere un’informazione tecnica….no…non so se per telefono…è che non vorrei…" si guardò intorno. "Si…posso venire domani?...a che ora? … si, si va bene…si, d’accordo. A domani"
Premette il tasto rosso per sganciare la comunicazione, leggermente più tranquillo.
Si girò per tornare in casa, ma non notò il movimento della porta che si chiudeva.
Tornò in salotto ma erano spariti tutti. Girellò un poco e trovò Rosanna che usciva dal bagno
"Oh, tutto fatto?" disse la donna al suocero.
"Si, si, a posto…dove sono gli altri?"
"Eleonora è andata in camera da letto. Aveva un poco di mal di testa e ha preferito coricarsi. Roberto credo sia andato in cantina, credo a prendere dell’altro vino."
L’uomo guardò verso la scala che conduceva alla parte superiore e disse alla nuora "Vado a chiamare Eleonora; spero le sia passato il mal di testa. Dovremmo proprio andare"
"Aspetta che ti chiamo Roberto…"
L’uomo fece un gesto con le mani per fermare la donna: "no, no lascia stare, non importa" e si avviò verso le scale per recuperare la moglie. La trovò nel letto, ma non dormiva, stava solo ‘riposando gli occhi’.
"Ciao, tesoro" disse la donna
"Ciao. Come va la testa?”
“Ho passato momenti migliori. Tu come stai?”
L'uomo aveva lo sguardo grave, ma abbozzò un sorriso: “Bene, bene. Alzati che andiamo”
“Di già?”
“Sì. Dai, muoviti” insistette Giovanni, assumendo un tono leggermente infastidito. La moglie lo osservò voltarsi ed uscire, con un lieve senso di paura.


"Sono andati via?" chiese un po' stupito Roberto, entrando in cucina dopo avere fatto una veloce visita alla fornita cantina di casa. Portava in mano due bottiglie da tre quarti di litro, che recavano etichette chiaramente artigianali. Cantina Valoja, Asti. Barolo. 1975. n°000125, recitava la prima, mentre la seconda riportava il numero successivo.
"Già" rispose la donna. "Pare che tuo padre avesse molta fretta"
Roberto posò le bottiglie su un ripiano, si avvicinò ad un piccolo mobiletto in legno, con la porta in vetro, che rivelava una serie di ripiani semicircolari: un piccolo elettrodomestico che permetteva di mantenere le bottiglie di prezioso nettare alla temperatura corretta, evitando ogni possibile choc termico, e di evitare di andare avanti ed indietro dalla cucina alla cantina per recuperarle. Aprì lo sportello ed inserì i due contenitori, evitando di scuoterli per non richiamare le possibili impurità presenti sul fondo.
Chiuse il piccolo portello, si alzò e andò davanti alla donna.
La guardò con serietà.
"E' stata dura, oggi. Non riesco proprio a..."
Rosanna pose un dito sulle sue labbra e gli impose il silenzio.
Sorrise e con voce suadente gli disse: "tempo. Ci vuole tempo. E noi abbiamo tutto il tempo che ci serve.."
Lo baciò, ma ci mise alcuni secondi prima di riuscire a scioglierlo.


Giovanni guidava concentrato, senza aprire bocca. La moglie, nel sedile a fianco, lo guardava preoccupata; lui non se ne accorgeva neanche, perso dietro a qualche pensiero.
"Si può sapere cosa è successo? Hai passato tutto il pomeriggio con il muso!" sbottò infine.
Giovanni si riscosse e girò la testa di qualche grado, scoccando un’occhiata veloce alla moglie: "niente, niente. Stavo solo riflettendo…"
"Sei diventato uno specchio per caso?" lo punzecchiò la donna.
"In che senso?"
Eleonora sbuffò comicamente: "riflettere, specchio. Dai, devo anche spiegartela? Dov’è finita la tua allegria di stamattina? Possibile che questo nuvolone che è arrivato non si riesca proprio a mandarlo via?"
L’uomo continuò a guidare per qualche minuto, quindi parlò con voce grave: "ho un dubbio, micia, ho un dubbio che voglio capire se ha un senso oppure no. Domani andrò da Giancarlo e forse lui mi toglierà ogni dubbio."
"Non vuoi dirmi…" iniziò Eleonora, ma venne interrotta dal marito: "no. E ti pregherei di non insistere. Preferisco parlarne con lui ed eventualmente dopo te ne parlo, ok? Non preoccuparti."
Troppo tardi, tesoro pensò la donna, dovevi pensarci prima...



Ultima modifica di overhill il 19 luglio 2007, 16:47, modificato 1 volta in totale.


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Messaggio da overhill » 19 luglio 2007, 16:42

PUNTATONA!!!
Ma questa è l'ultima di preparazione: dalla prossima cominciano i pasticci ;)





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Messaggio da overhill » 19 luglio 2007, 20:33

Va bene, ora basta giocare: adesso vi posto il primo capitolo in cui le cose iniziano a precipitare.
E giuro sulla testa di Tronchetti-Provera che cercherò di non mettere altro fino a domani sera :)





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Messaggio da overhill » 19 luglio 2007, 20:39

Un brutto risveglio

Polloni si girò nel letto per l’ennesima volta, cercando di trovare una posizione che permettesse al suo stomaco di smaltire meglio i tre panini con le acciughe al verde che si era sbafato per cena al solito bar.
Il caldo della notte non aiutava certo nel tentativo; guardò per la millesima volta l’orologio, sperando che fossero passati almeno una ventina di minuti dall’ultima volta che aveva controllato l’ora. No: se erano veramente le cinque e mezza erano passati dieci minuti.
Ma porca… imprecò mentalmente il commissario, e decise di alzarsi. Si incamminò nel piccolo appartamento per raggiungere la cucina. Armeggiò un poco nell’armadietto e trovò tra il barattolo del caffè e quello del sale grosso quello che cercava: un grosso barattolo di bicarbonato di sodio. Aveva sempre odiato quel sistema, per il pessimo sapore, fino a quando Rizzo non gli aveva rivelato il sistema per non schifarsi troppo: doveva prepararsi un bicchiere d’acqua, poi mettere in bocca direttamente un cucchiaino di quella roba salatissima; quindi bere l’acqua. La prima sorsata era terribilmente salata, ma dalla seconda in avanti era sempre meglio, ed alla fine gli ultimi sorsi ripulivano il tutto.
Finita l’operazione decise che subito dopo avere ripulito il bicchiere avrebbe fatto una capatina in bagno, prima di buttarsi ancora un paio di ore a letto. I suoi programmi vennero però interrotti dal telefono.
"Pronto" disse nella cornetta
"Commissario, sono Rizzo. Mi spiace di averti svegliato..."
"Se volevi svegliarmi dovevi arrivare prima delle acciughe" rispose il commissario
"Come…?" iniziò il poliziotto, ma venne interrotto da Polloni: "niente, niente. Lascia perdere. Dimmi piuttosto: chi è morto per chiamarmi a quest’ora della notte"
Rizzo glielo disse ed il commissario non riuscì a trattenere un fischio di sorpresa. Un suono forse troppo forte a quell’ora, soprattutto se proveniva dalla casa di un tutore dell’ordine.
"Ci vediamo lì fra mezz’ora" disse, ed attaccò senza salutare, troppo sorpreso dalla notizia.


Venti minuti dopo, con mezza barba da fare e con la cravatta annodata di traverso, il commissario arrivò a destinazione. Entrò nell'elegante palazzina a due piani e venne indirizzato da un agente al piano superiore. Su ogni pianerottolo si trovavano due appartamenti; Rizzo lo attendeva davanti alla porta di quello di sinistra, con un caffè in mano ed una serie di informazioni.
"Ciao commissario. Dovrebbe essere ancora caldo" disse. Polloni per una frazione di secondo pensò che si riferisse al corpo della vittima, poi vide la tazza fumante. Rizzo era una persona simpatica, ma quando si trovava sul luogo di un crimine diventava piuttosto rigido. Paura del dolore, forse, o più probabilmente semplice rispetto; quindi non ci si doveva aspettare una battuta.
Il poliziotto buttò giù di un fiato la bevanda calda, poi guardò con aria interrogativa Giacomo.
"Dov’è?" chiese. Rizzo si incamminò lungo un corridoio sul quale si aprivano numerose porte; cinque a sinistra e quattro a destra. Dalla terza a sinistra scaturivano saltuariamente dei lampi di luce, provocati dalle macchine fotografiche della scientifica. Il commissario si incamminò per il corridoio; passando davanti ad uno specchio notò la cravatta storta e si fermo per raddrizzarla. Arrivò alla porta di quello che si rivelò essere il bagno. Prima di entrare guardò la stanza di fronte ed intravide un letto matrimoniale sul quale era seduta una donna in lacrime.
Tornò a guardare verso il bagno.
Anni nella polizia, molti anni, ma non era mai riuscito ad abituarsi alla morte. Sia che venisse con rabbia, tagliando, lacerando e smembrando, sia che venisse con maggiore dolcezza, intontendo o addormentando, la vista di un corpo gli creava sempre disagio per alcuni secondi.
Le acciughe fecero una capriola, quasi fosse una festa, accompagnate da una smorfia del proprietario dello stomaco.
La vittima, un uomo, aveva la testa dentro il lavandino; il corpo era rimasto incastrato tra questo e la vasca da bagno, che si trovava, come in molti bagni simili a corridoi, davanti al lavabo; sembrava quasi seduto sulla vasca, le braccia a penzoloni di fianco al lavandino. L’espressione del volto era quasi sorpresa, con gli occhi aperti e le sopracciglia inarcate.
Lo sguardo del commissario fece un giro per il bagno. Bello; antico ma bello. Le piastrelle ancora originali della casa, probabilmente di un secolo fa. Gli arredi erano certamente più moderni, ma comunque in stile per adattarsi al disegno art-decò originale. Il corpo bloccava l’accesso alla seconda parte del bagno, dove si trovavano tazza e bidet. Di sfuggita si chiese come avevano fatto i fotografi a passare dall’altra parte. Passando sotto, probabilmente; sperando che non avessero cancellato possibili tracce.
Sempre di sfuggita si chiese anche come avrebbero fatto ad indicare con l’adesivo bianco la posizione del corpo.
"Com’è andata?" chiese senza voltarsi.
Rizzo rispose continuando a guardare il corpo: "Voleva farsi la barba con il rasoio elettrico. Ha inserito la spina e l’ha acceso. E’ un oggetto piuttosto vecchio e probabilmente aspettava solo di rompersi. Certo che poteva farlo in un momento diverso."
"Già" rispose laconicamente il commissario. Continuò a guardarsi intorno.
"Come mai non è scattato…" iniziò "…il salvavita?" concluse Rizzo, e continuò "non c’è ancora. L’impianto è vecchissimo ed erano in previsione dei lavori. Ormai direi che arrivano troppo tardi."
"Già" ripeté il commissario. Provò di nuovo "E i fusibili?"
"Niente da fare, non ci sono. Sono stati sostituiti da pezzi di filo. Probabilmente saltavano spesso."
"Va bene, va bene" disse Polloni. "La moglie?"
"E’ di là, ancora sotto choc. In camera da letto. Abbiamo avvertito il figlio e la nuora. Dovrebbero arrivare a momenti"
"“Bene, hai fatto bene. Andoma a vudde. Ven co ti"

"Buongiorno, signora. Sono il commissario Polloni. Le mie condoglianze, signora. La posso disturbare? Se la sente di rispondere a qualche domanda?"
Eleonora alzò gli occhi pieni di dolore sul volto contrito del commissario. Stava per aprire bocca, quando dal corridoio arrivò un vociare dapprima confuso, decisamente arrabbiato.
"Fatemi passare. Le ho detto di lasciarmi passare, sono la nuora!"
Pochissimi secondi dopo Rosanna fece irruzione nella camera da letto, seguita immediatamente da Roberto. Appena la donna vide il commissario gli occhi iniziarono a bruciare, ma si addolcirono immediatamente quando si abbassarono su Eleonora.
"Mamma..." disse, avvicinandosi e sedendosi a sua volta sul letto. Abbracciò la suocera e la tenne stretta per diversi minuti. Polloni era leggermente imbarazzato e cercò di guardare altrove. Trovò un valido sostegno in un orologio sul quale lampeggiavano le 8:20. Senza farsi notare Polloni controllò sul proprio orologio: 8:10. Quindi era avanti di una decina di minuti: molte persone lo facevano per evitare di ritardare, e l'ex tenente colonnello era proprio il tipo giusto per odiare i ritardi.
Eleonora intanto cercava di spiegare le poche cose che sapeva: "non so, è andato in bagno, io ero in cucina; poi la luce ha cominciato a tremare. Sono corsa in bagno e…e…l’ho visto!". Nuove lacrime sgorgarono dal volto di Eleonora "stava bruciando dentro! Aveva gli occhi spalancati e mi guardava, con un braccio mi chiedeva aiuto mentre coll’altro teneva quella…roba schifosa! L’ho visto bruciare! L’ho visto bruciare…" le parole si persero in una serie di singhiozzi che la donna soffocò nella spalla della nuora.
"E lei cosa vuole?" chiese Rosanna al commissario.
"Mi spiace, signora, ma in caso di incidente è la prassi eseguire delle indagini. E’ necessario per capire da cosa è stato causato il decesso"
Rosanna fece uno sforzo per calmarsi. In fondo il commissario stava facendo solo il suo dovere. "Va bene, va bene, mi scusi per la seconda volta."
"Ci mancherebbe, signora, capisco benissimo. Senta, facciamo così: adesso le lascio i miei uomini a terminare il lavoro di analisi. Le garantisco che saranno veloci e discreti. Domani, quando vi sarete un poco ripresi, ci vediamo in questura, va bene? Io sarò in ufficio tutta la mattinata, quindi potete passare quando volete."
Rosanna riuscì a trovare un sorriso da qualche parte e lo regalò al commissario, il cui senso estetico ebbe un guizzo. "Grazie, commissario: facciamo così"
"A domani" disse Polloni avviandosi verso la porta.
"A domani" rispose Rosanna, tornando a consolare la suocera.
Il poliziotto andò verso l’uscita, ma prima di infilare la porta notò la piccola nicchia nella quale era installato il contatore della luce. Si frugò in tasca e recuperò una biro ed una piccola pila. Con la penna aprì lo sportello e con la pila illuminò l’interno. In pochi secondi trovò quello che lo interessava: tra due morsetti metallici era installato un pezzetto di filo elettrico. La guaina azzurra era stata eliminata dai due estremi, i quali erano poi stati avvolti sui due morsetti. Artigianale ma efficace, molto efficace per eliminare eventuali fusibili troppo sensibili.
Ma porca…morire per un pezzo di cavo al posto di un fusibile da pochi centesimi. Tante volte Polloni si era chiesto quale fosse il prezzo della stupidità, e per l’ennesima volta non riuscì a darsi una risposta.
Gettò uno sguardo verso Rizzo, che lo ricambiò tristemente.
"Andoma, va" concluse.
Il commissario guardò verso la porta dell'appartamento di fronte.
Chiusa. Niente da dire, molto piemontese questa riservatezza. Di fronte è morto un uomo, ci sono poliziotti ovunque, ambulanze e sirene, ma non si mette neanche il naso fuori dalla porta. Meglio evitare problemi, specialmente quando c'è di mezzo la polizia.
Si avvicinò alla porta ed udì distintamente un piccolo cigolio. Polloni fece un piccolo sorriso e pensò tra se che la curiosità è più forte della prudenza, anche nella prudente Torino. Il rumore era quello inconfondibile della copertura dello spioncino, che veniva chiuso.
Guardò il campanello e la targhetta sottostante: COMBETTA.
Suonò. Passarono dieci secondi, durante i quali, il commissario ne era sicuro, la persona dietro la porta fingeva di essere lontana. Suonò di nuovo.
"Arrivo" si sentì dietro il legno.
Si udì il rumore di un solitario giro di chiave nella serratura, poi la porta si aprì, rivelando una signora di mezza età. In vestaglia a fiori e ciabatte, abbigliamento consono all'ora.
Non aveva la porta chiusa a chiave. E non ha chiesto chi era. Interessante.
"Buongiorno, signora. La prego di perdonare il disturbo. Sono il commissario Polloni. Posso farle qualche domanda?"
La donna si strinse nella vestaglia, visibilmente a disagio. Guardò dietro di se, e mormorò, in tono di scusa, "ma, veramente, la casa è molto in disordine...e poi non so nulla di quello che è successo. Stavo dormendo, e..."
"Ecco, appunto, signora. Ho bisogno di sapere se ha sentito qualcosa, un rumore...". La donna scosse energicamente la testa ad occhi serrati, alzando le mani per rafforzare il concetto, e declamò ad alta voce: "no, no, no. Assolutamente nulla: ho il sonno molto pesante, non mi svegliano neanche le cannonate"
Polloni la guardò, leggermente infastidito: troppa convinzione, troppa forza nel negare. Non era convinto, ma probabilmente la signora voleva semplicemente evitare di essere coinvolta.
"Va bene, signora. La ringrazio e mi scuso per averla disturbata. Buon giorno"
"Buon giorno" rispose la donna, chiudendo la porta. Si sentì distintamente che la porta veniva chiusa con tre mandate. Ancora due secondi, poi ecco di nuovo il sommesso cigolio del copri-spioncino che si alzava. Il commissario guardò Rizzo con aria divertita.





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Messaggio da overhill » 20 luglio 2007, 09:47

Due parole sugli sviluppi della vicenda...

Come avrete notato non dico subito chi è stato ucciso, giusto per lasciare un poco di "sospensione" :)
Per la signora Combetta ho preso a prestito il cognome della mamma di una compagna di classe di mia figlia, mamma che è tutt'altro che una signora di mezz'eta, anzi, tutto l'opposto :)

E la "mia" signora Combetta sarà, suo malgrado, una delle chiavi per dipanare la matassa.

E fra poco farete conoscenza di un'altra signora che, contrariamente alla Combetta, non è ostile al commissario. E lo aiuterà, come potrà, a risolvere il giallo :)





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Messaggio da bashira » 20 luglio 2007, 12:15

Bene :D Allora fin qui molto avvicente. E ogni volta che leggo le parole del commissario non posso fare a meno di immaginare quell'inconfondibile accento torinese, quel "Boia Faus" sentito milioni di volte nell'arco della mia vita.. e poi me lo immagino, sembra così, un po' imbronciato e pensieroso, con lo sguardo quasi perso. Dite Zuzzurro?.. ehehe anch'io ce lo vedrei molto bene. Ma chi ci ho visto, così' di prim'acchito, è stato il mitico Fernandel :D .


Come avrete notato non dico subito chi è stato ucciso, giusto per lasciare un poco di "sospensione"
Ma io, non so perchè, ho immaginato subitissimo chi fosse il morto...Ma che sia stato ucciso, ancora non si sa.. o mi sfugge qualcosa :secret: ? Certo possiamo immaginare che non sia un incidente, ma fin qui non mi pare si parli mai di omicidio.. Insomma l'apparenza è quella di un banale incidente domestico..
Artigianale ma efficace, molto efficace per eliminare eventuali fusibili troppo sensibili.
Ma porca…morire per un pezzo di cavo al posto di un fusibile da pochi centesimi. Tante volte Polloni si era chiesto quale fosse il prezzo della stupidità, e per l’ennesima volta non riuscì a darsi una risposta.
e certo che la sostituzione dei fusibili fa subito pensare ad un omicidio.. ma in fondo potrebbe essere un caso;quante volte in attesa del'elettricista " ci si arrangia" con quel che si ha a portata di mano?

Attendo con ansia il seguito :D




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Messaggio da overhill » 20 luglio 2007, 12:55

Accidenti, mi sono scoperto... :)





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Messaggio da bashira » 20 luglio 2007, 13:13

overhill ha scritto:Accidenti, mi sono scoperto... :)
:D




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Messaggio da overhill » 20 luglio 2007, 14:27

Visto che non posso lasciare Bashira da sola con Ansia, che di solito si agita, ecco a voi un nuovo personaggio, per ora solo di questa storia, che mi piace da matti. E che non mi spiacerebbe infilare da qualche parte
Ladies and Gentleman la signora Angela Macchiorlatti! :)





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Messaggio da overhill » 20 luglio 2007, 14:33

Una signora in gamba

Scese al piano rialzato. L'appartamento sotto quello dei Ferrero era occupato da un ufficio, in quel momento ovviamente vuoto, data l'ora. Di fronte invece una signora decisamente anziana dall'aria simpatica guardava sorridendo il commissario.
Polloni ricambiò il sorriso e salutò: "buon giorno, signora", poi girò la testa indicando l'ufficio di fronte: "non c'è nessuno qui, vero?"
"Come?" disse la signora, piegando la testa per evidenziare l'orecchio destro, circondato da un apparecchio acustico.
Ahi, questa sembra difficile pensò sospirando il commissario, che non aveva notato la protesi.
"Ho detto buon giorno" ripetè Polloni, alzando la voce, scandendo le parole ed aiutandosi con una mano a fianco della bocca.
"Non c'è bisogno di urlare. Basta che mi guardi quando parla. Così posso leggere le labbra. Questo coso" disse ancora indicando l'apparecchio "serve a poco, lo tengo più che altro per far capire di essere un po' sorda. Per fortuna lo sono dalla nascita, per cui ho imparato a 'sentire' in altro modo" concluse sorridendo.
Accidenti, complimenti per la positività pensò Polloni riflettendo che essere 'fortunati' per essere sordi dalla nascita era davvero un bell'esercizio di ottimismo.
"Capisco. Senta, signora, lei questa notte ha sentito..." si fermò un istante, pensando che forse il verbo non era quello corretto, poi decise che in senso figurato poteva starci e proseguì: "..ha sentito qualcosa di strano, ha visto qualche movimento non proprio normale?"
"Venga, venga, si accomodi".
La donna fece un cenno al poliziotto e lo invitò ad entrare in casa.
"Scusi il disordine, ma questa mattina, con tutti i giovanotti che corrono avanti e indietro, sono rimasta indietro coi lavori di casa. Glielo faccio un caffè?"
"La ringrazio, ma l'ho preso appena arrivato, altrimenti starei ancora dormendo." rispose il commissario sorridendo. Entrando buttò un'occhiata al campanello, sotto il quale una targhetta metallica riportava il nome 'A. Macchiorlatti'.
L'appartamento era simile a quello dei Ferrero, ma disposto in modo speculare. Questa era una tecnica molto utilizzata nei palazzi costruiti in città intorno all'inizio del secolo scorso: ogni appartamento era identico agli altri ma invertito, quindi bastava progettarne uno solo per avere automaticamente una casa bell'e pronta.
La signora introdusse il commissario in un salotto di medie dimensioni, ed intanto continuò il discorso iniziato sul pianerottolo.
"Ah, guardi, io per fortuna non ho di quei problemi. Dormo poco da tanti anni, mai più di quattro ore per notte, però il caffè non mi ha mai dato problemi. Anche se ultimamente il mio dottore mi dice che devo prenderne un poco di meno. Cosa vuole: ormai sono ottantacinque."
Il commissario si stupì per l'età della donna, che ne dimostrava tranquillamente una quindicina di meno, ed anche per l'uso per l'ennesima volta della parola fortuna. Ammirava questa donna vitale, che riusciva a vedere il bello ed il buono in tutte le cose.
"Comunque, la risposta è si" disse inaspettatamente la signora.
"Scusi?"
"Mi ha chiesto se avevo visto o sentito qualcosa" fece un rapido sorriso, inclinando graziosamente la testa "e la risposta è sì. Intorno alla mezzanotte ho notato qualcosa di strano. Stavo guardando la televisione. Onestamente non mi piace molto, ci sono molte stupidaggini, però mi tiene compagnia e mi fa passare molte ore. Mio nipote mi ha fatto installare il satellite" disse indicando uno scatolotto grigio chiaro posizionato sotto il televisore "e ci sono così tanti canali che posso passare anche due ore prima di rivedere lo stesso. E poi ci sono tantissimi documentari. Io li adoro. Lei no?"
Polloni pensò fugacemente al piccolo televisore che teneva in salottino. Senza satellite.
"Mi piacciono molto i documentari" rispose, mentendo parzialmente "però ho veramente poco tempo per guardare la tv. Preferisco ascoltare musica. Però mi stava dicendo che ha notato qualcosa di strano."
"Si, si. Mi scusi ma ho la tendenza a divagare" si schermì sorridendo.
Proseguì: "intorno alla mezzanotte, stavo dicendo. Non ricordo l'ora esatta, però, perchè non ho pensato subito che potesse essere importante l'orario. Ad ogni modo, come vede, da qui posso vedere la strada" disse indicando una finestra, "ed ho visto una macchina che si fermava e due tizi che scendevano, parlottavano e poi entravano qui. Sono andati di sopra, li ho visti dallo spioncino. Qui abitiamo solo io, i Ferrero e la signora Combetta, e difficilmente entrano estranei, per cui mi è parso curioso che venissero proprio qui. Poi questa mattina ho saputo cos'era successo e ho ripensato a ieri."
Polloni rifletteva. Mezzanotte, due tipi entrano in una casa ed il giorno dopo muore qualcuno nella stessa casa. Coincidenza?
"Lei ha notato qualche caratteristica di queste persone?"
"Erano entrambi vestiti piuttosto bene, giacca e cravatta uno, mentre l'altro la cravatta non ce l'aveva. La macchina era grossa, nera, una...Mercedes, mi pare si chiamino. Aveva davanti quello stemmino, una specie di stella con tre punte..."
"Si esatto, proprio la Mercedes. Complimenti per il suo spirito di osservazione" disse sorridendo il commissario. La donna accettò di buon grado l'apprezzamento e proseguì. "Si sono fermati una mezz'ora, ma non ho capito da chi sono andati. Prima di entrare si sono fermati un istante davanti alla macchina a discutere. Ed io ho letto sulle labbra di uno dei due cosa diceva." La signora fece una pausa ad effetto.
"E...?" la incitò Polloni
"E diceva: 'questa volta pagherà'!"
Il commissario rifletté sulla notizia. Chi avrebbe dovuto 'pagare'? E poi si riferiva a soldi, oppure a qualcosa di più 'pesante'?
"Questo è molto interessante, signora. Solo una piccola precisazione: secondo lei il tizio ha detto 'questa volta pagherà' o 'questa volta la pagherà'?"
"Oh, in effetti è diverso, vero? Mi spiace però, non sono in grado di dirlo. Potrebbe essere, ma parole così piccole sono difficili da leggere bene" si dispiacque la signora.
"Nessun problema. Mi dica ancora una cosa: lei ha preso il numero di targa?"
"Onestamente non ci ho pensato. Come le ho detto non pensavo proprio di avere a che fare con pericolosi criminali, per cui..."
"Capisco, non si preoccupi. E' un peccato, ma pazienza. Ancora una precisazione, signora: lei è riuscita a capire a chi hanno suonato al citofono?"
"“Veramente non mi pare che abbiano suonato. Dopo avere confabulato tra di loro sono entrati subito. Sono andata allo spioncino e li ho visti subito lì"
"Ah, interessante. Ultima domanda: lei riuscirebbe a descrivere i due tizi?"
"Questo penso proprio di poterlo fare. Lei mi sta chiedendo di aiutarla a fare degli identikit? Che bello! L'ho visto tante volte in televisione!"
Polloni rise con la signora e le disse: "allora le mando uno dei miei uomini in giornata..." ma la signora stava scuotendo la testa.
"No, no non ce n'è bisogno. Ho la tessera argento per prendere i pullman gratuitamente, e le gambe funzionano in modo egregio, direi anche meglio dei pullman. E poi sono anni che desidero venire a visitare la questura."
Il commissario non riuscì a trattenere un'altra risata. "Ah ah ah, signora. Vorrei che tutti fossero così ben disposti con noi poliziotti! Guardi allora, io appena esco chiamo l'ufficio e preavviso una sua visita."
Sporse alla donna un biglietto da visita: "lei venga quando vuole, e chieda di me. Se non ci sono io può chiedere di Giacomo Rizzo: le prometto che farà un bel giro turistico. D'accordo?"
La donna era palesemente al settimo cielo: "ma è meraviglioso! Posso venire quando voglio?"
"Ma certo, signora, quando vuole." la rassicurò il commissario. "Venga in giornata e ci dica quello che sa e che ha visto. Per il resto faremo delle indagini. E se no che ci stiamo a fare noi sbirri?" concluse ridendo. Anche la donna scoppiò a ridere, coprendosi la bocca, come una bambina colta in fallo. "Accidenti! Non pensavo che si potesse usare quella parola!"
"Ah, ma mica tutti possono! Solo noi piedipiatti e solo tra di noi" La donna continuava a ridere: "Piedipiatti! Bellissimo!"

Il commissario si congedò dalla signora e tornò al piano di sopra, dove Rizzo era ancora alle prese con i rilevamenti. Lo prese da parte e lo mise al corrente delle informazioni ricevute dalla signora Macchiorlatti, e della visita guidata che la signora si era ampiamente meritata.
"Dobbiamo capire due cose: chi sono sti due tizi e da chi sono andati. E che ci sono andati a fare. Potrebbero essere andati dai Ferrero, ma allora perché la signora non ce l'ha detto? Va bene che è sicuramente sconvolta, però mi pare strano. A meno che non siano questione troppo delicate. Ma secondo me sono andati dalla dirimpettaia."
Rifletté per qualche istante.
"Questa Combetta mi pare che ci nasconda qualcosa, è spaventata e non capisco perchè. Adesso che torni in ufficio fai una bella indagine per capire chi è, cosa fa, perchè lo fa, con chi lo fa, eccetera, eccetera."
"Va bene, capo. Tu non vieni in ufficio?"
"Più tardi. Prima torno a casa e ci penso un pochino. Se mi cerchi sono lì."
Il commissario scese le scale, arrivò al pianerottolo inferiore e si guardò intorno per cercare il pulsante per aprire il portoncino. A destra un piccolo interruttore riportava la dicitura 'apertura porta' su una piccola targhetta metallica. Molto fine pensò Polloni, a casa mia l'etichetta non c'è proprio. Chi non lo sa cerca e preme tutto prima di riuscire ad aprire il portone.
Premette il pulsante e la serratura scattò con un forte rumore metallico; invece di uscire guardò ancora una volta l'appartamento occupato dall'ufficio. Si chiese se poteva essere interessante fare due chiacchiere, ma concluse che, essendo un ufficio non ne avrebbe cavato nulla. E' vero che a volte qualcuno poteva avere fatto un poco di straordinario, ma fino a mezzanotte era improbabile. Pazienza, avrebbe fatto delle indagini; anzi, le avrebbe fatte fare a Rizzo, che in queste cose ci sguazzava come una rana in un pantano.
Sogghignando tra se si appoggiò alla porta di uscita ma la trovò chiusa. Eppure era sicuro di avere premuto il pulsante. Ricordava anche il rumore della serratura elettrica che scattava. Premette nuovamente il tasto e di nuovo un rumoroso CLAC indicò che la serratura si era aperta. Tirò la porta e questa si aprì.
La chiuse di nuovo e la tirò per controllare: chiusa; premette il pulsante di apertura ed attese. Dopo circa trenta secondi si udì nuovamente un rumore, più sommesso. La porta era nuovamente chiusa.
Furba, 'sta cosa! Apprezzò il commissario. Se qualcuno apre per sbaglio la porta, questa dopo poco si chiude automaticamente; dovrei parlarne con l'amministratore.
Pensò di sfuggita all'architetto Barale, amato amministratore dello stabile, ed a tutte le volte che gli aveva raccontato delle infelici finanze condominiali. Forse era meglio lasciar perdere le serrature fantascientifiche.
Premette di nuovo il pulsante e, rimuginando, andò verso la macchina.





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Messaggio da Blu » 20 luglio 2007, 16:09

Tonf.. tonf... tonf

(è il rumore della testa di Tronchetti-Provera che cade e rotola giù :asd: )


Bellissime queste parti, dalla festa per il ritorno a casa di Roberto alle puntate di oggi :) .. un vero peccato la morte del padre: al di là del mistero era un personaggio che mi piaceva molto, uno di quei tipi tutto d'un pezzo che nascono e muoiono militari "dentro", forse un po rigidi, ma sempre estremamente corretti; muoio di curiosità per sapere chi è Giancarlo (il dottor Marni? Un tecnico? Un investigatore?) e cosa voleva approfondire Giovanni, se dovessi scommettere direi che ha a che fare con il figlio, o presunto tale che sia.. (e chi sarà stato ad origliare la telefonata :mumble: ?)


Stupenda la signora Macchiorlatti :D , sia per il suo modo di essere e di porsi così positivo, spontaneo, alle volte quasi infantile (ricorda un po' quel pudore da ragazzina che le donne dopo una certa età riacquistano volente o nolente [:^] ), ma soprattutto mi piace vedere come il commissario Polloni, al quale invidio il gusto per i panini :D , si pone nei suoi confronti :) , come una persona così vitale e positiva riesca a tirare fuori da lui il suo lato simpatico e spiritoso, nonostante la nottataccia e la mattinata non partita bene.


L'impressione che si ha, pur non conoscendolo ancora bene, è che Polloni sia uno che sa il fatto suo :) , uno di quei commissari che hanno tantissima esperienza e non solo sul campo, ma nel conoscere e capire al volo le persone :) ; una cosa che mi ha incuriosito, nonostante lavorino assieme da tanto tempo, è il fatto che Rizzo, pur restando formale, gli dia del tu, anche se vivendo da qualche tempo qui al sud mi sono accorta che è un po' un modo di esprimersi/porsi che hanno qui :) (è un "tu" miscelato col rispetto che si ha col "voi" [:^] )




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Messaggio da overhill » 20 luglio 2007, 16:14

All'inizio Giacomo dava del lei a Michele, che rispondeva col tu...
Poi ho preferito inserire una specie di complicità tra i due, quasi un rapporto padre-figlio che si vedrà molto meglio nel prossimo romanzo (Gli Occhi nel Buio)

Uh, Tronchetti-Provera non c'è più? Urka! Posso prendermi Afef? :D





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Messaggio da overhill » 20 luglio 2007, 20:27

Un nuovo indizio

Ogni volta che Polloni diceva di abitare alla Crocetta, tutti immancabilmente rispondevano che evidentemente era ricco, visto che abitava in uno dei quartieri più ‘in’ di Torino. Al che lui rispondeva sempre di abitare sì alla Crocetta, ma nella metà povera.
In effetti questo quartiere è piuttosto famoso per la presenza di numerose ville nella zona a nord di corso Einaudi, che ospita un’area pedonale ed i cosiddetti “Giardini del Fante”, così chiamati per la presenza della statua al “Fante d’Italia” posta proprio di fronte al Politecnico.
La zona a sud è decisamente più popolare, fatte le debite proporzioni.
Polloni in quell’appartamento ci era nato. Ci aveva vissuto con i genitori. Poi ci aveva vissuto con sua madre.
E poi da solo.
L’appartamento era piccolo ma decisamente funzionale alle sue necessità. Si entrava in una specie di disimpegno centrale, sul quale si aprivano ben cinque porte: in ordine orario, l’entrata, la camera da letto, il salotto, il tinello ed il bagno. Dal tinello si accedeva poi alla piccolissima cucina.
Polloni entrò, si tolse la giacca e l’appese all’appendiabiti di fianco alla porta della camera da letto; fece una rapida puntata al bagno, poi entrò nel salotto. Si avvicinò ad un mobile con le ante a vetro ed aprì le due centrali: ogni volta che faceva questo gesto si immaginava di sentire uno squillo di trombe.
Davanti a lui centinaia di LP erano accuratamente allineati.
Fece passare un dito sulle coste, molte delle quali consumate. Era indeciso, ma quando ne vide una grigia, sorrise ed estrasse il disco.
Peter, capiti a fagiolo pensò. Si avvicinò allo stereo e lo accese; con estrema cura tirò fuori la controcopertina e da questa il prezioso vinile. Posizionò il disco sul piatto (NON giradischi, si chiama PIATTO! gli diceva sempre il suo amico Marco quando da ragazzi passavano i pomeriggi ad ascoltare musica, invece di studiare), e selezionò uno dei brani posizionando il pick-up con attenzione. Ragazzi, quanta goduria si perdevano gli appassionati di CD!
Qualche leggerissimo brusio statico, ed il brano iniziò.
Batteria e basso sintetizzato, un riff molto semplice con note in ottava, ma accattivante; poi una voce infilò un grido modulato. Si sedette su una poltrona posta esattamente tra le due casse dello stereo.
"…I don’t remember, I don’t recall. I’ve got no memory for anything at all…" si lamentava Peter Gabriel.
Il commissario ascoltava e rimuginava.
Non ha memoria per niente di tutto questo.
Ma com’è possibile?

Era la millesima volta che si poneva questa domanda.
Aveva parlato con i dottori e questi si erano inerpicati in spiegazioni che sembravano delle scuse, o delle maschere per nascondere la verità, cioè che non avevano idea di cosa aveva quell’uomo. Com’è possibile dimenticare la moglie, la casa, la propria vita, ma, per esempio, continuare a sapere parlare, a sapere camminare? L’amnesia fin dove era arrivata? A due anni? A cinque?
Una chitarra elettrica carica di effetti tirava dei lunghi accordi.
Oppure era un’amnesia selettiva (una delle tante definizioni usate dai medici) per cui alcune informazioni erano rimaste ed altre no? Oppure le informazioni erano lì e non erano raggiungibili, magari perché lo stesso soggetto non era interessato ad arrivarci? Oppure le temeva e non voleva inconsciamente raggiungerle?
Una delle cose sulle quali i medici erano stati tutti concordi, era che l'amnesia retrograda era molto rara. Di solito riguardava brevi periodi, magari solo la parte dell'incidente e pochi secondi prima e dopo.
E poi il padre che moriva per un incidente così banale.
Ed i tizi che entravano in casa proprio verso mezzanotte, e che dovevano 'far pagare' qualcosa a qualcuno?
Come diceva quel personaggio dei fumetti? Il caso non capita mai per caso.
Mah! E’ un po’ come quello che diceva sempre sua madre: se uno vuole vedere il male, allora lo vedrà. E sicuramente lui, Michele Polloni, commissario, era uno che per mestiere vedeva il male dappertutto.
L'asta di sostegno del pick-up, terminata la lettura dell'ultimo brano, si avviò, dopo una brevissima esitazione verso il centro del disco, poi, richiamata da meccanismi misteriosi, si alzò, descrisse un lento arco verso il suo sostegno, ed infine, con un leggero clac metallico vi si poggiò.
Un rumore metallico. Polloni, perso dietro ai suoi pensieri, non si prese la briga di mettere a posto il disco.


"Sono arrivati i Ferrero" disse Rizzo facendo capolino dalla porta dell’ufficio del suo capo.
Polloni era impegnato a temperare accuratamente la matita HB che teneva sempre a portata di mano perfettamente allineato al bordo inferiore della scrivania, pronta per prendere appunti su un apposito blocco note formato A5, sul quale apparivano in alto a sinistra la data del giorno e a destra un titolo che variava a seconda del caso. In questo frangente la parola chiave era ‘Memoria’. Ovviamente.
Nella stanza entrarono Rosanna che sorreggeva Eleonora, ancora scossa dai terribili avvenimenti del giorno prima. Immediatamente il commissario si alzò e girò intorno alla scrivania per accompagnare l’anziana donna ad una scomoda sedia. Con sua lieve sorpresa dalla porta entrò anche Roberto Ferrero, anche lui piuttosto scosso.
"Buongiorno dottore" disse l’uomo.
"Buongiorno a tutti voi, ed ancora condoglianze a tutti, ma a lei in particolare, signora" terminò rivolgendosi ad Eleonora, che rispose con un cenno ed un leggero sorriso.
"Rizzo, pija ‘na…" avrebbe voluto dire ‘cadrega’, ma in quell’istante il subalterno si presentò con una sedia recuperata da un altro ufficio; per l’ennesima volta Polloni si chiese se il poliziotto leggesse nel pensiero, oppure se era semplicemente una persona sensibile. Il che era probabilmente meglio.
Tornò a sedersi alla scrivania, e sorrise ai suoi ospiti.
"Io vi chiedo ancora scusa per il disturbo che vi sto dando, ma spero capirete che in casi come questi, come vi ho già detto ieri, è necessario eseguire alcune indagini per determinare se ci sono motivi che possono avere causato l’incidente."
Eleonora sospirò e Rosanna interpretò per il commissario: "si, non si preoccupi. In ogni caso non avremmo potuto aspettare di riprenderci dal colpo: temo ci vorranno mesi…anni...". Sospirò a sua volta.
"Va bene, vediamo allora di fare il punto della situazione: signora Ferrero" entrambe le donne alzarono lo sguardo. Il commissario sorrise e disse "Scusate, intendevo la signora Eleonora."
Ci fu un sorriso imbarazzato da parte di Rosanna, quindi il commissario continuò: "suo marito è andato in bagno per farsi la barba. La faceva tutte le mattine?"
"Certo, con precisione anche. Come sa è stato militare e questo comporta certe abitudini, come l’alzarsi ogni mattina alle cinque, radersi…"
Il commissario ripensò al suo servizio militare ed alle barbe mattutine, fatte velocemente cercando di non tagliarsi troppo ma contemporaneamente eliminando ogni imperfezione, terrorizzati dal Tenente Infussi, che aveva l’abitudine di controllare il contropelo con una cartolina. Ormai sarà diventato maggiore[/] pensò. Forse anche tenente-colonnello, come il Ferrero.
Eleonora proseguì: "quel vecchio rasoio gliel’avevo regalato io proprio per rendere più veloci le operazioni del mattino. Avrà avuto almeno trent’anni e non ha mai dato problemi, fino a ieri…"
La donna si interruppe e Polloni temette un’ondata di piena. Fortunatamente Rosanna vigilava e strinse la suocera, mentre il commissario riprendeva il discorso.
"Certo, signora. Le prime analisi hanno rivelato che all’interno dell’apparecchio si era allentata la vite che teneva uno dei capi del cavo elettrico. Questo toccava la parete superiore, dove si trovano le lame. Purtroppo il modello era piuttosto antiquato, e la parte esterna era in metallo e non in plastica."
Rosanna si intromise: "proprio l’altro ieri se ne parlava a pranzo di questa mania di radersi tutti i giorni. Lo prendevamo in giro dicendogli che non aveva abbastanza barba per farsela crescere, e per questo si radeva di continuo; era una delle nostre battute di famiglia".
"Era stata una giornata meravigliosa. Era così allegro prima di quell'incidente con l'insetto…" disse meditabonda Eleonora, ripensando alla giornata passata con il figlio e la nuora.
"Be' mamma, non credo che al commissario..." iniziò Roberto.
"Quale insetto?" lo interruppe Polloni. Eleonora si riscosse e rispose: "ieri Roberto ci ha’ salvate’ da uno di quegli insetti pieni di zampe, che sembrano dei ragni allungati…".
Rosanna concluse per lei: "una scolopendra".
"Si, proprio una di quelle" guardò il figlio. "Per fortuna questa amnesia ha anche dei lati positivi…"
Fece un momento di pausa.
Il commissario rifletté per qualche istante.
"E dopo?"
Eleonora si riscosse dai pensieri "dopo in che senso?"
Il commissario sorrise quasi scusandosi "ha detto che era allegro prima della vicenda dell’insetto…".
Guardò Rosanna inarcando un sopraciglio.
Eleonora disse, meditabonda "per tutto il pomeriggio è rimasto pensieroso, come se una nuvola l’avesse coperto. Non c’è stato verso di rallegrarlo. E poi…questa cosa…" terminò con un principio di lacrime.
"Povero papà" disse Rosanna, abbracciando la suocera.
"Già" disse Roberto, mettendo una mano sulla spalla della moglie.
Una famiglia molto affiatata pensò il commissario, poi ad alta voce: "già. L’impianto elettrico. Abbiamo visto che era piuttosto vecchio, e nel contatore, al posto dei fusibili, c’era un pezzo di cavo elettrico. Le riparazioni chi le faceva?"
"Mio suocero era piuttosto abile con i lavoretti di casa. Probabilmente aveva messo lui quel cavo. L’impianto, come diceva lei, è molto vecchio e spesso saltava la corrente ed i fusibili se ne andavano a ramengo. Sicuramente l’aveva fatto provvisoriamente e poi si è dimenticato di andare a prendere il fusibile"
"Si. Una sfortunata combinazione che il rasoio si sia rotto proprio quando il fusibile non era al suo posto" disse il commissario.
Sulla sua scrivania suonò il telefono.
"Rizzo, avevo detto di non disturbarmi mentre…come?...chi hai detto?...Ah, dice così?...va bene, passamelo…" Il commissario sentì alcuni clic dentro la cornetta, causate da Rizzo che passava la comunicazione.
"Scusate" disse rivolto ai presenti
"Il commissario Polloni?" disse una voce anziana e simpatica nella cornetta
"Si, buongiorno dottore, sono io. Come posso aiutarla?"
"Probabilmente posso aiutarla io, commissario. Questa mattina ho letto la notizia sul giornale della morte di Giovanni Ferrero, che, come lei sicuramente saprà, è un mio carissimo amico. Vede, due giorni fa Giovanni mi ha chiamato dal cellulare, cosa piuttosto strana per lui che non amava molto la tecnologia, e mi ha chiesto di vederci. Avremmo dovuto incontrarci proprio ieri e quando non l’ho visto mi sono stupito. Ho provato diverse volte a chiamare i Ferrero, ma era sempre occupato, probabilmente non intendevano essere disturbati e questo mi pare assolutamente normale. La cosa strana è che ho fatto alcune indagini ed ho scoperto una cosa curiosa della quale vorrei parlarle."
Polloni era decisamente curioso ed incitò il dottore: "mi dica, sono tutt’orecchi"
"No, guardi commissario, preferisco che venga lei a trovarmi, ho bisogno di spiegarle bene qual è la stranezza che ho trovato e poi voglio capire se sono impazzito di colpo oppure se la cosa è davvero interessante. Può venire da me, diciamo domani mattina? Al pomeriggio non posso perché ho lezione all’università fino a tardi. Le lascio il mio indirizzo."
Il commissario accettò con curiosità l’appuntamento e prese appunto del nome e dell’indirizzo del professore.
Salutò e chiuse la comunicazione. Alzò lo sguardo e vide tre paia di occhi che lo osservavano interrogativi.
Il commissario ricambiò lo sguardo, quindi decise che era il momento per avere un’informazione su un punto che lo tormentava da parecchio tempo.
"Signor Ferrero, la disturba se le chiedo una cosa che riguarda il suo incidente?"
Roberto sembrò risvegliarsi da una sorta di torpore; guardò il poliziotto e balbettò "No, no, assolutamente. Mi dica"
"Lei conosce Manlio Trebbi?"
Rosanna ebbe un sussulto: "si è un nostro caro amico. Perché?"
"Vede, signora" disse il commissario parlando alla donna "ho avuto modo di conoscere il signor Trebbi durante le indagini sull’incidente di suo marito" indicò Roberto, che si ritrasse.
"Mi ha raccontato una storia piuttosto interessante: come lei sicuramente sa, signora, il vostro amico è un appassionato di elettronica, e si diverte a costruire marchingegni per se stesso e per gli amici. Per lei" disse guardando l’uomo "mi ha detto di avere preparato un piccolo ma ingegnoso ‘baracchino’, così l’ha chiamato lui, per evitare che qualcuno le potesse rubare la macchina e godersela. In pratica quando si saliva in macchina era necessario premere un pulsante prima di mettere in moto. Se questa semplice operazione non veniva fatta, il motore partiva normalmente, ma dopo cinque minuti la macchina prendeva fuoco. Pazzesco, vero?" concluse sorridendo
Roberto e Rosanna avevano spalancato gli occhi dalla sorpresa. "Io non ne sapevo niente…" mormorò la donna. L’uomo invece sembrava perso in un ricordo "non riesco proprio a ricordare…"
Il commissario guardò la donna e disse: "si, il signor Trebbi mi ha detto che suo marito aveva voluto un meccanismo così, come dire, ‘drastico’ perché voleva che nessuno potesse godersi la sua macchina se gliela fregavano. E che non voleva che lei ne sapesse niente. Probabilmente per proteggerla. In effetti la scientifica aveva trovato qualcosa di strano, per cui sulle prime avevamo pensato ad un attentato, ma poi il signor Trebbi ci ha chiarito tutto." concluse.
"Purtroppo questa amnesia…probabilmente per questo ho dimenticato la storia dell’antifurto…" balbettò Roberto, in tono di scusa.
"Già, probabilmente è così" disse il commissario sorridendo. Roberto e Rosanna ricambiarono il sorriso.
Polloni si alzò in piedi e disse: "non vi trattengo oltre. Temo che abbiate numerose cose da fare. Purtroppo".
Un angelo con le ali nere di tristezza passò sopra il gruppetto, spazzando via l’attimo di luce che si era presentato. Fece il giro della scrivania e diede la mano a tutti gli ospiti; il piccolo ufficio costrinse ad una specie di gioco dei ‘quattro cantoni’ per riuscire a salutare tutti.


I Ferrero uscirono dalla stanza e Polloni tornò alla scrivania. Il suo pensiero tornò subito alla telefonata appena ricevuta. ‘Una cosa curiosa’: cosa vorrà dire curiosa per il vecchio professore?
"Vediamo un po’" si disse raddrizzando il blocco sul quale aveva appuntato l’indirizzo. Ma guarda un po’, la via dove si trova la ‘Villa di Profondo Rosso’!
Il film di Dario Argento, che era ambientato a Roma, era stato girato in gran parte a Torino, nella centrale piazza C.L.N., dove si trovava il finto bar e dove veniva uccisa la parapsicologa, e dove erano ben visibili le due statue del Po e della Dora. E la villa dove erano avvenuti i delitti che avevano dato inizio alla storia si trovava anch’essa in città, in collina per la precisione, proprio in quel Viale Lanza dove abitava il professore.
Un po’ preoccupato dal ricordo del film e dalla sequenza di efferati omicidi che ne costituivano la trama, Polloni decise che era ora di concedersi un caffè. Arrivò fino alla porta dell’ufficio, poi si girò, colpito da un particolare che gli sfuggiva, ma che non riusciva a mettere a fuoco. Guardò la scrivania: matita, bloc-notes, lampada, telefono, sottomano. Cosa c’era di strano? Era tutto a posto. Eppure…
Si girò verso l’esterno dell’ufficio e dichiarò ad alta voce: “Dai, Rizzo: a l’hai propi da manca ‘d’pieme n’aut cafè.”






Ciao a tutti

Mario Overhill

Da soli si va più veloce. Insieme si va più lontano.
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Messaggio da Blu » 21 luglio 2007, 11:28

Interessantissima puntata anche quella di oggi, sia per la parte legata a Polloni che per quella in commissariato :) ; mi piace poter conoscere/scoprire meglio il commissario così, poco per volta, da piccoli dettagli e parole anche non dette/scritte ma solo accennate che però rendono benissimo l'idea :) : la musica che ascolta, i particolari della sua casa, la sua vita in quella casa (".. con i genitori. Poi ci aveva vissuto con sua madre. E poi da solo.." ), l'attenzione e cura per i particolari, i suoi pensieri fra sé e sé..


Strano anche "l'interrogatorio" in commissariato: è vero che la situazione è particolare, ma quella famiglia non ha nulla di normale, c'è qualcosa che "stona" che però ancora non si riesce a capire, solo percepire, un po' come la sensazione che aveva alla fine Polloni su qualcosa che probabilmente è sotto agli occhi, ma che non si riesce a mettere a fuoco (e non è il caffè [:^] ); curiosissima e pericolosissima la faccenda dell'antifurto: al di là della particolarità quell'uomo, memoria o meno, è (era) proprio un maniaco malato :P : e se la macchina l'avesse presa la moglie o qualcun altro in prestito? Che sistemi [:^] .. di sicuro la notizia ha colpito comunque i Ferrero..


Intrigante anche la telefonata del professore - Giancarlo :mumble: ? - cosa sarà la "cosa curiosa" che l'ha spinto a chiamare il commissario? Sopravviverà almeno lui fino all'appuntamento del giorno dopo [:^] :asd: ? A domani le risposte :D



PS: piccolo-grande ringraziamento :) :

overhill ha scritto:Si incamminò nel piccolo appartamento per raggiungere la cucina. Armeggiò un poco nell’armadietto e trovò tra il barattolo del caffè e quello del sale grosso quello che cercava: un grosso barattolo di bicarbonato di sodio. Aveva sempre odiato quel sistema, per il pessimo sapore, fino a quando Rizzo non gli aveva rivelato il sistema per non schifarsi troppo: doveva prepararsi un bicchiere d’acqua, poi mettere in bocca direttamente un cucchiaino di quella roba salatissima; quindi bere l’acqua. La prima sorsata era terribilmente salata, ma dalla seconda in avanti era sempre meglio, ed alla fine gli ultimi sorsi ripulivano il tutto.
Il mio stomaco sentitamente ringrazia Polloni, il buon Rizzo e tu che hai scritto il romanzo [:^] : ieri sera a cena qualcosa deve avermi fatto male (non era un panino al verde però [:^] ) ed una volta rientrata in casa mi sono accorta che non c'era né citrosodina né nessun effervescente (di quelli dal sapore accettabile) per poter aiutare la digestione, solo il "buon" bicarbonato di sodio che normalmente prendo disciolto nell'acqua.. al che mi sono detta: "sta a vedere che Polloni e Rizzo hanno ragione" così mi sono fatta coraggio, ho messo un cucchiaino in bocca di bicarbonato, seguito le istruzioni e... magia :) : il sistema P.R.O. funziona :D , è molto meno schifoso e soprattutto fa effetto uguale :D .. ma grazie :D :approved:




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