[Romanzo] Dove la notte (a capo) inizia

Voi vivreste nel buio?

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Messaggio da bashira » 03 luglio 2009, 12:55

E adesso speriamo che Mario sia abbastanza sveglio :approved: Bello, mi piace riprendere l'avventura :D




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Messaggio da overhill » 03 luglio 2009, 14:14

E figurati se uno che si chiama Mario può essere un fesso...! :asd:

Oh, a proposito: in Sardegna missione compiuta (casa venduta, atto firmato, due notti quasi in bianco... sono uno straccio! :D )






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Messaggio da overhill » 05 luglio 2009, 18:57

14. Genio e sregolatezza

Mario aprì il grosso armadio metallico.
L'interno dell'enorme contenitore era completamente invaso da decine e decine di oggetti simili a quello che aveva nella mano sinistra, un piccolo parallelepipedo metallico delle dimensioni di un piccolo libro.
Provò a spostarne alcuni per aprire un varco, ma non ci fu verso di creare uno spazio sufficiente.
Sbuffò: «Ma porca miseria ladra! Prima o poi dovrò fare pulizia qui dentro. Appena ho un mese di tempo lo faccio...»
Soppesò ancora l'oggetto, lo girò a destra e a sinistra un po' di volte, provando a inserirlo in alcuni buchi che apparivano promettenti, ogni volta rimanendo deluso quando scopriva che per pochi millimetri non era possibile posizionarlo.
Proruppe in un'imprecazione piuttosto arzigogolata, che si riferiva ad alcuni santi meno noti. Esasperato dalla mancanza di spazio prelevò un paio di hard disk da una posizione piuttosto scomoda, piroettando sulle punte dei piedi e allungando il braccio; sui lati dei due oggetti era presente una data di circa otto anni prima: «Ma porca schifa! Eccovi qui! Saranno sei mesi che vi cerco!»
Completamente preso dal ritrovamento, mise il piccolo disco fisso da due terabyte che conteneva i dati prelevati nel computer di casa Fantini nello spazio lasciato da quelli tolti, senza accorgersi che la scritta "Stefania" si era parzialmente cancellata per colpa del sudore della mano".
E che non era comunque visibile, poiché l'aveva inserito al contrario.
Andò alla sua scrivania, completamente ingombra di ogni tipo di oggetto anche solo vagamente inerente all'elettronica, dal saldatore a un numero imprecisato di condensatori piuttosto grossi. Spostò un voluminoso plico di fogli tenuti insieme alla bell'e meglio da uno spago dall'improbabile colore rosa, e spostò un piccolo contenitore di materiale plastico dal quale si sviluppava un lungo cavo che finiva dentro uno dei numerosi computer presenti nella stanza. Sulla parte superiore del contenitore infilò il primo dei due hard disk che aveva recuperato nell'armadio, e quasi immediatamente sul video alla sua destra comparve un'icona a forma di contenitore metallico.
Sorridendo prese il mouse e spostò il cursore sopra l'icona, cliccò due volte e prese a controllare il contenuto, composto da qualche centinaio di cartelle dai nomi più disparati.
Cercò per alcuni minuti fino a quando non trovò il documento che stava cercando e che aprì innalzando lodi al Santo Patrono degli informatici, che non aveva idea di chi fosse.
Il documento impiegò due secondi più del solitò ad aprirsi e questo irritò il tecnico che, istintivamente, osservò in basso a destra dello schermo, nella zona dove aveva fatto confluire tutti gli indicatori di avviso.
E vide che c'era qualcosa di strano.
Tra le varie lucine che lampeggiavano a intervalli più o meno regolari, una, di colore arancione e sormontata dalla dicitura “www”, attrasse la sua attenzione. Passò sopra il cursore e immediatamente apparve una piccola finestra simile a un fumetto con la scritta:
“Check Agent: possibile tentativo di intrusione via DOS”
Ad alta voce disse: «Un Denial Of Service(Negazione del servizio: sistema di hacking che si basa sul richiedere continuamente un servizio che viene negato, in modo da occupare inutilmente un server)? Strano, non si usa quasi più come sistema di rompimento di scatole...»
Chiuse la piccola finestra e aprì la cartella con lo storico dei messaggi del suo server web, quello che conteneva il suo sito Internet. Osservò per qualche secondo alla ricerca dei messaggi di errore, ma trovò solo una serie ossessiva di richieste di “ping”, il sistema universale per vedere se un indirizzo IP era presente sulla rete.
«Strano...» si disse ancora ad alta voce.
Osservò i tempi di risposta, più che accettabili visto che il richiedente era sicuramente su rete geografica.
«Ma chi cavolo sarà sto imbecille...?» Lanciò alcuni comandi per capire la provenienza dei messaggi e ne ricavò un indirizzo IP che gli diceva ben poco.
Armeggiò sulla tastiera e attese per qualche secondo. Con una fluida e rapida animazione sullo schermo si aprì una finestra all'interno della quale la scritta “chiamata in esecuzione” lampeggiava dolcemente. Dopo pochi secondi che a Mario sembrarono interminabili, sullo schermo comparve un viso rotondo e simpatico, appena sporcato da un accenno di barba: «Hola, Cesco, tutto bene?»
«Ma cosa cavolo vuoi a quest ora?» rispose piccato Cesco.
«Hai ragione, ma volevo una tua opinione: guarda un po' sta roba che mi sta arrivando da una mezz'ora e dimmi cosa ne pensi» dicendo questo Mario inviò il file dove aveva salvato lo storico delle chiamate ricevute.
Il volto nello schermo spostò la sua attenzione di lato e lesse per alcuni secondi.
«Strane...»
«Vero? L'ho pensato anche io.»
«Sembrano cicliche: cinquanta, no, aspetta... quarantanove richieste, poi tre secondi e altre quarantanove.»
Mario assentì con la testa: «Vero me n'ero accorto... »
«C'è un'altra cosa curiosa... hai notato le dimensioni dei pacchetti?»
«Cioè?»
«Di solito quando si lancia un comando ping, vengono inviati pacchetti di 64 byte vuoti, mentre qui sono tutti diversi e... aspetta che controllo, ecco, anche le dimensioni sono cicliche.»
Mario osservò la dimensione dei pacchetti: «Dimensioni diverse? Non me n'ero accorto...»
Si segnò le dimensioni dei pacchetti inviati: 83, 79, 78, 79, 32, 83, 84, 69, 70, 65, 78, 73, 65...
Poi tre secondi di pausa e di nuovo i quarantanove numeri.
“Che strana sequenza” pensò. C'erano cifre ripetute e la più alta era la 85. Potevano essere parole?
Cesco continuò: «Il primo numero ci dà diverse indicazioni: prima di tutto essendo 83 non può essere in notazione ottale, perché lì non esiste il simbolo per il numero 8. Poi non credo che sia esadecimale, perché con i numeri non si possono riprodurre le lettere che servono... secondo me sono semplici numeri in decimale...»
«Uhm, e se fosse...?» Era una delle caratteristiche di Mario di non terminare mai le frasi. Aprì una pagina sulla quale era riportata una tabella il cui titolo era “Codici Ascii” e iniziò a consultarla freneticamente borbottando: «Vediamo: 83 corrisponde a “S”, 79 corrisponde a “O”, 78 a “N” e 79 di nuovo a “O”. Poi c'è il 32 che corrisponde a... uno spazio!»
Dopo pochi minuti di lavoro, il messaggio, chiarissimo, era davanti ai suoi occhi. Girò il foglietto verso lo schermo e Cesco impallidì visibilmente: «Mario, ma in che guaio ti sei ficcato?»
«Non lo so, ma sarà meglio che mi sbrighi. Ciao Cesco, ti faccio sapere» e chiuse la comunicazione. Aprì il collegamento alla pagina della Polizia di Stato e trovò il numero che cercava. Lo compose e si mise in attesa. Mentre aspettava la comunicazione, rilesse ancora una volta il biglietto sul quale aveva appuntato i numeri e la loro decodifica, chiarissima nel suo significato e nella sua urgenza, meno chiara nell'errore:
SONO STEFANIA CHIAMA AGENTE CONTE CUESTURA TORINO.







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Messaggio da overhill » 05 luglio 2009, 19:03

Eh eh, questa è l'evoluzione del capitolo "live" che ho scritto qualche tempo fa per divertimento :)






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Messaggio da Blu » 09 luglio 2009, 09:46

argh.. mi ero persa la pubblicazione :D .. mi piace la piega che sta prendendo :D , adoro Mario ed il suo intuito/curiosità :D .. quando pubblichi il continuo 13_49 ?


PS: ho ritrovato il racconto, ma ho deciso di resistere ( [:^] ) e di leggermelo qui in pubblica assieme agli altri :D (che fatica resistereeeeeeee [:^] :asd: )




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Messaggio da overhill » 09 luglio 2009, 11:00

Be', davanti a una richiesta (ordine!) di Blu non ci si può esimere... :D






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Messaggio da overhill » 09 luglio 2009, 11:02

15. Nessuna speranza

«Quanto ci metterà?» chiese Gianni a Mauro.
«Dipende da quanto ci mette questo vostro amico a capire che si tratta di un messaggio, e a decodificarlo. Sempre che se ne accorga, ovviamente.»
«Accidenti, andiamo bene!» esclamò Gianni che non aveva molta simpatia per l'amico della sua ragazza. Pensò alla parola amico con un leggero fastidio; Stefania si accorse del tono sarcastico, ma fece finta di nulla. Si limitò a sospirare: «Tanto non possiamo fare altro.»
«Una cosa possiamo farla» disse Paola, «tornare all'Edificio Principale e aspettare i soccorsi. Lì abbiamo cibo, luce e uno spazio decisamente più grande di questo.» Fece girare lo sguardo circolarmente tra i presenti e ottenne tutti cenni di assenso. Quando arrivò a guardare Mauro con più attenzione, notò che era piuttosto pallido. Lui le sorrise di rimando con un sorriso un po' forzato. Con un filo di voce disse: «Non mi sento molto bene...»
Un secondo dopo crollò a terra.
Fortunatamente essendo seduto non cadde dall'alto, ma la caduta fu rovinosa, e colpì il pavimento con il viso piuttosto duramente. I tre adulti si gettarono verso l'amico e la piccola Francesca emise un gridolino spaventato. Non riuscirono a raggiungerlo in tempo per evitare o almeno per minimizzare l'urto.
«Tesoro, cos'hai?» chiese concitatamente Paola, poi guardò verso la fasciatura che circondava la gamba dell'uomo e vide che il sangue aveva ripreso a colare, anche se lentamente.
«La ferita si è riaperta» disse la donna con una nota isterica nella voce.
«Maledizione! Torniamo subito all'Infermeria, così lo medichiamo di nuovo.»
Paola e Gianni si misero ai fianchi di Mauro per sostenerlo durante il tragitto e Stefania prese Francesca in braccio. Uscirono dalla Stanza di Sid e ripercorsero a ritroso la strada fino al varco. Qui fecero un po' di fatica a far passare il corpo esanime di Mauro, ma dopo qualche sforzo ci riuscirono.
Camminarono spediti lungo il corridoio in direzione dell'Edificio Principale, ma quando arrivarono davanti al corridoio numero tredici, Stefania si bloccò di colpo, stringendo la piccola: «Fermi, fermi!» disse concitatamente.
«Perché ti fermi, accidenti?» sbottò Gianni.
«Il corpo di Gianluca... non c'è più!»
«Ma non è poss...» Gianni non poteva crederci, e senza mollare Mauro, si sporse sopra la spalla di Stefania per vedere. Il corpo non c'era davvero. Eppure il punto era sicuramente quello: era evidente la pozza di sangue che era colata dal viso di Gianluca... e ora era corredata da una striscia che andava in direzione del corridoio.
«Maledetto bastardo, è ancora vivo!» disse l'uomo irosamente.
«Presto, andiamocene: qui siamo in pericolo!» Stefania strinse ancora di più Francesca e ricominciò a correre. Nel frattempo Mauro si era ripreso dallo svenimento e ora cercava di correre come poteva nonostante l'aiuto di Paola e Gianni.
Dopo un tempo che parve infinito arrivarono all'Edificio Principale; scesero le scale metalliche e corsero in Infermeria. Si chiusero dentro.
Mauro venne piazzato su una brandina e subito Paola si mise a trafficare per togliere la benda, completamente inzuppata di sangue e inservibile. La ferita era decisamente aperta e ne usciva a fiotti il sangue. La donna proruppe in un'imprecazione; prese la garza appena tolta e la premette sulla ferita, si girò verso Gianni e urlò: «Tieni premuto qui.»
La voce non ammetteva repliche, e Gianni ubbidì all'ordine immediatamente e senza discutere. Paola uscì di corsa. Si sentirono i suoi passi perdersi in lontananza. Dopo pochissimi minuti tornò: in mano aveva un rotolo di filo e un ago piuttosto grosso.
Stefania vide i due oggetti e interrogò con lo sguardo gli occhi della donna. Quello che vide fu determinazione: non c'erano alternative.
Paola infilò il filo nella cruna dell'ago e bagnò il tutto con alcool abbondante. Con la coda dell'occhio vide Stefania che usciva con Francesca sempre in braccio: si appuntò mentalmente di ringraziare la donna anche per questo.
Finito di sterilizzare alla meglio la sutura improvvisata, guardò Gianni e non dovette dare nessun ordine: l'uomo si butto a corpo morto su Mauro, tenendolo immobile.
Paola prese fiato e iniziò a cucire: infilò l'ago all'inizio della ferita e rapidamente lo fece uscire un centimetro sotto.
Mauro emise un urlo fortissimo, poi, per fortuna di tutti, svenne.
Il medico cucì rapidamente la ferita con una serie di passaggi che avrebbero tenuto serrate le labbra del taglio. Ad ogni passata il sangue rallentava e infine, quando tirò per chiudere l'ultimo punto, si fermò del tutto.
Fece passare il filo due volte sotto l'ultimo punto e chiuse con un nodo.
Versò ancora dell'alcool e finalmente poté bendare il tutto.
Il sangue si era fermato definitivamente.
Gianni era rimasto sopra Mauro, temendo che potesse risvegliarsi ma fortunatamente questo non si era verificato; e la velocità di Paola nel ricucire la ferita era stata determinante.
La donna si sedette pesantemente su una sedia metallica; Gianni si alzò, liberando Mauro. Uscì a chiamare Stefania e la piccola: «Tutto a posto?» chiese la donna.
«Tutto ok» rispose Gianni e sorrise a Francesca, che fece un cerchietto con indice e pollice della mano libera. Anche Stefania sorrise a vedere il gesto della bambina.
Tornarono dentro all'Infermeria.
Paola alzò le braccia verso la bambina e Stefania gliela porse con delicatezza.
Madre e figlia rimasero per diversi minuti abbracciate strette, senza parlare, con gli occhi chiusi.
Gianni fece passare il braccio intorno alle spalle di Stefania e insieme le osservarono. Poi Stefania disse dolcemente a Paola: «Come mai non hai usato lo stesso sistema quando Mauro si è ferito?»
Paola aprì gli occhi lentamente e guardò la donna: «Non ci avevo pensato la prima volta. Poi mi è venuto in mente che in cucina c'è tutto il necessario per fare da mangiare quasi qualsiasi cosa. Compreso l'arrosto.»
«Vuoi dire che...?»
«...che ho usato il filo per tenere insieme la carne.»
«Be', è inquietante...» disse Gianni sorridendo.
«L'importante è che tenga. E' messo male, povero caro.» Paola si alzò e mise a terra Francesca. Si diresse verso un piccolo armadietto e prese uno sfigmomanometro, l'apparecchio per misurare la pressione, e uno stetoscopio. Trafficò per qualche minuto sul braccio sinistro di Mauro e ne rilevò la pressione massima e minima. Fece la misurazione due volte.
«Non va bene, è molto bassa...» mormorò.
Stefania si avvicinò alla porta di uscita: «Vado a prendere qualcosa da dargli da mangiare, dello zucchero, del cioccolato, qualcosa...»
Paola indicò Gianni: «Andate in due. E quando tornate bussate così vi apro. Comunque non credo servirà, tanto adesso che è svenuto non può mangiare. Però magari quando si sveglia...»
Stefania si era completamente dimenticata della sparizione del corpo di Gianluca. Non ne era molto sicura, ma in teoria poteva ancora essere pericoloso. Mauro l'aveva sicuramente ferito in modo grave. Sembrava morto. Come era possibile che fosse ancora vivo?
Però era meglio non correre pericoli. Uscì con Gianni e si incamminò verso la cucina: fatti pochi passi sentì la porta che veniva chiusa a chiave. Rifletté che Paola, pochi minuti prima, non aveva fatto attenzione; ma era giustificata dalla urgenza del momento. E tutto era andato bene.
Speriamo che continui così.






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Messaggio da overhill » 09 luglio 2009, 11:03

“Non può continuare così.” Paola aveva appena misurato nuovamente la pressione a Mauro, e il risultato non era per niente incoraggiante. Era ancora calata, anche se di poco. Però l'aveva anche appena misurata: magari stava stabilizzandosi, magari sarebbe risalita.
Magari un accidente, porca miseria! Lì sotto non c'era nulla che potesse servire per una flebo: non poteva certo iniettare dello zucchero direttamente in vena!
O sì?
Cercò di ricordare le lunghe lezioni di fisiologia all'Università. Solo che erano passati così tanti anni... e poi la sua specializzazione non richiedeva certe conoscenze. Però c'era quella cosa della “diluizione”, della “soluzione glucosata” a una certa percentuale... come diavolo era?
Forse poteva andare a dare uno sguardo all'enciclopedia medica che era nel Soggiorno. Era subito fuori dalla porta, non avrebbe dovuto spostarsi di molto.
Guardò il suo uomo steso sul letto, il volto pallido per la prolungata assenza della luce solare, reso ancora più emaciato dalla mancanza di sangue in circolo. Aveva resistito per tutto quel tempo contro quel bastardo di Gianluca, e adesso doveva finire tutto così, solo perché lei non aveva pensato in tempo allo spago per l'arrosto. Perché non ci aveva pensato prima? Avrebbe potuto...
No, non doveva pensare così!
Era ancora vivo e ce l'avrebbe fatta, maledizione! Sarebbe riuscita a portarlo fuori di lì, sano e salvo. O almeno salvo, in qualche modo.
Osservò Francesca. Era crollata su un'altra brandina e dormiva profondamente. Sembrava tranquilla.
Forse avrebbe potuto allontanarsi e andare a consultare l'enciclopedia medica, per vedere se potevano improvvisare una flebo per nutrire Mauro.
Si avvicinò alla piccola. Sì, era profondamente addormentata.
La accarezzò dolcemente.
Andò verso la porta, la aprì e uscì nel Soggiorno. Facendosi luce con la pila andò verso la libreria.






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Messaggio da overhill » 09 luglio 2009, 11:10

Un capitolo in due parti: non potevo fare di meglio, Blu! :D






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Messaggio da Blu » 09 luglio 2009, 11:25

Ma grazie :D .. bevute in un attimo :D

La domanda è una sola: dov'è Giancluca :shock: ? Come diavolo fa a essere ancora vivo? Siamo sicurissimi che ci sia solo lui? Paola corre rischi uscendo da sola? E se sì, perché prenderli [:^] ? .. Ansiaaaaaa :asd:

PS: ora vado a rileggermi i capitoli precedenti, non ricordo se Stefania ha con sè un'arma o meno [:^] (e se non ce l'ha.. perché [:^] ? Visto che quando sono scesi non sapevano neanche se l'assassino fosse ancora lì in giro [:^] .. ri-Ansiaaaaa :asd: )




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Messaggio da overhill » 09 luglio 2009, 15:17

Eh eh, mi sa che stavolta ti lascio con l'ansia: fino a domani niente da fare... :D






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Messaggio da overhill » 09 luglio 2009, 22:51

Oggi ho ricevuto una mail dalla Graphot e dicono di essere interessati a questo romanzo!! :D






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Messaggio da bashira » 10 luglio 2009, 00:02

:D Yeahhhhhh grande !!! :approved:




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Messaggio da Blu » 10 luglio 2009, 09:38

overhill ha scritto:Oggi ho ricevuto una mail dalla Graphot e dicono di essere interessati a questo romanzo!! :D
No no, fermi.. l'abbiamo visto prima noi :D :asd: .. eheheh :D .. grande news over :D




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Messaggio da overhill » 10 luglio 2009, 11:38

16. Dubbi

Federica ripensò per la millesima volta al saluto di Stefania.
Era entrata nel suo ufficio, l'aveva guardata. Lei si era alzata ed era andata verso l'amica.
Si erano trovate di fronte, come tante altre volte, ma questa volta... questa volta...
L'aveva abbracciata, senza dire nulla.
Poi si era scostata, tenendola con le braccia tese e le aveva solo detto «ciao».
Ciao.
Niente altro.
Federica continuava a ripensare a quel ciao, così semplice e così complesso insieme. Così definitivo. Suonava come un addio.
Poi Stefania si era girata e se n'era andata,.
Federica era convinta che se si fosse voltata le avrebbe finalmente raccontato tutto, tutto il suo segreto, tutta la storia su questo caso così misterioso.
Ma non si era voltata. Aveva aperto la porta ed era uscita.
Anche questo in modo definitivo.
Non ci aveva dormito per due notti, Federica. Continuava a rivedere il saluto dell'amica.
Per qualche motivo che non riusciva a spiegare era terrorizzata.
Forse il caso riguardava qualche banda di spacciatori. Magari Stefania era stata presa prigioniera, forse era stata rapita e mandata in qualche paese straniero dove avrebbe fatto da schiava a qualche boss della droga. Forse era già morta.
“Porca vacca! Non devo pensare così! Non devo pensare così!” si urlò nel cervello la poliziotta.
E adesso, davanti alla porta dell'appartamento di Stefania era indecisa.
Aveva già suonato e bussato, senza ovviamente ottenere risposta.
Non che si aspettasse di vedere la porta aprirsi e la sua amica fare capolino, con una vestaglia addosso e sul viso i segni di una o due notti di sesso frenetico e selvaggio.
Però ci sperava.
Invece non aveva sentito nulla. Ovviamente.
Si guardò intorno. A Torino è difficile che qualcuno si preoccupi dei problemi di un altro inquilino, a meno che non sia impossibile evitarlo. Se si fosse messa a sbraitare allora forse sarebbe saltata fuori una vecchietta con i bigodini nei capelli candidi e le avrebbe urlato di andare a disturbare altrove.
Ma lei si era guardata bene dal fare rumore inutile.
E infatti nessuno si vedeva e nessuno si sentiva.
Trafficò nella borsa e tirò fuori un piccolo astuccio. Lo aprì. Dentro riposavano una serie di piccoli attrezzi sottili e lunghi. Ne tirò fuori un paio e li inserì nella serratura.
Dopo qualche secondo riuscì a girare il nottolino per due volte, aprendo la porta.
Sapeva benissimo che Stefania non aveva allarmi, per cui non si preoccupò di nulla.
Entrò e chiuse silenziosamente la porta. A Torino nessuno si interessa degli altri inquilini, ma una porta socchiusa è una tentazione troppo grande.
Una rapida visita all'appartamento diede conferma alla donna che Stefania se n'era andata in fretta e furia di casa. C'erano ancora degli abiti sparsi dappertutto, in bagno non c'era niente per la pulizia personale. Ma gli armadi erano pieni di vestiti, quindi non era definitivo.
Inconsciamente sospirò di sollievo.
Si spostò nell'angolo dove un piccolo computer dall'apparenza vetusta troneggiava su un piccolo tavolino pieghevole che dava l'impressione di doversi smontare da un momento all'altro. Tutto intorno c'erano decine di foglietti, alcuni appallottolati.
Ne prese uno.
La calligrafia non era quella di Stefania. Probabilmente era di Gianni, il fidanzato dell'amica, che aveva visto un paio di volte. Un bel ragazzo, un tipo affidabile a quanto aveva potuto capire.
Consultò tutti i foglietti che trovò. Su uno erano indicati due numeri, vicini, cerchiati più volte: 45,27 e 7,36.
Su un altro una lista di nomi, una decina: Beatrice, Mauro, Gianluca... Federica non aveva idea di chi potessero essere. Su un altro ancora trovò una tabella con le relazioni tra i vari nomi: si piacciono, si odiano, si ignorano...
Strano.
Sollevò l'ultimo mucchietto di fogli appallottolati.
Sotto ce n'era uno perfettamente liscio, con un nuovo elenco di nomi, gli stessi già visti prima. Ma non fu il fatto che quel foglio fosse l'unico non spiegazzato ad allarmare la donna. Fu che di fianco a due dei nomi c'era scritto “morto”. E che di fianco ad altri sei c'era scritto “assassinato”. Per gli ultimi due c'era la parola “sopravvissuto”. E in fondo due segni: un più e un uno.
Federica era sicura che quella lista fosse importante, ma non riusciva a capire in che modo. Due morti, sei assassinati e due sopravvissuti. Dieci persone. E quel più uno?
“Più uno cosa? Un morto, un assassinato o un sopravvissuto?” rifletté la donna.
Provò ancora a leggere i vari foglietti. Li spianò per bene, per quanto possibile e li lesse con attenzione. Si sedette sul divano, e sparse tutti i foglietti sul tavolinetto, cercando una logica un senso, un...
Trrrrrr.
Per buona abitudine, insegnata da Polloni, non usava mai la suoneria sul cellulare.
Prese il piccolo apparecchio e osservò il numero chiamante: non lo conosceva. Di solito non rispondeva a chiamate provenienti da numeri sconosciuti o da privati, ma qualcosa le disse che in questo caso era meglio fare un'eccezione.
«Pronto?»
La voce era simpatica, ma chiaramente nervosa: «Sì, salve. Mi scusi se la disturbo, ma ho chiamato in Questura e lì mi hanno dato il suo numero di cellulare...»
“Strano, non danno mai informazioni sui cellulari privati in ufficio...”
«... è che ho ricevuto un messaggio che mi diceva di chiamarla e quindi...»
Federica interruppe il fiume di spiegazioni: «Un momento, un momento. Non capisco: da chi ha ricevuto un messaggio e perché chiama me. E soprattutto: lei chi è?»
Sentì chiaramente un accenno di rilassamento nella voce del ragazzo: «Mi scusi, ma anche per me è una cosa strana. Mi chiamo Mario e sono un amico di Stefania Pane. E' lei che mi ha detto di contattarla. Temo che sia nei guai.»
La poliziotta tacque per un paio di secondi. Poi, con voce preoccupata, rispose: «Lo temo anche io. Mi racconti tutto.»






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