[Romanzo] Dove la notte (a capo) inizia

Voi vivreste nel buio?

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Messaggio da overhill » 28 aprile 2009, 17:29

Bene, ve l'ho promesso, quindi vi posto l'ultimo capitolo della seconda parte :)






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Messaggio da overhill » 28 aprile 2009, 17:32

21. Dissolvenza

«Moriremo tutti...» La voce di Mauro suonava rassegnata, più che spaventata. Ripeté: «Moriremo tutti ...»
Paola lo interruppe: «Non dobbiamo pensare in questo modo, Mauro. Dobbiamo cercare di pensare positivo. Anche se non è decisamente facile, dopo tutti i casini che sono successi.»
Beatrice era con i due ragazzi, ma non aveva ancora emesso un solo suono. Era probabilmente sotto choc, e la cosa era più che giustificata dallo spettacolo dell'enorme frigorifero e dei due corpi che ne sporgevano.
Era stata lei a scoprire il nuovo “incidente”, e la reazione che aveva avuto aveva preoccupato moltissimo Paola, che non voleva avere un altro esaurimento a cui badare. Mamma Bea era andata camminando lentamente da Paola, che stava accudendo Francesca, sempre addormentata, e le aveva semplicemente detto: «C'è stato un incidente. Un altro. In cucina» con voce atona, poi si era girata ed era tornata indietro, seguita da Doc.
Lungo la strada avevano incontrato Mauro, che stava arrivando dalla zona inferiore. Aveva seguito le due donne senza fare domande: gli era bastato uno sguardo ai due volti per capire che era successo qualcosa di grave.
Adesso dovevano decidere come muoversi. Mauro osservava il pesante elettrodomestico con occhio tecnico: era grosso, molto grosso. Parlò senza girarsi: «Penso che la soluzione giusta sia un cric. Non so se ce ne sono in Magazzino.»
Paola gli parlò con voce dolce: «Hai voglia di andare a vedere?»
Mauro non rispose. Si girò e uscì dalla Cucina.
Doc si avvicinò a Mamma Bea e le passò un braccio intorno alle spalle.
Entrambe non riuscivano a staccare gli occhi da quello spettacolo orribile.
«Giorgio e Gianluca, penso. Ma come è successo, secondo te?» chiese l'anziana, cercando di dare un senso a quello che vedeva senza volerlo.
«Non lo so. E' un altro incidente, penso, anche se non capisco: mi sembra che il frigo sia troppo pesante per essere caduto da solo. Forse uno dei due si è arrampicato, ma non ne capisco il motivo, e l'altro ha cercato di fermarlo.»
Beatrice si stava lentamente riprendendo: «Strano, molto strano. Se è andata come hai detto, chi dei due si stava arrampicando? E perché lo stava facendo? Magari per sfuggire all'altro?»
Mauro tornò in quel momento: «Temo che ci sia un altro problema.»
La voce dell'uomo era gelida, quasi svuotata da ogni umanità. Una voce morta.
Paola sentì immediatamente la nuova nota e si girò a guardare Mauro, che aveva gli occhi spalancati. Si girò e disse alle donne: «Francesca è morta...»
«Ma...» Paola era sbalordita, prima ancora che addolorata, «...come lo sai?»
Mauro lentamente si trasfigurò, grosse lacrime iniziarono a scendergli lungo le guance; lentamente fece scorrere la schiena contro il muro, fino a sedersi in terra, dove si abbandonò a un pianto silenzioso, e, proprio per questo, ancora più inquietante.
Doc corse verso l'Infermeria. Si precipitò dentro, ma non dovette avvicinarsi troppo per capire che Mauro aveva visto bene. Era difficile pensare che Francesca potesse essere ancora viva con il grosso coltello piantato in pieno petto, in mezzo a un disastro di sangue. E il fatto che questo non uscisse più a fiotti rendeva evidente che ormai non c'era più nulla da fare. Paola si appiattì contro la parete, imitando inconsciamente il movimento di Mauro.
«Mauro...» pensò Paola. Freneticamente mise insieme i vari pezzi del mosaico; «Mauro... brutto pezzo di merda...!»
Improvvisamente il pensiero di Beatrice: l'aveva lasciata sola con quel bastardo! Doveva correre, subito, forse non era troppo tardi. Si alzò e andò rapidamente verso la Cucina, cercando di non farsi sentire, per non mettere in allarme l'assassino. Arrivata in Sala da Pranzo vide che Beatrice era lì, seduta al grande tavolo, ancora sconvolta. La guardò e chiese: «Francesca?»
Paola scosse la testa, chiudendo gli occhi: «Morta. Assassinata.»
Beatrice non disse nulla. Iniziò a piangere sommessamente, sopraffatta dal dolore. Paola si avvicinò e le coprì la mano con la sua. L'anziana donna mormorò: «Come...?»
«Un coltello.»
Le sopracciglia di Mamma Bea si aggrottarono: «Mauro?»
Anche la voce di Doc divenne dura: «Penso di sì.»
Paola si precipitò in Cucina. Mauro non si era mosso, stava ancora piangendo seduto a terra.
Paola lo aggredì, urlando e tirandogli calci: «Bastardo! Cosa hai fatto a Francesca?! Cosa ti aveva fatto, pezzo di merda?!»
L'uomo non capì subito quello che Paola stava dicendo. Sulle prime pensò a un momento di sfogo, poi capì: «Ma cosa stai dicendo? Pensi che ... ?»
«Bastardo! Bastardo!» continuava Paola, sempre più frenetica, senza ascoltare quello che il suo obiettivo cercava di rispondere.
«Paola, calmati! Non sono stato io! Non posso essere stato io!» disse alzandosi in piedi con fatica.
Paola continuò ancora per alcuni secondi a colpire, poi lentamente le parole dell'uomo arrivarono alla parte ancora coerente del suo cervello: «Cosa vuole dire che non puoi? Perché non puoi?»
Mauro alzò le mani: «TI sembra che io abbia del sangue sulle mani? Secondo te si può accoltellare qualcuno nel petto, fare uscire tutto quel sangue e non macchiarsi nemmeno con una goccia?»
La donna smise di colpire e cominciò a singhiozzare appoggiando la fronte contro il petto dell'uomo: «Scusa» diceva come poteva, «scusami, ma pensavo... scusami...»
Mauro abbassò le mani e la abbracciò, battendole delle piccole pacche sulle spalle. Era un po' imbarazzato, ma era contento di quella vicinanza. Disse, parlando sommessamente: «Io volevo bene a Francesca. Era una delle poche persone con cui riuscivo a parlare. Era molto intelligente, molto intuitiva, aveva un bellissimo carattere. Comunque fosse finito il gioco, io il mio premio l'avevo già vinto...»
Si abbracciarono e piansero il loro dolore, entrambi con il cuore a pezzi. Si strinsero per diversi minuti, piansero. Poi Paola fece un movimento con la testa, e le sue labbra si trovarono vicine a quelle di Mauro. Fu un bacio leggero, casuale, quasi non voluto. La donna tornò a cercare la bocca dell'uomo, che ricambiò. Il bacio divenne più profondo, più disperato, più intenso. Un salvagente nell'oceano di disperazione che li circondava; un baluardo contro la follia.
Il bacio continuava, diventava più frenetico; l'abbraccio si sganciò, le braccia divennero mani, esploratrici, alla ricerca di contatto, di intimità offerta e assaporata.
Improvvisamente Paola uscì dalla frenesia che li aveva colti e sbottò: «Ma... se non sei stato tu...» Anche Mauro si rese conto delle implicazioni della situazione: se lui non aveva ucciso Francesca, se non l'aveva uccisa neanche Paola, allora...
Beatrice era sulla porta della Cucina e li stava osservando con occhi vacui.
«Mamma Bea... tu... ?» iniziò a parlare Paola, ma si interruppe.
L'anziana donna fece un passo in avanti, strascicato, pesante, che rimbombò nella stanza...
TUM
Appoggiò il corpo sul piede e trascinò l'altro piede a fare un secondo passo, difficile come il primo...
TUM
Fece un movimento strano delle spalle, come se volesse fare un balletto. Si fermò. Nel silenzio totale, Mauro e Paola sentirono uno sgocciolio.
Tra le gambe della donna, in controluce, si vedevano delle gocce cadere a terra, come se si stesse urinando addosso.
Beatrice guardò i due e, assurdamente, cercò di sorridere. Disse una frase, che entrambi compresero nelle parole, ma non nel significato: «La tasca... era piena... dopo...»
Cadde in avanti, urtando il volto con violenza contro il pavimento. Nella schiena era piantato un coltello, simile a quello che aveva ucciso Francesca. Paola e Mauro erano impietriti dalla sorpresa e dall'orrore. Beatrice si scosse per un paio di secondi, poi smise di muoversi.
La donna si avvicinò lentamente. La toccò sulla spalla. Poi alzò la testa ed emise un lungo, lunghissimo urlo di dolore. Un ululato profondo e animale.
Mauro rabbrividì e tornò a sedersi a terra, lungo la parete.
«Siamo rimasti solo noi due» disse a Paola. La donna pianse ancora per diversi minuti, poi lentamente si calmò.
Guardò Mauro e disse: «No, c'è anche Sid.»
«Pensi che sia...?»
«Certo che è stato lui! Chi altro può essere? Io e te eravamo qui, insieme, a...» si interruppe per un paio di secondi ripensando al momento che avevano vissuto insieme, poi si riprese, «insomma, eravamo qui e quando sono entrata Beatrice era in Sala da Pranzo, viva e vegeta, anche se sotto choc. A meno che tu non abbia il dono dell'ubiquità...»
Si interruppe vedendo che Mauro la stava osservando attentamente.
«Cosa c'è?» chiese.
«Tu dici che Beatrice era viva quando sei entrata. Ma io ho solo la tua parola. E anche Francesca potresti averla uccisa tu prima di venire di qua...»
Paola lo interruppe: «No, in Infermeria è venuta Beatrice a chiamarmi e Francesca era ancora viva, altrimenti l'avrebbe detto, no?»
«Potresti averla uccisa prima di uscire, tanto lei stava dormendo per cui non se ne sarebbe neanche accorta.»
Paola si confuse per alcuni secondi. In effetti le prove, se vogliamo chiamarle così, erano contro di lei. Poi si rese conto di una cosa ovvia: «Ma se l'avessi uccisa io, avrei le mani sporche di sangue, e, come nel tuo caso, non è così.» Terminò alzando le mani.
Mauro aveva gli occhi spalancati nella penombra della Cucina. Lentamente si rilassò: «Scusami Doc, ma è avvenuto tutto così in fretta, e io sinceramente, ho una discreta paura.»
«Senti» disse Paola usando un tono pratico, anche per darsi coraggio, «dobbiamo parlare con Sid. Non so se è lui il colpevole o meno, ma non vedo proprio chi altri possa essere. Se ci risponde, magari ha una soluzione...»
«Oppure può scoprire dove siamo: qui è buio, magari non ci vede.»
«Giusto» ammise Doc.
Proseguì: «Ma da qui dobbiamo andarcene in qualche modo. Ormai è evidente che il gioco è chiuso, che c'è un pazzo omicida e che rischiamo la pelle.»
Mauro rifletté per alcuni minuti. Quando parlò lo fece lentamente, per dare tempo ai pensieri di concretizzarsi: «Io non credo che sia Sid l'assassino. Lui non è in gioco, almeno credo, per cui non ci guadagna nulla a farci fuori. Io penso che ci troviamo in una situazione come in dieci piccoli indiani, l'hai letto?»
«Sì, diversi anni fa. Se non ricordo male il colpevole aveva fatto finta di morire per potersi muovere liberamente. Si era accordato con il medico presente, dicendogli che lo faceva per investigare, e invece la prima vittima successiva era stata proprio il medico.»
«Accidenti, lo ricordi benissimo. Però nel nostro caso chi potrebbe essere? Non Gianluca e Giorgio, che sono morti in quel modo. Barbara neanche a parlarne, Beatrice e Francesca idem, sono ancora lì con il coltello nella schiena. Rimangono solo Mariano, che però escluderei lo stesso, visto che si trova sotto, nel congelatore e se si fosse finto morto, adesso lo sarebbe davvero; e i due fuggitivi, Luca e Emilio. Ma anche in questo caso non capisco... Comunque se devo votare voto per uno di loro.»
«In effetti, la cosa mi sembra funzionare. Ma se fosse Luca non avrebbe bisogno di fare questi giochetti: arriverebbe e ci farebbe fuori senza problemi, soprattutto adesso che siamo rimasti solo in due. No, credo sia Emilio. Anche se continuo a non capire il perché...»
Mauro assentì con la testa, in silenzio.
Paola si alzò in piedi e si girò verso l'alto, come se dovesse parlare con una divinità.
«Sid!» urlò.
Attesero un paio di secondi, poi sentirono la solita voce metallica: «Eccomi. Avete bisogno?»
I due si guardarono spalancando gli occhi. Mauro disse sottovoce: «Ogni volta questo mi tira scemo: ma dov'è stato fino adesso?»
«Ma cosa cazzo vuole dire avete bisogno?» disse Paola inviperita, rivolta alla voce.
«Ho notato che avete avuto qualche problema. Siete riusciti a risolverli?»
«Be' a parte che siamo rimasti solo io e Mauro, e che tutti gli altri sono morti, direi che va tutto bene» rispose la donna con voce ironicamente tranquilla.
Sid replicò con voce atona: «Non riesco a vederti: chi sei?»
In effetti la penombra non permetteva di vedere bene, nella Cucina: «Sono Paola, stronzo!» la voce della donna era salita di diverse tonalità. La telecamera spostò lo zoom verso il suo volto.
«Ah, bene.»
«Ma bene un cazzo! Mi stai dicendo che non ti sei accorto di cosa succede?»
Lo zoom si avvicinò ancora.
«Dove cazzo sei, bastardo! Tiraci fuori di qui...»
Un rumore sulla destra attirò la sua attenzione, e mentre si girava istintivamente, terminò: «...pezzo di me






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Messaggio da overhill » 29 aprile 2009, 14:47

Ho una buona notizia: ho finito di riscrivere la parte finale! :)

Ho terminato due minuti fa con l'epilogo, il capitolo che riservo di solito per spiegare le cose meno chiare, per dare un seguito agli avvenimenti e, a volte, per mettere qualche dubbio.
L'ho tenuto una settimana circa nell'oblio, perché non riusciva a sodisfarmi, e anche adesso non mi sembra esattamente il massimo possibile, ma sinceramente non riesco a capire "dove" mettere mano.

Ad ogni modo per ora ve lo cuccate così, a meno che, nel mentre che pubblico gli altri 18 capitoli, non mi venga in mente niente altro.
Vi dico solo che ho aggiunto questa parte perché tanti mi avevano chiesto di cambiare e non lasciare il finale sopseso. Per cui ho aggiunto un po' di carne, ma il finale... l'ho lasciato sospeso lo stesso! :D






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Tomb Raider 3 Gold

Messaggio da Blu » 29 aprile 2009, 16:38

Grande :D .. non so ancora cosa tu sia riuscito a "partorire" [:^] , ma l'idea che tu sia riuscito a completare il quadro pur lasciando il finale in sospeso lo trovo geniale :D .. non vedo l'ora di leggerlo :) .. lo pubblicherai direttamente qui procedendo con i capitoli :) ?




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Messaggio da overhill » 29 aprile 2009, 17:02

Sì, pensavo di fare così: continuo a pubblicare i vari capitoli con le modifiche già fatte così ti tocca rileggerli :)

Ho solo un piccolo dubbio: anche se nella nuova trama non è indispensabile, mi intrigava inserire un nuovo personaggio temporaneo, un giornalista. L'idea è di un ragazzo piuttosto giovane, sotto i trent'anni, che abbia capito dall'inizio che la "cazzata" aveva qualcosa di anomalo (tu che hai letto la prima stesura sai cosa intendo). Inoltre l'intervista al Questore nel telgiornale e le sue rivelazioni gi confermano che il qualcosa che non andava c'era davvero. E visto che Federica a questo punto è tornata ad avere un ruolo piuttosto importante nella soluzione dell'enigma, penso che abbia anche bisogno di un aiuto "dall'interno" dei media.
Questo perché
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Però non sono convintissimo... :|






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Messaggio da overhill » 29 aprile 2009, 17:04

III Parte Il Salvataggio

1. Le indagini proseguono

Stefania e Gianni rimasero per diversi minuti in silenzio con lo sguardo fisso verso lo schermo sul quale l'immagine di Paola era congelata in una smorfia furiosa. Non si resero subito conto di essere arrivati alla fine delle registrazioni.
Avevano passato le ultime tre settimane utilizzando ogni secondo libero ad analizzare le centinaia di ore registrate nel computer. Molte parti le avevano saltate, perché non si riusciva a capire cosa dicessero i protagonisti, oppure perché non avveniva nulla di interessante.
A un certo punto, intorno al ventesimo giorno reale, alcuni ambienti erano diventati scuri, come se le luci si fossero bruciate e nessuno le avesse sostituite. Si vedeva molto poco attraverso quelle telecamere: non era stato previsto il buio in quelle zone, e quei macchinari non erano dotati di visione notturna.
Era in quella penombra che avevano visto una persona muoversi furtivamente, camuffata da un lenzuolo che la rendeva vagamente simile a un fantasma, impedendo di capire di chi si trattasse. L'avevano vista muoversi in tutti gli ambienti, evitando accuratamente i protagonisti, sempre coperta dal telo.
L'avevano vista trascinare il corpo di Gianluca fin davanti al frigorifero, senza riuscire a capire dove lo aveva ucciso, e poi nascondersi sul tavolo, vicino al grosso elettrodomestico. L'avevano vista spingere forsennatamente l'enorme peso sulla testa di Giorgio. L'avevano vista pugnalare Francesca subito dopo l'uscita di Paola, muoversi dietro Beatrice e colpirla appena era rimasta sola nella Sala da Pranzo.
Nell'ultima ora avevano assistito ad almeno quattro omicidi. E non avevano idea di cosa fare.
Gianni si appoggiò allo schienale della poltroncina sulla quale era stato piegato in avanti fino a quel momento, seguendo le fasi concitate dell'epilogo momentaneo.
Disse con voce rotta, scandendo le parole: «Porca miseria... che razza di casino...»
«A dire poco, è un casino...» commentò in tono assente Stefania.
Tacquero per diversi minuti. Stefania consultava distrattamente i tanti appunti che aveva preso durante l'analisi delle registrazioni. C'erano i nomi di tutti i protagonisti, alcune indicazioni sui rapporti interpersonali, qualche annotazione sulle sue opinioni. C'era anche, in una colonna a parte, il modo con cui otto su dieci erano morti, per incidenti o per omicidi, con altre indicazioni.
Gianni parlò con voce stanca: «E adesso cosa facciamo?»
«Ci sono poche cose che possiamo fare. Io dovrò parlarne con i miei superiori, nella fattispecie col Commissario Corelli, detto Cocco dagli zero amici che ha, e chiedergli il permesso di investigare e scoprire dove sono finiti questi dieci disgraziati.»
Il ragazzo era pensieroso: «Certo che dopo quattro anni... Mi sa che il massimo che possiamo fare è andare a recuperare i corpi. Compreso quello dell'assassino, chiunque sia. Non è possibile che siano rimasti in vita per tanto tempo.»
«Lo penso anche io, ma è anche un dovere morale risolvere la questione.»
Gianni indicò il video: «E qui cosa facciamo?»
«In che senso?»
«Nel senso che il computer ci sta chiaramente facendo una domanda. Gli rispondiamo, oppure ce ne freghiamo?»
Stefania pensò per qualche secondo: «Facciamo così, chiedo a Mario» disse brandendo il cellulare. Compose il numero e attese qualche secondo: «Mario? Ciao, sono Stefania. Bene, grazie. Tu? Bene. Senti, immagino che ti ricorderai quel computer al quale mi hai collegato via internet? Sì... Sì esatto. Ecco, visto che ho finito di guardare tutti i video che mi interessavano, volevo sapere cosa fare per quella domanda... Sì... Esatto, quella del wrap... Secondo te...? ah... ah, sì... va bene... d'accordo... Ah, hai quasi finito? E quanto...? Un paio di giorni vanno benissimo... benissimo, perfetto... d'accordo. Fammi sapere... come hai detto? vuvuvù punto il mario punto it? Ah, tutto attaccato?... Carino! ... sì, sì prometto che ci faccio un giro appena posso... sì, anche a te... ciao!»
Sorrise al fidanzato, che la osservava curioso: «Allora? Cosa ti ha detto?»
«Ha detto che, visto che io sono molto carina, la copia sul disco esterno è praticamente finita, mancano un paio di giorni scarsi; e quando ha finito si potrà rispondere alla domanda del computer con un bel 'sì, fai 'sto benedetto wrap, qualunque cosa sia'»
«E ti ha detto che lo fa perché sei carina? Simpatico...»
«Scemo» rispose la ragazza con aria stanca, «era solo una battuta. E sinceramente non sono così in vena. Dopo quello che abbiamo visto sono veramente senza nessuna voglia di scherzare.»
Il ragazzo assentì col capo tornando serio: «Assolutamente d'accordo.» Tacque per qualche istante, quindi proseguì: «E con il tuo capo, quando ci parli?»
Stefania rifletté per alcuni secondi. Parlò lentamente, come per elaborare il pensiero man mano che lo esponeva: «Non credo che sia una buona idea parlarne in ufficio. Temo di avere contravvenuto a diverse regole scritte e non scritte facendo questa indagine con te. Innanzi tutto Cocco mi aveva dato l'ordine esplicito di non indagare, e quindi potrei avere numerosi problemi a chiedere aiuto a lui. E poi, se ne parlassi, le indagini passerebbero sicuramente a qualcun altro, perché il mio reparto non si occupa del lavoro sul campo, ma solo di quello burocratico.» Prese fiato, assumendo un tono deciso: «E questa cosa la voglio risolvere io. Sono stufa di essere la famigerata agente Pane. Voglio fare qualcosa che faccia dimenticare a tutti la stronzata che ho fatto, qualcosa che cancelli tutto l'ultimo anno.»
Gianni le si avvicinò, abbracciandola teneramente. Lei apprezzò, e si abbandonò con un sospiro. Le parlò con dolcezza: «Io sono con te, basta che mi dici cosa fare.» Tacquero per qualche secondo, poi Gianni continuò in tono pratico, ma senza staccarsi: «Pensavo, non potresti chiedere a qualcun altro in Questura? Magari quella tua amica...»
«Federica? Sicuramente mi aiuterebbe, ma non voglio coinvolgerla. Se devo cadere, voglio cadere da sola.»
«E io?»
«Tu non fai parte della Polizia, quindi non avresti problemi, tranne il fatto di vedere la tua ragazza presa a calci in culo da mezzo universo.»
«Non sarebbe un bello spettacolo. Solo io posso prenderti a calci nel sedere.»
Stefania sogghignò: «Scemo» disse, ma era contenta della capacità del ragazzo di farla ridere. Era una delle cose che apprezzava di più in lui.
Gianni, pur continuando a mantenere saldamente la posizione vantaggiosa, assunse un tono pratico: «Allora, cosa conti di fare, Serpico?»
Stefania si slacciò dall'abbraccio, nonostante le blande proteste del ragazzo: «A parte che Serpico era leggermente un uomo» disse, «penso di avere un paio di settimane di ferie arretrate. Non so se me le daranno, visto che sono in punizione, ma posso sempre tentare. Potrei addurre qualche motivo di salute...»
«Uh, come parli, bene: addurre, sembri proprio una poliziotta...»
«Scemo di nuovo» rise, «tu riesci a liberarti dal lavoro?»
«Non ci dovrebbero essere problemi, ma per quanto?»
Stefania ci pensò su per qualche secondo: «Possiamo fare così: cerchiamo di capire dove si trova il posto, e questo lo possiamo fare nel tempo libero. Anzi, io probabilmente potrei avere qualche aggancio migliore quando sono in ufficio. Poi, quando avremo stabilito dove si trovano 'sti poveracci, ci pigliamo una settimana di ferie e andiamo incontro alla gloria. Cosa ne dici?»
Gianni non sembrava convinto: «Uhm, grosso modo sì. Ma tu vorresti andare da sola in una miniera abbandonata a recuperare dieci cadaveri ?»
Stefania rise: «Ma sei mica matto? Certo che non ci vado da sola!» Piccola pausa a effetto: «Ci vieni anche tu, no?»
Il ragazzo fece un sorriso a mezza bocca, mormorando: «Chissà perché, ma me l'aspettavo...» La ricompensa di tanta sensibilità, furono un sorriso seguito da un bacio, che in qualche modo meraviglioso interruppe qualsiasi altra possibilità di replica.






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Messaggio da overhill » 29 aprile 2009, 17:22

@Chi ha già letto la prima versione: in questo capitolo c'è un primo, piccolissimo cambiamento... ma è difficile da vedere ;)






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(pacco arrivato ^^ )

Messaggio da Blu » 30 aprile 2009, 14:42




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Messaggio da doppiaelle » 01 maggio 2009, 09:36

overhill ha scritto:Ho una buona notizia: ho finito di riscrivere la parte finale! :)

Ho terminato due minuti fa con l'epilogo, il capitolo che riservo di solito per spiegare le cose meno chiare, per dare un seguito agli avvenimenti e, a volte, per mettere qualche dubbio.
L'ho tenuto una settimana circa nell'oblio, perché non riusciva a sodisfarmi, e anche adesso non mi sembra esattamente il massimo possibile, ma sinceramente non riesco a capire "dove" mettere mano.

Ad ogni modo per ora ve lo cuccate così, a meno che, nel mentre che pubblico gli altri 18 capitoli, non mi venga in mente niente altro.
Vi dico solo che ho aggiunto questa parte perché tanti mi avevano chiesto di cambiare e non lasciare il finale sopseso. Per cui ho aggiunto un po' di carne, ma il finale... l'ho lasciato sospeso lo stesso! :D
Over me la spedisci per posta? Quando torno da Roma lo leggo d'un fiato :wink:




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Messaggio da overhill » 01 maggio 2009, 12:34

Arriva :)
Se ricordo dove ho messo la mail... :shock:

Uhm, non ricordo dove l'ho ficcata.
Facciamo così: a chi interessa mi mandi il suo indirizzo mail e io provvederò a distribuire all'inclito e al volgo il mio verbo, ok?

:asd:






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Messaggio da Fil » 02 maggio 2009, 15:36

:mumble: Non è un caso che quello che dice Beatrice sia simile a quello che diceva Francesca, vero? E comunque, domandina ina...poi lo spieghi cosa intendesse Francesca con quelle frasi giusto? Mi inquietano troppo...OVEEEER!! Cattivo, mi sta prendendo troppo 'sto romanzo!! XD






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Messaggio da overhill » 02 maggio 2009, 17:02

Tranquillo, alla fine spiego quasi tutto.
C'è solo una cosa che non spiego, ma perché non ha grossa importanza il "come" avviene, ma solo il fatto che avvenga.
Quando avrò finito di pubblicare ci mettiamo un bel "making of", stile Nillc :)

Dimenticavo: magari metto la seconda puntata della terza serie, eh? :)






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Messaggio da overhill » 02 maggio 2009, 17:04

2. Una vera amica

«Ma dove diavolo eri finita?» sbottò Federica, fermando Stefania mentre correva lungo i corridoi della Questura Centrale.
«Ciao Federica!» Si fermò di colpo e abbracciò l'amica: «Scusami davvero se non mi sono fatta più viva, ma ti garantisco che ho avuto numerose ragioni per non farlo.»
Federica piegò la testa di lato, con un sorriso sardonico: «Accidenti, come sei misteriosa? C'è per caso di mezzo un uomo?»
L'altra sorrise: «Non è sesso, è solo lavoro.»
«Messa così sembra che ti sei messa a fare la mignotta.»
Stefania rise: «Ma dai, scema!» tornò subito seria: «No, davvero. E' che mi è capitata per le mani una cosa sulla quale sto indagando nel tempo libero e, se va come penso, credo proprio che la famosa stronzata verrà presto dimenticata.»
«Adesso mi hai messo curiosità. Cosa...?» Si fermò, vedendo l'espressione della collega e le sue mani agitate in aria.
«Mi spiace, ma è una cosa che potrebbe veramente costarmi il posto, per cui preferirei non coinvolgerti. Non voglio che rischi anche tu la carriera solo per darmi una mano.»
«Solo?» sottolineò Federica, «a vedere come mi tieni all'oscuro, quasi quasi non ti dico una cosa interessante che ho scoperto e che, sono convinta, ti interesserebbe parecchio.»
Stefania sorrise: «Non ti offendere, ma lo faccio per il tuo bene.»
«Curioso, me lo dice sempre anche il mio dentista... ma i denti me li strappa lo stesso!»
Risero entrambe.
«E quale sarebbe questa cosa interessante?»
Federica fece finta di non capire: «In che senso?»
«Dai, non farti pregare: cosa sarebbe questa cosa interessante?»
Federica squadrò l'amica, e si fece seria: «La cosa interessante sarebbe la pilocarpina.»
Stefania tacque per un paio di secondi, poi replicò ironicamente: «Ah, ma che scema, la pilocarpina! Ma come ho fatto a dimenticarmene... e, visto che ci siamo, cosa sarebbe questa roba?»
Federica prese per mano Stefania e controllando che nessuno le vedesse, la trascinò in un bagno vicino. Controllò che non ci fosse nessuno, chinandosi a guardare sotto le porte dei gabinetti. Stefania era preoccupata da questa manovra e stava per dirlo, quando Federica le si piantò davanti e le disse, con estrema serietà: «Sarebbe la sostanza che ti ha impedito di vedere quando i banditi sono usciti dalla porta sul retro...»
La donna impiegò alcuni secondi a capire tutte le implicazioni che quello che l'amica le stava dicendo comportava: «Cioè, tu mi stai dicendo che io, quella sera, non potevo vedere perché sono stata avvelenata?»
«No, non avvelenata, ma nel tuo collirio c'era anche quel componente. Mi spiego...»
«Meglio» disse con tono sollevato.
«Il tuo difetto, la blefarite, richiede l'utilizzo di colliri per lubrificare l'occhio. La pilocarpina è un componente di alcuni colliri, e provoca, tra le altre cose, un aumento della salivazione, e la contrazione delle pupille, con conseguente peggioramento della visione notturna: in poche parole sbavi e non vedi al buio...»
Stefania spalancò gli occhi: «Accidenti, è vero! Avevo la gola piena di saliva, ma pensavo che fosse la tensione!»
«No, era quella roba. Avendo la pupilla parzialmente chiusa, non potevi vedere bene al buio. E questo ha agevolato la fuga dei banditi.»
Le due donne tacquero per qualche istante. Stefania iniziò un nuovo ragionamento: «Ma questo vuole dire tutta una serie di cose: prima di tutto che il mio collirio è stato manomesso, secondo che qualcuno ha avvertito i banditi che dovevano uscire dalla porta dove mi trovavo io, e terzo...»
«Che non hai fatto nessuna cazzata» concluse Federica, sorridendo.
La cosa era indubbiamente grossa, quasi quanto i superstiti nella miniera. Ovviamente Stefania non poteva andare a liberarli e contemporaneamente indagare su chi l'aveva incastrata, e appariva evidente come la precedenza fosse dei disgraziati sepolti chissà dove. Doveva prima trovarli, salvarli e dopo la liberazione, trovare il fetente che l'aveva messa nei casini. E, ovviamente, fargliela pagare con una meravigliosa, sottile vendetta.
Stefania stava cominciando a divagare sulle modalità di espiazione della colpa, ma l'abitudine la riportò coi piedi per terra: «Scusa, Federica, ma come hai fatto a scoprirlo?»
«Ti ho preso un po' di collirio e l'ho fatto analizzare: un giorno mi hai detto che una bottiglietta ti dura circa un paio di mesi, quindi quella che usavi quando me ne hai parlato era ancora quella che usavi il giorno del pasticcio, no?»
«Be', sì... ma...»
«Oltre tutto mi hai detto che nel tuo ufficio c'è poca luce, ma quelle due volte che sono venuta a trovarti a me sembrava sufficiente. Questo vuole dire che in questi due mesi hai continuato a vedere male per colpa della...»
«... della pilocarpina, hai ragione! Pensa che non me n'ero neanche accorta, pensavo di averne consumato troppo per qualche motivo!»
Stefania guardò sorridendo Federica. Le era immensamente grata, e non aveva idea di come esprimere la sua gratitudine; avrebbe voluto abbracciarla, urlare di gioia, ma questo non era possibile in quel momento, in quel posto. Si limitò a stringerle le mani, e a mormorare: «Grazie, Federica, non so davvero come ringraziarti.»
La giovane sorrise di rimando e con voce allegra rispose: «Be' una cena potrebbe andare bene...»
«E vada per la cena, ma dopo che avrò risolto l'altro problema.»
Dato il momento particolarmente intimo, Federica provò a chiedere informazioni ulteriori sui progetti dell'amica: «Senti, Stefania, riguardo a questa cosa che hai per le mani...»
Le strinse le mani un po' di più: «No, Federica, davvero. Non voglio rischiare di coinvolgerti in un errore. Lasciami il tempo di risolvere il caso; se credi puoi continuare a indagare su questa cosa del collirio: io non posso certo tornare a Settimo a fare domande a destra e a manca, mentre a te non ti conoscono direttamente, per cui potresti...»
«Certo, non ti preoccupare. Vado, lo ammazzo e torno» terminò Federica, citando il titolo di un vecchio spaghetti-western.
Stefania sorrise. «Be', anche no, lascia che lo ammazzi io, no?»
Si abbracciarono e risero insieme.
In quel momento entrò una collega. Le due donne si staccarono con un certo imbarazzo, timorose di quello che si poteva pensare a vedere due ragazze abbracciate in un bagno deserto. La nuova venuta si bloccò, e fece per uscire, dicendo: «Oh, scusate, non volevo...»
Federica non le permise di terminare: «No, no, vieni pure. E' che mi stavo congratulando con la mia amica: sai» accarezzò la pancia di Stefania, «aspetta un bambino!»
Questa sgranò gli occhi, mentre la poliziotta, faceva un sorriso di circostanza e diceva con un filo di voce: «Oh, bene, congratulazioni vivissime.»
«Be', grazie, io...»
«Adesso la porto via, non vorrei che si strapazzasse. Ciao e grazie.» Mentre diceva questo, Federica aveva spinto fuori dal bagno l'amica e insieme si erano incamminate lungo il corridoio, ignorando lo sguardo perplesso della collega. Riuscirono a trattenersi fino al primo angolo, superato il quale scoppiarono a ridere: «Ma dai! Incinta!» disse con un filo di voce Stefania.
Federica cercava di trattenersi ma non ci riusciva proprio: «Sh, parla piano, se no ci sentono! E poi cosa potevo dire?»
«Potevi dire che eri incinta tu!»
«Ah no, no: io non sono fatta per fare la mamma...»
A quel punto non ci fu più niente da fare: scoppiarono a ridere come due bambine, dandosi delle pacche sulla schiena e piangendo dal male allo stomaco.
In quel momento passò un Polloni particolarmente serio. Guardò le due ragazze, che non lo avevano notato, per almeno un paio di minuti, prima di iniziare sorridere anche lui; poi il sorriso divenne una risata leggera, poi più profonda e dopo un altro minuto stava ridendo come le due ragazze. Le quali, vedendo l'impassibile Polloni sganasciarsi dalle risate, ebbero un accesso di ilarità, che, come un contagio, le fece ridere ancora di più.
Dopo un paio di minuti, Polloni si alzò con qualche difficoltà e riuscì a smettere di ridere: «Ahia, la pancia. Dai ragazze, basta adesso. Se arriva anche Rizzo e si mette a ridere pure lui, qui ci licenziano tutti.»
Si incamminò verso il suo ufficio: «Dai, Federica, muoviti che c'è da lavorare.»
Federica strinse le mani di Stefania, le sorrise un'ultima volta e si incamminò a passo veloce dietro al suo capo.






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Messaggio da overhill » 02 maggio 2009, 17:23

Numerosi fan ha scritto: ...quindi Stefania è stata incastrata! Ma che bellissimo colpo di scena!!!
Grazie, grazie, lo so... questa è una delle cose che facevano parte dei "must", ossia delle cose che, nella traccia iniziale, avevo messo come "obbligatorie"... e ce ne sono ancora.
Altre cose invece sono nate durante la stesura: lanciavo il mio personale film mentale e guardavo cosa succedeva. Nella prossima puntata ci sarà un enorme colpo di scena, una cosa che ho scritto con i brividi e che me li fa venire ancora quando lo rileggo... :)






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Messaggio da Blu » 03 maggio 2009, 12:16

eheheh :D :asd: , over sei un mito :D




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