[Romanzo] Il vangelo di Anna

La seconda indagine del Commissario Polloni

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[Romanzo] Il vangelo di Anna

Messaggio da overhill » 27 agosto 2007, 20:09

Ehilà!

Eccoci alla seconda avventura del nostro (ormai) amico Michele Polloni della questura centrale di Torino.
Questa volta il nostro dovrà vedersela con una situazione particolarmente spinosa: una ragazza è stata rapita e i suoi genitori sono riusciti a pagare il riscatto, aggirando con un trucco il blocco dei beni. Ma la ragazza non viene liberata, e Polloni deve correre contro il tempo per riuscire a trovare l'ostaggio. Sempre che sia ancora vivo, ma questo non si deve neanche pensare.
Come se non bastasse, Polloni deve riuscire a gestire un problema con una persona a lui molto cara. E lo farà nel modo peggiore.

Prima che qualcuno me lo faccia notare, lo so che solo gli Americani hanno il vezzo di mettere nei titoli tutte le parole con l'iniziale maiuscola. Ma in questo caso particolare è giusto così ;)


Questa sera vi metto il solito prologo, e da domani si entra nel vivo delle indagini...





Ultima modifica di overhill il 23 dicembre 2012, 18:27, modificato 3 volte in totale.



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Messaggio da overhill » 27 agosto 2007, 20:15

Gli amici sono pericolosi, non tanto per ciò che vi fanno fare, quanto per quello che vi impediscono di fare.

H. Ibsen


Domenica 3 Aprile – ore 19:00

Anna camminava nella densa nebbia verde, assaporando la sensazione di fresco che il contatto delle minuscole goccioline con la sua pelle le procurava.
Sorrideva, come seguendo un pensiero che non conosceva neppure lei, felice della sua nudità e della perfetta sensazione di pace che la pervadeva. I piedi accarezzavano il prato e da esso erano a loro volta solleticati. Minuscoli fiori la osservavano attenti.
Si trovava in una piccola radura e girellava in cerchi senza centro, casualmente, come le veniva.
La gradevole sensazione di non essere sola la fermò improvvisamente.
Si girò attorno e sul limitare del piccolo spiazzo verde, vide un coniglietto, verde anche lui, che la osservava facendo vibrare il piccolo naso.
Anna lo osservò per qualche secondo, senza muoversi per paura che scappasse.
Che sciocchezza! pensò. Questo è un sogno e nei sogni posso fare quello che mi pare.
Sorrise al coniglietto. La bestiola non si mosse minimamente, eccezion fatta per il naso che continuava a fremere senza sosta. Gli occhi, completamente neri, non si spostarono dalla sua direzione.
L'animaletto si trovava a circa tre metri da lei. Anna provò a sporgere una mano nella sua direzione, per mostrare come non fosse intenzionata a fargli del male.
Vedendo il movimento il coniglietto si rizzò sulle zampe posteriori, aprì la bocca e abbaiò. Due volte, di seguito.
Anna rimase interdetta. Un coniglio che abbaia? Ebbe un rapido vuoto di memoria: come si chiama il verso del coniglio? Un flash improvviso le riportò la parola che cercava: Zirlo. Che razza di nome!
Pensando al termine si distrasse per qualche secondo. Il coniglio ne approfittò per rimettersi sulle quattro zampe e fare un balzo in avanti. Anna vide il movimento e fece a sua volta un passo indietro. Il piccolo animale, saltando in avanti, aveva acquistato sia in posizione che in dimensioni: ora era grande il doppio di prima. Gli occhi avevano dei bagliori rossastri
Anna si chiuse la camicia aperta con mani nervose (ma non ero nuda? Ah, già: il sogno...). Il coniglio, nel vedere il movimento, digrignò i denti, emettendo un verso basso e continuo, che sicuramente non era uno zirlo.
Anna si rese conto di avere la parte inferiore del corpo ancora nuda. Per qualche strano motivo si convinse che il coniglio l'avrebbe attaccata al pube, e si terrorizzò delle possibili conseguenze sui delicati tessuti. Si girò e cominciò a correre, sentendo l'animale che cominciava a correre a grandi balzi; ma in questo modo mi attaccherà dietro! pensò in modo stranamente lucido. Istintivamente si mise le mani incrociate all'altezza dei polsi a proteggere la fessura tra le natiche, un istante prima che l'animale, che nel frattempo aveva spiccato un balzo verso di lei, aprisse la bocca, mettendo in mostra una chiostra di denti sulla quale spiccavano i due incisivi, enormi, che lei vide benissimo anche senza essersi girata.
Il dolore dei denti che affondavano nei polsi fu terribile.
Anna urlò con tutta la forza che le era rimasta, svegliandosi improvvisamente.
Era seduta in terra, la schiena dolorante appoggiata ad una specie di palo infisso nel terreno, all'interno di un capanno di circa una decina di metri quadrati. In un angolo una brandina e un tavolo, al centro il palo al quale si trovava vincolata. Il pavimento di legno le aveva addormentato i glutei, e un formicolio diffuso le pervadeva quasi ogni muscolo. Le braccia erano piegate all'indietro ad abbracciare il palo e qualcosa di freddo le chiudeva i polsi.
Anna impiegò qualche secondo per ricostruire il luogo dove si trovava. Ebbe una fugace visione dell'ago che le si infilava nel morbido incavo del braccio sinistro, dello stantuffo che scendeva dolcemente, della droga che le si insinuava nelle vene. Del caldo abbraccio al ventre, così simile all'orgasmo, che aveva provato dopo pochi minuti. Giusto il tempo per sentire il freddo delle manette che si chiudevano sui polsi nella scomoda posizione che aveva ora, e poi provare la profonda sensazione della mente che spariva.
Ma che ore sono? si chiese, e istintivamente fece un movimento verso destra per osservare l'orologio da polso. Una staffilata le percorse tutto il fianco, partendo dalla base del collo e arrivando fino alla gamba. Urlò dal dolore e si fermò di colpo, cercando di riprendere fiato. Con molta circospezione si mosse per osservare l'ora e vide che erano le sette, di sera a giudicare dalla luce che proveniva dalla finestrella a fianco della porta.
Le sette? Ma ormai dovrebbero essere arrivati! Forse stanno girando qui intorno e non riescono a trovarmi, 'sti imbecilli!
Provò a lanciare un richiamo, ma ottenne solo un sommesso mugolio. Si pulì la gola, secca per le ore passate dall'ultima volta che aveva bevuto e riprovò: “Ehi! La fuori! Sono qui!”
Sperava di richiamare l'attenzione di qualcuno, ma la risposta che ottenne la ripiombò nell'incubo che l'aveva svegliata: due latrati, uno di seguito all'altro. Piuttosto vicini.
Anna si spaventò, pensando al coniglio, ma durò una frazione di secondo.Sorrise di se stessa: cretina che sono! Saranno i cani poliziotto!
“Ehi! Sono quiiiii! EHI!”
Altri due latrati, più vicini questa volta.
Ma nessuna voce umana. E questo spaventò davvero Anna, che nella penombra spalancò gli occhi e ammutolì.






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Messaggio da overhill » 28 agosto 2007, 08:49

Lunedì 4 Aprile – ore 9:00

“Eppure la domanda è piuttosto semplice” disse l'uomo rivolgendosi al commissario Polloni, che sembrava quasi volesse scomparire nel largo spolverino scuro che indossava quel giorno.
Gianrico Peano sovrastava di almeno quindici centimetri il poliziotto, ma anche se così non fosse stato, la furia che traspariva dal tono con cui parlava sarebbe stata più che sufficiente ad aumentare il disagio di Polloni.
La famiglia Peano era titolare da almeno dieci generazioni del più che famoso negozio “Oreficeria Peano”, punto di riferimento importante nella centralissima via Roma. Per tutti i Torinesi era un elemento fondamentale dell'architettura della città; molti lo utilizzavano come riferimento per le indicazioni o come punto di incontro. Le numerose vetrine esponevano meravigliosi gioielli in oro, splendidi oggetti di lusso; ma il negozio era aperto anche a coloro che avevano meno possibilità economiche, grazie all'intuito commerciale del nonno di Gianrico, che, primo in Italia, aveva avviato una divisione che potremmo definire “pret-a-porter”, che consentiva anche ai ragazzini di entrare e di trovare un oggetto di ottima qualità a prezzi accettabili, magari da regalare alla loro prima fidanzatina.
“La domanda è piuttosto semplice, commissario” stava dicendo il signor Peano. “Dove si trova mia figlia?” terminò scandendo le parole.
Ecco, è proprio quello che vorremmo sapere pensò il commissario, ma si guardò bene dall'esprimere a voce alta questo pensiero davanti all'inferocito genitore.
“Signor Peano, le posso assicurare che la polizia sta facendo il possibile per...”
“Ecco! Proprio questo il problema, commissario! Voi fate il possibile ma qui abbiamo bisogno di qualcuno che faccia l'impossibile! Mia figlia è sparita da tre settimane e voi non avete fatto un passo nella giusta direzione neanche per sbaglio!”
Il commissario era decisamente contrariato. Sebbene capisse la furia dell'uomo, non era certamente d'accordo con la sua analisi.
“Avete avuto tutto l'aiuto da parte nostra. Ci avete congelato i conti e va bene; ci avete invaso la casa e fatto domande assurde e va bene anche questo; avete rivoltato appartamento, amici e va bene; vi siete installati qui ad aspettare i messaggi di questi delinquenti e va bene anche questo. Ma NON SIETE RIUSCITI A TROVARE MIA FIGLIA!”
La moglie di Gianrico Peano, madre di Anna, era seduta affranta su uno dei vari divani che costellavano l'enorme appartamento (boia faus, 'n'sta stansia ai staria tota la me ca'!); fino ad ora non aveva parlato, e questo, unitamente al suo aspetto minuto e gracile e al monologo del marito, aveva contribuito a farla momentaneamente sparire. Tutti i presenti ebbero un lievissimo sussulto a sentire la voce piagnucolosa della donna che, con un filo di voce, approfittando del silenzio lasciato dall'ultima esplosione di Gianrico, disse: “voi non capite cosa prova una madre...” terminando con un sospiro.
Polloni decise che era venuto il momento di reagire, almeno per un poco di amor proprio. E poi essere ripreso così duramente davanti ai suoi uomini era cosa che non gli andava tanto.
Iniziò a parlare con voce calma: “Signor Peano. Lei ci ha osservati continuamente in questi giorni. E sa benissimo che abbiamo fatto tutto quanto era umanamente possibile per rintracciare il luogo dove sua figlia è tenuta prigioniera. Purtroppo, in questo specifico caso, ci mancano completamente gli indizi. Gli unici contatti sono arrivati via SMS” mentre diceva questo alzò un mucchietto di fogli che conosceva a memoria “e da questi l'unica cosa che abbiamo ricavato è che è stato usato probabilmente un cellulare per inviarli. Quindi non abbiamo un numero di telefono da cercare, non abbiamo un tono di voce da analizzare, non abbiamo della carta che possa essere stata toccata da qualcuno da controllare. Insomma: sono molte le cose che NON abbiamo e pochissime quelle che abbiamo.”
Gianrico Peano si sedette ancora imbufalito, rendendosi conto che il ragionamento del poliziotto non faceva una grinza.
Polloni lo osservò per qualche secondo, poi rivolse nuovamente l'attenzione sui quattro fogli che aveva in mano.
Li aveva letti e riletti mille volte, tanto da non avere bisogno di guardarli, ma per l'ennesima volta provò a cercare il dettaglio che gli era sfuggito.
I messaggi erano quattro, molto brevi:

16 Marzo
Anna sta bene x ora non kiamate la polizia vi faremo sapere
20 Marzo
Preparate 2M di euro da vers in un cnt che diremo
24 Marzo
CH 95 Y0306938850000001483115
30 Marzo
Il bon è ok prox msg x Anna

Il tono era quello tipico dei messaggini, e questo aveva fatto pensare al cellulare e ad un gruppo di giovani. Ma potevano anche essere una simulazione: la “k” di “kiamate” per risparmiare una lettera, e poi “vi faremo sapere” per esteso non quadravano, erano una stonatura.
Il conto svizzero, così specifico con l'indicazione del codice internazionale bancario, il cosiddetto IBAN, indicava una preparazione specifica sul problema.
Già, il conto: avevano provato a fare indagini in quella direzione, ma la banca si era rifiutata di indicare il nome del titolare. Che probabilmente, aveva pensato Polloni, era o un prestanome o meglio ancora un semplice codice. I conti svizzeri potevano essere aperti anche senza indicare generalità precise, e una volta eseguite le operazioni di apertura diventavano come delle casseforti, assolutamente impenetrabili anche dagli stessi dipendenti delle banche.
Insomma, un altro vicolo cieco.
Avevano provato a recuperare il codice del telefonino che aveva inviato il messaggio, ma un tecnico aveva spiegato che i messaggini arrivano ad un server centrale, e da lì vengono inviati al numero ricevente. Quindi non è come una normale comunicazione telefonica, dove due persone sono contemporaneamente collegate; il tecnico aveva parlato di comunicazione “asincrona”, il solito parolone, aveva pensato Polloni. Nel caso degli SMS potevano passare anche ore tra l'invio e la ricezione del messaggio.
e il numero mittente era nascosto, un'operazione così semplice che anche Polloni l'aveva attivata, dopo non pochi insulti, sul suo cellulare.
Il commissario osservò in particolare l'ultimo messaggio: Il bonifico è ok prossimo messaggio per trovare Anna.
Ma il messaggio successivo non è mai arrivato. Ed erano passati, dal 30 di marzo, ben quattro giorni senza notizie.
Osservò una delle numerose fotografie che ritraevano l'oggetto della loro ricerca, Anna Peano, 21 anni, bionda, molto carina e ottima studentessa all'università.
'N'dua t'ses? si chiese il commissario, per la milionesima volta.
La foto ritraeva una ragazza sorridente, tra due amici, probabilmente durante una gita in montagna. Era seduta su un piccolo muretto.






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Messaggio da Blu » 28 agosto 2007, 11:16

Grande :) .. non vedevo l'ora di leggere una nuova avventura del commissario :D

Certo che questa si preannuncia molto più complicata del previsto, vuoi per fortuna, vuoi per astuzia i rapitori sono stati abilissimi :| .. sono proprio curiosa di vedere come si evolverà la faccenda perché nelle avventure di Polloni non è solo il finale a tenere incollati (che per bravura sua si ha sempre in animo che venga raggiunto in un modo o nell'altro), ma è il "come" questa volta ci arriverà, cosa solleticherà la sua fantasia, cosa lo condurrà sulla pista giusta, chi incontrerà, cosa farà fare di folle a Rizzo, quali saranno i suoi pensieri, le sue riflessioni, cosa impareremo di più su di lui in questa puntata.. ehhhhhh (sospiro) come per le serie gialle televisive già affermate Polloni crea dipendenza :D


Bellissimo l'inizio con la descrizione del sogno, è praticamente "perfetta" nel senso che ci si riconosce un po' tutti nelle cose strane che si vedono, in come si trasformano, nei pensieri/commenti che possiamo fare, nel come le cose possano precipitare/modificarsi da un momento all'altro, come spesso siano legate a disagi/posizioni che assumiamo veramente nel nostro letto finché dormiamo.. e non è semplice metterlo nero su bianco :) ; per la storia spaventa non poco l'apparente solitudine di Anna: in quei casi non si sa mai se sia meglio che non ci sia nessuno o che ci sia :sbam: .. non vedo l'ora di leggere come Polloni "si muoverà" per riuscire a saperne di più :D



PS: quando avevo letto il riferimento ad aprile (poi editato) pensavo che il racconto sarebbe durato fino ad allora :asd: (poi ho letto il primo titolo :P )




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Messaggio da overhill » 28 agosto 2007, 11:32

Ho preferito togliere l'anticipazione sulla data (e ora) di fine del romanzo, perché mi pare meglio ri-svelare il perché alla fine (sperando di averlo tolto abbastanza in fretta...)

In questo romanzo ci sono diversi falsi indizi che portano su piste assolutamente inutili per le indagini, ma in qualche modo "interessanti" per Polloni, considerando il problema personale che salterà fuori domani... ;)

E poi c'è una cosa intrigante in questo racconto: c'è un indizio fondamentale che rivelo solo alla fine, ma al quale faccio riferimento in alcuni punti della storia. Vi invito a fare attenzione alla costruzione di alcune frasi, perché possono essere rivelatorie... ;)






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Messaggio da Nillc » 28 agosto 2007, 14:32

Ehm Over... tu lo sai che ho letto il romanzo e che l'ho apprezzato, ma mi sono accorto di una cosa: "Gli occhi nel buio" è anche il titolo dell'episodio di Diabolik Swiss di agosto :shock:




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Messaggio da overhill » 28 agosto 2007, 16:31

Questo Agosto? E allora loro hanno copiato me ;)






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Messaggio da Nillc » 28 agosto 2007, 16:35

Già, peccato che sia la ristamba di un numero uscito nel 78...




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Messaggio da Nillc » 28 agosto 2007, 16:39

Guarda:

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Messaggio da overhill » 28 agosto 2007, 20:05

Cavolo: e adesso come faccio a dimostrare che non lo sapevo? :O_o:

Vabbè, pazienza: per farmi perdonare vi metto la puntata successiva...
E' una puntata piccola, ma fondamentale, perché Anna scopre di non essere sola... ;)






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Messaggio da overhill » 28 agosto 2007, 20:07

Lunedì 4 Aprile – ore 9:30

Anna non era certo nelle condizioni migliori per dormire bene: la posizione del suo corpo la costringeva a restare storta, con le braccia dietro la schiena che le impedivano di coricarsi correttamente. Si svegliò fradicia di sudore nonostante l'aria ancora fresca della primavera appena iniziata.
Si alzò come poteva e nel fare questo emise un mugolio.
Dall'esterno del piccolo capanno rispose un uggiolio. Anna si congelò, gli occhi sbarrati nella penombra. Questa immagine degli occhi spalancati nel buio, per qualche motivo, la fece sorridere, ma la combinazione tra terrore e sollievo produsse un altro gemito.
L'animale che si trovava fuori raschiò contro la porta della casetta. Anna rifletté: non mi pare che possa essere pericoloso. Qui non ci sono certo lupi o coyote. Certamente sarà un cane. Si disse che l'idea del coyote faceva parte di una certa iconografia legata al Far West che in questo caso c'entrava poco.
Decise di rischiare. Provò a modulare un fischio con le labbra secche. Non fu un granché ma ottenne il risultato che sperava: dall'esterno si udì un latrato di risposta, e un ansimare tipico del cane felice quando, con un palmo di lingua, vuole a tutti i costi fare le feste.
Anna si tranquillizzò. Aveva sempre adorato i cani e magari questo avrebbe potuto...si riscosse: ma cosa avrebbe mai potuto fare? Lui era fuori e lei era dentro. e ammanettata per di più! Le venne in mente, per una frazione di secondo, una vecchia fiaba che le raccontava la sua tata, dove un cane si chiamava Spezzacatene per una sua certa abilità nel rompere anche il metallo.
Anna provò a chiamare l’animale, ottenendo in risposta altri uggiolii e un latrato.
Il rumore dei guaiti e dell'ansimare fece il giro del capanno. Arrivato in prossimità del lato destro, rispetto alla ragazza, il rumore si fermò, e si trasformò in una serie di starnuti. Anna si girò come poteva con molta circospezione, e notò una discontinuità tra le assi della parete, cosa che non aveva notato nei giorni precedenti.
Nella fessura saettò un unghiolo. L'animale all'esterno aveva trovato una possibile via di entrata e stava cercando di allargare il buco per entrare, ansimando e guaendo per l'eccitazione
Anna comprese che la bestiola non le avrebbe fatto del male, anzi, probabilmente avrebbe potuto anche aiutarla, magari andare a chiamare qualcuno...
Una sensazione molto simile alla speranza si fece strada nel cuore della ragazza, e con voce quasi allegra chiamò il cane.






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Messaggio da overhill » 28 agosto 2007, 20:10

Uhm, mi è venuta in mente una cosa che forse avrei dovuto dire all'inizio, per avvertire le anime candide e quanti non amano il turpiloquio.
Fra un paio di capitoli ci sarà un incontro tra tre amici di Anna, due ragazzi e una ragazza. Per rendere il dialogo tra i tre realistico, e avendo avuto modo di osservare diversi giovani, ho pensato che sarebbe stato quanto meno ipocrita fargli usare un linguaggio da educande. Per questo motivo ci sono diverse parolacce.
Niente di particolarmente volgare, solo quelle comunemente usate al giorno d'oggi. E ovviamente non ci sono bestemmie (ultimamente le ho trovate in alcuni libri e mi hanno sinceramente infastidito...)
In ogni caso prima di postare quel capitolo vi avvertirò :)






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Messaggio da overhill » 29 agosto 2007, 18:11

Lunedì 4 Aprile – 14:00

L'ufficio di Michele Polloni, commissario di PS, si affacciava sul lungo trincerone che custodiva i binari della ferrovia. Un poco più a destra c'era, e ci sarebbe stata ancora per poco, la seconda stazione di Torino, Porta Susa, destinata a sparire a favore di una rivoluzione urbana che prevedeva anche il decentramento della ferrovia.
Sarebbe mancato, al poliziotto, il via vai dei treni. Spesso si fermava ad osservarli: nel loro apparentemente assurdo andirivieni, lo aiutavano a riflettere.
E in questo momento aveva estremo bisogno di una profonda riflessione, perché gli indizi in questo caso erano assolutamente inesistenti. Neanche la solita passeggiata “al molo”, il bel parco dell'Arrivore, oasi faunistica nel cuore della città era riuscito a fare un poco di luce su questo stramaledetto rapimento.
Anomalo in tutto, maledizione! Anche la cifra del riscatto: due milioni di euro, che non erano certamente una cifra irrisoria per la maggior parte delle persone, alla famiglia Peano non avrebbero creato problemi più di tanto. I rapitori avrebbero potuto tranquillamente chiedere dieci volte tanto.
E poi, perché non avevano comunicato la posizione della ragazza? Il commissario scacciò dalla mente la frase che sempre gli veniva in mente quando arrivava a questo punto dei ragionamenti: tanto a questo punto sarà già...
No, no, no! Non devo pensare in questo modo, devo essere positivo!

Cacciò un urlo verso la porta chiusa: “GIACU!”
Nello stanzino adiacente si sentì un immediato trambusto, causato dal destinatario del richiamo, che si presentò sulla porta in un paio di secondi.
Giacomo Rizzo era un ragazzo giovane, dai lineamenti e dal colorito tipicamente mediterranei.
Questa era la reminiscenza delle sue origini leccesi, insieme all'accento e alle vocali molto più aperte del dovuto.
Sebbene non fosse un adone, aveva un che di misterioso che lo rendeva degno di più di uno sguardo: forse i suoi occhi, che baluginavano tra il castano e il verde, tanto da non poter stabilire con esattezza di che colore fossero; il suo fisico era slanciato e atletico, ma non eccessivamente muscoloso.
I capelli, castano scurissimo così come il pizzetto appena accennato, erano pettinati in modo impeccabile ad ala di gabbiano, e gli ricadevano sulla fronte in una serie di ciuffi regolari e non molto di ordinanza.
Il poliziotto aveva un difetto evidente: la scapola destra, rispetto alla sinistra, sporgeva leggermente in fuori, quel tanto che bastasse per tendere la camicia; lui non parlava mai di questa sua caratteristica, ma Polloni sospettava che fosse il ricordo di una brutta caduta con relativa frattura.
Accidenti: cosa gli chiedo adesso? si domandò il commissario che aveva chiamato il ragazzo più per fare qualcosa che per altro. Inventò una scusa su due piedi: “ci sono novità?”
Rizzo era piuttosto sveglio, e capì la situazione. Allargò le braccia e rispose: “niente da fare, Michele. Mi verrebbe da dire 'nessuna nuova, buone nuove' ma direi che non è questo il caso...”
“Già, maledizione” rispose stancamente Polloni. Guardò Rizzo, poi fece un cenno con la mano, abbassando gli occhi sulla scrivania. “Vai, vai. Scusa ma speravo...”
Già si chiese, speravo cosa?
Giacomo nel frattempo si era tolto dalla porta ed era tornato alla sua scrivania. Polloni si accorse che la porta era rimasta aperta, un piccolo difetto del telaio a volte la riapriva dopo averla chiusa. Fece per richiamare il ragazzo, ma lo sentì parlare al telefono. Notò che sul suo telefono non appariva il simbolo che indicava che la linea era occupata; quindi si trattava del cellulare, e quindi una cosa privata. Teoricamente le telefonate private erano proibite, secondo il regolamento interno, ma il loro lavoro così particolare li portava a chiudere spesso un occhio. E magari anche tutti e due. Quindi preferì lasciarlo stare, e si alzò per andare lui stesso a chiudere.
Mentre si avvicinava sentì Rizzo che parlava con un tono di voce strano, mai sentito prima. Sembrava bofonchiare, come se temesse di essere sentito.
Polloni si incuriosì e fece una cosa che l'educazione gli avrebbe proibito, ma visto che aveva già chiuso un occhio...
“No...no...non credo. Ma tu non devi pensare...esatto! Dai, vedrai che i tuoi capiranno...”
Polloni fece un mezzo sorriso: storie di donne.
Si era sempre chiesto dove abitasse il cuore del suo giovane collega; non l'aveva mai visto con una ragazza e mai se n'era parlato. Eppure era un ragazzo simpatico e piacevole, almeno secondo il suo parere, non particolarmente esperto di maschi: possibile che nessuna ragazza avesse cercato di accalappiare un bel tomo come lui?
Rizzo intanto continuava a parlare: “Certo...No, no: vivila con tranquillità, vedrai che tutto andrà a posto, Mony...”
Mony? E che nome sarebbe? Simona, Monica, o qualcosa di esotico?
Un piccolissimo tarlo si intrufolò attraverso l'orecchio di Polloni, girellò per qualche secondo intorno alle sinapsi e si installò nell'area del sospetto: certo che potrebbe anche essere Simone. Non ha ancora usato una parola con un genere specifico...
Polloni non aveva nulla contro gli omosessuali, tranne una generica avversione per le parole che contengono la parola sesso, legata più all'appartenenza ad una generazione che continuava ostinatamente a chiamare fare l'amore l'atto fisico dell'accoppiamento, piuttosto che una forma di pudore. Nessun problema a parole, ovviamente, e fino a quando, e questo lo scoprì in questo preciso istante, questa situazione non toccava una persona a lui vicina.
“D'accordo...si va bene...si...sotto casa mia? Ok...alle nove...no, prima non riesco...lo so...ok, ci provo....si, anche io...ciao.”
L'ultima frase era stata detta con un tono sognante e sorridente, che a Polloni fece sollevare leggermente la sottile peluria della nuca.
Si riscosse dalla riflessione una frazione di secondo dopo, sentendo Giacomo che si alzava dalla scrivania. Preso alla sprovvista ricorse ad un vecchio trucco che aveva messo in atto qualche volta e che aveva salvato più di una situazione complicata. Fece un paio di passi indietro senza voltarsi e ripartì subito in avanti, in modo che potesse sembrare che stesse arrivando in quel momento.
Infatti arrivò alla porta nello stesso momento in cui Rizzo la spalancò, fingendo sorpresa: “Oh, Giacomo. Stavo venendo a chiudere la porta. Prima o poi dovremo rompere le scatole come si deve alla manutenzione...” si fermò guardando il volto del ragazzo. “Tutto bene? Sembri preoccupato.”
“No, niente di particolare. Ho solo un piccolo pasticcio...Sarebbe un problema se stasera andassi via alle otto? So che il turno finisce alle nove, ma...come ti dicevo ho un problemino...”
Mannaggia! E non me lo dice che problema è! “Vai, vai tranquillo. Tieni solo il cellulare acceso che, se ho bisogno...Ma...posso fare qualcosa per aiutarti?” E per capire?
Rizzo sorrise forzatamente. “Non ti preoccupare. Solo un conoscente che ha un problema con la famiglia. Deve dire loro una cosa che teme li farà incavolare...niente di speciale, davvero.”
Un conoscente...
“Oh...Va bene...senti, vado a fare un giro al molo, chissà che non mi venga in mente qualcosa.”
Polloni prese lo spolverino e se lo infilò uscendo, tenendo sotto controllo, con la coda dell'occhio, il ragazzo. Che tornò alla sua scrivania con un'espressione mogia che fece fare una capriola di felicità al tarlo di Polloni.






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Tomb Raider 3 Gold

Messaggio da Blu » 30 agosto 2007, 10:45

Bellissima la piega che sta prendendo questa seconda serie di Polloni :) : in effetti, al di là della curiosità che spinge a voler sapere di più sul rapimento, quello che mi piace in questi tuoi romanzi (e nel tuo modo di scrivere) è il modo con cui lasci che le cose emergano apparentemente in modo casuale, piccoli dettagli o veri intermezzi con cui riusciamo a conoscere ogni volta qualcosa di più sui protagonisti a cui, inevitabilmente, si finisce per affezionarci e per preoccuparci, dalle passate indigestioni di Polloni al mistero di Rizzo :) .. sono contenta che questo sia il suo turno: nel primo romanzo si capiscono di lui molte cose, la complicità e l'affetto che lo lega a Polloni, il suo modo di fare un po' sopra le righe rispetto ad un agente normale, ma proprio per questo compagno ideale del commissario.. finalmente si apre uno spiraglio anche sulla sua vita, la descrizione lo rende più reale, come quando abbiamo sempre davanti agli occhi una cosa ed improvvisamente ci soffermiamo a "guardarla" davvero, e questo piccolo mistero che va ad aggiungersi al mistero del rapimento non può che rendere più piccante questa puntata della serie.. è inevitabile, continuo a chiamarla "puntata", mi sembra proprio di vederlo, non di leggerlo questo romanzo :D




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Messaggio da overhill » 30 agosto 2007, 11:36

Carissima, senza volerlo hai messo in evidenza una cosa estremamente particolare di questo capitolo.
La parte di descrizione di Rizzo, è stata scritta da Nillc, e io l'ho presa e tagliaincollata senza nessun intervento :)
E ho il dubbio, anzi, la quasi certezza, che Max abbia messo molto di suo nel nostro amico Giacomo :)

Approfitto di questo momento di tranquillità per inserire il capitolo di cui vi ho parlato prima.
Come ho già accennato, in questa parte parlano tre amici di Anna e usano un linguaggio piuttosto sboccato.
Vorrei evitare l'uso dello spoiler e temo che la censura automatica metterà qualche asterisco qui e là.
Chiedo scusa a quanti non amano la coprolalia e il turpiloquio, ma se portate pazienza vedrete come non avrebbe avuto alcun senso a usare altri termini.






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