[TWC-Fuori Concorso] Il Piatto Freddo

Dopo il racconto di Nillc, ecco la continuazione...

Condividete le vostre creazioni: disegni, fumetti, racconti, 3D, foto, musica o altro ispirati a TR e non / Show here your creations: art, paintings, comics, literature, 3D, photo, music or other inspired or not to TR
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[TWC-Fuori Concorso] Il Piatto Freddo

Messaggio da overhill » 07 marzo 2010, 19:02


Immagine

Come promesso, mentre i nostri autori allo sbaraglio si scatenavano, io e Max abbiamo elaborato una storia un po' folle, che ha la pretesa di raccontare i motivi per cui Lara odia tanto Pierre; e naturalmente anche di divertirvi ;)

Purtroppo la mia parte è un po' lunghetta, perché da quando Max mi ha "chiesto" (imposto!!) di fare il prosieguo della storia, mi sono fatto prendere la mano e... insomma, sono venuti fuori cinque capitoli, per un totale di 19 pagine e 55.000 caratteri :)

Per cui ve la posto in cinque parti, cercando di metterne una al giorno, e vi invito a seguirla perché ci troverete alcuni colpi di scena piuttosto... divertenti :D
Ovviamente un grosso ringraziamento va a Max, che ha letto il racconto e ha tolto qualche incongruenza con la storia di Lara Croft (purtroppo la vecchiaia e le migliaia di ore passate al computer mi hanno rinco... confuso), oltre ad avere aggiunto qualche pezzettino "gustoso" alla storia :)


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Ultima modifica di overhill il 07 marzo 2010, 19:09, modificato 1 volta in totale.



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Re: [TWC-Fuori Concorso] Il Piatto Freddo

Messaggio da overhill » 07 marzo 2010, 19:02

Ritorno a casa

“Guagliona!”
Winston sorrise alla teiera nella quale stava versando con estrema delicatezza dell'acqua calda. Non bollente, ovviamente: solo calda.
Era da quella mattina che si arrovellava per ricordare il termine dialettale italiano, non ricordava esattamente di quale zona, con il quale si indica una ragazza un po' vivace. Ed esserci riuscito senza ricorrere ad altri strumenti, come un buon dizionario di italiano, oppure quelle macchine infernali con cui Bryce si dilettava, lo riempiva di soddisfazione: tutto sommato non era poi così vecchio. Anche perché un maggiordomo, inglese per di più, non può invecchiare. Al massimo può diventare maturo.
A volte si chiedeva per quanto ancora sarebbe riuscito a vegliare sulla giovane Croft.
Un'ombra scura gli passò davanti, mimetizzata da anni di esperienza in imperturbabilità. Meccanismo che scattava comunque, anche quando si trovava da solo.
Il suo pensiero era andato a quella guagliona di lady Croft. Era sparita da diversi giorni, per inseguire quel progetto curioso. Non ricordava precisamente, visto che solitamente milady non era persona da rivelare i suoi progetti, neanche a lui, ma aveva sentito due parole che l'avevano inquietato. Una la conosceva bene, l'altra la trovava decisamente sinistra: Roma e Pietra Filosofale.
Mentre cercava di illudersi di aver capito male, e di capire come potesse essere legato un nome di quella portata a Roma, non aveva perso per un attimo il liquido che stava preparando. Ormai era praticamente perfetto, anche se ovviamente lady Croft non avrebbe potuto...
«Profumo di tè. E' proprio quello che mi ci vuole».
La voce di Lara lo colse impreparato, ma sempre grazie al suo aplomb professionale non lo diede a vedere.
Si girò rigidamente, come si conviene a un vero maggiordomo che non dà mai le spalle al suo padrone: «Lady, è un piacere... darle il bentornata».
La breve pausa fu causata dall'aver messo a fuoco la donna: il suo normale abbigliamento “da lavoro”, pantaloncini, maglietta attillata azzurra, zainetto e soprattutto quegli orribili scarponi, erano stazzonati , sporchi e in alcuni punti anche strappati. Il suo volto non offriva uno spettacolo migliore: graffi e tagli, alcune macchie più scure sul collo, dove una veloce passata d'acqua non aveva eliminato le tracce della polvere.
«Grazie Winston, sei sempre gentile. Sii cortese: io vado in camera mia e mi faccio una doccia rovente, ne ho decisamente bisogno. Portami il tè di sopra, fra una decina di minuti, va bene».
L'uomo si inclinò leggermente in avanti, tenendo il busto eretto: «Come lei desidera, mylady».
Dieci minuti dopo, puntuale come il Big Ben, Winston fece il suo ingresso nella camera della sua signora, preceduto da un sommesso bussare. Lara era seduta su un divano davanti alla grande finestra che dava sul cortile interno, nell'angolo del percorso di allenamento con la torre di discesa.
Stava osservando quasi ipnotizzata uno strano oggetto ovoidale, pulsante di un sinistro bagliore dorato.
Almeno così sembrò a Winston da lontano, perché quando entrò nella stanza, Lara, con un movimento fluido, ripose l'oggetto nello zaino. L'impressione che ne ebbe l'uomo fu che lo facesse non tanto per impedirgli di vederlo, ma per impedire all'oggetto di vedere lui.
Turbato ma impassibile, come sempre, si avvicinò con il vassoio e lo posò su un tavolinetto vino al divano. Versò nella tazza un po' di tè, che Lara ignorò.
Trascorsero diversi secondi di silenzio, con Winston che aspettava e Lara che... il fedele servitore non sapeva bene cosa la donna stesse facendo, ma sembrava particolarmente sconvolta.
Infine osò: «Lady Croft, posso permettermi di chiederle come sta?»
Lara rimase ancora alcuni secondi in silenzio, tanto che Winston si convinse che non lo aveva sentito, e stava per ripetere la domanda, quando la donna si riscosse: «Come dici?» Lo guardò e fece un debole sorriso: «Scusami, Winston, è che ho avuto una serie di giornate piuttosto... impegnative».
Si alzò in piedi e cominciò a camminare avanti e indietro per la stanza: «Come sai sono stata a Roma. Non sto a descriverti i dettagli, ma lo scopo era trovare quell'oggetto che stavo guardando quando sei entrato. L'ho messo via perché è piuttosto potente, e non volevo che potesse farti del male..».
Winston, a queste parole, si inchinò leggermente in avanti, come suo solito, esprimendo una profonda gratitudine: «Grazie, milady».
«Non c'è di che. E' difficile trovare del buon personale al giorno d'oggi» sorrise; poi proseguì: «A Roma ho quasi chiuso i conti con un vecchio personaggio di cui avrai sentito parlare... o, almeno, spero che sia così. Per caso ti ho mai parlato di Pierre, Pierre Dupont?»
«Certamente, lady Croft. Era un suo compagno di lavoro quando ha iniziato la sua attività di archeologa negli anni novanta... se non ricordo male, in Egitto».
Lara sorrise all'uomo: «Ricordi benissimo, Winston: non invecchi proprio mai, sei come le querce, sempre uguale e sempre forte». Solo la grande esperienza di Winston gli permise di non arrossire. Se la cavò con un altro inchino.
Però era ancora preoccupato: non era da Lara essere così cerimoniosa. Non che fosse scostante come certi nobili di sua conoscenza, ma normalmente era più riservata e parca con i complimenti. Segno che era davvero sconvolta.
«Comunque, per rispondere alla tua domanda, sto bene. Penso di essere riuscita finalmente a levarmi di torno quel... signore, diciamo, tanto per dargli un nome. Adesso non rimane che fare una cosa per chiudere definitivamente il conto che ho in sospeso con lui».
«Posso chiedere cosa, lady Croft?»
«Tu puoi chiedere, ma io eviterò di dirti che devo andare a casa sua a... riprendere una cosa..».
«Suona come rubare, mylady».
«Ecco perché non ti dico niente» concluse Lara sorridendo, «E adesso lasciami da sola: devo pianificare quella cosa che non ti ho detto».
Winston era ancora preoccupato, forse più di prima, ma fece il suo solito inchino rigido e se ne andò.






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Re: [TWC-Fuori Concorso] Il Piatto Freddo

Messaggio da overhill » 08 marzo 2010, 07:19

Parigi

Trovare l'indirizzo di Pierre Dupont non era stato difficile. Era stato praticamente impossibile.
Aveva impiegato settimane a trovare un vecchio indirizzo di Parigi, ma non le sembrava possibile che uno spiantato come lui potesse avere casa in una grande e costosa città come la capitale Francese.
Comunque da qualche parte doveva pur cominciare a cercare seriamente, no? Per cui infilò il portoncino consumato ma signorile in Rue Dulong, nel diciassettesimo arrondissment, per ironia della sorte vicina a Rue de Rome. Percorse il breve androne senza trovare porte e si trovò in un cortile ben tenuto. In un angolo un uomo anziano la guardava senza curiosità.
Lara gli si avvicinò.
Benedicendo madame DelaCroix, la sua inflessibile insegnante di francese, parlò con perfetto accento parigino: «Bonjour, le posso domandare un'informazione?»
«Mi dica, signorina».
«Mi chiamo Lara Croft, sono un'archeologa inglese, collega del professor Dupont», quando disse la parola “professore” dovette contenere un moto di disgusto, ricordando la desolante ignoranza dell'uomo. Continuò: «Avrei bisogno di parlargli per delle questioni legate a un ritrovamento a Roma, ma non sono sicura che abiti qui».
L'uomo scosse appena la testa dall'alto in basso: «Sì, il professor Dupont abita qui, signorina». Concluse la frase con un sorriso.
Lara non lo diede a vedere, ma rimase un attimo sconcertata dal ghigno dell'uomo. Sperò vivamente di non avere trovato un inflessibile cerbero che le avrebbe impedito di continuare la ricerca.
L'uomo proseguì: «Ma non è in casa».
“Perfetto” pensò la donna, cercando una scusa per salire a cercare. Finse un moto di disappunto: «Accidenti, speravo proprio di vederlo...». Sorrise.
Di rimando il “cerbero” smise di sorridere, si alzò in piedi e le parlò con voce dura: «Mademoiselle, non so chi pensi che io sia, ma riesco a fiutare una bugia anche da un chilometro. E lei me ne ha raccontate parecchie!»
“Accidenti, questo è un osso duro”
«E a me non piace sentirmi dire bugie. Quindi, o mi dice la verità, oppure la invito a tornarsene in Inghilterra. Sempre che lei sia veramente un'inglese».
Quest'ultima frase illuminò Lara. Sta a vedere che il tipo non aveva capito niente!
A quel punto decise che poteva tentare. Sorrise imbarazzata: «Mi scusi, ma non volevo prenderla in giro... sa non... insomma, mi vergogno un po'...».
L'uomo si risedette, aspettando.
Lara proseguì: «Vede, il fatto è che io sono... anzi, ero, la ragazza di Pierre...».
Nessuna reazione.
La donna appoggiò la mano destra sulla sommità del ventre perfettamente piatto: «E' che è sparito prima che riuscissi a dirgli...».
Il custode allargò gli occhi per la sorpresa. Si alzò di scatto e fece sedere la ragazza, continuando a scusarsi per non avere capito immediatamente, perché, accidenti!, era così evidente la sua situazione e che mascalzone quel Dupont a sparire così, e come la capisco, e pensare che era così tanto convinto che fosse di altri orientamenti. Lara stette ovviamente al gioco, ringraziando per la cortesia da perfetto francese, e accettando con riconoscenza un bicchiere d'acqua. E quasi schernendosi quando l'uomo gli porse un bigliettino con sopra scritto l'indirizzo che da tanto stava cercando.
Impiegò ancora una decina di minuti per congedarsi, ringraziando e commuovendo fino alle lacrime l'anziano custode, evidentemente troppo tenero nei confronti della maternità.
Si allontanò rapidamente e diede uno sguardo al foglietto
Si grattò la testa: «Isola di Ouessant? E dove sarebbe?»






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Re: [TWC-Fuori Concorso] Il Piatto Freddo

Messaggio da Nillc » 08 marzo 2010, 08:28

Ehehehe io so anche come va a finire! Nello spoiler vi racconto TUTTO!
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Scherzi a parte :) Oltre alle cose già citate da Over, vi ricordo che questo racconto è il gemello/seguito di quello da me pubblicato giorni fa, I Volti della Bestia; leggetelo attentamente, perché il nostro ambizioso obiettivo è stato quello di svelare alcuni misteri "storici" della serie TR :) Ne riparliamo a lettura conclusa :approved:




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Re: [TWC-Fuori Concorso] Il Piatto Freddo

Messaggio da overhill » 08 marzo 2010, 19:02

Domani non so se riesco a postare, per cui vi metto la terza puntata che segna l'inizio dell'azione! :D

Villa Dupont

(prima parte)

Lara non credeva ai propri occhi.
Già quando aveva letto la parola “villa” vicino al cognome di Pierre era rimasta un attimo dubbiosa. Era convinta che il suo “collega” Pierre Dupont fosse uno spiantato, un figlio del popolo; e invece saltava fuori che non solo faceva parte di una delle più antiche linee nobiliari francesi, ma che era anche praticamente proprietario di un'isola.
Era stato facile trovarla, visto che l'Isola di Ouessant era vicinissima a Brest, nella Gallia occidentale. Era bastata un'occhiata a un atlante per trovarla.
Arrivarci non era stato complicato, e a Brest aveva noleggiato un motoscafo con la scusa di fare un po' di diporto.
Ma ora che si trovava a distanza di sicurezza dal cancello principale e che poteva vedere in lontananza l'enorme Villa Dupont, le erano nati diversi dubbi circa la possibilità di recuperare la Pietra.
Per una frazione di secondo rivide gli occhi storti, il naso sbilenco, il sorriso grottesco con cui Proteo le aveva detto addio. Le sembrava fossero passati mille anni da quel 1990, anno che le era rimasto impresso a fuoco nella mente.
Non poteva certo tirarsi indietro adesso che era arrivata vicina.
Oltre tutto il buon vecchio Pierre Dupont giaceva morto sul fondo di un baratro nel Colosseo, a Roma... quindi non poteva certo essere un fastidio. E questa era il primo ingrediente di quel piatto che la tradizione vuole mangiato freddo, la vendetta. La ciliegina sulla torta, era proprio il caso di dirlo, era laggiù in quell'enorme palazzo, che ricordava vagamente il castello di Biancaneve, con tutte quelle guglie, quei passaggi, quei camminamenti e quelle bandiere al vento.
Prese il binocolo e osservò le bandiere. Erano praticamente nuove. O il maledetto francese le aveva cambiate prima di partire, oppure qualcuno gestiva la casa.
In effetti era ovvio che una casa grande come quella fosse piena di servitori. La cosa che poteva fare la differenza era se questi erano disposti a morire per il loro padrone, oppure se erano per più miti consigli.
Era ora di smettere di farsi domande e di muoversi.
Si spostò rispetto alla parte anteriore per poter entrare senza farsi vedere. Scelse un lato verso ovest. Si spostò controllando che non ci fossero telecamere: non poteva esserne sicura, visto che potevano essere nascoste, ma certo non poteva fare analisi più di tanto. Usò un rampino leggero per salire il muro, che in quel punto era piuttosto alto. Lo scavalcò senza grossi problemi.
Iniziò a muoversi verso la casa, mantenendosi nascosta grazie ai numerosi alberi e cespugli presenti nell'enorme parco, e intanto valutava le varie possibilità di entrare senza essere vista. Al secondo piano una cameriera sbucò da una finestra, appoggiandoci alcune lenzuola.
“Perfetto” pensò Lara, “se la fortuna mi aiuta quelle lenzuola attutiranno il rumore del rampino.
Attese qualche minuto, giusto per vedere se la donna riappariva.
Si posizionò sotto la finestra e iniziò a far girare il rampino.
Un giro, due giri, tre giri. Al quarto giro un rumore, che già da qualche secondo era presente, divenne più denso. Lara spostò appena la testa e vide un grosso cane nero dotato di un vistoso collare, dall'aspetto minaccioso che le stava mostrando la sua arma migliore, o peggiore a seconda dei punti di vista: una fila di denti acuminati. Il basso ruggito dell'animale era una buona notizia: sicuramente nessuno l'aveva ancora sentito, a meno che non ci fosse qualcuno insieme, cosa che non sembrava.
Lara continuò a far girare il rampino, girandosi lentamente verso l'avversario..
Che fece l'errore di attaccare.
Lara fu lesta a cambiare il ritmo nel giro della corda, sincronizzandosi con il salto dell'animale: la fune si avviluppò intorno al collo, e la donna si spostò utilizzando lo slancio per fargli fare un giro completo che finì contro un grosso platano. Il cane emise un guaito strozzato e svenne.
Lara controllò che non fosse morto: non voleva uccidere se non per necessità, e quella povera bestia non aveva colpe se era stato scelto per difendere la casa di un bastardo.
Sganciò la corda e terminò l'operazione.
Arrivata in cima entrò subito nella stanza, che era ovviamente una camera da letto, e che era deserta.
“Bene”.
Recuperò il rampino, arrotolò la corda e la ripose nello zainetto.
Si avviò verso la porta, ma in quel momento la maniglia si abbassò.
La cameriera che aveva messo le lenzuola a prendere aria entrò nella stanza allegramente. Si portò subito verso la finestra a recuperare le lenzuola. Il rumore frusciante di queste le impedì di sentire Lara che sbucò da dietro la porta e si infilò nel corridoio.
Diede un rapido sguardo alla parte di casa che poteva vedere. Probabilmente la zona del secondo piano era quella delle camere da letto, mentre il piano terra era la zona giorno. Quindi l'area che le interessava era il primo piano.
Doveva trovare le scale ma dove potevano essere?
Un rumore di passi la mise in allarme. Stava arrivando qualcuno dal fondo del corridoio.
Si precipitò dietro una tenda, sbirciando. Un corpulento cameriere in divisa passò ondeggiando nel corridoio. Stava ansimando leggermente. Quindi aveva appena fatto uno sforzo.
“Le scale sono laggiù.”
Si mosse senza fare il minimo rumore in quella direzione. Scese rapidamente al piano inferiore senza incontrare nessuno.
Rifletté sull'architettura del posto. Nonostante fosse grandissimo, la struttura era relativamente semplice: la pianta quadrata era determinata dai corridoi che giravano per tutto il perimetro e su ogni piano. La zona di scambio tra i vari piani era probabilmente su ogni angolo e lei aveva utilizzato la più vicina. Era quasi sicura che se fosse andata dall'altro lato avrebbe trovato un'altra possibilità di discesa.
Ad ogni angolo era presente un grosso torrione, con accesso nell'androne presente ai piedi di ogni scalone.
Non aveva idea di come fossero i sotterranei, ma sperò ardentemente di non doverci andare.
Si concentrò su quello che doveva trovare.
A casa sua la sala dei trofei era poco lontana dallo studio, in modo da poterla visitare quando voleva. Era sicura che anche Pierre aveva una situazione di questo genere. Da questo punto di vista lei e il suo collega si somigliavano. Avevano a cuore i ricordi delle loro imprese, e per fortuna di Lara questo era l'unico punto in comune, ne era convinta.
Quindi doveva trovare lo studio del suo defunto avversario.
Si mosse in perfetto silenzio per il corridoio del primo piano, che fortunatamente era piuttosto ben dotato di nascondigli, perfetti per le rare volte in cui incontrò il personale di servizio. Impiegò un quarto d'ora a compiere un giro quasi completo del piano, e cominciava a dubitare della sua scelta, quando girando l'ultimo angolo notò che il percorso che stava seguendo si era improvvisamente ristretto. Il fatto che la diminuzione fosse dal lato del cortile interno le diede una maggiore convinzione di essere sulla pista giusta.
In quel tratto di corridoio si aprivano tre porte, distanziate tra loro.
Una di queste era corredata da una tastiera alfanumerica, sporgente di qualche centimetro. “Uhm, forse ci siamo” borbottò l'archeologa avvicinandosi rapidamente.
La tastiera era quella tipica dei computer, in una versione leggermente metallica e ridotta nelle dimensioni, all'incirca una ventina di centimetri di larghezza. La donna rifletté per qualche secondo, cercando i possibili indizi: quale poteva essere il codice di accesso? Sarebbe già stato complicato se fosse stata una semplice tastiera numerica: non sapendo quanto fosse lungo il codice avrebbe potuto provare per dei mesi prima di azzeccare il valore giusto. Con la tastiera alfanumerica era ovviamente peggio.
Provò a osservare la tastiera di lato, ma niente da fare. Sotto meno che mai. Dall'altro lato...
“Bingo!”
Guardando in direzione della luce si notavano alcuni tasti maggiormente consumati. Questo le avrebbe permesso di ridurre il numero di combinazioni. Prese nota mentalmente dei tasti che presentavano segni di usura: A, C, F, L, O, R, T.
Prese dallo zaino un taccuino e una penna e iniziò a scrivere le possibili combinazioni, ripetendo alcune lettere, spostando, anagrammando. “Uhm, potrebbe essere calfort, anche se non credo che il nostro amico possa essere interessato alla pulizia. A lui interessava solo...”
Ma porca miseria, era talmente ovvio!
Ripose gli oggetti nello zaino e digitò: L-A-R-A-C-R-O-F-T. La mancanza della barra spaziatrice tolse il dubbio sullo spazio tra nome e cognome.
Invio.
La porta si aprì con uno sbuffo.
Lara sorrise tra sé, stupendosi di quanto fosse prevedibile quell'uomo. Certo che doveva essere assolutamente ossessionato da lei per scegliere il suo nome come password.
Rapidamente la donna si infilò e chiuse la porta. Meglio minimizzare la possibilità di essere notata. E adesso sarebbe stata probabilmente tranquilla, visto che per entrare in quella stanza era necessario superare il controllo di sicurezza.
Si trovava in una stanza di piccole dimensioni, sulla quale, oltre alla porta da cui era entrata, erano presenti altre due porte, una a destra e una a sinistra; provò ad aprire quella di sinistra, ma era chiusa. Quella a destra invece era aperta.
La spinse.
Nel silenzio ovattato sentì distintamente un clic metallico che la mise in allarme.
La stanza successiva era piuttosto lunga e presentava un'altra porta in fondo. Di sfuggita notò che sulle pareti erano presenti due coppie di binari, a destra e a sinistra, uno posizionato a circa quaranta centimetri da terra e l'altro alla stessa distanza dal soffitto. La sua attenzione però era concentrata su due telai scuri che giravano emettendo un sinistro ronzio: tra le estremità opposte, un raggio di un intenso colore rosso dava molto bene l'idea di cosa sarebbe successo a chi avesse avuto la malaugurata idea di metterci un braccio o una gamba in mezzo.
Lara rimase fermo per qualche secondo poi fece un passo in avanti.
In quello stesso momento il telaio inferiore si mosse in avanti e si mosse fino ad arrivare al termine del binario, a pochi centimetri da dove si trovava la donna. Non appena fu arrivato al fondo, partì il secondo, quello superiore, mentre quello inferiore tornava indietro.
“Porca miseria!”
Lara attese che il telaio superiore tornasse indietro: quando i due furono affiancati al centro del corridoio, partì di corsa. Saltò quello inferiore, mentre quello superiore tornava indietro. Fece una capriola a terra e si trovò davanti alla porta.
Che era chiusa.
“Oh porca miseria!”
Si girò appena in tempo per vedere il telaio inferiore che tornava indietro e, con la coda dell'occhio, un interruttore sulla parete di fianco alla porta dalla quale era passata per entrare.
“Eppure dovrei essere un'esperta nell'ispezione” si disse. Contemporaneamente saltò in modo da appoggiare i piedi sulla porta chiusa. Si spinse in avanti come se fosse in piscina, saltando nuovamente sopra il telaio inferiore. Si rialzò istintivamente ma subito si riabbassò, appena in tempo per evitare il telaio superiore.
Si buttò in avanti e tornò al punto di partenza.
A questo punto era diventata, anzi tornata, prudente.
Premette il pulsante sulla parete e un piccolo led verde si accese. La porta in fondo mandò un rumore netto, segno che la serratura elettrica si era aperta. Lara iniziò a contare, e non si mosse: “milleuno, milledue, milletré...”
Quando arrivò a milledieci sentì nuovamente il rumore dalla porta in fondo. La luce dell'interruttore si spense.
“Uhm, dieci secondi. Pochi, ma me li devo far bastare”.
Attese che il telaio inferiore fosse a metà della stanza nella sua direzione, e azionò l'interruttore.
Scattò subito in avanti, saltò il telaio inferiore, ruzzolò sotto quello superiore e arrivò alla porta, che si aprì senza problemi verso di lei. Si tuffò nella stanza successiva, mentre il laser si accaniva con la porta lasciata spalancata, tagliandone di netto una fetta semicircolare.
Seduta a terra, ansimante e molto preoccupata, Lara sbottò: «Per un pelo!»
Approfittò del momenti di pausa, almeno apparente, per riflettere velocemente. Sapeva che Dupont era pazzo e che era un malvagio, ma non ce lo vedeva, pigro com'era, a fare tutta questa tiritera ogni volta che voleva entrare in quella stanza. Per cui i casi si riducevano a due: o quel posto non c'entrava nulla con la sua ricerca, oppure, proprio perché c'entrava, il suo caro collega aveva preparato tutte quelle belle sorprese.
E da questo conseguiva che la password inserita non era quella giusta, ma solo quella che lei pensava fosse giusta. Sentirsi presa in giro da un imbecille come Pierre Dupont la irritò enormemente. E pensare a lui che si stava sbellicando dalle risate all'inferno dov'era sicuramente finito le procurava quasi un fastidio quasi fisico.
In ogni caso, che fosse il posto giusto o sbagliato, la cosa migliore era andare avanti. La meno peggio, se non altro, sperando che la fantasia di messieur Dupont fosse pari alla sua intelligenza.
La stanza in cui era finita era un piccolo disimpegno verso la successiva, che invece era piuttosto grande, delle dimensioni di un mezzo campo da calcio. Rifletté sul fatto che il palazzo era evidentemente molto più grande di quanto sembrasse all'esterno: sicuramente le guglie slanciate della quattro torri rendeva la massiccia costruzione molto più longilinea. Anche l'altezza del vano era notevole: sicuramente prendeva due piani della casa. Nella parte superiore, ornata da una serie di porte sul lato corrispondente al corridoio superiore, una balaustra faceva un giro completo della stanza. Nella parte inferiore invece non c'erano porte. Il pavimento era composto da numerosi grossi quadrati variamente decorati. Qua e la alcuni tappeti ingentilivano l'ambiente.
Ma su ogni centimetro di parete non occupato dalle porte o dalle cinque grandi finestre, era presente un numero impressionante di libri.
Lara rimase sbalordita.
A occhio ce ne saranno stati milioni. Parecchi milioni.
“E adesso?” si chiese la donna. Non poteva certo consultarli tutti per cercare quello che voleva.
Cominciava a dubitare che il suo tanto vituperato amico fosse anche uno stupido. Malvagio sì, stupido quasi certamente no. E se non era uno stupido e aveva messo in piedi tutto questo carnevale solo per lei, sicuramente ci sarebbe stata una nuova prova per... già: per fare cosa?
Si incamminò a caso in direzione della parete di destra e cominciò a dare uno sguardo a quali titoli ci fossero. C'era un po' di tutto, da vecchie copie di “Ventimila leghe sotto i mari”, a edizioni economiche dei gialli di Agatha Christie. Poteva essere un indizio? La presenza di alcuni fumetti di argomento western le disse che così non era.
Si spostò sulla parete di fronte, quella sulla quale c'erano le cinque grandi finestre. Anche qui centinaia di migliaia di libri dei più disparati argomenti, messi in un ordine che non riusciva a capire: non erano per autore, per genere, per dimensione men che meno, per spessore neppure. Per anno di edizione o di prima pubblicazione non c'era verso.
“Maledizione! Tutti diversi per genere, autore, tipo, colore...”
Si fermò.
Il colore!
Tutti quelli sulla parete di destra erano delle mille varianti del giallo; a sinistra, verso il cortile, erano tutti blu e azzurri; dietro di lei la parete era ricoperta di libri di colore verde più o meno intenso. In fondo il colore dominante era il rosso.
«Bene. E questo come mi aiuta?» si chiese a mezza voce.
Continuò a osservare le pareti, ma era veramente un'impresa faticosa riuscire a distinguere qualche diversità in quel mare di colori simili, ma non troppo, diversi ma quasi uguali. Prese il binocolo e attivò gli infrarossi, caso mai qualche libro nascondesse qualcosa, ma anche così non ci fu nulla da fare.
Tranne che per un piccolo volume sulla parete di fondo che all'infrarosso appariva leggermente più luminoso.
“Che strano. Andiamo a vedere da vicino.”
Ripose il binocolo militare e si mise di fronte al piccolo libro, il cui titolo era tutto un programma: “Il piatto freddo”.
Lo toccò, ma non sembrava emanare calore.
Provò a tirarlo leggermente. Non usciva completamente, la parte inferiore sembrava bloccata, mentre la parte superiore si poteva muovere liberamente. Come un interruttore.
Lo tirò con più decisione e proprio dietro di lei un meccanismo scattò.
All'incirca nel centro della stanza uno dei quadrati di cui era composto il pavimento, iniziò ad alzarsi, rivelandosi come una botola. La parte superiore non era molto spessa, giusto quello che bastava per poterci camminare sopra senza rendersi conto del vuoto sottostante.
“Spero non sia anche questo un congegno a tempo” si disse la donna. Si avvicinò alla piccola struttura e guardò nel buco lasciato libero dal ripiano.
Era molto buio.
Non lo notò immediatamente, ma nel buio pesto sembrava ci fosse qualcosa che si muoveva, due piccoli puntini luminosi, molto simili a...
Occhi?”






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Re: [TWC-Fuori Concorso] Il Piatto Freddo

Messaggio da overhill » 09 marzo 2010, 10:44


(seconda parte)

Fece un salto indietro un secondo prima che l'enorme anaconda si proiettasse fuori dal buco, mirando al punto in cui si trovava la sua testa. Come al rallentatore vide la bocca spalancata a cercare l'affondo, una fila di denti acuminati, e almeno un metro di pelle di serpente dal disegno a strisce marrone chiaro e quasi nero che continuava a ingrossarsi. Il tutto in una frazione di secondo.
Con due salti Lara si ritrovò vicino alla parete sulla quale era posizionato l'interruttore del meccanismo. L'enorme rettile non le toglieva gli occhi di dosso, facendola sentire esattamente come una capra legata a un palo. Muoveva leggermente la testa a destra e a sinistra, quasi volesse ipnotizzarla, avvicinandosi lentamente.
Lara era immobile, ma era quasi sicura che l'animale sentisse la sua presenza senza bisogno di vederla muovere.
Con estrema cautela alzò il braccio destro e recuperò un oggetto dal suo provvidenziale zaino. Il contatto con la superficie rugosa dell'impugnatura le diede quel coraggio di cui aveva bisogno in questo momento. Si mise in posizione di difesa e attese.
L'enorme anaconda era ormai a pochi metri da lei, eppure era uscito solo per metà dalla fossa.
Questo le diede un'idea.
Con movimento fluido, senza staccare gli occhi da quelli della bestia, cercò a tentoni il libro-interruttore.
E lo spinse indietro.
Lentamente il ripiano iniziò a scendere, senza che il serpente desse segno di accorgersi di nulla. Continuava ad avanzare, sempre ondeggiando, continuando la sua uscita dal foro.
Lara controllava i suoi movimenti e contemporaneamente cercava di valutare di quanto fosse uscito. E di quanto tempo avrebbe avuto bisogno il ripiano per arrivare a filo del pavimento. Il diametro del serpente nel punto in cui stava sbucando, stava diminuendo decisamente e in poco tempo sarebbe uscito tutto e avrebbe avuto tutto il tempo per fare di lei quello che voleva.
Ossia stritolarla e poi, magari, mangiarla.
Mancava poco più di un metro prima che il ripiano si ricongiungesse con il pavimento e in quel preciso momento la parte di serpente dentro il buco finì.
“Porca miseria! Più corto di quello che speravo. Ma decisamente più lungo di quello che temevo.”
Il ripiano era a sessanta centimetri. La testa del serpente a due metri da lei.
Non rimaneva che una sola mossa da fare.
Cinquanta centimetri.
Alzò l'oggetto e l'accese, lanciandolo contemporaneamente in aria. Il flare emise una luce intensa che attirò lo sguardo dell'animale verso l'alto. Lara approfittò della sua distrazione per scattare verso di lui.
Quaranta centimetri.
Corse rapidamente evitando per un soffio una delle spire.
Trenta.
Scivolò in avanti e si infilò nello stretto spazio tra il ripiano e il pavimento. Cadde per circa un paio di metri atterrando sul fianco. Immediatamente alzò lo sguardo e vide il ripiano che si chiudeva, impedendo alla bestia di raggiungerla. Ma anche facendola precipitare nel buio più completo.
Si tolse lo zaino e contò il numero di flare di cui poteva disporre dopo il gioco con il serpente: dodici. Non erano pochi, ma neanche molti. Meglio fare attenzione e usarli con parsimonia.
Ne prese uno e lo accese.
Il corridoio di sezione quadrata nel quale si trovava iniziava proprio sotto la botola dalla quale era caduta, e si snodava nella direzione da cui era venuta. L'altezza del passaggio le permetteva di restare in piedi comodamente.
Meglio muoversi.
Andò in avanti per diversi metri. Calcolò che stava superando la stanza con i laser e che si trovava direttamente sotto la piccola stanza in cui era entrata subito dopo avere immesso la password sulla tastiera.
Il flare si spense.
Ne accese un altro e continuò. Il corridoio si snodava per una distanza che giudicò simile a quella che aveva percorso dalla libreria. Immaginò che se avesse scelto a sinistra avrebbe avuto altre avventure.
Però non aveva visto svincoli o botole o passaggi diversi nel lungo corridoio che aveva percorso. Tornò indietro fino ad arrivare all'altezza della stanza d'ingresso: pensò che se l'ambiente era studiato in modo simmetrico, l'obiettivo non poteva essere che in quella zona.
Il secondo flare si spense.
“E adesso? Si chiese per la seconda volta.
Non accese subito il terzo flare. Per risparmiarli, certo, ma anche per riflettere con calma. Non poteva essere cieco quell'ambiente, altrimenti il serpente sarebbe morto. Non aveva idea di quanto l'animale avesse passato in quel buco, ma si parlava sicuramente di parecchio tempo, visto che da tempo il padroncino non doveva essere andato ad accudirlo. E' vero che c'erano decine di inservienti, ma per qualche motivo non le sembrava normale che un anaconda fosse accudito da camerieri. Forse potevano esserci delle persone specializzate, ma anche in questo caso non credeva che potesse essere quella la gabbia in cui la tenevano. Non era il posto adatto per tenere un animale a sangue freddo.
Quindi doveva esserci un passaggio da qualche parte.
“Rifletti, Lara, rifletti: dove può essere un passaggio in un corridoio quadrato lungo un centinaio di metri? Alle estremità non ho visto nulla, in alto neppure; ci fossero dei passaggi nel pavimento me ne sarei accorta, essendoci passata sopra...”
Si fermò un istante: ricordò lo spessore della botola dalla quale era sbucato l'anaconda e ripensò allo spessore: e se ci fosse stata un'altra botola così nel pavimento e lei non se ne fosse accorta per l'adrenalina che ancora le circolava copiosa nelle vene?
Ripercorse il corridoio un paio di volte in avanti e indietro, utilizzando tre flare, facendo molta attenzione a eventuali linee di separazione nel pavimento, ma non trovò nulla che potesse indicare un passaggio.
Cominciava a preoccuparsi. Se non riusciva a uscire da un passaggio alternativo, aveva solo due possibilità: o tornare da dov'era venuta, sempre che trovasse il modo per riaprire la botola, oppure uscire dall'altra parte, rischiando di trovare altri trabocchetti che la stavano solo aspettando.
In mano teneva il settimo flare da quando aveva iniziato a usarli, quindi ne aveva ancora sei nello zaino. In quel momento si spense, per cui lo gettò, ma voleva continuare a osservare, per cui ne accese uno subito.
E quello fu la sua salvezza.
Alla debole luce si accorse che il piccolo tubicino ormai inutilizzabile, stava rotolando in direzione del centro del corridoio.
“Il pavimento è in discesa?” Recuperò il piccolo oggetto e corse alla flebile luce verso il centro, prestando una maggiore attenzione. Accidenti, non se n'era proprio accorta: il pavimento era in pendenza dalle due estremità in direzione del centro del corridoio. Quindi la parte centrale, nella quale si trovava in quel momento, era leggermente più alta. Di una ventina di centimetri, forse di trenta. Non credeva di più, perché era molto leggera la pendenza.
Ma questo a cosa poteva servirle?
Colpì con le nocche una delle due pareti della zona centrale.
Niente.
Provò dall'altro lato. Ancora niente, ma subito le tornò in mente lo spessore, per cui fece attenzione alla parete nella sua completezza.
Era evidente come ci fosse una sottile fessura verticale nella parte inferiore della parete. A poca distanza una fessura simile. E le due fessure erano unite da una terza fessura orizzontale.
Non le aveva notate perché erano irregolari e tagliate in diagonale, e quindi non offrivano ombra in presenza di luce.
“Furbo il giovanotto, ma non quanto Lara” sorrise tra sé la donna.
Si appoggiò con un piede e spinse leggermente.
Con uno sbuffo la lastra si piegò verso l'interno, rivelando un passaggio metallico piuttosto largo ma decisamente basso.
“Uffa, odio strisciare.”
Si chinò e si infilò nel cunicolo.
Il percorso fu relativamente breve e rettilineo. A giudicare dal suo innato senso dell'orientamento si stava spostando verso la parte esterna, anche se non di molto. Il cunicolo improvvisamente terminò in un corridoio simile a quello dal quale arrivava, in cemento; fortunatamente questo riceveva luce da alcune feritoie posizionate in alto.. Lara sbucò e si alzò in piedi, fregandosi le ginocchia indolenzite.
Era ancora piegata in avanti quando sentì dietro di se uno strano sbuffo.
“Uhm, curioso rumore. Potrebbe essere lo sfiato di un qualche macchinario, ma non mi sembra che questo condotto possa essere scambiato per una tubazione per l'aria... Si direbbe quasi lo sbuffo di un...”
Non riuscì a terminare la frase: dal fondo del corridoio in ombra si udì l'inconfondibile rumore di zoccoli al galoppo. Lara si mise subito in posizione di fuga, ma voleva prima vedere cosa stesse arrivando. Si vedeva una forma grigiastra avanzare caracollando, ma sulle prime la donna non lo riconobbe: la luce proveniente dall'alto illuminava la cosa parzialmente e per troppo poco tempo. Vide di sfuggita una zampa massiccia, un corpo sferico, un corno...
“Un corno?! Ma com'è possibile che un rinoceronte sia in questa condotta, al primo piano di una casa signorile, anzi di un castello? Come ha fatto a entrare? Come...”
Ma non era decisamente il momento di farsi domande.
Lara si lanciò in una fuga più veloce possibile, sperando, anzi, pregando che al fondo del corridoio ci fosse una via di fuga qualunque. Mentalmente ricordò che quei bestioni, oltre ad arrivare alla rispettabile velocità di sessanta chilometri all'ora, che era decisamente maggiore della sua, pesavano tranquillamente due o tre tonnellate, e una tale massa a una così grande velocità, per di più corredata da un corno appuntito, era l'ultima cosa che desiderava incontrare.
Improvvisamente vide il fondo del corridoio.
Non c'era nessuna via di fuga.
Si buttò contro la parete pensando febbrilmente. Il corridoio era troppo stretto per scartare la bestia e sperare che sfondasse la parete; in terra non c'era nessuna botola e probabilmente non avrebbe avuto nessuna possibilità di aprirla. Sopra neanche a parlarne.
Era in una situazione disperata.
Non che fosse la prima volta, ma non voleva che fosse l'ultima. In un cunicolo dentro un castello con un rinoceronte. Ormai la bestia era a una trentina di metri da lei, lo poteva vedere quasi perfettamente. Gli occhi iniettati di sangue, il lungo corno, le piccole orecchie sventolanti, la pappagorgia che dava l'impressione di un grasso e pacifico animale, quando stava immobile, ma che in questo momento ricordava in modo inquietante un collare.
Un momento. Un collare?
Il rinoceronte era a venti metri scarsi.
Il cane in cortile aveva un collare, e questo poteva essere normale, L'anaconda aveva una livrea a forma di anelli concentrici, ma forse, uno di quegli anelli non era sulla pelle, poteva essere un collare. E adesso che il rinoceronte era a una decina di metri abbondanti Lara vide perfettamente che portava un collare anche lui.
Tutti diversi, per dimensioni e forma, ma tutti simili.
Non poteva essere una coincidenza.
Il cane era normale, il rinoceronte forse anche, ma il serpente... Che senso aveva un collare su un serpente?
La risposta, ovvia nella sua semplicità, la colpì come una mazzata.
Alzò le mani davanti a sé, mentre il pachiderma era ormai a pochi metri da lei, e aveva abbassato la testa, e urlò: «Pierre! Fermati!»
L'animale piantò le gambe e frenò, slittando per qualche metro, fino ad arrivare a pochi centimetri dal suo ventre. Sbuffò ancora due volte, quindi allungò il collo, dandole una pacca sullo stomaco.
Poi, puf, sparì.
Lara rimase per qualche minuto in preda al panico.
Non se l'era mai vista così brutta, e la soddisfazione di essersela cavata era raggelata dalla certezza di quello che aveva intuito: non solo l'odioso, e odiato, Pierre era sopravvissuto ai suoi attacchi, ma aveva ancora la pietra di Proteo.
E, cosa più terribile, sapeva che lei era lì.






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Re: [TWC-Fuori Concorso] Il Piatto Freddo

Messaggio da Blu » 09 marzo 2010, 17:07

Caspita :D , c'è tantissima azione in questo tuo nuovo racconto raideriano :D .. ero indecisa se aspettare a postare (non volevo interrompere la continuità :P ), ma poi ho pensato che pensassi che non stavamo leggendo, mentre non è così :D (ho messo l'indice delle varie parti nel primo post, così possiamo tutti scrivere tranquillamente, nel caso anche altri abbiano avuto il mio stesso dubbio :P XD )

Dicevo, non che negli altri romanzi/racconti non ci fosse azione, ma qui è talmente tutto concitato, una sequenza dietro l'altra, che par quasi di stare realmente giocando (bellissimo riconoscere enigmi e trappole familiari, anche se devo ammettere che "leggerle ed immaginarle" regala qualcosa in più :D ); quando poi Lara ha controllato quanti flares avesse nello zaino sembravamo proprio noi quando verifichiamo nell'inventario come siamo messi, e per chi come me soffre di "ansia da flare" 12 sono davvero pochissimi se sai di non poter ricaricare un savegame XD (leggendo mi è subito venuto in mente: "Ma che diamine, inizia a sparare, no XD ?", ma in una missione furtiva come questa Lara verrebbe scoperta in due secondi :asd: )

Mi piace molto anche la scelta delle interruzioni, ogni volta si resta col fiato sospeso :D : sull'immagine degli occhi (con qualcosa di misterioso e pericoloso al varco), sulla scoperta del nome dell'isola (geniale la velocità con cui Lara ha improvvisato la gravidanza :asd: ) e ora su Pierre, ancora vivo e con la pietra in suo possesso XD .. non vedo l'ora di leggere/sapere come si è salvato e come Lara riuscirà a rendere giustizia a Proteo :D




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Re: [TWC-Fuori Concorso] Il Piatto Freddo

Messaggio da overhill » 09 marzo 2010, 17:28

Eh eh, ammetto di avere avuto qualche dubbio sul fatto che magari non vi eravate accorti di niente... poi ho visto l'indice :D

Così un'altra volta imparo a non avere fiducia nei moderatori! :asd:

Però vi tocca aspettare domani per vedere cosa combinerà il nostro caro amico Pierre, e come Lara si muoverà: sono sicuro che sarà una sorpresa quasi quanto lo è stata per me quando mi è venuta in mente! :)


Edit: non resisto a vedere (si fa per dire) le vostre facce :asd:






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Re: [TWC-Fuori Concorso] Il Piatto Freddo

Messaggio da overhill » 09 marzo 2010, 19:44

Combattimento

Non poteva certo rimanere in quel corridoio.
Ormai Pierre sapeva della sua presenza, quindi doveva darsi una mossa per trovarlo, ucciderlo o comunque renderlo inoffensivo (e quindi ucciderlo, per forza), recuperare la Pietra e terminare di vendicare Proteo.
Iniziò riflettendo su quello che aveva appena visto: come aveva fatto il francese a sparire? Un rinoceronte non è una colomba che si può nascondere nel doppiofondo di un cilindro. E' una bestia che pesa diverse tonnellate, massiccia, grossa e grigia. Non si può certo infilare in un cunicolo nascosto.
La risposta le venne immediatamente. Pierre aveva la Pietra di Proteo, amuleto che le consente di trasformarsi in qualsiasi creatura desideri.
Anche un insetto.
Il puf che aveva sentito, ne era certa, era il rumore che aveva fatto l'aria occupando lo spazio che la massa del rinoceronte aveva lasciato libera. E per quanto riguarda il collare, il laccio che tiene la pietra, si adattava alle dimensioni dell'animale che il proprietario aveva scelto: grande per il rinoceronte, aderente per il serpente, normale per il cane, piccolissimo per l'insetto.
Questa pausa durante la quale si era messa a pensare razionalmente ebbe il potere di calmarla. Respirò a fondo un paio di volte, per aumentare la sensazione di tranquillità. Si sedette contro la parete di fondo, per fermare il tremito che sentiva ancora nelle gambe.
Lentamente si calmò.
Con calma ripercorse l'intero corridoio, trovando conferma nel fatto che non c'erano varchi, passaggi, feritoie per andare da nessuna parte; a parte, naturalmente, quella dalla quale era arrivata.
Quindi si chinò nuovamente e tornò sui suoi passi. Si fa per dire, ovviamente.
Nel corridoio dal quale era sbucato Pierre-Anaconda, notò subito che c'era una luce lontana, in direzione opposta a quella che già conosceva. Ci andò e vide che la botola gemella di quella che aveva aperto, era alzata.
Si issò e si ritrovò in un piccolo disimpegno, di poco più grande del passaggio nel pavimento.
C'era una sola porta, e Lara l'aprì con circospezione.
Non era ancora entrata, che la voce di Pierre la salutò: «Benvenuta, mademoiselle Croft. Da quanto tempo non ci vediamo?».
Lara entrò completamente nella grande stanza: era di dimensioni simili alla grande biblioteca sull'altro lato, ma qui non c'erano libri. Era la stanza dei tesori di Pierre, ed era stracolma di oggetti recuperati (“Rubati!” pensò l'archeologa “Ecco come si è guadagnato questa villa!”) ai quattro angoli del mondo. Lastre di pietra, statue antichissime, anfore, vasi, monili. Quasi tutti gli oggetti erano protetti da teche di vetro, mentre alcuni, troppo ingombranti, erano semplicemente esposti.
Pierre era seduto su un trono Inca, finemente lavorato, con la gamba destra mollemente appoggiata al bracciolo. Con la mano dello stesso lato giocherellava con la Pietra di Proteo, assicurata al collo con un laccetto di cuoio.
Lara rispose alla domanda dell'uomo: «Da qualche giorno fa... Ricordi? È stato quando mi hai venduto la chiave che mi serviva per trovare la Pietra Filosofale... poi ho sistemato il tuo compagno troglodita e abbiamo cercato reciprocamente di farci fuori: io ti ho fatto precipitare in un burrone e così pensavo di essermi sbarazzata di te».
Pierre rise: «Una cosa che ho sempre ammirato di te, mia cara, è il tuo senso dell'umorismo. Ma secondo te io, Pierre Dupont, possessore, e aggiungo unico possessore, della Pietra di Proteò posso davvero morire, come un qualunque essere inferiore?»
Lara si muoveva lentamente in mezzo a tutti quei reperti, cercando di osservarli, ma sapendo che non doveva perdere di vista il suo avversario. Rispose con sarcasmo: «Diciamo che ci speravo. E' un difetto di noi inferiori quello di sperare sempre che i cattivi vengano puniti».
Pierre si spostò, abbassando la gamba destra e accavallando la sinistra: «Ah, ma cherì, ma quello avviene nei B-movie americani. Nella cruda realtà noi cattivi abbiamo quella marcia in più che voi non avete».
«Sarebbe?»
«Possiamo barare. Voi no, altrimenti non sareste più i buoni».
Lara estrasse lentamente le colt dalle fondine e con naturalezza le puntò in direzione dell'uomo. Che non si scompose minimamente: «Oh, la-la! Le mie care, vecchie pistole! Non le vedevo da quel giorno, ad Alessandria... deduco che milady abbia voglia di giocare, n'est pas?»
La donna alzò un angolo della bocca per sorridere, ma non troppo: «Tu non hai la minima idea di quello che voglio fare».
Con un fluido movimento mirò con entrambe le pistole e sparò.
I proiettili viaggiarono verso Pierre ad altissima velocità, seguendo due rotte quasi parallele. Quando arrivarono all'obiettivo però, l'uomo era scomparso.
Dalla posizione in cui si trovava Lara non lo vedeva, ma ne sentì il ruggito: Pierre-Tigre saltò sopra una teca contenente un gruppo di vasi. Ruggì ancora e contemporaneamente saltò verso di lei. Lara si tuffò in avanti, evitando per un soffio gli artigli acuminati della fiera. Si rialzò immediatamente, e si girò inquadrando nei mirini un Pierre-Gorilla che si stava percuotendo il petto, infuriato.
Era veloce nelle trasformazioni, ne aveva dato prova anche nel cunicolo, passando da un animale enorme a uno minuscolo.
Sparò ancora, ma i due proiettili attraversarono l'aria lasciata dal primate, che si era trasformato in un coccodrillo. Il rettile corse verso la donna scuotendosi come sua natura: Lara saltò indietro e atterrò su una teca, dalla quale riuscì a salire su altri contenitori, fino ad arrivare sulla parte superiore di una colonna, molto vicino al soffitto.
Pierre-Coccodrillo la osservò da sotto, e Lara avrebbe giurato che si stava divertendo. Purtroppo era difficile da capire, visto il ghigno naturalmente stampato sul muso della bestia, ma ne era convinta.
Mentre Pierre si esibiva in un'altra trasformazione, la donna si rese conto che non poteva certo andare avanti in questo modo all'infinito: doveva trovare una via di uscita, un sistema per eliminare il suo avversario.
Pierre-Aquila intanto la stava attaccando con i suoi artigli, mentre lei, che doveva stare piegata essendo in uno spazio piccolo, cercava di difendersi come poteva. Non riusciva a prendere bene la mira. In realtà non ci riusciva neanche male, ma il francese non sembrava intenzionato a concludere. Sembrava si stesse divertendo un mondo.
In quei pochi minuti da quando era partitola battaglia, per più di una volta le era venuta in mente la parola “natura”. Pierre si poteva trasformare in qualsiasi animale, ma chissà se ne imitava anche la natura. Se diventava una zanzara aveva voglia di sangue? Se decideva di diventare un pipistrello avrebbe potuto appendersi a testa in giù senza soffrire di mal di testa?
Un'idea prese forma nella sua mente.
Era solo un abbozzo, ma non aveva decisamente tempo, visto che, a quanto pareva, anche il suo compagno di giochi stava iniziando a perdere interesse.
Ovviamente, come troppo spesso capitava, aveva una sola possibilità.
Intanto a terra un Pierre-Iena la stava guardando e sghignazzava secondo la sua natura. Appunto.
Lara scese dal pilastro e si piazzo a debita distanza dalla bestia.
«Adesso mi hai veramente rotto le scatole, lurido francese. Sei troppo lento per riuscire a prendermi!»
Così dicendo gli tirò le pistole e fuggì in direzione della porta di uscita, sperando che fosse aperta.
Lo era.
Ci si fiondò, superò il piccolo disimpegno ed entrò di corsa nella stanza successiva.
Subito prima di entrare guardò dietro di sé e vide quello che sperava: l'animale più veloce sulla terra che Pierre potesse razionalizzare aveva preso velocità e stava arrivando.
Lara chiuse la porta, restando in attesa: quando sentì che le zampe dell'animale avevano smesso di colpire il pavimento la riaprì di scatto.
Pierre-Ghepardo entrò nella stanza volando a circa un metro e mezzo da terra, senza alcuna possibilità di fermarsi.
La provocazione di Lara gli aveva fatto dimenticare la prudenza, e la sorpresa che lo colse gli impedì di ragionare con lucidità per trasformarsi in qualcosa di diverso; la sua natura felina lo portò a roteare forsennatamente la coda per riuscire a rigirarsi mentre le zampe non toccavano terra. La coppia di telai laser, che nel frattempo non avevano smesso di muoversi, gli si pararono davanti all'improvviso; riuscì a scartare quello l'inferiore, ma non quello superiore, che gli staccò di netto la coda. Il sistema nervoso del ghepardo gli mandò stelle di dolore al cervello, che aumentarono la bruciante disperazione di Pierre. Nelle frazione di secondo che seguì, il suo cervello elaborò la prima immagine possibile di un essere senza coda, e il felino scomparve, lasciando il posto a Pierre, nella sua naturale forma umana.
Il francese si riprese immediatamente, ricordandosi di essere in pericolo mortale per colpa dei suoi stessi laser, ma non abbastanza per evitare che Lara, che nel frattempo si era infilata tra i due telai, gli strappasse la Pietra dal collo. Mentre la donna eseguiva un salto all'indietro per evitare il telaio inferiore, l'uomo saltò in avanti, rotolando per evitare quello superiore, che andò verso la sua avversaria; lei si abbassò e retrocesse verso l'uscita, richiudendola dietro di sé.
Intanto il padrone di casa si arrabattava per recuperare l'equilibrio, evitando contemporaneamente i laser. Accidenti, essere vittima delle proprie trappole era uno scherzo veramente brutto!
Finalmente riuscì a districarsi e ad arrivare all'uscita.
Sapeva benissimo che quella porta non poteva essere chiusa, l'aveva fatta costruire lui così.
L'aprì e rimase senza parole.
Davanti a lui, con uno sguardo feroce negli occhi azzurri, c'era Proteo.






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Re: [TWC-Fuori Concorso] Il Piatto Freddo

Messaggio da overhill » 10 marzo 2010, 11:23

Vendetta

La faccia incassata nelle spalle, il naso adunco completamente storto, la bocca sdentata; gli occhi sporgenti, come un rospo: l'odio era evidente.
Pierre non si aspettava certo un mostro di quel genere.
Scoppiò a ridere: «E io che pensavo di trovare un drago, un dinosauro, una tigre».
Si mosse lentamente verso l'essere davanti a lui continuando a schernirlo: «Uno storpio, un errore della natura, un mostro orribile. Qualcosa e non qualcuno».
Gli girò intorno: «Lara, Lara, Lara. Che delusione mi hai dato. Tra tutti le cose intelligenti che potevi fare, proprio questo... orrore». Si fermò e avvicinò il viso all'essere deforme, terminando la frase: «Proteò».
Allungò la mano per riprendere l'amuleto: dalla bocca dell'uomo uscì una specie di farfuglio.
Si fermò e abbassò l'orecchio: «Come?»
Altre parole biascicate.
«Je ne comprends pas» si spazientì il francese, smettendo per un attimo di usare l'Inglese.
La mano di Proteo scattò afferrando il polso dell'uomo, come, sotto forma di statua, aveva fatto anni prima. La bocca del greco si mosse appena, e Pierre si rese conto che Proteo stava sorridendo come la sua natura di storpio gli permetteva.
Strinse il pugno e il polso si frantumò in centinaia di minuscoli frammenti.
Il dolore fu assordante, molto più profondo di quello che aveva sentito quando il laser aveva tagliato la coda alla sua forma di ghepardo, un dolore così intenso che Pierre non riuscì neanche a urlare.. Indietreggiò sbattendo contro il muro tra le due porte, di fronte al vano d'ingresso alla piccola stanza e cadde seduto.
L'essere gli si avvicinò lentamente. Guardò il francese negli occhi e gli disse: «Proteo, con l'accento sulla prima “O”».
Con fluidità gli occhi tornarono a una posizione normale, affiancati, il volto si raddrizzò e il corpo si allungò, eliminando le due assurde lordosi che ne facevano un'incredibile “S” e facendo scomparire la gobba; le gambe si raddrizzarono e anche le braccia si allungarono lungo il corpo, ormai perfetto. Proteo assunse la forma che avrebbe avuto nella vita, se il caso e la combinazione dei geni dei suoi avi non ne avessero fatto uno storpio.
Pierre era sbalordito, e per pochi secondi dimenticò di avere il polso fratturato. Fece un movimenti per alzarsi e questo gli provocò una fitta dolorosa, che strappò un novo sorriso a Proteo, nella sua nuova forma.
Con altrettanta fluidità il corpo si raggrinzì di poco e tornò a essere Lara; con voce melliflua disse: «...e non mi sono nemmeno sforzata».
Pierre si era completamente dimenticato che la Pietra donava una forza straordinaria al possessore: l'aveva tenuta con sé per troppo tempo, per cui aveva dimenticato di essere un uomo normale. Era troppo abituato alle trasformazioni per ragionare, ma in quel momento gli venne in mente l'unica cosa che avrebbe potuto salvarlo. E decise di sfruttarla subito.
Guardò negli occhi la sua avversaria e cercò di usare il tono più convincente possibile: «Lady Croft, ti prego, ti imploro: non uccidermi».
Ottenne quello che desiderava: Lara scoppiò a ridere e si distrasse per una frazione di secondo.
Più che sufficiente.
Alzò la mano non distrutta e toccò il centro dell'intarsio presente sul muro: la paratia inferiore si aprì e Pierre rotolò indietro entrando nel vano, scomparendo.
Lara si getto in avanti per impedire la chiusura, ma non riuscì ad arrivare in tempo: il pannello si richiuse, bloccandosi.
Contemporaneamente un assordante suono di sirena si sparse per tutto l'edificio.
“Maledetto, è riuscito a cavarsela anche questa volta!”
Lara avrebbe voluto cercarlo, stanarlo e terminare la vendetta, ma non voleva coinvolgere guardie e inservienti del castello. E sentiva distintamente il rumore di passi di persone che correvano in avvicinamento.
Adesso doveva andarsene. E aveva tutti gli strumenti necessari per farlo senza avere problemi.
La mezza dozzina di guardie che entrarono nello stanzino pochi secondi dopo non trovarono nessuno, e ovviamente non fecero caso a una mosca che svolazzò fuori.
Lara-Mosca seguì il corridoio svolazzando. La sensazione era incredibile: la natura dell'insetto le permetteva di vedere completamente intorno a sé , davanti, indietro, sopra e sotto contemporaneamente; poteva volare con scarti di direzione praticamente immediati.
Il monile si era trasformato in un laccio intorno al microscopico collo, e gli sbatteva leggermente sul petto peloso.
Il potere della Pietra era incredibile. Sentiva di poter fare quello che voleva, poteva trasformarsi in qualsiasi essere, uomo o donna, animale esistente o di fantasia. E la forza che sentiva scorrere possente nelle vene e nei muscoli.
Si sentiva onnipotente.
Iniziava a capire l'effetto che poteva avere avuto su un debole come Pierre (Pierre corrisponde al nostro Pietro), che della “pietra” aveva solo il nome e non sicuramente il carattere forte.
Ma lei non era come lui: doveva fare qualcosa.
E quel qualcosa gliel'aveva detto anni prima lo stesso Proteo.
(Nella pulsante tana del mostro...).
Decisamente la “tana del mostro” non poteva che essere quella nella quale si trovava. Pierre era un mostro, e dei peggiori, e il grande castello pulsava di tutte le creature che la mente malata del francese poteva concepire.
E ora Lara avrebbe dovuto fare un'ultima cosa per compiere la profezia.
Tornò indietro mantenendo la forma di mosca. Si appoggiò alla finestra e vide un'ambulanza andarsene a sirene spiegate dal portone principale, seguita da alcune macchine. Pierre doveva essere dentro quel mezzo, diretto a qualche clinica privata dove sicuramente gli avrebbero ricucito i danni.
“Meglio” pensò Lara, “così la prossima volta sarà tutto intero e potrò farlo a pezzi senza sentirmi in colpa”.
Tornò nella stanza dei laser e riprese forma umana.
Si tolse l'amuleto e lo osservò per qualche secondo.
Quindi lo lanciò in direzione del telaio inferiore, che era in arrivo.
La traiettoria della pietra incrociò il fascio di luce.
Venne tagliata in due parti quasi perfettamente uguali. Per una frazione di secondo le due metà si sovrapposero, come a cercare di resistere all'inevitabile distacco, e a Lara diedero l'impressione di un
(...distruggerai il mio...)
cuore.
“Peccato” rifletté, mentre le due parti della pietra cadevano verso il pavimento. La forma levigata e perfettamente arrotondata si raggrinzì trasformandosi in due ciottoli apparentemente anonimi. Quando toccarono il pavimento quasi esplosero, sbriciolandosi in microscopiche particelle, che il vento provocato dai due telai in movimento dispersero nella stanza.
Una piccola parte della polvere venne sbuffata in sua direzione, e lei, senza quasi rendersene conto, l'aspirò.
Per alcuni secondi il mondo attorno a lei si dilatò, assumendo una forma ignota eppure in qualche modo famigliare... vide Pierre a terra, con le membra completamente disarticolate, crivellato di colpi e coperto di sangue; lo osservò, indifferente alla sua morte. Un brivido le percorse la schiena e si sentì osservata: si girò di scatto, ma riuscì solo a vedere un'ombra nel buio, che si muoveva a scatti. Non ne era sicura, ma era quasi certa che l'ombra fosse bionda. Ed estremamente malvagia... posto che la cosa avesse un senso.
Starnutì, eliminando le particelle di polvere dal naso. Forse aveva avuto una visione della profezia successiva; forse quello che aveva visto sarebbe successo davvero, prima o poi.
Ma dove?
(...dove risiedono i miei fratelli...).
Avrebbe quindi avuto la sua vendetta?
(...ucciderai un'ombra...)
Ma chi poteva essere l'ombra di cui le aveva parlato Proteo? Era davvero Pierre o... qualcun altro di più sinistro e sconosciuto?
Forse avrebbe potuto utilizzare ancora la Pietra per sapere, per conoscere. Ma ormai non era più possibile, e in fondo era meglio così.
Non era abituata a piangersi addosso. Per questo motivo uscì dalla stanza, cercando un modo per scappare dal castello: era sicura che non avrebbe avuto problemi, anche senza la protezione della Pietra. In fondo si era sempre difesa bene, e, ne era convinta, avrebbe continuato così per molto altro tempo. Contro qualsiasi nemico le si sarebbe parato dinanzi.
(...e in cambio ne avrai altre cento).
Rimase in ascolto per qualche secondo. Dal fondo del corridoio si sentiva chiaramente uno scalpiccio, accompagnato da uno stupido ghigno.
“Mi stavo appunto domandando dove si fosse cacciato Larson” pensò.
Andò a recuperare le pistole nella stanza dei trofei.
Qualcosa le disse che ne avrebbe avuto bisogno.

* fine *





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Re: [TWC-Fuori Concorso] Il Piatto Freddo

Messaggio da overhill » 13 marzo 2010, 12:23

MI tocca fare un "up": dopo quello che è successo in questi giorni, è normale che certi argomenti leggeri passino in secondo piano...






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Re: [TWC-Fuori Concorso] Il Piatto Freddo

Messaggio da Greywolf » 13 marzo 2010, 15:56

Scusa se non ho postato subito, ma lo hai capito da solo: gli argomenti più "leggeri" sono stati completamente schiacciati dagli eventi più tragici.

In ogni caso ho trovato il tuo racconto bellissimo: la degna conclusione del racconto di Nillc e nello stesso tempo una storia indipendente, piena di colpi di scena (soprattutto il rinoceronte!) e di suspence, forse anche grazie alla pubblicazione a puntate: ogni volta non vedevo l'ora che arrivasse la successiva!




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Re: [TWC-Fuori Concorso] Il Piatto Freddo

Messaggio da overhill » 13 marzo 2010, 15:58

Infatti: ho uppato solo perché spesso capita che non si noti il nuovo post, visto che non cambia il nome dell'ultimo "postatore" :)






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Re: [TWC-Fuori Concorso] Il Piatto Freddo

Messaggio da Alister » 13 marzo 2010, 23:22

Non ho ancora avuto modo di leggerlo. Quante parti mancano? Così quando le avrai uppate tutte lo stamperò.




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Re: [TWC-Fuori Concorso] Il Piatto Freddo

Messaggio da overhill » 14 marzo 2010, 08:35

:shock:
E' finito... :)






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