[TWC-FUORI CONCORSO] I Volti della Bestia

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Nillc
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[TWC-FUORI CONCORSO] I Volti della Bestia

Messaggio da Nillc » 22 febbraio 2010, 09:32


Immagine

... Ed ecco la sorpresa :) Potevamo io e Over non approfittare dell'occasione di scrivere qualcosa a tema lariano? :D Stavolta si tratta di due racconti brevi "gemelli", uno scritto da me e l'altro da Over, che possono essere letti sia da soli, come una storia autoconclusiva, sia l'uno di seguito all'altro per formare un'unica lunga avventura :)
Oggi e domani vi presenterò quello scritto da me, che è FUORI CONCORSO quindi NON va votato: la sua funzione è infatti quella di fare da apripista all'antologia di racconti che vedrà la luce tra qualche tempo, e conterrà tutti i racconti in gara più quelli, fuori concorso, degli altri partecipanti... insieme a quello di Over ;)

Ancora una volta, BUONA LETTURA ;)

I Volti della Bestia

1990- Al largo di Alessandria d’Egitto.

Mademoiselle, le dispiacerebbe fare…. meno rumore?”
Una giovane donna in pantaloncini e canotta verde, sudata e sporca di polvere, distolse lo sguardo dall’epigrafe che stava cercando di decifrare, e con un ringhio di rabbia si rivolse al ragazzo seraficamente seduto all’ingresso della sua tenda, a pochi metri da lei.
Era raro che Lara Croft si facesse delle idee tanto drastiche e fulminee circa qualcuno che conosceva da poco; eppure era perfettamente sicura di odiare Pierre Dupont.

Lo aveva odiato nel momento stesso in cui il loro professore in comune, il celebre egittologo Nathanael Webster, glielo aveva presentato.
Nemmeno sei giorni prima.
Pierre, francese trapiantato in Inghilterra, si era laureato un anno prima in archeologia, esattamente come lei: adesso sarebbe stato il suo compagno nella spedizione che il professore aveva organizzato in quella minuscola isola sperduta nel Mediterraneo, e che sarebbe valsa a entrambi il diploma necessario per esercitare la professione.
Una sola, fredda stretta di mano, e Lara aveva odiato Pierre Dupont.
E, la ragazza ne era sicura, il sentimento era reciproco.
Per questo motivo, pur trovandosi in una situazione che altrimenti l’avrebbe resa euforica, non riusciva a trattenersi dallo sbuffare, mentre con pazienza certosina cercava di compiere i rilievi basilari sul luogo.
Il rimbrotto di Pierre era rivolto a una di quelle rumorose esternazioni.
“Spiacente di disturbarla, Monsieur” replicò Lara nervosa “ma… sono tre giorni che siamo qui, e tu non hai fatto altro che bere birra, seduto fuori della tua tenda, mentre io mi sono data da fare per due… non pensi che sia normale, che io sia un tantinello stufa?”.
Pierre ridacchiò; si alzò dalla zona ombreggiata e le venne incontro con movenze da dandy. La contraddittorietà dei suoi comportamenti era quello che Lara maggiormente odiava in lui: aveva i capelli ben pettinati e un elegante pizzetto, ma il volgarissimo giubbotto in pelle che si ostinava a portare anche sotto il sole cocente recava stampata sul retro l’immagine di una donna nuda, decisamente poco in tono con il suo portamento snob.
Si affacciò al cancelletto che cingeva lo scavo e la guardò sornione.
“Nessuno ti ha ordinato di farlo, chérie” le rispose “Non è colpa mia se ti ammazzi di lavoro su quei mucchi di rocce… hai fatto tutto tu”.
Lara lo squadrò, allibita e indignata al tempo stesso.
“A parte il fatto” gli rispose, rabbiosa “che se non ci ‘ammazziamo di lavoro’ il diploma non lo prendiamo… proprio non capisco come tu sia riuscito a laurearti in archeologia, se queste rovine ti sembrano mucchi di rocce!”
Di nuovo Pierre rise.
“Ah, Lara, Lara, Lara” disse con aria saccente “Sei limitata, ragazza mia! Tu pensi che un archeologo sia semplicemente uno che saltella di tomba in tomba alla ricerca di antichi reperti… Guarda me, invece: la mia forza sta nel sapere bene che questo mestiere offre altre possibilità, ben più appetibili…”
Un guizzo di avidità balenò negli occhi del ragazzo a quella frase sibillina.
“Per quanto riguarda il diploma, poi” seguitò il francese “beh… non so tu, ma per quanto mi riguarda non ho molto da temere, finché ci sarà qualcuno che fa il lavoro sporco per me…”
“Adesso basta, Pierre, questo è troppo!” esclamò la ragazza, indignata da quell’allusione, e fece per avventarglisi contro; ma nel compiere il balzo incespicò in uno spuntone di roccia, e cadde pesantemente al suolo.
Pierre scoppiò in una risata sguaiata.
“La grande Lara Croft!” la canzonò “Cosa direbbe tuo padre vedendoti rotolare tra la polvere? Di certo ne sarebbe… Lara? Mi stai ascoltando?”
No, Lara non lo stava ascoltando. Appoggiata con le braccia per terra, non aveva nemmeno tentato di rialzarsi: fissava il pavimento sotto di lei, con una strana allerta, così concentrata da tremare vistosamente.
“Hai… hai sentito anche tu?” chiese a mezza voce. Pierre scosse la testa, incuriosito e allarmato a un tempo. “Il… il pavimento… c’è del vuoto qui sotto!”.
Prima che il suo compagno potesse replicare, Lara era scattata in piedi e aveva caracollato fino al suo zainetto, poggiato alla base di una colonna; ne aveva estratto una cazzuola ed era tornata al punto dov’era caduta, e si era messa con foga a scavare. Pierre la scrutava incuriosito.
Pochi minuti dopo, Lara aveva riportato alla luce una lastra di granito che aveva tutta l’aria di coprire una botola. La ragazza, ansante, la guardò soddisfatta.
Su di essa era incisa la terribile figura di un grifone tricipite.

“Che cosa sarebbe quella… cosa?” chiese Pierre con un tono a metà tra il disgustato e l’ammirato.
“Non posso crederci” rispose Lara, estasiata “è proprio… Proteo!
Pierre non parve soddisfatto: sbuffò e domandò, seccato:
“Ripeto la domanda, forse non l’hai sentita bene: che cosa sarebbe quella cosa? E, ti prego, stavolta rispondimi in una lingua comprensibile”.
In un solo attimo, tutto l’entusiasmo di Lara fu sostituito dal disgusto per l’uomo che aveva alle spalle.
“Ma come hai fatto a prenderla, quella laurea?” lo rimbeccò “Vuoi davvero dirmi che non hai nessuna idea su cosa possa nascondere quest’isola?”.
Pierre fece spallucce. Quando, giorni prima, il professor Webster li aveva portati per il primo sopralluogo su quella minuscola isola a poche leghe da Alessandria, non aveva dato loro particolari consegne: aveva solo ordinato loro di analizzare le scarse rovine che si trovavano su quei pochi metri quadri, stilando una relazione in merito; l’unica cosa che aveva sentitamente raccomandato era di godersi il favoloso panorama del mare che si stendeva attorno all’isola in qualunque direzione si guardasse.
Né lui né tantomeno il batrace francese che gli aveva dato per compagno sembravano realmente interessati a quel posto; ma Lara, che era abituata a non prestare molta fede alle istituzioni, aveva già cominciato a viaggiare con la fantasia.
E la scoperta di quella botola non era che la conferma della sua ipotesi: quell’isola poteva nascondere ben più di quanto non apparisse…
“Ti farò un favore, Pierre” sentenziò Lara, senza smettere di spolverare l’incisione “ti darò qualche conoscenza base di mitologia greca, visto che tu non ne sai un bel niente”.
“Mitologia… Greca? Mi sembrava, Mademoiselle, di essere in Egit…”
“… La Grecia è a poche bracciate da qui” lo zittì Lara “e poiché è stata la dominatrice del Mediterraneo per secoli, non ti dovrebbe stupire se l’Egitto c’entra qualcosa con la sua mitologia! In ogni caso, devi sapere che, quando gli antichi greci frequentavano queste acque, avevano solenne timore di un semidio di nome Proteo… l’accento va sulla prima O… il quale viveva su un’Isola al largo dell’attuale Alessandria. Proprio come quella su cui siamo ora”.
“Ma guarda” rispose Pierre, per nulla interessato alla sua spiegazione.
“Si narrava” proseguì Lara, incurante della sua insensibilità “che Proteo fosse in grado di leggere nel futuro dei marinai che vi si imbattevano… ma prima lo si doveva andare a trovare nella sua tana e domarlo. E non doveva essere un’impresa facile, visto che era in possesso di una magica pietra che lo rendeva quasi invulnerabile… e, soprattutto, in grado di mutare aspetto a suo piacimento”.
“Questo è già più interessante” disse Pierre, improvvisamente riscossosi “E, sentiamo… contro quale colonna sei andata a sbattere, prima di cominciare a pensare che tra tutte le isole del Mediterraneo, proprio questa possa essere quella di Proteo?”
“In effetti lo pensavo da prima dell’inizio della missione… ma non chiedermi come faccio a saperlo. Mi baso su fonti alternative, mettiamola così” spiegò sibillina; poi, di scatto, si alzò dalla lastra e si portò con violenza le mani ai fianchi, sfinita. “Ma è sigillata!” esclamò “Dovremo lavorarci, e ci porterà via diverse o… Pierre? Dove sei andato?”
Il ragazzo fece capolino da una colonna; recava tra le braccia uno zaino all’apparenza molto pesante. Senza dire una parola, si inginocchiò accanto a lei, lo aprì e iniziò ad estrarne una quantità spropositata di armi.
Lara le guardò stupefatta e inorridita: davanti a lei il francese accatastava coltelli, pistole, mitragliette, perfino un paio di bolas argentine.
“Quelle sono… dove hai… ma… ma sei autorizzato a portarle tutte?” balbettò, senza capire quali fossero i suoi reali propositi.
“Mh, più o meno” bofonchiò evasivo Pierre, continuando a estrarre armi. Poi, finalmente, trovò quello che cercava: sembrava un panetto di creta. Lara lo vide posare lo strano oggetto sulla botola da lei scoperta e inserirci un’asticella di gomma, dalla cui sommità spuntava un led rosso lampeggiante.
La ragazza non aveva mai visto niente di simile, ma prima che potesse chiedere qualsiasi cosa all’altro, questo le afferrò un polso e la condusse con noncuranza oltre il cancelletto.
“Mi vorresti spiegare…” gli chiese.
“Dopo, dopo” le rispose lui tranquillo “Adesso sta’ giù, da brava”.
“Cosa? Non intenderai… NO!”
Lara aveva compreso troppo tardi: ebbe appena il tempo di chinarsi con un grido, prima che la botola saltasse in aria.

“Sei spregevole ed insensibile, ecco cosa sei!” diceva Lara a Pierre, mentre lacrime di rabbia le rigavano il volto. I due si erano calati attraverso il grosso cratere che apparso al posto della botola, e scendevano un’umida scala di pietra. Il risentimento che lei provava verso il comportamento vandalico del ragazzo le impediva di godersi appieno quella che, a conti fatti, era la sua primissima scoperta archeologica.
“Oh, avanti, non fare la santarellina” le rispose lui, scendendo con indolenza le scale “Non dirmi che non sei contenta che io ti abbia fatto risparmiare tempo!”
“Beh…” iniziò Lara, per un momento confusa. Sembrava essersi resa conto solo allora del fatto che, grazie ai modi spicci di Pierre era riuscita ad entrare con notevole anticipo in quel luogo “M… ma questo non ti autorizza a…”
“… E poi, mademoiselle Croft” la interruppe lui, approfittando del vantaggio che inconsapevolmente lei gli aveva offerto “Mi par di ricordare che lei stessa sappia sparare… o non è lei che ha vinto il Primo Premio al poligono di tiro del Wimbledon?”
“Questo non c’entra assolutamente niente!” gridò Lara, irritata “Saper usare le… quelle cose… non significa per forza doverle usare!”
“Punti di vista. Costruisciti un campo d’addestramento nel giardino di casa e ne riparliamo” la rimbeccò Pierre “Adesso stai un po’ zitta, e guarda qui”.
La ragazza si era a malapena accorta che i gradini erano terminati. Dovevano trovarsi molto in profondità, adesso; erano in un minuscolo e buio vestibolo scavato negli scogli, le cui mura erano umide e fredde.
La stanzetta aveva una strana aria primordiale e solenne, come se servisse a introdurre in un ambiente dalla sacralità inviolabile; una rozza porta di pietra ostruiva il passaggio. Lara lasciò perdere la bega con Pierre e, estasiata, percorse il perimetro della stanza con la mano sulle pareti. Si sentiva eccitata e timorosa al tempo stesso.
Je suis désolé, mademoiselle, mi spiace disturbarla” esclamò brusco il suo compagno, chinandosi a esaminare la porta “quando ti sarai svegliata, magari, vieni a darmi una mano… questa porta non sembra avere intenzione di spostarsi… uhm, mi servirebbe qualcosa che…”
Ma prima che potesse terminare la frase, il francese si sentì violentemente spinto da parte; fece appena in tempo a girarsi, che Lara era saltata a piè pari contro la pesante porta. L’urto la fece rovinare a terra, ma spinta dal suo peso la porta si era spostata quel tanto che bastava perché potesse essere aperta a braccia.
M… mon dieu!” balbettò Pierre, guardando stupefatto Lara “Non eri tu quella che non approvava i metodi bruschi?”
“Chi ha mai detto che non li approvo?” sorrise lei, rialzandosi e massaggiandosi la spalla sinistra “Solo apprezzerei un po’ di classe, quando vi si fa ricorso”. Quindi, con estrema nonchalance, spinse la porta in avanti e si addentrò nel nuovo ambiente.

Appena ebbe varcato la soglia, Lara fu investita da un fortissimo e intenso profumo, esotico e aromatico. Cercò di riaprire gli occhi, chiusi dall’improvvisa zaffata, e proseguì in quello che sembrava un ambiente luminoso. Non si aspettava, dopo il buio delle scale, di vedere della luce.
Ciò che la accolse la lasciò senza fiato.
Lara poteva vedere il mare stendersi in tutta la sua immensità.
Ma non davanti a lei.
Sopra di lei.

Il soffitto dell’immensa grotta in cui si trovava adesso era di una pietra talmente sottile e levigata da sembrare vetro; la grotta si trovava in profondità, sotto il mare, perfettamente visibile sopra la testa di Lara. Ogni singolo corallo, ogni pesce indolente, ogni stella marina era discernibile nell’infinita massa celeste appena trafitta dai raggi del sole.
La ragazza tremava di emozione: davvero qualcuno era stato in grado di costruire un posto così bello? Quello che era certo era che lei era la prima persona che vi metteva piede dopo millenni.
Avrebbe voluto rivivere quel momento mille e mille altre volte.
A fatica distolse lo sguardo dallo spettacolo del soffitto, e lo diresse verso il resto della grotta. L’ambiente, vastissimo, era stato scavato negli scogli con estrema perizia, tanto che nelle sue geometrie non si riconosceva il punto in cui terminava l’azione della natura e incominciava quella umana. Lara vedeva sei enormi colonne scandire una grande navata nella zona centrale della caverna; a circa metà di essa c’era quello che sembrava un tabernacolo di pietra. In fondo alla stanza, una piccola scalinata portava ad una statua immersa nella penombra.
E impressionante era la quantità di cespugli: arbusti di una varietà infinita di piante mediterranee spuntavano dai muri, dal pavimento, dalle colonne, ai piedi dell’altare, perfino a ridosso della scalinata. I colori delle piante, misti ai riflessi cangianti del mare sovrastante, conferivano all’ambiente un’atmosfera sensazionale, onirica.
“Meraviglioso…” riuscì a mormorare Lara, stordita dall’emozione e dalla combinazione di odori che si avvertiva.
“Sì, notevole” rispose Pierre alle sue spalle, con una strana e annoiata voce nasale. Lei si voltò a guardarlo, e scoprì che si era tappato il naso.
“Non… non riesco a capire che tipo di luogo sia” disse Lara, accarezzando lo strano altare al centro della caverna, che presentava tre piatti di pietra simili a quelli di una bilancia “A prima vista sembrerebbe un tempio, ma… ha qualcosa di strano, come se… come se fosse stato fatto per abitarci!”
“A me piace di più quella” sibilò il ragazzo, dirigendosi verso la statua sul fondo.
Era decisamente singolare: rappresentava un uomo assiso su un trono di pietra, ma i suoi abiti poco si addicevano ad una simile posizione: erano quelli di un pastore. Il volto era reclinato in avanti, coperto dalla tesa di un cappello di paglia; ma le sue mani erano aperte e protese in avanti, i palmi in alto, e, attaccati ai polsi, pendevano quelli che parevano dei sonagli di rame.
Ai piedi della scalinata, infine, c’era una spaventosa massa di scheletri, armati di tutto punto e ammonticchiati in posizioni scomposte.
Ma l’attenzione di Pierre era stata conquistata dall’unico monile che l’uomo indossava: una pietra perfettamente sferica che gli pendeva dal collo… catturato da quell’oggetto, il francese salì sul primo scalino e si avvicinò alla statua, le mani protese…
“Pierre, NO!” gridò Lara.
Il ragazzo sobbalzò, e si voltò di scatto verso lei. Ansante, Lara era accovacciata accanto all’altare.
“Che cosa c’è?” disse acido Pierre.
“Hai capito chi è quello?” ribatté Lara, raggiungendolo a grandi falcate “è lui… il semidio pastore… è Proteo!”
Enchanté” rispose il ragazzo sardonico “Ora che me l’hai presentato, posso…?”
“No che non puoi!” ringhiò lei, perentoria “Non vedi quegli scheletri? Di sicuro sono tutti i guerrieri che lo hanno sfidato… e poi ecco, guarda qua!” gli ordinò, una volta che lo ebbe trascinato davanti all’altare.
Sulla parete frontale del tabernacolo si leggeva un’unica parola scritta in greco antico: Ὕπνος.
“Significa ‘sonno’” registrò Pierre, spazientito “… e allora?”
“Non capisci proprio?” rispose Lara ansiosa “Pierre, la leggenda di Proteo… non hai nemmeno letto l’Odissea?”
“Eh… sì” rispose il ragazzo, imbarazzato “almeno… penso…”
Lara si coprì il volto con le mani; poi inspirò a fondo e si costrinse a calmarsi.
“L’unico modo per soggiogare la forza di Proteo, a meno di non essere un Titano” spiegò quindi “era addormentarlo… capisci ora cosa c’entra il sonno?”
“No” ammise candido l’altro.
“Andiamo, Pierre, un po’ di fantasia! È tutta una metafora… Se tu fai suonare quelli” Lara indicò i sonagli che pendevano dai polsi della statua “sarebbe come se tu… svegliassi Proteo, capito? Potrebbe attivare una trappola, o…”
“… o cosa?” rise lui “Potrebbe arrivare il vero Proteo?”.
“Non è da escludere” rispose Lara tetra “Quei guerrieri non possono mica aver compiuto un suicidio di massa. E poi… nessuno ha mai visto la vera faccia di Proteo, per quanto ne sappiamo potrebbe aver assunto la forma di una statua e…”
La risata di Pierre fu talmente violenta da zittirla.
Parbleu, Lara” disse poi quello, ancora scosso dai singhiozzi d’ilarità “dovresti lavorare in un cabaret, giuro! Comunque, Mademoiselle Croft, secondo te cosa dovremmo fare a questo punto? Scattare qualche foto e andarcene?”
Lara si sentì punta nel vivo.
Pierre poteva anche avere metodi e ideali diversi dai suoi, ma… aveva ragione: ora che era arrivata così lontano, ora che aveva trovato quel luogo così misterioso e pieno di emozioni... sarebbe stata capace di fare quello che era giusto? Sarebbe davvero riuscita a consegnarlo nelle mani del mondo, o… desiderava tenerlo per sé?
La risposta giunse nel suo cuore talmente ovvia da risultarle dolorosa: se davvero in quel luogo era nascosta la Pietra di Proteo o qualsiasi altro segreto millenario, lei e lei sola meritava di svelarlo.
Abbassò la testa, confusa, e Pierre capì di aver segnato un altro punto.

“Comunque” disse il francese, con invidiabile aplomb “visto che hai tanto rispetto di questo luogo… penso sia giusto lasciare che tu risolva l’enigma”.
Lara rialzò il capo, guardando allarmata il suo collega.
“Cosa intendi?” gli chiese.
“Intendo che, se è vero ciò che dici tu sul sonno e sul silenzio… beh, voglio che tu trovi l’alternativa per recuperare la Pietra. Ce ne sarà pure una, no? Stupiscimi, chérie... e se riuscirai in questa impresa, potrai tenerti quella stupida Pietra”.
Quell’invito agì come un tonico per Lara: la voglia di trovare la soluzione al quesito postole da Pierre cancellò in un attimo tutta la sua confusione. Ora, quello che contava davvero era risolverlo.
Per diversi minuti, non esistette altro che Lara, il suo pensiero e quel luogo, sospesi nel tempo e nello spazio. La mente di Lara percorse fulminea l’intera caverna, vagliandone ogni particolare, raccogliendo quanti più elementi fosse possibile.
“Ogni cosa ha un suo perché” rifletté Lara, ricordando i libri che suo padre le aveva fatto leggere fin da quando era piccola: sapeva bene che, nell’antichità, nulla poteva essere lasciato al caso, e tutto ciò che c’era in quella caverna doveva obbedire ad una precisa logica…
Proteo… il sonno, la forza… l’altare… i campanelli, la statua… le colonne, le…
… le piante.

“Ci sono!” esclamò Lara, trionfante.

Fine Prima Puntata




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Re: [TWC-FUORI CONCORSO] I Volti della Bestia

Messaggio da overhill » 22 febbraio 2010, 21:37

Uh, che sei antipatico! :)

Voi non sapete quello che 'sto bel tomo sa: che la mia parte la sto ancora scrivendo! :)
E adesso mi tocca pure finirlo! :asd:


Però alla fine di tutto ci sarà un'altra sorpresina, moooooollto finale. Finalissima! :asd:






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Re: [TWC-FUORI CONCORSO] I Volti della Bestia

Messaggio da Nillc » 22 febbraio 2010, 23:10

Ehehehe :D
Intanto pubblico la seconda parte (domani ho un esame, potrei non fare in tempo :))
Seconda Puntata

“Queste piante non sono nate qui spontaneamente” spiegò, galvanizzata, ad un attonito Pierre “e come avrebbero potuto, sotto il mare? Ah, ma è così semplice!”
“… Tu dici?” bofonchiò Pierre, preoccupato da quell’improvviso entusiasmo.
“Sì, è tutto previsto! Sono state piantate qui, e… guarda! Guarda i tre piatti sull’altare… sono simili a quelli che i taumaturghi greci utilizzavano per preparare gli infusi medicamentosi!”
“Ah, meraviglioso” rispose lui sarcastico “E dunque?”
“Dunque dobbiamo raccogliere, tra queste piante, quelle che danno il sonno” disse Lara, pratica.
“Tu sei pazza” rise Pierre “Tra tutte queste piante ce ne saranno mille che danno il sonno, come pretendi che…”
“No, Pierre” lo interruppe lei, concitata “Non ricordi cosa c’è scritto sul Dioscoride? Le piante che danno il so… ehi, ma tu sai cos’è il Dioscoride, vero?”
“Eh…” vagheggiò lui, grattandosi la testa. Lara represse l’impulso di sbattergli in testa qualcosa di molto pesante, in ossequio al fatto che lui – un archeologo!- non conoscesse il primo e maggior testo medico e botanico della storia greca, e si costrinse a concentrarsi sulla loro missione.
“Ok, fai finta che non ti abbia detto niente” proseguì, sempre più irrequieta “Comunque i greci credevano che solo tre piante al mondo fossero capace di dare il sonno: la melissa, la valeriana e il biancospino… penso che dovremo trovare solo quelle, considerando anche che sull’altare i piatti sacrificali sono tre! Le dovremo mettere qui sopra e poi… non lo so, si aprirà una porta segreta, oppure i campanelli cadranno… sono certa che qualcosa succederà. Allora, sei con me?”
Per diversi istanti, Pierre la fissò torvo. Lara sostenne il suo sguardo: era fermamente convinta di ciò che diceva.
“Se questo metodo fallirà” sospirò infine il ragazzo “faremo come dico io. Ok?”
“Va benissimo!” sorrise esultante Lara “Diamoci da fare, allora”.

Per tutta la mezz’ora che seguì, i due si aggirarono per la caverna, osservando con attenzione tutte le piante presenti. La situazione aveva un che di surreale: il silenzio era rotto solo dal raspare dei loro piedi sui cespugli di dittamo, di artemisia e di cipollaccio, e dal respiro affannoso di entrambi.
“Trovato nulla?” chiedeva ansiosa Lara ogni tanto.
“Per la sedicesima volta, no” rispose ad un certo punto Pierre “e mi sembra anche logico, considerando che l’unica volta che ho visto queste piante è stato sulle confezioni delle tisane di mia nonna!”
Lara invece sapeva benissimo quale fosse il loro aspetto: le miniature del Dioscoride le scorrevano in testa, ben definite e chiare. Cercò di descrivergliele al meglio, ma questo non fece cessare i suoi borbottii.
La valeriana fu la prima ad essere trovata: Lara vide la sua infiorescenza bianca in un angolo della caverna in penombra, e fu sicura che si trattasse di quella che cercava quando, annusandola, sentì un olezzo sgradevole e penetrante.
Pierre invece trovò la melissa: ad un certo punto gridò di aver trovato una pianta simile alla menta ma con le foglie più frastagliate; Lara gli consigliò di morderne una foglia e, quando lui le comunicò che aveva un sapore simile a quello del limone, la ragazza esultò.
Quello che imperterrito mancava all’appello era il biancospino: nonostante fosse, tra le tre piante, quella di gran lunga più riconoscibile, sembrava non essere da nessuna parte.
Dopo molti inutili andirivieni, Lara cominciò a sentire una stretta allo stomaco: d’altronde, a distanza di secoli, non sarebbe stato impossibile che il biancospino si fosse estinto da quel luogo… oppure era lei che sbagliava, e la terza pianta non era il biancospino ma una qualsiasi altra? No, più ci pensava e più sapeva di non essere in errore… ma allora perché sentiva tutta quell’ansia addosso?
Pierre interruppe i suoi confusi ragionamenti:
S’il vous plait” disse, con una nota di noia che tradiva l’apparente gentilezza “mi diresti se, per caso, il biancospino ha bisogno di molta luce per vivere?”
“Non saprei” gli rispose, stranita da quella domanda “Perché me lo chiedi?”
“Perché se è così l’ho trovato”; il ragazzo indicò un punto davanti a sé, verso l’alto. Lara seguì la direzione da lui mostratale e, con un balzo del cuore, vide due corolle di petali bianchi spuntare timidamente dalla cima di una colonna, a pochi centimetri dal soffitto di alabastro.
“È lui!” esultò.
“Sì, il problema è che noi siamo qui sotto, mentre il biancospino sta…”
Ma prima che Pierre potesse terminare la sua frase, Lara aveva abbracciato la colonna con gambe e braccia, e in due balzi ne aveva raggiunto la cima; quindi, raccolto un mazzetto di biancospino, con eleganza, si lasciò scivolare giù.
Il suo compagno la guardò meravigliato, come quando, poco prima, aveva buttato giù la porta della caverna.
“Mi stupisci sempre di più, Lara… E io che ti credevo una santarellina!”
Lara sorrise, ma non si soffermò a commentare l’apprezzamento di Pierre: il suo corpo era ora pervaso da un’emozione incredibile, un’eccitazione irrefrenabile appena sporcata dall’ansia dell’insuccesso. Si avvicinò all’altare e, con le braccia tremanti, vi sollevò sopra i tre mazzi delle piante del sonno.
“Adesso vedremo che succede” mormorò, e lasciò cadere i mazzetti, ciascuno in un piatto diverso.

Non accadde assolutamente nulla.

Lara rimase in attesa per diversi istanti, durante i quali sentì una forte pressione all’altezza del cuore aumentare gradualmente d’intensità, fino a divenire dolorosissima.
“Non capisco!” gemette ad un certo punto “perché non funziona?”
“Magari perché è una stupidaggine madornale?” suggerì Pierre.
“Forse le piante vanno disposte in un determinato ordine, oppure la quantità è sbagliata… ma no, non sembra esserci un sistema di bilance, qui sotto… Oppure, forse, si deve…”
“Si deve fare cosa? Pronunciare una parola magica?” nella voce di Pierre non c’era più sarcasmo adesso, nessuna nota ironica, né alcuna acidità o noia. Il ragazzo era decisamente divenuto cattivo.
A grandi passi si diresse verso la statua.
“Pierre!” gemette Lara, con lacrime di rabbia che le salivano agli occhi.
“Cosa vuoi, Lara?” le rispose lui col medesimo tono di poco prima “hai avuto la tua possibilità… Ti sei voluta complicare la vita, e io ti ho anche assecondata in quella pagliacciata assurda… e hai fallito. Ora, stando ai patti, faremo come dico io. E, se non ti va… au revoir, l’uscita è da quella parte”.
E così dicendo, prima che Lara potesse dire o fare altro, raggiunse la statua, e con un gesto fulmineo agguantò la Pietra.

Non ebbe nemmeno il tempo di strattonarla via. Fu fermato dalla sinfonia di tutti i campanelli che, senza il minimo tocco da parte sua, si erano messi a suonare all’impazzata, come mossi da un’isterica mano invisibile. Stupefatto e preoccupato, Pierre fece per ritrarre la mano, ma una stretta fortissima glielo impedì.
Si voltò a guardare la statua di Proteo.
Che adesso gli stringeva il polso, come se per millenni fosse stata in quella posizione.
Scrutò il volto sotto il cappello, cercando di capire cosa fosse successo… e, d’improvviso, due occhi metallici di un ceruleo splendente gli restituirono lo sguardo.
Gridò.

Al grido, la statua lo lasciò andare; mentre lui, atterrito, indietreggiava incespicando negli scalini, Proteo si alzò, emettendo un ringhio. La Pietra al suo collo sembrò riprendere vita allo stesso modo: iniziò a splendere di un bagliore sinistro e baluginante, come un cuore che pulsasse.
Lara, ancora immobile dietro l’altare, fissava quello spettacolo irreale con terrore: una statua che prendeva vita…. non era, non poteva essere vera…
Proteo si muoveva lento e scomposto, come se risentisse della sua millenaria immobilità e del peso del materiale di cui era fatto. Si fermò in cima agli scalini e si guardò intorno, come se stesse passando in rassegna casa sua dopo una lunga assenza; quando il suo sguardo incontrò Lara e Pierre, che aveva raggiunto l’altare caracollando su gambe e braccia, emise un grido metallico e grave. Terrorizzata, Lara si gettò dietro l’altare.
Merde, merde, merde!” gridò il ragazzo, frugando nello zaino delle armi “Dobbiamo trovare un modo per farlo fuori, Lara!”
“Cosa? … No!” gridò di rimando Lara “Pierre, se facciamo fuoco su di lui sarà come dichiarargli guerra, e ci ucciderà! Ha una forza immensa, ricorda!”
“Sarà anche immensamente forte, ma non immensamente invincibile” le rispose lui, esasperato “Almeno… spero!”. Così dicendo, le gettò lo zaino: “Tieni, ti potrà essere utile”.
Lui ne aveva estratto un fucile e due mitragliette.
Prima che Lara potesse replicare, Pierre si gettò fuori dal nascondiglio, e sparò tre cartucce di fucile in direzione della statua.
Ma le pallottole non andarono a segno: con un improvviso e fulmineo bagliore blu, Proteo si trasformò in una gigantesca aquila, che decollò in tempo per scansare i colpi e, con velocità spaventosa, iniziò a planare verso Pierre, gli artigli aperti in sua direzione.
Pierre gettò il fucile per terra e, rapido, estrasse le mitragliette dalle fondine, sparando in direzione dell’uccello; esso sembrava non esserne nemmeno scalfito, ma dovette rallentare fino a fermarsi; con acuti stridii cercava di strappare le armi dalle mani di Pierre usando gli artigli.
Dopo una breve lotta l’aquila sembrò spazientirsi, e con un secondo bagliore blu si trasformò in un immenso crotalo nero; preso alla sprovvista, Pierre non ebbe nemmeno il tempo di scappare e fu ghermito tra le sue spire.
Il serpente lo teneva fermo in una stretta fortissima e si apprestava a morderlo, ma con un supremo sforzo il francese riuscì a estrarre dalla tasca del suo giubbotto un coltello, che piantò nel corpo della bestia. Questa, sibilando ferocemente, lo sciolse dalla morsa; mentre il ragazzo, sputacchiando, si gettava in terra, ci fu un ennesimo bagliore blu e al posto del serpente comparve un gorilla.
“Ancora?” gemette Pierre, esausto, mentre l’animale estraeva dal braccio il coltello, e se lo gettava alle spalle come se non gli avesse fatto assolutamente nulla. Non sapendo più cosa fare, Pierre emise un grido e si lanciò in piena carica contro Proteo, ma questi muggì e sventolò il braccio in un pesantissimo schiaffo che lo colpì in pieno sterno. Il francese volò attraverso la stanza e terminò la sua traiettoria contro una colonna, ai piedi della quale cadde, privo di sensi.
Ansante, il gorilla rimase a guardare per diversi istanti il suo avversario vinto; poi, di scatto, si voltò verso Lara.

La ragazza si sentì gelare il sangue nelle vene; dal suo nascondiglio poteva sentire i pesanti passi del primate che si avvicinava sempre di più…
Agì d’istinto: tuffò le mani nello zaino di Pierre e ne estrasse le prime cose che riuscì ad afferrare: un paio di colt gemelle. Lara le guardò perplessa per un attimo, come se a malapena si fosse resa conto di quanto aveva fatto; poi, risoluta, si acquattò sulle punte dei piedi, pronta a balzare di lato.
Il gorilla era vicino… sempre più vicino…
… poteva sentirlo alle sue spalle…
In quella, Lara spiccò un salto laterale, voltandosi fulminea per mirare al gorilla. Mentre cadeva pesantemente sulla spalla, riuscì ad esplodere diversi colpi in sua direzione. La bestia, a causa dell’effetto sorpresa, non riuscì ad evitare alcune pallottole; ululò di rabbia, e rimase a fissare Lara con un’espressione rabbiosa.
Lara, ansante, sostenne lo sguardo: c’era qualcosa di strano in quegli occhi celesti. Era come se nel profondo delle loro pupille balenasse un sentimento forte, come di sfida e voglia di primeggiare…
Proteo dovette capire che lei aveva scavato troppo a fondo nel suo animo, e parve infuriarsi ancora di più. Allargò le braccia, e con un grido che fece tremare tutta la stanza fece appello a tutto il potere della Pietra.
Ci fu un bagliore blu più intenso e duraturo dei precedenti; Lara osservò la forma della bestia dilatarsi, deformarsi, cambiare… deglutì, mentre caricava dei colpi in canna.
Dopo diversi istanti, Proteo emerse dalla nebbia azzurrognola che la sua trasformazione aveva lasciato. Nel vedere la sua nuova forma, la ragazza non poté reprimere un urlo di terrore e disgusto.
Proteo era adesso divenuto un grifone, terribilmente somigliante all’icona con cui veniva sovente rappresentato: il corpo era simile a quello del gorilla di poco prima, ma era diventato due volte più grosso e splendeva di mille setole d’oro; il suo volto era quello di un leone ferocissimo, e due ali di grande ampiezza gli spuntavano dalle scapole. Era così grosso che Lara gli arrivava a malapena alla cintola.
La ragazza prese a sparare all’impazzata, conservando appena il sangue freddo per muoversi convulsamente da un angolo all’altro della caverna. Ma Proteo, che già nelle sue precedenti trasformazioni era parso invulnerabile, era adesso decisamente immortale: si muoveva, lento e imperioso, dirigendosi in qualsiasi direzione ella andasse.
Un sinistro click dal tamburo delle sue colt informò Lara che le pallottole erano terminate. Sentì un brivido gelato percorrerle la schiena: adesso non sapeva davvero cosa fare.
Tremante, ebbe un attimo di esitazione che le fu fatale: Proteo spiccò un rapidissimo volo e con una zampa artigliata la afferrò per il collo, trascinandola con sé lungo tutta la sala, bloccandola contro l’altare.
Lara cercava di divincolarsi, ma la stretta del grifone era troppo forte; l’aria cominciava a mancarle, e la paura stava per prendere il sopravvento. In un breve, interminabile attimo, realizzò che la sua vita stava per terminare lì, in quel tempio sconosciuto sotto il mare… le sue braccia smisero di lottare, e si abbandonarono sul pianale del tabernacolo…
Fu allora che le sue dita sfiorarono il mazzetto di valeriana che vi aveva posto poco prima. Quel solletico mandò un improvviso impulso all’unica, minima zona della sua mente che era rimasta lucida e sgombra dalla paura: ma bastò.
Ecco a cosa servivano le piante!
Con un incredibile ringhio, Lara fece ricorso alle ultime forze che le erano rimaste: afferrò la valeriana dal piatto e la scaraventò sul muso del grifone.

La bestia restò per un attimo ferma, istupidita; poi, d’improvviso, gridò di dolore, come se Lara gli avesse gettato in pieno volto una sostanza molto meno innocua. Di scatto lasciò la presa sul collo di Lara e si portò le mostruose zampe al volto, e indietreggiò barcollando vistosamente.
Appena libera, la ragazza non perse nemmeno tempo a riprendere fiato: afferrò lesta i restanti mazzetti e li gettò in direzione del mostro. Non tutte le foglie lo colpirono, ma ciononostante la bestia ne sembrò incredibilmente danneggiata: il suo ringhio di dolore si affievolì pian piano, mentre cadeva sulle ginocchia… il respiro divenne pian piano regolare, poi pesante; in capo a pochi istanti stramazzò lunga distesa sul pavimento della grotta.

Nonostante la mancanza di fiato, Lara non poté evitare di sentirsi in qualche modo fiera di se stessa: in effetti quell’enigma sulle piante serviva ad addormentare Proteo, ma non prima di svegliarlo… bensì dopo, quando il suo olfatto animale avrebbe acuito l’effetto narcotico del loro odore.
Con cautela, Lara si avvicinò al gigantesco corpo di Proteo, che ora giaceva supino e del tutto innocuo. Il suo petto si alzava e abbassava ritmicamente, e dalla bocca semiaperta colava un rivolo di bava biancastra.
“Bel lavoro… Lara” sentì d’improvviso: era Pierre, che si era appena riavuto. Sembrava avere notevole difficoltà a rialzarsi.
“Dobbiamo scappare” rispose risoluta lei “Non so per quanto tempo rimarrà…”
“La Pietra…” mormorò Pierre “Prendila…”
Lara si era completamente dimenticata della Pietra. A quelle parole si voltò automaticamente a guardare il petto di Proteo, dove il monile pulsava appena, come se fosse esso stesso addormentato assieme alla bestia.
La ragazza vi si avvicinò, esitante. Qualcosa le diceva che sarebbe stato tremendamente sbagliato prenderla… avrebbe violato una legge imperscrutabile, che lei sentiva di non essere in grado di comprendere…
Ma durò pochi attimi, durante i quali si costrinse ad essere più forte dei suoi stessi pensieri: allungò la mano e strappò la Pietra dal petto di Proteo.

Non appena i legacci da cui pendeva la Pietra furono strappati, la bestia parve riprendere i sensi d’improvviso e totalmente, come se qualcuno le avesse divelto il cuore: gridò e prese a contorcersi sul pavimento, le orbite degli occhi bianchi e una luce blu intensissima e sinistra che la avvolgeva.
Paralizzata dal terrore, Lara rimase immobile a pochi passi da Proteo, mentre nelle sue convulsioni questi assumeva diecimila forme contemporaneamente. Era uno spettacolo terribile e affascinante. La ragazza provava lo strano istinto di aiutarlo… eppure non ci riusciva, non capiva come potesse provare quell’assurda pietà per il mostro che poco prima l’aveva quasi strangolata.
Pian piano le convulsioni di Proteo cessarono: la luce blu si affievolì fino a spegnersi completamente, e il semidio rimase a terra, un involto pallido dalla forma indefinibile che appena si distingueva dalla penombra.
“Lara, vieni via!” le gridò Pierre da un punto imprecisato alle sue spalle, ma lei non lo udì. Passato il terrore di poco prima, adesso un secondo sentimento si era fatto largo nel suo cuore.
Un’impellente, dolorosa curiosità.
Persino il fatto che adesso stringesse tra le dita la Pietra era passato in secondo piano: lei doveva vedere il vero volto di Proteo, e questo era tutto ciò che importava al mondo.
Si inginocchiò accanto al mostro e lo voltò verso di sé, per guardarlo negli occhi.

Per un breve istante, Lara non capì.
Quando comprese, un dolore tremendo le squarciò il petto.

Il volto di Proteo, così come l’intero suo corpo, era terribilmente deforme. La faccia era incassata nelle spalle, più grossa del normale; il naso adunco era completamente storto e sovrastava la fessura diagonale sdentata che doveva essere una bocca. Gli occhi erano sporgenti, simili a quelli di un rospo, e solo il destro sembrava essere stato messo approssimativamente al posto giusto: il sinistro pendeva sulla guancia come una zavorra. La colonna vertebrale ricordava la forma di una S, e gli arti non erano tutti della stessa lunghezza. Era coperto da una misera tunica grigia.
Lo sguardo di Lara lottava per fuggire da quell’immonda visione, voleva vagare altrove, fuggire ad una distanza immensa… Eppure non ci riusciva.
Perché, nel conoscere il suo volto, Lara aveva compreso chi davvero fosse la bestia.

Proteo non era davvero un semidio: doveva essere nato così, deforme e inumano, nella Grecia di molti millenni prima… e Lara sapeva fin troppo bene cosa succedeva allora a quelli che avevano la disgrazia di nascere come lui. Probabilmente si era salvato solo per il dono della chiaroveggenza: non l’avevano ucciso, ma confinato in quell’antro, lontano dal mondo.
Ad un certo punto doveva essersi imbattuto nella Pietra: forse gli era stata data in dono, forse l’aveva trovata… fatto stava che essa gli aveva donato immensi poteri. La vita lunghissima, la forza immane … e, naturalmente, il potere di cambiare aspetto.
La Pietra era stata la sua unica fortuna, l’unica arma che avesse per affrontare il mondo: era il suo cuore, il suo volto, la sua vita. Non c’era niente, per lui, al di fuori di essa. La leggenda di Proteo era nata così; ma senza la Pietra, il semidio tornava quell’essere che ora fremeva patetico davanti a lei.

La Pietra pesava tra le dita di Lara come un macigno.
La ragazza la guardò: era bellissima, una sfera perfetta; da quando la stringeva, inoltre, provava una calda sensazione di invincibilità che le attraversava il corpo… e che non proveniva solo dal potere che il monile celava in sé.
Quel tesoro doveva appartenerle di diritto: era la prima cosa che conquistava da sola, si era dimostrata più forte di Proteo e più scaltra dell’enigma per ottenerla… allora perché la sentiva così distante? Perché non riusciva a godere appieno dell’avere tra le mani la Pietra, di poterne padroneggiare l’immensa magia?
Lo sguardo di Lara si spostò su Proteo, che sembrava aver ripreso conoscenza: si era rannicchiato su se stesso, e si guardava attorno spaurito, emettendo un sordo piagnucolio.
Era la cosa più triste che la ragazza avesse mai visto.

Non ci pensò due volte.
Abbassò la mano che stringeva la Pietra e, con passo fermo, si diresse verso Proteo. Quando la vide arrivare, questi cercò di strisciare indietro, squittendo disperato; Lara si fermò a pochi passi da lui, si chinò in sua direzione e gli tese la mano..
“Non intendo farti del male…” mormorò dolcemente la ragazza “mi dispiace. Mi dispiace tanto…”
L’essere la guardò stranito. Sotto il velo delle sue costole smagrite si vedeva il cuore pulsare a forte velocità.
I loro occhi si incontrarono solo per un breve istante, ma Lara fu abbastanza veloce da cogliere quell’occasione, e vi mise tutta la dolcezza di cui era capace.

A poco a poco, gli occhi celesti di Proteo smisero di aver paura di lei.

Accettò che lo aiutasse a rialzarsi: prese la sua mano e si lasciò sollevare. Anche stando in piedi, non le arrivava alla vita.
“Ecco fatto” sorrise Lara, amorevole “E adesso… penso di avere qualcosa che ti appartiene”.
Dalla tasca nella quale l’aveva riposta estrasse la Pietra.
Gli occhi di Proteo ebbero un guizzo di avido desiderio, misto ad una gioia così ancestrale da essere purissima: Lara gli aveva messo di fronte tutto ciò che aveva al mondo. Il suo sguardo obliquo si spostava velocemente dalla pietra alla ragazza, dalla ragazza alla pietra, confuso e bramoso al tempo stesso. Lei gli sorrise incoraggiante.
E, alla fine, anche lui le regalò un sorriso di denti spezzati e distorti. Mentre allungava le dita tremanti verso il gioiello, Lara poté giurare che Proteo avesse gli occhi lucidi di un bambino.

Qualcosa ruppe il magico silenzio di quel momento.
Un rumore secco e liquido, come di qualcosa che venisse squarciato. Fu qualcosa di talmente improvviso che Lara non capì subito perché Proteo si fosse immobilizzato emettendo un gemito strozzato; né capì subito cos’era quell’oggetto puntuto che sembrava essere spuntato dall’addome dell’uomo deforme.
Fu solo quando una macchia rossastra cominciò ad allargarsi sulla tunica di Proteo, e quando questi, dopo un lieve barcollio, rovinò per terra, che l’orrore assalì il corpo di Lara. La Pietra le scivolò tra le dita, e le sue mani andarono a coprire la bocca aperta in un grido muto.
Proteo cadde per terra, e alle sue spalle comparve Pierre, una lancia insanguinata ancora nelle mani.

Magnifique, Lara!” si congratulò “hai avuto un ottima idea a distrarre quel… AH!”
Lara lo aveva colpito allo zigomo sinistro con un pugno. Pierre caracollò all’indietro, andando a finire tra i resti dei guerrieri cui aveva sottratto la lancia.
“Sei un mostro!” gli urlò la ragazza: un pianto di rabbia le solcava il viso mentre faceva piovere una gragnola di pugni sul suo collega “Uno spregevole, maledetto mostro!”
“Lara, ma sei impazzita?” cercò di ammansirla il francese, mentre si riparava con le braccia dai suoi attacchi “cosa ti importava di quella bestia? Abbiamo la Pietra, ora possiamo…”
“L’unica bestia qui sei tu!” disse Lara, sferrandogli un calcio nell’addome; ma lui fu lesto e riuscì a intercettarlo: agguantò la sua gamba a mezz’aria e la sbatté in terra.
“Ah, non dirmi che avevi davvero pietà di lui!” rise, guardandola dall’alto in basso “C’est très stupid, mia Lara… sei debole, sentimentale… e questa è la ragione per cui non sarai mai una predatrice di tombe come si deve!”
“Pensa a cosa sei tu…” sibilò Lara furente, e con uno scatto si rialzò e fece per saltargli addosso.
Ma Pierre fu più veloce: balzò all’indietro, scavalcò l’agonizzante Proteo e raccolse da terra la Pietra. Quando Lara gli fu addosso, le assestò un gancio all’apparenza lievissima, ma così potente da farla barcollare all’indietro, con un grido di dolore.
“… E non mi sono nemmeno sforzato!” esclamò soddisfatto il francese, ammirando la Pietra tra le sue dita “A quanto pare basta possederla per diventare fortissimi! Chissà come si fa a cambiare aspetto…”
Lara ignorò quella sua osservazione spocchiosa, e si lanciò di nuovo contro di lui. Pierre si limitò a sventolare il braccio in avanti, come per cacciarla via; bastò che la sua mano sfiorasse l’addome di Lara perché lei volasse all’indietro, terminando la traiettoria contro l’altare. Le mancarono le forze, e si lasciò scivolare per terra, a pochi passi da Proteo.
“Au revoir, mademoiselle Croft!” riuscì a sentire, prima di perdere i sensi.

Quando Lara riaprì gli occhi, il mare sopra di sé restituiva i bagliori di un tramonto infuocato. Si rialzò a fatica, constatando di non avere nulla di rotto. Pierre non doveva essersi sforzato nemmeno questa volta… quel maledetto, spietato francese…
A poco a poco le tornarono vista e udito; il problema, adesso, era capire cosa fare… denunciarlo? Parlarne col professor Webster? No, Lara sentiva che ormai il mondo dorato degli archeologi non le apparteneva più… se mai le fosse appartenuto. Quell’avventura, per quanto tragica, le aveva fatto passare il limite tra ciò che era e ciò che voleva davvero essere… e farla pagare a Pierre doveva essere un affare personale.
Come tutto il resto del suo mondo. Senza eccezioni.
Con un affanno rabbioso, cominciò a zoppicare verso l’uscita della caverna, quando sentì un flebile gemito. Si voltò di scatto: non poteva essere… oppure… sì?
Il gemito proveniva dal corpo scomposto di Proteo.

“Proteo!” chiamò Lara angosciata, dirigendosi verso la massa informe nei pressi dell’altare. Quando vi arrivò, si accorse che in effetti l’essere respirava ancora, anche se dalle labbra fluivano fiotti di sangue. La ragazza si inginocchiò accanto a lui, cercando qualcosa per tamponare la ferita… doveva portarlo via, andare… andare dove?
“Aspetta… aspetta qui!” gli intimò Lara, fremente “cerco qualcosa per…”
Ma in quella la mano ossuta di quello che era stato un semidio le prese dolcemente il polso.
Lara lo guardò: qualcosa in Proteo stava accadendo… era come se il suo corpo stesse recuperando millenni di vecchiaia in pochi secondi, accartocciandosi su se stesso, appassendo velocissimo. Quando Lara capì di non poter far nulla per lui, scoppiò in lacrime.
Ma Proteo scosse la testa, con una specie di sorriso.
“Quando…” mormorò, flebile ma incredibilmente chiaro.
“Che… che cosa?” disse Lara.
“Quando al tuo nemico avrai rubato l'anima… fondendola con la tua… tre volte tu compirai la mia vendetta”.
Lara non capiva cosa volesse dire Proteo. Scosse la testa, incredula.
“La prima” continuò quello “nella città dove i miei fratelli hanno altri nomi, per causa mia tu non vincerai”.
Il fiato le si mozzò in gola quando Lara capì.
“La seconda, nella pulsante tana del mostro, distruggerai il mio cuore”.
Proteo le stava recitando la profezia che lei stessa si era guadagnata riuscendo ad ammansirlo.
“La terza, nel luogo dove risiedono i miei fratelli, senza altri ostacoli ucciderai un'ombra, e in cambio ne avrai altre cento”.

L’eco di quell’ultima parola rimase nell’aria per diversi minuti, durante i quali Proteo svanì in una nuvola di polvere. Lara restò inginocchiata a guardare il punto in cui il semidio era rimasto poco prima di svanire.
Ma non piangeva più.
Il suo destino, adesso lo sapeva, era già scritto… e in qualche modo lei lo conosceva già, fin da quando era nata. Aveva una missione, adesso: vendicare Proteo… e, al tempo stesso, divenire quello che era destinata ad essere.
Una predatrice di tombe.
Risoluta, Lara si alzò e si diresse verso l’uscita; ma poco prima di raggiungerla si fermò per diversi istanti, fissando il pavimento.
Poi fece dietrofront, e tornò nel punto in cui, ore prima, le erano cadute le due colt. Le raccolse da terra, le esaminò.
Sorrise.
Qualcosa le diceva che ne avrebbe avuto bisogno.

The End

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Re: [TWC-FUORI CONCORSO] I Volti della Bestia

Messaggio da Blu » 25 febbraio 2010, 02:03

Che meraviglia :o :D .. bevuto in un attimo, impossibile fermarsi nella lettura :) : la voglia di sapere come sarebbe andata a finire, o meglio, cosa avrebbe implicato una qualsiasi delle scelte fatte da Lara o una sua reazione, insomma è una di quelle volte in cui pur sapendo come finirà la storia (nel senso il futuro di Lara) ci si rilassa ed incuriosisce nello scoprire in che modo in "questa" storia si compirà il suo destino :)

Ci sono tantissimi piccoli particolari, dalle descrizioni degli ambienti, alle sfumature/espressioni dei personaggi che mi piacciono molto :) , come pure la delicatezza con cui riesci a spiegare al lettore le cose che Lara spiega a Pierre (in questa occasione detestabile più che mai, sia come atteggiamento che come caratterizzazione, riesci a dare quella sensazione di fastidio, quella che si prova "a pelle" quando si ha a che fare con un personaggio così volutamente e inspiegabilmente irritante, borioso e prepotente.. bravo :D )

Fascinosissimo poi il "non scritto", quello lasciato intendere a noi che seguiamo Lara da sempre, le implicazioni che le scelte e le azioni che ha compiuto avranno sul suo destino che in parte noi conosciamo :) ; a vederla in modo distaccato (e forse un po' egoistico :P ), sarebbe molto bello se questo racconto nato per essere breve (come il suo gemello), potesse essere ampliato in una cornice di più ampio respiro, come uno dei vostri romanzi a 4 mani :D , in modo da poter soffermarsi ancora di più su molte parti che qui quasi sembrano scivolare via (e per inciso, scivolano divinamente :D , non è semplice racchiudere tanto in poco ;) )

Incuriosisce poi moltissimo sia il prosieguo della storia (il compiersi della profezia che spero ritroveremo nella parte che over completerà :) ), che l'accenno fatto da lui e da te in spoiler .. (mooooooooolto intrigante :D )




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Re: [TWC-FUORI CONCORSO] I Volti della Bestia

Messaggio da Nillc » 25 febbraio 2010, 15:32

Grazie Blu, sono contento ti sia piaciuto :) Il nostro intento stavola è stato piuttosto ambizioso: ci proponiamo, tra il racconto di Over e il mio, di dare una risposta ad uno dei grandi perché della serie TR :D

Comunque non vogliamo assolutamente togliere la scena ai veri protagonisti del Contest, che sono ben più importanti :) ricordate di votarli!!




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Re: [TWC-FUORI CONCORSO] I Volti della Bestia

Messaggio da Alister » 25 febbraio 2010, 20:23

A me piace molto leggere sull' autobus, durante il viaggio. Ho letto la prima PARTE e sto avendo molta difficoltà a non continuare la lettura. Aspetto un po, poi quando le avrò stampate, le leggerò sull' autobus o comunque non al pc! :secret: :D

Edit: Troppo curioso :asd: proseguo la lettura!




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Re: [TWC-FUORI CONCORSO] I Volti della Bestia

Messaggio da overhill » 28 febbraio 2010, 13:03

Piccolo aggiornamento: ho terminato la seconda stesura della mia parte, e l'ho sottoposta al (terrificante!) giudizio del mio compagno di avventure :)

Devo dire che sono piuttosto contento di quello che ho fatto, ma ho avuto il vantaggio di avere un ottimo trampolino grazie al racconto di Max :)






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Re: [TWC-FUORI CONCORSO] I Volti della Bestia

Messaggio da Nillc » 01 marzo 2010, 08:22

:) Vi assicuro che il racconto di Over non vi deluderà per nulla!




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