Lara Croft Tomb Raider: One Last UNTOLD Story

La conclusione della saga Untold!

Condividete le vostre creazioni: disegni, fumetti, racconti, 3D, foto, musica o altro ispirati a TR e non / Show here your creations: art, paintings, comics, literature, 3D, photo, music or other inspired or not to TR
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Tomb Raider 3 Gold

Lara Croft Tomb Raider: One Last UNTOLD Story

Messaggio da Blu » 07 febbraio 2018, 18:53

Press_Release ha scritto:
07 febbraio 2018, 12:11
Orca miseria...mi sa che non riuscirò a partecipare, ho visto solo ora questo concorso. E mi mancano ancora i capitoli 8 e 9 da leggere (ora come ora sto leggendomi the Golden Legacy)
Tranquillo, la deadline è stata estesa a Domenica :D :approved:



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Lara Croft Tomb Raider: One Last UNTOLD Story

Messaggio da Nillc » 10 febbraio 2018, 21:38

Ragazzi, domani è l'ultimo giorno per partecipare al contest... da lunedì la pubblicazione di OLUS riprenderà con la consueta cadenza di una puntata ogni lunedì e mercoledì e di un extra making of il venerdì.

Mi spiace che il contest non abbia avuto molto successo, ma tutto rientra nel discorso che ho fatto qualche settimana fa chiedendomi (e chiedendoVI) se fosse il caso di interrompere la pubblicazione o di trovare un metodo alternativo... qualche giorno fa un utente mi ha anche fatto notare che forse sarebbe meglio sospendere la pubblicazione e rimandarla di qualche mese, in attesa che magari giungano nuove dal mondo TR e che il forum si ripopoli un po'... non vi nascondo che ho accarezzato io stesso questa idea.
Alla fine ho optato per andare comunque fino in fondo e terminare la pubblicazione (ne avremo per circa un altro mesetto); in seguito consegnerò il manoscritto a Blu perché lo renda scaricabile dal sito. Ho deciso così perché OLUS è prima di tutto la celebrazione di un ventennale, e non dell'abilità di Over e mia che del resto siamo umili scrittorucoli da strapazzo (io soprattutto :D), ma di un periodo particolarmente florido di questo forum e di chi lo viveva e vive tuttora. Ritardare la pubblicazione e cavalcare l'ipotetica onda di nuovi fasti di TR sarebbe irrispettoso nei confronti di queste persone e soprattutto dell'ideale sotto il quale nasce OLUS, che avrete ben chiaro a fine storia.
Quindi si va avanti... mi spiace che si sia persa un'occasione per scatenare la fantasia e magari per vincere qualche bel premio, ma sono certo che non ne mancheranno altre... quanto a OLUS, chi vorrà lo leggerà, su questo topic o in formato scaricabile ;) e spero vorrà prima o poi condividere le sue impressioni con noi tutti.

A lunedì!




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Lara Croft Tomb Raider: One Last UNTOLD Story

Messaggio da Nillc » 12 febbraio 2018, 08:52

Bene, eccoci qua :) Riprendiamo da dove avevamo lasciato...

Capitolo 10- Il Vesuvio

“Il... Vesuvio?” Balbettò Alicia “Ma... non possiamo aver fatto tanta strada! E poi il Vesuvio è quiescente... no?”
Lara avanzò sulla piattaforma, che era coperta di sabbia, studiando l'ambiente.
“Non è detto che sia quello reale” rispose “Magari è una proiezione del Vesuvio fatta dal Labirinto...”
“Va bene, ma perché proprio quello e non un altro vulcano a caso?”
Lara si voltò a guardarla seria.
“Pensaci bene” rispose “Sono certa che sai già la risposta”.
Alicia si concentrò e pochi istanti dopo il volto le si illuminò.
“L'iscrizione!” gridò “l'aveva scritta Plinio il Vecchio! E quindi il Vesuvio... il... oh, cacchio... se è così, questo vuol dire che... che...”
“...Che forse questa è l'ultima prova prima del gran finale” terminò l'archeologa, non senza una nota d'amarezza nella voce “dobbiamo darci da fare, se non vogliamo fare la sua fine”.
Mentre camminava, la donna si guardò intorno: sulle pareti rocciose della camera magmatica erano state scavate migliaia di sculture incredibilmente ancestrali, appena visibili nel baluginio rossastro della lava, che raffiguravano esseri per metà uomini e per l'altra animali. C'era qualcosa di minaccioso nei loro sguardi che sembravano scrutare l'ambiente dall'ombra che li velava: era come un millenario tribunale di pietra che tappezzava interamente le pareti.
La piattaforma era coperta di sabbia, dalla quale affioravano quelli che erano inequivocabilmente...
“... Resti umani” commentò la ragazza alle sue spalle; Lara si voltò e la vide chinarsi per raccogliere un femore spezzato. La osservò con notevole interesse: quella tipa, che poco prima le aveva mostrato un lato umano e a tratti piagnucoloso, aveva assunto un atteggiamento freddo e determinato di fronte all'azione. La cosa le piaceva molto.
“Cosa ne pensi?” chiese in tono fintamente casuale. L'altra studiò per qualche istante l'ambiente.
“Un'arena” rispose poi, senza la minima esitazione “E ci devono essere state moltissime battaglie... non troppo di recente però, a giudicare dallo stato delle ossa”
“Perfetto” sorrise Lara deliziata “Non avrei saputo dirlo meglio”.
“C'è qualcosa che non mi torna, però” disse rialzandosi “Ammettiamo che Plinio sia morto qui, mentre cercava di superare il Labirinto... chi è stato, quindi, a chiuderlo e a organizzare tutto quel meccanismo per nasconderlo? Chi ha lasciato quell'iscrizione?”
Lara si soffermò a pensare.
“Un'idea ce l'avrei” rispose infine “Abbiamo dato per scontato che sia stato Plinio il Vecchio a far tutto... ma se avesse lasciato le consegne a Plinio il Giovane?”
“Questo spiegherebbe alcune cose” ammise Alicia “ma non mi convince molto... C'è qualcosa di molto sinistro in questa faccenda, ma non riesco a capire cosa...”
“Immagino che dobbiamo semplicemente proseguire” tagliò corto Lara, e si avviò verso l'altro fuoco dell'ellisse.

Mentre avanzavano il lato opposto della camera emerse dall'ombra; le due donne rimasero senza fiato nel trovarsi di fronte a qualcosa di davvero straordinario.
Nella parete di roccia era stato scavato l'alloggiamento per un'enorme colonna cilindrica sulla quale era inciso a bassorilievo un Minotauro, la cui figura incombeva minacciosa su di loro. La colonna era formata da tre segmenti, uno contenente la testa di toro, l'altro il possente busto umano e l'ultimo le gambe muscolose.
“Caspita...” disse a mezza voce Alicia “Non ho mai visto nulla di simile...”
“C'è scritto qualcosa, lassù” osservò Lara indicando un punto all'altezza delle spalle del mostro “Ma da qui non riesco bene a leggere. Bisognerebbe arrampicarsi, ma la roccia sembra troppo... ehi!
Senza alcun preavviso la ragazza aveva preso la rincorsa e si era lanciata contro la parete rocciosa, alla quale si era aggrappata mediante una piccozza da scalatore; era scivolata verso il basso per un tratto, finché la lama non aveva fatto presa.
“Sei pazza?” le gridò dalla piattaforma “Sotto c'è la lava!”
“Lo so!” le rispose di rimando lei “Ma la scritta non sarebbe certo venuta da noi, no?”
Benedetta gioventù! Esclamò tra sé e sé Lara.
“Oh, beh...” mormorò Alicia in tono vagamente sorpreso “la scritta è in greco...”
“E ti stupisci?”
“No.... cioè, sì... più che altro perché è greco bizantino...”
“Non sai leggerlo?”
“So leggerlo benissimo!” rispose indignata la ragazza “solo che mi stupisce trovarlo qua, ecco tutto. Mi ricorda... alcune cose che ho...” ma qui si interruppe, evasiva.
“Dai, dimmi cosa c'è scritto” tagliò corto Lara, evitandole una spiegazione dettagliata su come funzionasse il Labirinto.
Lei si schiarì la voce e tradusse:

Per trovare il Tesoro, apri il Centro
Per aprire il Centro, domina il Nemico
Per dominare il Nemico, svelane il Volto
Per svelare il Volto, offri il Dono.


“C'è anche una specie di pulsante...” aggiunse Alicia incerta.
“Beh, e che aspetti? Premilo!” si spazientì Lara. L'altra guardò titubante il cerchio di pietra con il disegno di una spirale al di sopra dello specchio grafico per qualche attimo, prima di fare spallucce e premerlo.
L'arena su cui si trovava Lara si scosse profondamente; poi le grate di ferro che ne circondavano il perimetro compirono un giro di centottanta gradi, rivelando un centinaio di leve di pietra.
“Guarda guarda...” disse tetra l'archeologa.
“A cosa servono?” chiese Alicia, tornata con un balzo sulla piattaforma. La donna si voltò a guardarla.
“Non sei molto pratica di leve e pulsanti, eh? Si tratta di un enigma... stando all'iscrizione, siamo a un passo dal centro del Labirinto, che si trova...”
“Sì, ho capito benissimo dove si trova” incalzò Alicia “dev'essere dietro quella colonna con dietro il Minotauro, no? È uno dei 'nemici' per eccellenza, nella mitologia greca...”
“Proprio così” convenne Lara “e a quanto pare anche a noi toccherà 'dominarlo', cioè batterlo e sconfiggerlo... del resto, non c'era da aspettarsi altro, da un'arena...”
“Sì, d'accordo, ma quindi queste... questi cosi meccanici... cosa c'entrano?”
“Ecco, questo... non lo so” ammise l'archeologa “l'iscrizione che hai letto parlava di 'svelare il suo volto' con l'offerta di un dono... è chiaramente un indizio, ma non riesco a capire cosa significhi... insomma, il volto del Minotauro è già lì, no?”
Alicia guardò in alto, pensosa.
“E se c'entrassero quelle strane statue lì?” domandò “forse dobbiamo distruggerne una... o spostarla, magari”
“Temo che non sarà così facile” sentenziò sibillina la donna “e comunque dobbiamo capire quale o quali leve vanno tirate, secondo quale principio e cosa ne viene. Esaminiamole”
Le donne si aggirarono furtive per il perimetro dell'arena, osservando attentamente tutte le leve. Dopo diversi minuti Lara si fermò: aveva compreso che le leve erano tutte uguali, eccetto un unico particolare...
“... Il pomello!” gridò Alicia nello stesso istante “il pomello in cima al manico è diverso per tutte le leve”
“Già” mormorò Lara: anche lei aveva constatato che ciascuno dei manici di bronzo terminava in una decorazione diversa impressa a sbalzo; alcuni recavano un volto umano, altri la testa di un animale, altri ancora un oggetto stilizzato o un simbolo. “Questo però non risolve il nostro problema” proseguì la donna.
Alicia ci pensò un attimo.
“L'iscrizione parlava di un dono” disse “ho visto una leva che recava l'immagine di un calice con sopra una striscia d'arcobaleno. Si tratta di...”
“... Ambrosia, il dono degli déi” terminò Lara “ne ho vista una anche io e ci avevo pensato. Non sono molto convinta, però”
“Nemmeno io” ammise l'altra, tristemente.
“... In ogni caso, al momento è l'unica idea che abbiamo. Almeno capiremo che succede. Proviamo?”
“Proviamo...” sospirò Alicia, e si portò a una leva sul lato destro della sala. Lara andò verso il lato sinistro, dove individuò la leva col minuscolo calice inciso in cima. Si voltò a guardare la sua compagna, e con un impeto di esultanza si rese conto che le due leve erano direttamente opposte l'una all'altra.
Lara contò fino a tre, ed entrambe tirarono le leve che si abbassarono con un sonoro clangore.
Immediatamente la colonna in fondo alla camera vibrò forte, e dopo pochi istanti i tre cilindri che la componevano presero a ruotare, ciascuno in una direzione diversa. Le due donne ebbero una fugace visione di numerose teste, busti e gambe di uomini e animali che si avvicendarono rapidamente gli uni agli altri; dopo qualche istante la rotazione rallentò e i tre cilindri si fermarono.
Apparve loro il bassorilievo di un'improbabile creatura con la testa di coccodrillo, il busto di leone e le zampe posteriori di ippopotamo.
“Ma che diavolo...?” biascicò Alicia, incredula.
Lara stava per replicare, quando un ruggito le fece sobbalzare; si girarono a guardare la volta della camera e videro una delle mostruose statue che la costellavano tremare violentemente. Pochi istanti dopo la pietra si infranse con un botto assordante, e una massa informe di colore nerastro piombò a peso morto sull'arena, rimase immobile per qualche secondo e poi, con uno scatto felino, prese vita.
“Oh, merda!” urlarono le due all'unisono nel veder alzarsi un animale del tutto simile a quello che avevano visto disegnarsi poco prima sulla colonna, ma in carne e ossa. La creatura le guardò con i suoi occhi da rettile, come di fronte a succosissime prede; improvvisamente emise un urlo belluino e caricò contro Alicia.
Questa ebbe appena il tempo di reagire portando istintivamente le mani al suo arco, quando il mostro spiccò un balzo e aprì la bocca, mettendo in mostra file di denti aguzzi come rasoi; ma prima che potesse avvicinarsi troppo, Lara saltò a pie' pari contro il suo fianco, centrandolo in pieno.
L'animale volò oltre la fila di leve e precipitò nel vuoto con uno spaventoso grido; un tonfo liquido seguito da un lamento strozzato le informò della sua fine.

L'azione era stata così veloce che Alicia era rimasta con il braccio levato e la bocca aperta a guardare il punto dove un attimo prima il mostro le stava saltando addosso, e dove ora Lara si stava rialzando massaggiandosi il braccio su cui era caduta.
“Cos'era quel coso?” domandò la ragazza balbettando.
“Roba coriacea, te lo dico per esperienza diretta” rispose Lara “meglio evitare scontri lunghi e inutili”
“Io... beh, grazie, tu... esperienza diretta?”
“Beh, più o meno” disse evasiva l'archeologa “il punto è che abbiamo fatto un bel fiasco. Non era quella la combinazione di leve”
“No? Ma... ma un nemico lo abbiamo sconfitto, e...”
“Noi non dobbiamo combattere un nemico, ma il nemico” specificò Lara “il vero guardiano del centro del Labirinto. Non sarebbe certo stato così facile batterlo se fosse stato quel... quell'affare, no?”
“Hai ragione...” mormorò sconfortata Alicia “Peraltro l'iscrizione diceva che bisogna 'svelare il volto' del nemico... ma non possiamo mica provarle tutte! Potrebbero essere migliaia, e io ne ho abbastanza di non-umani ostili!”
“Dobbiamo ragionare” incalzò la donna “cosa significa 'offri il Dono'? Ci sarà un significato nascosto, una sfumatura...”
“Oh, per la miseria, ma certo!” esclamò la ragazza battendosi la mano sulla fronte “Sono una cretina...”
“Cosa intendi?”
“Intendo che mi sono lasciata ingannare” spiegò “la parola che è scritta sull'iscrizione è prosphorà, che in greco antico indica un dono, un'offerta... ma in greco bizantino ha un significato diverso, di stampo molto più religioso...”
“...Sacrificio! Ma certo!” esultò Lara.
“Dunque non dobbiamo fare nessun dono al nemico, ma un sacrificio... e di cosa? Dobbiamo rompere una leva e bruciarla?”
L'archeologa si mise a pensare.
“Il mito” ragionò “dice che per ordine di Minosse Atene doveva fornire ogni anno sette fanciulle e sette fanciulli che poi venivano dati in pasto al Minotauro... forse ci sono! Torna alle leve e conta quelle che hanno come pomello il viso di una koura... io conteggerò i kouroi!”
Lara si aspettava che la sua compagna d'avventura comprendesse al volo quei termini che indicavano un particolare genere di statuaria greca che raffigurava l'idealizzazione della bellezza adolescenziale, e non fu delusa: Alicia annuì pronta e si mise a contare, mentre Lara faceva lo stesso.
“Sette!” gridarono dopo pochi minuti le donne.
Da un lato all'altro della sala, Lara fece un cenno ad Alicia e tutte e due iniziarono ad abbassare le leve, con timore sempre più crescente. Arrivata alla settima, l'archeologa sentì il cuore che le batteva fortissimo.
I cilindri della colonna ripresero a girare, stavolta più veloce di prima; le due donne, tornate al centro dell'arena e pronte ad armarsi osservarono per la seconda volta il turbinio di volti e membra umani e animali, finché i rulli non rallentarono e si fermarono.
Il nuovo disegno aveva le zampe muscolose e artigliate di un grifone, il torso di un gorilla e la testa di un'aquila.

“Caspita, questo è grosso!” gridò Alicia mentre un secondo corpo si schiantava al suolo, facendo tremare l'intera piattaforma.
“Già, ed è di nuovo quello sbagliato” aggiunse Lara tetra.
“Cosa?” chiese nervosa la ragazza “Come fai a essere sicura che... AH!”
Un'enorme manona nera aveva sciabolato nell'aria colpendola in pieno e schiaffeggiandola via. Lara vide la ragazza piombare a terra pesantemente prima di trovarsi di fronte un grosso becco nero e aguzzo. Aveva di fronte un massiccio essere alto tre metri, con muscoli poderosi coperti da una peluria nera e il volto bianco di un'aquila.
“Oh, di nuovo tu” disse l'archeologa seccata “dev'essere la giornata delle reunion...”
Il mostro lanciò uno stridio acuto e disarmonico e mulinò le possenti braccia, ma lei non si fece cogliere di sorpresa e scattò di lato, estrasse le pistole e iniziò a sparare.
I proiettili rimbalzavano sulla pelle dell'animale, dura come cuoio; lui continuava ad avanzare noncurante in sua direzione, e quando le fu vicino alzò in aria i grossi pugni.
Ma prima che potesse schiacciare la donna tempestandola di colpi, il suo stridio si strozzò inaspettatamente, e la creatura rimase per diversi istanti bloccata con le braccia in alto e gli occhi sbarrati, un rivolo di sangue che gli colava dalla carotide.
Lara dovette balzare all'indietro per non essere travolta dal corpo del mostro quando infine si schiantò a terra. Dietro di esso l'attonita archeologa scorse Alicia, con le labbra ancora contratte in un ringhio e la piccozza in mano sporca di sangue. Il gigantesco essere riassunse per un istante la consistenza della pietra, poi si sgretolò e non ne rimase più nulla.
“Misericordia!” esclamò sfinita Lara “devo ricordarmi di comprarne una, di quelle cose...”
“Non sai quanto tornano utili” convenne seria l'altra mettendo via l'arnese “Come mai sei così sicura che abbiamo sbagliato?”
“Perché... ecco... diciamo che avevo esperienza diretta anche con tipi del genere. Non è lui il nemico”
Alicia la guardò perplessa.
“... Va bene” disse allora “fingerò di aver capito... anche perché in ogni caso hai ragione, siamo ancora bloccate qua”
“Già” convenne Lara “e la novità è che non ho più idee... diamine, sembra non esserci soluzione!”
Il volto di Alicia si illuminò improvvisamente.
“Cosa hai detto?” chiese.
“Io?” rispose Lara “ho detto che sembra non esserci soluzione...”
“Ma certo!” urlò la ragazza “è talmente ovvio! La soluzione non c'è!”
Lara la osservò sbigottita.
“Ehm... temo che il mostro ti abbia colpito più forte di quanto...”
“Ma no, ma no” la ragazza scosse energicamente la testa “pensaci un po': chi fu a sconfiggere il Minotauro?”
“Teseo, lo sanno tutti”
“Esatto... ma Teseo non fu dato in sacrificio al Minotauro... gli si consegnò di sua volontà, proprio per ucciderlo!”
“Uhm, ho capito cosa intendi...” convenne Lara “ma ammesso che sia così, che cosa dovremmo fare? Offrire noi stesse in sacrificio, come lui?”
“Ma no! Mentre osservavo le leve, prima, mi sono accorta che tutte hanno un simbolo disegnato sul pomello... tranne...”
“... Tranne una” disse Lara, indicando quella alla punta estrema dell'ellisse, proprio di fronte alla colonna; Alicia, invece, puntò il dito contro la leva che si trovava nel punto diametralmente opposto, di fronte all'ingresso. “Accidentaccio, hai ragione!” esultò Lara “sono due leve 'libere', perché simboleggiano un auto-sacrificio, un sacrificio senza una vittima reale... come quello di Teseo! I miei complimenti, Alicia!”
La ragazza sembrò sul punto di dire qualcosa, ma subito abbassò lo sguardo.
“Non ci resta che tentare...” disse piano poi.
“Sono certa che sarà come hai detto” sorrise Lara, ma subito si accorse che la ragazza aveva cambiato atteggiamento, ed era diventata inspiegabilmente triste. “Che ti capita?” le chiese.
Alicia si riscosse improvvisamente.
“Ecco... nulla, nulla” balbettò “andiamo a tirare quelle maledette leve”.
Lara decise di soprassedere e si portò alla leva di fronte alla colonna.
“Al mio tre” disse quando anche la sua compagna ebbe raggiunto la propria leva “uno... due... tre!”

Seppe che aveva funzionato nel momento stesso in cui l'eco del clangore della leva si propagò nella camera: non solo la colonna, ma l'intero ambiente prese a scuotersi violentemente, tanto che Lara dovette allargare gambe e braccia per non perdere l'equilibrio.
I tre cilindri di cui si componeva la colonna ruotarono a una velocità folle; ci volle molto più tempo, stavolta, perché rallentassero gradualmente. Sbuffi di polvere vennero dallo spazio retrostante ai cilindri, probabile segno che i millenari meccanismi atti alla risoluzione dell'enigma fossero stati finalmente rimessi in moto, e investirono l'archeologa, che dovette ripararsi il volto col braccio.
Il rumore cessò pian piano.
Lara si arrischiò a guardare il disegno che si era formato, il quale stava emergendo pian piano dalla nuvola di sabbia che si era levata.
Per prima cosa vide le gambe, gambe umane, muscolose ma non troppo, con degli strani calzari.
Poi vide il busto: esile e stretto, con in cima quello che era inequivocabilmente un seno.
E infine un volto di profilo: lineamenti delicati, appena sbozzati nella pietra, un naso esile, delle labbra pronunciate, lunghi capelli raccolti con un nodo all'altezza della nuca.

“Oh, no... no...” mormorò Lara, sentendo scendere nello stomaco una spiacevolissima sensazione di gelo.
Il Nemico era Alicia.

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Messaggio da Nillc » 14 febbraio 2018, 08:51

E in occasione del compleanno di Lara, ecco a voi la nuova puntata di OLUS (che peraltro calza a pennello con la ricorrenza :D)

Capitolo 11- La Gabbia

Lara rimase immobile, incapace di parlare, i pensieri che le si affollavano nella testa.
Si era fidata di quella ragazza, l'aveva scelta lei stessa come compagna d'avventura, si erano salvate reciprocamente la vita più e più volte... aveva persino cominciato a provare uno strano legame, simile a quello per una carissima amica o per una sorella... e ora la verità le piombava addosso come una pioggia di ghiaccio.
Alicia era il Nemico che doveva battere per raggiungere il centro del Labirinto.
Ma possibile che quella ragazza dal carattere duro, ma intimamente fragile potesse nuocerle sul serio? Improvvisamente fu attanagliata dal dubbio che quello potesse essere l'ennesimo inganno del Labirinto e di Hatred...
Hatred...
Un brivido la scosse. Hatred aveva detto che nel Labirinto avrebbe trovato l'unica cosa al mondo in grado di annientarla; da quando era entrata nel Labirinto Lara aveva dovuto affrontare la sua mancanza di determinazione, i suoi sensi di colpa nei confronti degli amici, perfino il carico della morte dei suoi nemici... ma nessuna di queste prove l'aveva fermata.
Quella misteriosa ragazza, invece... chiunque lei fosse aveva l'intelligenza e la forza adatte a farla fuori, e se finora le era stata alleata, averla come nemica avrebbe potuto seriamente metterla in difficoltà.
No, no, no! Si disse Lara, cercando di scacciare quei pensieri: Alicia non poteva essere la sua nemesi, non poteva essere una creatura del Labirinto: doveva parlarle e capire, era certa che insieme avrebbero trovato la soluzione.
“Ascolta...” mormorò voltandosi a guardarla, ma fu raggiunta da un fortissimo pugno alla mascella, che la fece barcollare pericolosamente verso il bordo dell'arena.
Con gli occhi lacrimanti, l'archeologa guardò la ragazza, ansante e col braccio ancora levato, sul volto un'espressione di rabbia e odio.
Le due donne si guardarono reciprocamente per alcuni istanti; poi Lara ringhiò e le si gettò addosso, feroce.

I colpi volarono da una parte e dall'altra; Lara utilizzava tutte le tecniche d'arti marziali che conoscesse, l'altra era più rude ma ugualmente letale. Ciascuna delle due si batteva con tutta la brutalità di cui era capace.
A un certo punto Lara ricevette un calcio nello sterno, che la costrinse a piegarsi in avanti; nel farlo però riuscì ad afferrare la coda di Alicia, che strillò mentre veniva portata a terra e riceveva una ginocchiata nelle reni.
Entrambe si alzarono e colpirono l'altra sulla guancia con un pugno, che le portò ad arretrare momentaneamente prima di caricare nuovamente in avanti. Si incontrarono in un abbraccio violento, l'una che cercava di gettare l'altra a terra.
Le due forze erano assolutamente equivalenti, e più che sopraffare l'altra ciascuna dovette resistere finché le braccia, nello stesso momento, non cedettero; nello sciogliersi, Lara sferrò un calcio volante mentre Alicia scivolò in avanti, tentando di farla cadere ma riuscendo solo a passarle sotto.
Presa alla sprovvista, la ragazza corse verso l'estremità dell'arena, dove aveva lasciato l'arco; lo afferrò, incoccò una freccia e si voltò nuovamente verso Lara, che però le aveva già puntato le pistole addosso.
Le due donne rimasero a guardarsi, ansimanti e piene di graffi e lividi, senza osare distogliere lo sguardo l'una dall'altra.
“Non mi fermerai” ringhiò improvvisamente Alicia.
“Nemmeno tu” rispose di rimando Lara, caricando il colpo.
Alicia sputò per terra sangue e saliva.
“E dire che mi ero fidata di te...” sibilò.
A quelle parole, Lara rimase totalmente interdetta.
“... Cosa?” balbettò.
“Mi credi stupida?” rincarò la ragazza “mi hai ingannata, hai fatto sì che... che mi fidassi di te... e invece non sei che una di quelli!”
“Ma sei completamente impazzita? Io... io... oh, diamine” disse Lara, prima che un pensiero raggelante la trafiggesse.
La colonna aveva rivelato l'immagine di una donna atletica che portava scarponcini e i capelli legati dietro la nuca.
Come Alicia.
Ma anche come Lara stessa.

“Sei rimasta senza parole, eh?” ringhiò Alicia.
“Un momento, c'è qualcosa che non va, noi dobbiamo...”
“Sì, c'è una cosa che non va e sei tu! Non sperare di ingannarmi ancora... se per uscire di qui dovrò sconfiggerti, io...”
“Ma non capisci? Il Labirinto vuole metterci l'una contro l'a...”
STA' ZITTA!
Fu un attimo.
Lara sentì lo schiocco dell'arco che si fletteva e il sibilo della freccia che le veniva scagliata contro; l'istinto di difesa la indusse a reagire sparando un colpo, ma un ultimo barlume di lucidità le consentì di piegare leggermente i polsi verso destra.
La freccia scagliata da Alicia le sfiorò il fianco sinistro, strappandole la canotta e procurandole una ferita superficiale, da cui stillarono alcune gocce di sangue; dall'altra parte dell'arena il proiettile ferì di striscio Alicia nello stesso punto.
Le gocce del sangue delle due donne toccarono il pavimento nello stesso istante; immediatamente la caldera iniziò a scuotersi con violenza, l'aria già calda si fece incandescente, la lava sotto di loro ribollì. Le leve sul perimetro dell'arena sparirono, e al loro posto si alzarono delle grosse sbarre di bronzo che trasformarono la piattaforma in una grande gabbia che le intrappolò al suo interno.
“Che altro hai fatto?” gridò Alicia caracollando in avanti.
“Io non ho fatto niente!” ruggì Lara allargando le braccia per mantenere l'equilibrio.
La ragazza urlò e le caricò contro, prendendola alla sprovvista; la mandò a sbattere contro una delle sbarre e le fu subito addosso, facendole piovere addosso una gragnola di pugni.
“Fammi... uscire... di qui!” gridò.
“Lasciami, brutta cretina, non hai capito che... ahia!”
All'ultimo colpo l'archeologa aveva reagito mollando un calcio ben piazzato negli stinchi della ragazza, che urlò di dolore e cadde bocconi per terra. Le due donne rimasero una accanto all'altra ansanti, mentre il Vesuvio, ormai sveglio, continuava ad ardere.
Lara chinò la testa verso il basso e si rese conto con orrore di cosa stava accadendo.
“La lava!” gridò “la lava.... si sta alzando!”
Alicia mise da parte la sua sicumera e a sua volta guardò in giù, rimanendo pietrificata.
“Cosa... cosa sta succedendo?” gemette.
“La mia vittoria!” esultò una voce rauca dall'altra parte della sala.
Le due guardarono in direzione della passerella d'ingresso, ormai irraggiungibile; là, fiero e immobile nonostante il terremoto, c'era Hatred.

“Tu, maledetto!” gridarono all'unisono le due donne, e corsero in sua direzione; le sbarre le fermarono, e loro protesero le braccia oltre esse per afferrarlo, ma era fuori tiro.
Hatred rise di gusto.
“Non sapete quanto ho atteso questo momento” gongolò “ho dovuto impegnarmi a fondo per organizzare questo piano... ma ho vinto!”
“Perché mi odi così tanto?” gridò Alicia “io non ti conosco nemmeno!”
L'uomo la guardò gioioso.
“Ma io conosco te... e loro tutti ti conoscono... e con te fuori dai giochi nulla e nessuno potrà fermarmi!”
“Tu sei completamente folle, Hatred” ringhiò Lara “prenditela con me, se devi... ma lascia stare lei, non c'entra nulla!”
Hatred rise fino a tossire.
“Nulla? Oh, ma ovvio: la tua mente limitata non ha capito un bel niente” disse “ed è inutile che ti spieghi, anche perché manca talmente poco alla tua distruzione che sarebbe un peccato sprecare questi ultimi istanti ad arrovellartici su.... ho trovato l'unica cosa al mondo che potesse distruggerti... e tra pochi minuti il mio trionfo sarà completo”
Un boato venne dal fondo della camera magmatica.
“Hai ancora pochi secondi di vita” disse Hatred “poi la trappola che tu stessa hai attivato ti distruggerà. Mi spiace non essere presente alla scena, ma per me questo sarà solo l'inizio... addio, Lady Croft”.
E mentre l'eco della sua risata si mescolava al frastuono del vulcano in azione, Hatred tirò fuori dal nulla la Chiave delle Vie Incrociate; la brandì in direzione della colonna e da essa scaturì la sua luce azzurra, che andò a contornare la sagoma che vi si era disegnata. Con un rombo i tre segmenti girarono ancora fino a rivelare una parte cava, tramite la quale era possibile proseguire verso quello che sembrava un nuovo ambiente immerso nell'ombra.
Con un'ultima risata, Hatred vi si diresse ancheggiando. Quando vi fu entrato, la colonna ruotò nuovamente e l'immagine della donna tornò a campeggiare nel ribollente silenzio del Vesuvio.

Lara si guardò intorno, alla ricerca di una via di fuga. Il calore si faceva sempre più insopportabile, e il terremoto più intenso.
“Maledizione!” imprecò “Dobbiamo scappare, Alicia, e... ehi!”
La ragazza si era rannicchiata contro una sbarra, le braccia incrociate sulle gambe, la testa bassa, arco e piccozza ai suoi piedi.
“A che gioco stai giocando?” gemette l'archeologa “la lava sta salendo! Dobbiamo trovare il modo per...”
“Tu vai” la interruppe l'altra “io rimango qui. Non è giusto che tu perda la vita per causa mia”
Lara strabuzzò gli occhi.
“Per... causa tua?” ripeté “Ma cosa stai dicendo?”
“Non lo hai sentito? Quel tale... Hatred, o come l'hai chiamato tu... ha detto chiaramente che voleva distruggere... insomma... ha fatto un nome, ha detto 'Lady Croft'...”
“Ok, certo, ma questo significa solo che...”
“... Che vuole me. È me che vuole distruggere. Lady Croft... ossia Lara Croft... sono io”.

Per un secondo il fragore della lava si interruppe, il terremoto cessò, i colori sparirono, le luci si spensero e Lara rimase sola di fronte a quella ragazza con la metà dei suoi anni che sosteneva di essere lei.
In un solo secondo la sua mente passò in rassegna tutti i dati di cui disponeva per venirne a capo.
Che fosse un alter-ego? Impossibile, ne aveva visti abbastanza da comprendere che non si trattasse di un burattino creato a sua immagine e somiglianza. Un clone? Anche di quelli aveva una discreta conoscenza, e sapeva che per lo più si limitavano a rimanere fermi in un punto a far da bersaglio ai nemici.
'Alicia', o comunque lei si chiamasse, era invece una persona vera, senziente, dotata di una propria forza e di propri sentimenti. L'ipotesi più probabile, o più che altro meno improbabile, era che qualcuno, magari Hatred stesso, l'avesse ipnotizzata in modo che credesse di essere Lara Croft, per poi spingerla a entrare nel...
...Labirinto.
Lara si accorse di non aver tenuto conto di un particolare importantissimo: come aveva fatto la ragazza a trovare l'ingresso del Tabularium e ad aprirlo, se la Chiave ce l'aveva lei? Quella domanda iniziò a tessere un mosaico logico nel suo cervello, portandola sempre più prossima a una spiegazione del tutto folle, ma assolutamente plausibile.
“Ehi!” si voltò bruscamente a guardarla “ho bisogno di farti una domanda!”
“Cosa?” rispose la ragazza, frastornata “Ti sembra il momento per...?”
“No, è essenziale! Devi dirmi come hai fatto ad accedere al Tabularium!”
L'altra la guardò inquisitiva per un momento; poi, mestamente, biascicò:
“C'era un'entrata segreta... vi si accedeva da Palazzo Nuovo... sai, quello sul Campidoglio... c'era un'iscrizione e bisognava inserirci quella specie di chiave che mi aveva inviato Hatred...”
“Sì, sì... ma quando ci sei entrata?”
La ragazza ci pensò un po' su.
“Era il solstizio d'estate, poco dopo il tramonto”.
La verità piovve addosso a Lara calda e scivolosa come cera fusa. Tutto trovò una spiegazione: la presenza di quella ragazza, la sua identità, il ruolo che ella aveva in quella storia impossibile e quello della stessa Lara...
e anche come avrebbero potuto salvarsi.
L'archeologa sporse la testa dalle sbarre e guardò in basso: la lava era ormai a pochi metri da loro. Ancora pochi minuti e le avrebbe raggiunte per bruciarle vive.
Subito rientrò nella gabbia, raggiunse l'altra e le afferrò le braccia in maniera così repentina che quella sussultò spaventata.
“Adesso ascoltami bene” disse seria, guardandola dritta negli occhi “forse ce la possiamo ancora cavare, ma ho bisogno di fidarmi di te... e che tu ti fidi di me. Sei davvero Lara Croft? Non mi stai mentendo, vero?”
“No!” rispose l'altra, scossa e indignata nonostante l'urgenza del momento.
“Va bene, ti credo. E vuoi veramente uscire di qui?”
“Io... non...”
“Avanti! Prima eri disposta anche a uccidermi, pur di sopravvivere!”
A quella parola il volto della ragazza virò subito dallo sbigottito al determinato.
“Sì” disse con decisione.
“Molto bene. Allora fai quello che ti dico... pensi di essere in grado di forzare una di quelle stramaledette sbarre con la tua piccozza? Quel tanto che basta da permetterci di passare”
Se la richiesta risultò astrusa alla ragazza, lei non lo diede a vedere: annuì con vigore, raccolse la piccozza da terra e si portò alla sbarra più vicina; incastrò la lama tra quella e un'altra adiacente e fece leva.
Il bronzo si piegò come se fosse un materiale molto più duttile.
“Ehi!” esclamò la ragazza meravigliata “non pensavo di riuscirci...”. Lara le sorrise incoraggiante.
Un attimo dopo tra le due sbarre c'era spazio sufficiente a lasciar passare una persona dal fisico snello come quello delle due donne.
“Ottimo” osservò Lara traendo un sospiro profondissimo e osservando la lava, ormai a due metri o poco più da loro “adesso dobbiamo buttarci”
L'altra sgranò gli occhi.
“Sei pazza?” gridò.
“Forse” rispose Lara senza sorridere “ma se ho compreso bene i meccanismi di questo posto, è l'unico modo per salvarci. L'importante è che tu continui ad avere fiducia...”
“Fiducia in qualcuno che mi dice di gettarmi in un fiume di lava incandescente?”
“No” rispose Lara con semplicità “in te stessa. Chiediti se vuoi prestar fede alle mia parole, e poi decidi di conseguenza”.
La ragazza guardò a fondo negli occhi di Lara, che erano fermi e tesi, ma con una chiara dolcezza leggibile nel loro fondo.
“D'accordo” disse in tono rauco la ragazza “facciamolo”.
Lara sorrise e si intrufolò tra le sbarre; quando anche l'altra fu uscita, l'archeologa le tese la mano. La ragazza esitò per un solo attimo prima di accettarla.
“Comunque vada” le disse “grazie”.
Le due si sorrisero, poi chiusero gli occhi e saltarono in avanti.

_____________________________________
Riusciranno Lara e l'Altra a salvarsi? E quale mistero si nasconde dietro la sua identità? Arrivano le risposte a partire da LUNEDI' prossimo... e non perdetevi il making of di VENERDI'! Ovviamente su Asp.com
:)




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Lara Croft Tomb Raider: One Last UNTOLD Story

Messaggio da Blu » 16 febbraio 2018, 08:33

Caspita, due puntate da leggere quasi trattenendo il fiato :o , con un crescendo che va dall'avere la sensazione di vedere un film al sentirsi chiusi nella gabbia assieme a loro [:^] :D

Sono quasi certa che Lara abbia ragione sul Labirinto, l'ansia più che altro sale all'idea che l'Altra sia reale e che Lara possa in qualche modo decidere di sacrificarsi per salvarla, una decisione difficile da digerire per noi, ma assolutamente nelle sue corde :) , un po' come accaduto con il reboot del gioco... oppure la spiegazione (che spero arriverà :D ) del come sia possibile che siano entrambe lì potrebbe portare a vederle esistere entrambe, ma in mondi (e franchise ;) ) differenti.

In quest'ottica OLUS potrebbe portar "pace" :) , in un ideale passaggio di consegne o di consapevolezza dell'esistenza l'una dell'Altra, sempre che Lara si decida a rivelarsi all'Altra [:^] ... ok, mi fermo qui XD




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Lara Croft Tomb Raider: One Last UNTOLD Story

Messaggio da Nillc » 16 febbraio 2018, 09:10

La cosa bella delle teorie di Blu è che su molte cose ha ragione :D e non nascondo che scrivendo OLUS io e Over spesso e volentieri abbiamo detto "scriviamo questo perché Blu penserà questa cosa, ma in realtà andrà in quest'altro modo" :D Ci stiamo comunque avvicinando al momento di avere tutte le risposte :)

E a proposito, ecco a voi il...

Making of 6_ Capitoli 10 e 11

Siamo arrivati nella parte centrale del romanzo, quella in cui tutto quanto avete letto fino ad ora inizia a essere sovvertito e incanalato sui binari che ci porteranno alla risoluzione... anzi, alle risoluzioni finali. I capitoli che avete letto questa settimana sono forse quelli che ci hanno appassionati di più, del resto la scena del confronto tra Lara e l'Altra è uno degli elementi che avevamo in mente di scrivere sin dall'inizio, ed è stato uno dei rarissimi casi in cui la composizione finale ha rispecchiato le idee originarie quasi senza alcuna modifica... quello che è stato difficile, per contro, è stato arrivare a quel momento. Siamo rimasti a lungo a discutere perché le scene precedenti e successive a quel momento fossero il più efficaci possibile: non si trattava solo di comporre una scena piuttosto complessa, ma anche di far quadrare tutte le simbologie e di essere coerenti con la trama generale e le sue fonti d'ispirazione. Questo è il motivo per cui il capitolo 10 ha causato un altro blocco, meno lungo del primo ma comunque difficile da superare... che per fortuna è stato l'ultimo: il resto del romanzo è venuto su in maniera decisamente più spontanea.

Il capitolo 10 ha avuto come titolo di lavorazione provvisorio "il Minotauro", anche perché inizialmente l'arena dove si svolge la sequenza non era ubicata all'interno del Vesuvio. Fin dalle primissime idee eravamo sicuri che un Minotauro ci sarebbe stato (del resto, quale Labirinto non ne possiede uno?) ma ci è stato da subito chiaro che non volevamo si trattasse di quello "canonico": sarebbe stato troppo scontato, e comunque avevamo già pianificato la comparsa di altri mostri comparsi nei capitoli precedenti. L'ipotesi che maggiormente ci attraeva era quella di un Minotauro "meccanico", una sorta di macchinario che in qualche modo rievocasse la forma mitologica... ma per quanto ci sforzassimo non trovavamo nessuna idea soddisfacente per giustificarne presenza e funzioni.
L'idea che avete letto mi è venuta ripensando a un gioco che fino a qualche anno fa si trovava in tutti i negozi Ikea: Immagine
Si tratta di postazioni disseminate per tutto il centro commerciale dove i genitori possono "parcheggiare" i bambini mentre fanno acquisti: uno dei giochi lì presente consiste in questi rulli che il bambino può far roteare per comporre un'immagine multiforme. Il funzionamento del Minotauro di OLUS è lo stesso: ci piaceva l'idea che fosse una questione "iconografica", le cui implicazioni fossero invece fin troppo concrete.

Un altro punto di discussione è stato quindi il modo in cui questo enigma si dovesse attivare. Inizialmente avevamo pensato di far compiere alle due protagoniste una serie di azioni speculari, tipo arrampicarsi sulle pareti, sparare dei bersagli allo stesso tempo e in direzione diametralmente opposta, ma l'idea non funzionava. Quando ci è stato chiaro che l'azione si sarebbe spostata nel Vesuvio abbiamo quindi introdotto l'elemento delle statue, che sulle prime pensavamo decisamente più centrale: le ragazze avrebbero dovuto raggiungere e "attivare" in qualche modo quelle giuste. Avevamo pensato di rifarci al mito originale, facendo sì che le due statue da attivare fossero quelle dei "genitori" del Minotauro, cosa che avrebbe portato le nostre eroine a sbagliare per due volte: una prima perché avrebbero attivato le statue di Minosse e Pasifae, una seconda perché avrebbero sostituito alla prima la statua del Toro/Zeus. La soluzione giusta sarebbe stata di sostituire a Pasifae la statua di una mucca, poiché secondo il mito il Minotauro fu concepito dalla regina travestita da questo animale.
La soluzione non ci convinceva, così abbiamo tirato fuori quella delle leve. Abbiamo formulato numerose ipotesi, alcune delle quali le avete anche lette come tentativi falliti nell'edizione finale, ma alla fine pensiamo di aver trovato il giusto espediente.
A proposito, vi siete accorti che l'enigma non è davvero stato superato... almeno per il momento? :)

Una cosuccia che mi piace far notare è il cameo del Guardiano del Talion. Si tratta ovviamente di un piccolo omaggio, mi piaceva l'idea che un mostro semi-umano si sostituisse al Minotauro. Ma a ben vedere Lara deve avere la memoria corta, perché in realtà anche il primo mostro che appare lei lo ha già affrontato... e per ben due volte, in due diversi titoli della serie! Riuscite a ricordare di chi si tratta?




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Messaggio da Nillc » 19 febbraio 2018, 08:32

Comincia una nuova settimana e ricomincia OLUS, con una puntata estremamente esplicativa :)


Immagine


Capitolo 12- Il Fondo

Non ci fu alcun impatto.
I piedi non infransero alcuna superficie, né lava incandescente né altro: da un momento all'altro Lara si trovò intrappolata in un gorgo di luce oltremodo densa che la trascinava giù, sempre più giù, roteando in un'ampia spirale, impedendole quasi di respirare. Ben presto perse la presa sulla mano dell'altra, mentre la velocità aumentava a dismisura.
Poi, di colpo, smise di roteare e iniziò a venire attirata verso il basso... o verso l'alto? Era impossibile capirlo. Provò a gridare ma non ci riuscì.
Incapace di fare altro, smise di mulinare le braccia e le gambe e si abbandonò a quella corrente invincibile, attendendo arrendevole il suo destino. Fu proprio allora che la forza di cui era prigioniera la rilasciò di colpo e lei si ritrovò completamente immobile.
Aprì gli occhi e fu quasi come non averli aperti: galleggiava in un nulla scuro, rischiarato solo da un lontanissimo bagliore azzurrognolo.
Cercò con lo sguardo la sua compagna d'avventura e fu sollevata nel vederla a pochi metri da lei, scossa ma sana e salva.
Lara riuscì ad attirare la sua attenzione e a dire di seguirla; le due nuotarono verso la fonte di luce e finalmente riemersero su una minuscola riva, in un ambiente altissimo e stretto, quasi completamente al buio.

“Credevo che saremmo morte...” sussurrò la ragazza mentre riprendeva fiato.
“... Davvero?” chiese Lara stendendosi sulla fredda roccia, permettendo ai muscoli di distendersi.
“No, in realtà no” ammise lei, tanto candidamente da stupire anche se stessa “dove siamo?”
Lara guardò in alto, verso la luce che sembrava trapelare da una fessura lontanissima.
“Immagino” rispose “che siamo sul fondo di un pozzo...”
“Il fondo di un... ma insomma, io non ci capisco più niente, in tutta questa storia! Che diamine è successo? Tu sembri aver capito tutto... spiegamelo!”
Nonostante l'imperiosità delle parole della ragazza, l'archeologa non rispose subito. Si alzò a sedere, rimase assorta per qualche istante come a voler riordinare una massa di pensieri confusi per poterli spiegare il più facilmente possibile.
Il regno e il dominatore” enunciò infine “il luogo segreto e il nemico/ il labirinto e la chiave...
...sono la stessa cosa” terminò l'altra “era quello che diceva l'iscrizione di Plinio, no?”
“Esatto” confermò Lara “e cosa significa?”
“Che il Labirinto è un prodotto della nostra mente” rispose l'altra dopo averci pensato un po' su.
“Sì e no. In effetti il Labirinto è una proiezione delle nostre paure, delle nostre mancanze, dei nostri difetti... ma qual è la sua funzione primaria? Cosa simboleggia, cosa rappresenta il mito del labirinto, in tutte le culture?”
“La nostra vita” rispose a colpo sicuro la ragazza “il viaggio che noi tutti compiamo crescendo e diventando consapevoli di... di...” trasalì.
“... Noi stessi” rispose Lara “il Labirinto, ossia il luogo in cui ci troviamo, è una sorta di percorso iniziatico. La Chiave ha il potere di leggere nella nostra vita e di tradurla in un ambiente fisico, che ciascuno di noi può percorrere per conoscere le proprie debolezze... e magari vincerle”.
L'altra sembrò soppesare le parole che aveva appena sentito per poi ragionarci su, ma sembrava trovare la spiegazione di Lara ragionevole, per quanto incredibile.
“Ma quindi” riprese poi a bassa voce, dopo un po' “se questo fosse vero... significherebbe che il regno, il dominatore e... il...... oh, cacchio...”
“Già” ammise Lara “il Minotauro, metà uomo e metà animale, rappresenta il dramma di trovarsi di fronte a se stessi e non riuscire a trovare un equilibrio tra la nostra parte 'nobile', per così dire, quella che amiamo e apprezziamo... e la componente 'cattiva', brutale e istintiva, che invece odiamo
“Quindi il nemico da combattere, quello che è apparso sulla colonna, non era qualcun altro, che magari mi somigliava... ero io stessa! Che stupida! E ti ho anche attaccata, e ferita... io... io... ho sbagliato, ho sbagliato!” la ragazza si prese la testa tra le mani, sconvolta.
“No, non hai sbagliato”continuò Lara calma “almeno, magari hai sbagliato a reagire subito in quel modo, dando retta al tuo impulso... ma non certo la persona che hai attaccato”
Lei la guardò stranita.
“Cosa intendi?” chiese.
L'archeologa sospirò un sorriso amaro.
“Intendo che anche io sono Lara Croft” disse, semplicemente.

L'altra la fissò a bocca socchiusa per diversi secondi, poi scoppiò a ridere, ma si fermò quasi subito nel vedere la sua espressione estremamente seria.
“... Mi stai prendendo in giro?” sbottò acida “vorresti dire che tu sei... me?”
“Sì” ammise Lara “ma è vero anche il contrario, e cioè che tu sei me. Siamo entrambe Lara Croft, provenienti da due distinti universi”
La “giovane” Lara rimase per un attimo inebetita, poi prese a muoversi nervosamente; Lara poteva quasi leggerle nella mente gli stessi ragionamenti a catena che poco prima avevano tenuto occupata la sua.
“Intendi dire che... che la Chiave delle Vie Incrociate... si chiama così non soltanto per le strade del labirinto... ma anche perché è in grado di mettere in comunicazione interi universi?”
“Già. Ognuno di noi esiste in migliaia di mondi diversi, alcuni molto simili tra loro, altri estremamente dissimili. La Chiave è in grado di farli incontrare, di intrecciarli e far sì che le strade di due versioni del proprio io si incrocino in questo luogo al di fuori di qualsiasi universo, in modo che...”
“... Ci si possa fronteggiare fisicamente con se stessi!” gemette la ragazza, barcollando sotto il peso di quella teoria “tutto ciò è assurdo!”
“Ma non impossibile... io penso che ci sia almeno un altro precedente. Pensaci bene: come ha fatto Plinio a morire nel Vesuvio e al tempo stesso sigillare il Tabularium?”
“Oh, cribbio... ma certo! Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane erano la stessa persona! Ma se è così... uno deve aver prevalso sull'altro e poi ne ha preso il posto... Come è potuto succedere?”
“Ed è qui che le cose si complicano” disse Lara tetra “se ho capito bene, la sopravvivenza o meno di uno o di entrambi coloro che percorrono il Labirinto non dipende da chi dei due sia più forte, ma da quanto ciascuno dei due si fida dell'altro”
“Ma l'iscrizione dell'arena diceva di 'dominare' il nemico!”
“Esatto, ed è proprio quello che ci ha tratte in inganno, e che ci ha messe contro permettendo che ciascuna di noi pensasse che l'altra fosse il nemico! 'Dominare' diceva, non 'battere', 'sconfiggere', 'annientare'!”
L'altra Lara aggrottò le sopracciglia, visibilmente impegnata in un complesso calcolo mentale.
“Ma certo...” esclamò infine “'Questo è un regno che non ha dominatore... ma il regno e il dominatore sono la stessa cosa. Significa che bisogna essere padroni di se stessi, accettarsi e amarsi così come si è... che stupida sono stata...”
“Lo siamo state entrambe” la corresse l'archeologa “Anche io ho subito pensato all'attacco, senza ragionarci su. Tutto questo perché... Hatred ha scelto il momento più opportuno per mettermi in questa situazione...” Distolse lo sguardo.
“Ma chi è quell'Hatred? E cosa vuole da m... da noi?”
Lara si voltò di scatto a guardarla.
“Davvero non l'hai mai incontrato?” chiese.
“Davvero”.
“Quindi... non hai recuperato il Serpente di Zaffiro?”
“Non so di cosa tu stia parlando” rispose l'altra, con una nota di avida curiosità negli occhi; la stessa che improvvisamente attanagliò Lara.
“Fammi un po' capire” disse “ti dicono qualcosa lo Scion di Atlantide... i Cinque Artefatti... il Pugnale di Xian...?”
“Del Pugnale ho letto qualcosa, una volta” la ragazza storse il labbro “delle altre cose... nisba”
“E non hai mai recuperato nessuna preziosa reliquia, un artefatto magico...?”
“Beh... qualcosa del genere, ma... beh, ci sono anche altre cose da fare, no?”
Lara incrociò le braccia.
“Quanto talento sprecato” sospirò “si vede che i nostri universi non si somigliano poi tanto”
La giovane Lara si spazientì.
“Ma tutto questo cosa c'entra con Hatred?” chiese di nuovo, veemente, col chiaro intento di cambiare discorso.
“Giusto. Si dà il caso che io lo abbia incontrato durante una delle mie missioni” rispose, assumendo un fastidioso accento di superiorità “già all'epoca mi fu... ecco, piuttosto ostile, ma stavolta ha messo su questo piano folle apposta per distruggerm... distruggerci. Sapevo che avesse dei poteri, ma sembrano essere più forti di quanto pensassi... forse di tratta di un'entità in grado di valicare i confini tra le realtà, e... ah, ma forse tu non ti intendi di queste cose...”
“Che ci creda o no, me ne intendo più di quanto immagini” ribatté la ragazza offesa, e Lara dovette mentalmente ammettere il suo pregiudizio “quello che non capisco è come mai ci abbia portate qui, perché ci abbia costretto a percorrere il Labirinto... e a batterci” aggiunse cupa.
“Questo non l'ho ancora ben chiaro” ammise la donna “ma qualsiasi cosa passi per quella mente pazzoide, forse siamo ancora in tempo per fermarlo”.
Lara guardò verso l'alto: ora che gli occhi le si erano abituati al buio, vedeva passatoie e cunicoli inerpicarsi su per il pozzo a perdita d'occhio. Uscire da lì era possibile, ma sarebbe stato estremamente difficile.
“Dobbiamo essere molto prudenti” esordì Lara “e soprattutto, fidarci l'una dell'altra... e di noi stesse, che poi è la stessa cosa”
Cosa?” chiese sconvolta l'altra.
“Il Labirinto funziona così” spiegò paziente l'archeologa “quanto più si è solidali col proprio io, tanto si ha successo. Abbiamo vinto, sia da sole che insieme, solo quando abbiamo lasciato perdere i nostri limiti e confidato nelle nostre capacità... il percorso a ostacoli, il ragno, la foresta... non è così?”
L'altra Lara, con espressione sconvolta, non annuì nemmeno.
“La trappola” proseguì “è scattata quando ci siamo ferite, ovvero quando ci siamo riconosciute avversarie... e di conseguenza abbiamo combattuto la nostra essenza, il nostro essere... noi stesse. È un po' cervellotico, lo so...”
“Ho capito benissimo” rispose l'altra duramente; Lara decise di ignorare il suo tono sgradevole.
“Quindi, se vogliamo avere una minima chance di uscire da questo posto e fermare quel gran bastardo di Hatred, dovremo collaborare il più possibile” si voltò nuovamente verso il pozzo “Dunque, penso che prima di tutto sia necessario individuare una via d'uscita, poi potremo... potremo... ma mi ascolti?”
No. L'altra Lara non la stava più ascoltando.
Le aveva voltato le spalle e, rigida e cupa, guardava per terra.
“Che ti prende, adesso?”
La giovane si voltò appena, senza girarsi completamente. Lara poteva vedere uno solo dei suoi occhi, che era lucido.
“Io non vengo” disse.

“Che significa 'io non vengo'?” chiese l'archeologa
La ragazza inspirò col naso, profondamente e lacrimevolmente.
“Non ce la posso fare” rispose.
“Come? Certo che ce la possiamo fare! Dobbiamo solo andare a...”
“No. Tu devi andare. Io... rimango qui”.
Lara spalancò la bocca, sconvolta. Vedendo la sua reazione, l'altra iniziò a spiegare.
“Tra tutte le Lara Croft disponibili” disse “Hatred ha scelto di opporti quella giusta, per i suoi scopi. E vuoi sapere perché? Perché era sicuro che, tra tutte le Lare di tutti gli universi, io ero la peggiore”
“Andiamo, cosa dici? Tu sei...”
NO!” la zittì l'altra “Tu non sai cosa significa essere me. Tu... tu sei così sicura, così brava, così audace... io... io invece...”
Lara la guardò con triste stupore.
“Io non me lo sono scelto, questo destino” proseguì “io volevo solo essere un'archeologa, e invece... invece sono Lara Croft... e mi trovo sempre in situazioni più grandi di me, devo ogni volta lottare per sopravvivere... tutto per seguire la mia vocazione. Intanto perdo le persone che amo, l'una dopo l'altra... e tutto per... perché io non riesco a essere diversa!”
Ormai la ragazza piangeva. Lara la osservava cupa in volto.
“E adesso dovrei addirittura fidarmi di te, di un'altra me... ma come posso fidarmi di un'altra me, se non mi fido nemmeno di me stessa? Io, Lara Croft, la odio...”
E, detto questo, si sedette per terra, piangendo silenziosamente.
Lara continuò a osservarla per lunghi minuti senza dire nulla, il volto contratto in un'espressione enigmatica.
“Non ci credo...” sibilò alla fine.
“Beh, invece farai meglio a...”
“No” la interruppe “Non ci credo che queste parole siano uscite dalla bocca di Lara Croft”
La giovane Lara alzò la testa: l'incredulità la sconvolgeva al punto di farla smettere di piangere.
“Ma ti sei sentita?” le chiese la donna “hai minimamente prestato attenzione a quello che hai detto? Parli di te stessa come di una reietta, come di una disgraziata... e non ti accorgi che essere te è un privilegio
“Essere me è una maledizione!”
“Ah sì?” disse sardonica Lara “e tutte le cose che hai vissuto finora? Che abbiamo vissuto... ti ho vista, sai? Hai dimostrato intelligenza e abilità, coraggio e perseveranza fuori dal comune. Beh, ammetto che hai ancora da lavorare un po' su certe cose, ma pensi che una persona normale sarebbe andata molto avanti, al tuo posto?”
L'altra la guardò inquisitiva.
“La realtà è che tu ti stai lamentando di cose che sono normalissime, quando si sceglie di essere se stessi” disse Lara “tutti corrono dei rischi per seguire il proprio io, tutti fanno dei sacrifici e incontrano delle difficoltà. È vero” ammise “per noi la situazione è un po' più difficile, più che altro perché abbiamo il vizio di attirarci le antipatie di esseri come Hatred, o peggiori... sì, peggiori” sottolineò nel vedere lo sguardo incredulo dell'altra “ma se ci imponessimo di essere diverse ci arrenderemmo e finiremmo sul fondo di un baratro come que..”
Lara si interruppe.
Le parole le erano sgorgate dalla bocca e una volta partite era stato impossibile fermarle; ma solo allora si era resa conto di cosa significavano.
Lei sul fondo di quel baratro c'era da tempo.
Solo che aveva avuto la forma della sua stanza dei trofei.
Si era lasciata travolgere dai pensieri, dai rimorsi e dalle tristezze, che l'avevano portata a rinnegare la sua stessa essenza.
Lei e la sua versione più giovane si trovavano nella stessa situazione, ma a due estremi diversi: la Lara ragazza soccombeva a ciò che le prospettava il futuro, lei a quello che aveva già affrontato in passato.
“Qualsiasi cosa succeda” riuscì a dire, prima di scoppiare in singhiozzi “Tu sei Lara Croft”.

“Non... non volevo farti questo...” disse la giovane Lara, avvicinandosi.
“Non dicevo a te” gemette lei “ma a me stessa!”
“Che poi è la stessa cosa”.
Le due si guardarono... e scoppiarono a ridere.
E risero e piansero insieme, e nel riso e nel pianto le loro stupide paure si sciolsero.
“D'accordo” disse la ragazza “andiamo a fare il culo a quell'Hatred?”
“Ci puoi scommettere” rispose Lara.
“Siamo senza armi” osservò l'altra, ma senza ombra di esitazioni nella voce.
“Fa la differenza?”
“Ovviamente no” la giovane le sorrise “Non possiamo perdere, insieme Sei stata... sei stata molto convincente, direi”
“Puoi osare di più, coi complimenti” rise Lara.
“Ok, ok...” rise l'altra “sei una grande, sei una... una Ducati Monster?”
“Sono una Ducati Monster?” esclamò l'archeologa “beh, va bene osare, ma questo mi sembra un po'...”
“No!” la interruppe la ragazza con veemenza “Guarda là!”
Lara si voltò e, sorprendentemente, vide una splendida motocicletta nera stagliarsi magnificamente sul bagnasciuga.
“Oh, bene bene!” disse felice “Si vede che il Labirinto ha smesso di remarci contro”
“Chi guida?” disse l'altra andando verso il bolide.
“... Secondo te?” rispose l'archeologa, e con un balzo vi montò.

______________________________
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Lara Croft Tomb Raider: One Last UNTOLD Story

Messaggio da Blu » 20 febbraio 2018, 15:47

L'azione non è tutto :) : capitolo veramente intenso, viene da abbracciarle entrambe [:^] :D , ora non resta che scoprire come uscire da lì :) (anche se un'idea ce l'avrei XD )
Nillc ha scritto:
16 febbraio 2018, 09:10
Ma a ben vedere Lara deve avere la memoria corta, perché in realtà anche il primo mostro che appare lei lo ha già affrontato... e per ben due volte, in due diversi titoli della serie! Riuscite a ricordare di chi si tratta?
"testa di coccodrillo, il busto di leone e le zampe posteriori di ippopotamo": è un Ammit / Ahmet, Lara lo ha affrontato in Lara Croft and the Temple of Osiris e in TR4 :D
Nillc ha scritto:
16 febbraio 2018, 09:10
La cosa bella delle teorie di Blu è che su molte cose ha ragione :D e non nascondo che scrivendo OLUS io e Over spesso e volentieri abbiamo detto "scriviamo questo perché Blu penserà questa cosa, ma in realtà andrà in quest'altro modo" :D Ci stiamo comunque avvicinando al momento di avere tutte le risposte :)
:asd: :huahua:




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Lara Croft Tomb Raider: One Last UNTOLD Story

Messaggio da Nillc » 20 febbraio 2018, 18:28

Esatto Blu, è propriola Divoratrice :) Sono contento che il capitolo ti sia piaciuto, io trovo la copertina assolutamente meravigliosa... e ti posso dire che tra qualche puntata avrai davvero di che sbizzarrirti :D




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Lara Croft Tomb Raider: One Last UNTOLD Story

Messaggio da Nillc » 21 febbraio 2018, 08:38

Andiamo a scoprire come se la caveranno le nostre Lare :D


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Capitolo 13- L'Ascesa

La moto sfrecciava sulle strette passatoie scavate nella pietra che si inerpicavano verso l'alto lungo la circonferenza del pozzo; Lara guidava con mano sicura: anche se non lo faceva da tempo, sapeva perfettamente quando accelerare e quando frenare, teneva il manubrio saldo, compiendo all'occorrenza lievi spostamenti per sterzare il più dolcemente possibile, oppure dando decise virate quando era necessario. Un paio di volte si trovò a dover dosare la velocità per saltare un crepaccio o addirittura per svoltare in fretta di lato e avanzare sul muro con la moto in orizzontale.
L'altra Lara, seduta alle sue spalle e avvinghiata alla vita, non commentava, ma dai cambiamenti d'intensità della sua stretta Lara capì che ammirava quelle evoluzioni.
E sotto sotto le piacevano.
Mentre salivano, le due ebbero modo di conoscersi un po', chiacchierando per sommi capi della loro vita e delle loro imprese. Inizialmente Lara aveva creduto che la sua controparte fosse semplicemente una versione più giovane di sé; invece scoprì ben presto che le differenze tra loro superavano le analogie.
La giovane Lara non aveva all'attivo molte imprese, anche se effettivamente quelle che le aveva raccontato sembravano spettacolari; sembrava muoversi in un mondo completamente diverso dal suo, con miti e leggende che sulla carta lei conosceva benissimo, ma che si sviluppavano nella realtà in maniera del tutto differente. La ragazza, dal canto suo, ascoltava affascinata le narrazioni delle sue avventure, stupefatta che potessero davvero essere avvenute ma senza mai metterle in dubbio.
“... E ogni volta che torno a casa, Hillary mi dà una strigliata” raccontò “ma poi si preoccupa se ci rimango per troppo tempo. Quanto a Bryce...”
“Hillary... e Bryce?” la interruppe la giovane “E chi sono?”
“Vuol dire che da te non esistono?” domandò l'archeologa con drammatico stupore, cercando di cacciar via dalla mente l'idea di un universo senza i suoi migliori amici.
Lara giovane sembrava essere, se possibile, ancora più sfortunata di lei in tema di amici. Ne aveva pochissimi, anche se giurava che quella manciata le era fedelissima.
“... Anche quella ragazza che c'era nella ragnatela?” le chiese. L'altra non rispose per un po'.
“Forse” disse infine, ma la cupezza nella sua voce lasciò intendere a Lara che fosse il caso di cambiare argomento.

L'ascesa proseguì relativamente tranquilla per un po'; poi improvvisamente Lara inchiodò.
“Fine della corsa” annunciò, indicando il sentiero che stavano seguendo: esso proseguiva per alcune decine di metri, poi si staccava dalla parete e saliva per un altro tratto, prima di interrompersi bruscamente come un trampolino sospeso nel vuoto.
“E ora che si fa?” disse la giovane Lara, storcendo il naso.
Lara si voltò a guardarla.
“... Tu cosa ne pensi?” le chiese sorridendo. Lei sgranò gli occhi.
“Pensi che sia io a dover decidere?” domandò.
“Beh... finora hai dimostrato di essere piuttosto brava a indicare la strada” rispose l'archeologa con un occhiolino d'incoraggiamento.
La ragazza sorrise, ma poi si rifece seria; scrutò la bocca del pozzo, che era parecchio più in alto e direttamente sopra la rampa, troppo perpendicolare a essa per poterla raggiungere agevolmente.
“Ho un'idea” disse infine, dopo averci ragionato su “ma è completamente folle e soprattutto pericolosa”
“Bene!” esclamò la sua altra lei, come se le avesse appena promesso un goloso pasticcino “le cose folli e pericolose sono le mie preferite!”
“Io sono un po' più cauta” ammise l'altra “ma questa è l'unica cosa che mi viene in mente... anche pensando a quello che abbiamo appena passato...”
“E cioè?”
“... Dobbiamo saltare”.
La donna la guardò compiaciuta e annuì.
“Non mi prendi per matta?” chiese la ragazza.
“No... sarebbe la stessa cosa che avrei fatto io”
Le due risero.
“Bene” disse infine la giovane Lara, risoluta “allora vai di acceleratore!”
Senza farselo ripetere, Lara fece rombare il motore e un secondo dopo la Ducati schizzò in avanti a tutta velocità; percorse in pochi secondi quanto restava del sentiero, salì sulla rampa e si lanciò verso l'alto, nel vuoto.

Dopo un attimo di stallo, la motocicletta s'inclinò in avanti e per un tremendo istante le donne videro il fondo del pozzo a una distanza vertiginosa sotto di loro; sorprendentemente, tuttavia, non caddero verso il basso, ma verso l'alto.
Sempre in sella alla moto, le Lare vennero risucchiate fuori dal pozzo... la moto ruotò di centottanta gradi, mettendole sottosopra... e poi il mondo si capovolse, la forza di gravità si ripristinò e loro ebbero la sensazione di precipitare mentre una luce rossa si riaccendeva rapida attorno a loro. Ebbero rapidi flash di volti e membra di pietra prima di atterrare con un sonoro tonfo su una superficie sabbiosa; furono sbalzate via dalla moto e si trovarono per terra, non ferite ma decisamente intontite.
“Wow” esclamò la ragazza rialzandosi su gambe malferme “questa è stata la cosa più strana che mi sia mai accaduta!”
“Novellina” ridacchiò Lara massaggiandosi i gomiti.
Le due si ripresero rapidamente dal giro mozzafiato e si accorsero di essere tornate nel Vesuvio, sull'arena di fronte alla colonna con sopra il loro ritratto.
“Siamo di nuovo qua!” osservò la Lara giovane “ma... ma quindi il fondo del pozzo era collegato al cratere del Vesuvio?”
“O forse eravamo in un'altra zona della nostra mente” ipotizzò l'archeologa “Ora però dobbiamo proseguire”
Entrambe si portarono accanto alla colonna girevole.
“Cosa dobbiamo fare, secondo te?” chiese la donna.
L'altra si girò a guardarla incerta, ma il suo smarrimento durò pochissimo: con uno scatto le afferrò la mano e guardò verso la colonna. Lara fece lo stesso.
Le due donne chiusero gli occhi e chinarono il capo, fiduciose.

Non si udì alcun rumore, la terra non tremò, l'aria rimase ferma.
Dopo qualche minuto Lara aprì prima un occhio, poi un altro e osservò: la colonna era rimasta perfettamente immobile.
“Ehi, bellezza” chiamò la ragazza “c'è qualcosa che non va...”
La giovane Lara aprì gli occhi e li fece dardeggiare straniti dalla sua compagna alla colonna e viceversa.
“Strano” esclamò “avrei giurato che fosse questo il modo giusto per aprirla! Sai, dimostrare di aver 'dominato il nemico', mostrarsi in armonia l'una con l'altra e tutto il resto...”
“Anche io lo pensavo” ammise Lara “ma evidentemente non è quello il metodo... ci dev'essere qualcos'altro...”
Le due si misero a passeggiare su e giù per l'arena, alla ricerca del modo di schiudere il Centro del Labirinto. Ogni tanto una delle due esponeva un'idea.
“E se provassimo a saltare verso la colonna?” suggerì la Lara giovane “magari dobbiamo dare prova di avere coraggio...”
“Cadremmo nella lava” scosse la testa l'altra “Hatred è entrato con la Chiave, ricordi? Ci vuole qualcosa di più incisivo, collegato direttamente ai principi fondanti del Labirinto...”
“Lo avevo pensato” sospirò la ragazza.
“Forse dobbiamo compiere una serie di azioni in diretta sincronia... che so, arrampicarci, correre...”
Ma nel momento stesso in cui lo diceva Lara capì che non avrebbe mai funzionato: ammesso che davvero ci fosse una sequenza di azioni da compiere in contemporaneità, lei e la sua controparte, pur essendo la stessa persona, avevano stili molto diversi, e sincronizzarsi perfettamente sarebbe stato impossibile.
“Dannazione!” imprecò Lara dopo diverse altre ipotesi.
“E dai” la esortò la ragazza “non serve a nulla perdere la...”
“Ah, no?” gridò la donna esasperata “dimmi tu come si fa a non perdere la calma, quando quel pazzoide è dentro da ore... ? Tanto valeva rimanere nel fondo del pozzo!”
“Non dire così...” mormorò la sua compagna in tono triste.
“Va bene” concesse lei, ammettendo a se stessa di essersi lasciata prendere dall'urgenza della situazione “è solo che... che mi dà ai nervi sapere che Hatred è là dentro a fare chissà cosa e noi chiuse qui come... come Winston nella ghiacciaia! Santa miseria, non lo sopporto, dobbiamo...”
“Come... come hai detto?” la interruppe d'improvviso la ragazza.
“Eh?” balbettò l'archeologa “dicevo che non riesco a tollerare che...”
“No, no! Mi riferivo a... 'Winston', hai detto proprio così?”
Lara si rese conto che nella foga aveva utilizzato una similitudine che poteva essere comprensibile da lei sola.
“Sì, scusa... intendevo che siamo intrappolate, rinchiuse...” spiegò “perdonami, non potevi capire. Winston è il maggiordomo di un'altra delle mie case, e io...”
“... E tu, da piccola, ti divertivi a chiuderlo nella ghiacciaia!”
“Beh, non proprio 'da piccola', ma sì” confermò lei basita “come fai a saperlo?”
L'altra ridacchiò.
“Perché anche io lo facevo!” disse “Quanto mi divertivo... povero Winston... era anche il mio maggiordomo, sai?”
Nonostante la situazione intricata, nel percepire l'entusiasmo delle parole della sua giovane io Lara avvertì un senso di calore nel petto, rivivendo il divertimento di quell'innocente gioco ai danni del suo povero amico. La bocca le si curvò in un lieve sorriso.
In quel preciso istante il Vesuvio cominciò a scuotersi violentemente. Le due donne cercarono di controbilanciarsi; l'una portò d'istinto le mani alle fondine, l'altra alla faretra, prima che entrambe si ricordassero con rabbia di non avere più le armi a disposizione.
Di colpo i tre segmenti della colonna presero a ruotare velocissimi sotto lo sguardo stupefatto delle Lare; poi, uno dopo l'altro, semplicemente si staccarono dalla parete e crollarono nella lava. Sotto l'arena si sentirono tre tonfi liquidi e forti e poi il frangersi della risacca da essi causata; poi tutto tornò improvvisamente fermo e calmo.
Le donne, ansimanti, fissarono la voragine scura che la colonna aveva lasciato al suo posto.
“Quindi... quindi bastava solo... parlare di Winston?” chiese la Lara giovane incredula. Pian piano l'altra si voltò a guardarla, con un'espressione di drammatica sorpresa stampata in volto.
Le due si fissarono per pochi secondi, poi scoppiarono a ridere.

La loro risata liberatoria fu però interrotta da un improvviso, singolare rumore, un battito d'ali particolarmente rapido e pesante.
Istanti dopo un'enorme massa scura emerse in volo dall'ingresso del Centro del Labirinto; lo spostamento d'aria investì in pieno le due donne, che furono costrette a gettarsi all'indietro e ripararsi il volto con le braccia. L'essere schizzò velocemente in alto, verso il cratere del Vesuvio, e lì sparì.
“Lo hai visto anche tu?” disse Lara alla se stessa giovane mentre si rialzavano.
“Ovvio” rispose quella “sembrava... uno pterosauro, o sbaglio?”
“Non ne ho mai visto uno, ma penso tu abbia ragione” ammise l'archeologa “ in ogni caso, dobbiamo sbrigarci!” E corse verso la Ducati.
“Sai” esordì la Lara giovane mentre vi montava “avrei giurato che tu avessi visto almeno uno pterosauro, nella tua vita. Come la chiami? 'Esperienza diretta'....”
“In effetti no, nessuno pterosauro” ammise la donna “In compenso ho esperienza diretta con... vediamo un po'... compsognati, velociraptor e... beh, T-rex. E tu? Nessun dinosauro?”
“Certo che no!” rispose quella, indignata “Come se si potessero vedere dinosauri a ogni pie' sospinto!”
“Ti devo raccontare ancora molte cose” sospirò lei “comunque, se quel... 'coso'... non veniva né dal mio, né dal tuo universo, le cose sono più gravi del previsto...”
“Cosa intendi? Che significa tutto questo?”
“Se è come penso, nulla di buono. Andiamo” e con un rombo assordante la moto partì; fece un giro di pista lungo il perimetro dell'arena, puntò verso l'ingresso del Centro e saltò senza paura nel buio.

____________________________________________
Cosa troveranno le due Lare nel centro del Labirinto? Scopriamolo LUNEDI' nella nuova puntata di OLUS... e non perdetevi il Making of settimanale VENERDI'... qui su ASP.com in esclusiva!





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Messaggio da Blu » 21 febbraio 2018, 15:52

Inizio a preoccuparmi di cosa stia combinando Hatred là dentro.. e se eliminare Lara Croft non fosse il suo solo obiettivo [:^] ?
Nillc ha scritto:
20 febbraio 2018, 18:28
... trovo la copertina assolutamente meravigliosa... e ti posso dire che tra qualche puntata avrai davvero di che sbizzarrirti :D
Sono contenta che ti sia piaciuta :D , non vedo l'ora di leggere i prossimi capitoli :D

Nillc ha scritto:
19 febbraio 2018, 08:32
... ma certo! Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane erano la stessa persona! Ma se è così... uno deve aver prevalso sull'altro e poi ne ha preso il posto... Come è potuto succedere?”
Mi ero scordata di evidenziare questo particolare nel mio post precedente legato allo scorso capitolo, davvero intrigante come teoria :D




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Messaggio da Nillc » 23 febbraio 2018, 08:37

Making of 7_ Capitoli 12 e 13


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Un dittico di puntate molto intense a cui teniamo particolarmente per vari motivi: innanzitutto sono state date molte risposte alle tante domande di cui è costellato OLUS... ed era anche ora, direte voi. Inoltre la scena del confronto tra le due Lare è stata di certo una delle più interessanti da studiare e da scrivere.
Nei piani iniziali non era previsto che questa sequenza fosse così intensa e drammatica, ma nel tirare le somme fino al punto in cui eravamo arrivati è stato chiaro che c'era bisogno di un dialogo cuore a cuore, che permettesse a entrambi i personaggi di imparare l'uno dall'altro per andare avanti... ovviamente nel caso della Lara "giovane" si fa riferimento ai tragici avvenimenti dei due videogame di cui è protagonista, mentre per quella "classica" bisogna tenere presente quanto narrato a inizio romanzo (e un po' in tutta la serie Untold).

Il Fondo che dà il titolo al capitolo 12 è particolarmente emblematico per me, Nillc. OLUS è strutturato in modo da avere tanti significati: alcuni di quelli che abbiamo individuato li abbiamo enumerati nei precedenti Making of, altri li leggerete successivamente e speriamo che magari voi stessi abbiate dato alla storia un'interpretazione tutta vostra... ma quello che io ho voluto dare all'intera storia è un significato estremamente personale.
Qualche anno fa sono stato soggetto a un lungo periodo di crisi depressive, dal quale sono uscito con un aiuto psicologico e tanto, tanto lavoro su me stesso. La Lara di cui leggete all'inizio del romanzo è un po' lo specchio di me in quel periodo, così come il Labirinto è un po' l'immagine della mia lotta contro la depressione... e un po' del concetto di depressione in generale.
Le "prove" cui Lara è sottoposta durante il suo percorso riflettono le sensazioni scomode e ambigue del sentirsi inadeguati (la stanza "cangiante"), dei sensi di colpa nei confronti degli amici (la ragnatela) e del trovarsi di fronte ai propri demoni (la foresta); infine, l'arena e la dolorosa lotta contro se stessi è l'ultima prova da superare, e il Fondo è la sensazione di solitudine e di impotenza che deriva da questa lotta.
Se e come ci sono riuscite le nostre eroine lo scopriremo nelle prossime puntate, e avremo modo di tornare sull'argomento :)

Per strutturare il rapporto tra le due Lare mi sono ispirato a quello tra diverse coppie di sorelle che ho tra i miei amici e parenti. Ho voluto ricreare quella reciproca voglia di prevalere della maggiore (che si sente più esperta e quindi in dovere di dare lezioni alla piccola) e della minore (che invece pensa di saperla lunga su cose delle quali la grande è all'oscuro data la sua "vecchiaia"). Ho anche cercato di ricreare il legame di fondo che ho ravvisato in tutte queste coppie, che nonostante i furibondi litigi restano comunque complici e, in qualche modo, due facce di una stessa medaglia.

Il nome del capitolo 13 è un velatissimo riferimento al titolo di lavorazione di TR2013 ("Ascension"). La scena della Ducati Monster è una delle nostre preferite: non vedevamo l'ora di immaginare due Lare a cavalcioni di una motocicletta!
Allo stesso tempo, l'espediente di Winston è al tempo stesso simpatico e tenero: ci sembra dia un tributo democratico tanto alla serie classica quanto a quella attuale.




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Messaggio da Blu » 23 febbraio 2018, 15:37

In effetti gli ultimi capitoli, come tutta la parte del labirinto, lasciano al lettore abbastanza libertà di interpretazione, ma anche di interiorizzazione; leggendole infatti può capitare di soffermarsi a pensare cosa alcune parti possano non solo rappresentare per i personaggi, ma anche per la storia nel suo complesso e perché no, anche per noi che cerchiamo di immaginare e trovare il bandolo della matassa :D , ma di sicuro ignoravo quanto di quello che abbiamo letto potesse contenere il vostro personale essere e sentire (in questo caso soprattutto di Max-Nillc) :) ... che dire, felice di leggere che sia ora una fase passata e anche di come abbiate deciso di renderla, condividerla ed esorcizzarla nero su bianco :D 3_5 3_41

Nillc ha scritto:
23 febbraio 2018, 08:37
l'espediente di Winston è al tempo stesso simpatico e tenero: ci sembra dia un tributo democratico tanto alla serie classica quanto a quella attuale.
L'ho trovato anch'io molto intimo e tenero come punto comune :)




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Messaggio da Nillc » 26 febbraio 2018, 08:27

Stress da inizio settimana, freddo, gonfiori vari da pranzo domenicale? L'antidoto giusto per tutto è una nuova puntata di OLUS :D


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Capitolo 14- Il Centro

La moto rimase sospesa nel nulla più assolto.
Le due Lare non vedevano altro che loro stesse; le ruote della Ducati giravano, il motore scoppiettava ma sotto di essa non c'era strada da calcare; senza punti di riferimento il movimento sembrava annullato, così come la nozione stessa di spazio.
“Che facciamo?” chiese la giovane Lara dopo diversi minuti di non-vagare.
“Andiamo avanti” rispose ferma l'altra “è tutto quello che possiamo fare”.
In quel preciso istante una luce azzurrognola le investì d'improvviso: la fonte era quello che sembrava un flusso di energia poco distante, del tutto simile a un'aurora boreale ma più densa e informe.
Le donne ebbero appena il tempo di rendersi conto della sua presenza e del fatto che al suo interno sembravano scorgersi sagome indistinte che essa accelerò in loro direzione e, prima che potessero fare qualsiasi cosa, le inghiottì.

Un attimo dopo la motocicletta costeggiava un vastissimo lago in una valle selvaggia e ancestrale infiammata da un'alba scarlatta; il campo visivo era libero per diversi chilometri, e non si vedeva altro che una vegetazione lussureggiante fatta di piante alte e dalle foglie enormi.
“Cosa... che... dove siamo?” strillò la ragazza confusa.
“Non lo so, sto improvvisando!” urlò di rimando Lara, spaesata quanto lei dal repentino cambio di location; la cosa più sensata da fare le sembrava continuare a correre senza fermarsi.
In effetti istanti dopo si udì uno stridio acuto e minaccioso, seguito dal frullo d'ali di un intero stormo. Le due si guardarono alle spalle e rabbrividirono: una ventina di pterosauri stava volando in loro direzione, i lunghi becchi aperti e le ampie ali spalancate.
Uno di essi scese in picchiata col becco aperto in loro direzione, con la chiara intenzione di acchiapparle; Lara d'istinto sterzò tutto a sinistra, facendo un'inversione a U, mentre l'enorme becco si chiudeva a tenaglia sul nulla; il rettile, non abituato a prede provviste di motore, non poté fare altro che risalire verso il suo branco.
“Dobbiamo fare qualcosa, o questi ci mangiano!” gridò la ragazza col cuore in gola.
“Grazie tante” brontolò la sua compagna “Ma non possiamo far molto, se prima non... EHI!”
Senza alcun preavviso Lara accelerò quanto più poteva, cercando di fare lo slalom tra rocce, pozzanghere e radici; lo stormo alle loro calcagna, irritato dalla velocità delle loro prede, lanciò un grido unisono e si gettò verso il basso.
La giovane tentò di protestare, ma con suo sommo orrore l'altra scartò improvvisamente a sinistra, in direzione di un profondo canyon.
“Sei impazzita?” gridò, ma Lara rispose solo con un “Tienti forte!”.
Le ruote della motocicletta non toccarono più terra e le due donne urlarono di terrore; un istante dopo la luce azzurra di poco prima le investì di nuovo e la valle degli pterosauri si scompose in un turbinio di colori e suoni.

La luce intensa dell'alba lasciò spazio al buio, mentre con un tonfo sordo la moto toccava nuovamente terra.
“Eri... eri consapevole di quello che facevi?” ansimò la giovane Lara.
“Più o meno” rispose la Lara grande, con un filo di voce, decelerando gradualmente perché gli occhi si abituassero all'oscurità del nuovo ambiente. Si trattava di un andito di pietra, un lungo corridoio con la volta a botte che odorava di umidità, calcare e ossa in decomposizione.
“Siamo in una catacomba!” osservò la ragazza, stranita.
“Non proprio...” la corresse la Lara più grande “Siamo sotto Notre- Dame a Parigi. Ci sono già stata”.
“Cosa intendi dire?”
“Che forse sto iniziando a capire...” rispose sibillina l'archeologa “dobbiamo trovare quella stupida nebbia blu”.
La Lara giovane aprì la bocca per dire qualcosa, ma fu interrotta dal sobbalzare della Ducati su una stretta scalinata, al termine della quale si trovarono in un altro lungo corridoio.
“Ma quelle sono... lame!” gridò la ragazza guardando le mezzelune di bronzo che pendevano dal soffitto.
“Già... so benissimo cosa fare” brontolò Lara e diede nuovamente gas; la moto sfrecciò sotto le lame che si infransero al suolo una dopo l'altra.
Le due ebbero appena il tempo di rendersi conto di aver oltrepassato la trappola che dal nulla comparve una nuova ondata di nebbia azzurrognola, che le investì in pieno.

Al termine del vortice di luci e suoni il sole tornò a brillare, e le due sentirono odore di ruggine e spazzatura in fermentazione; la moto correva inerpicandosi su quella che sembrava una singolare pagoda di lamiere e rifiuti ferruginosi.
“Ma questa è Yamatai!” gridò la ragazza riconoscendo un luogo a lei orrendamente familiare.
“Sei stata a Yamatai?” commentò sbalordita l'archeologa “Non me lo avevi detto!”
“Non ne parlo volentieri, è stata una... ATTENTA!”
Lara dovette inclinare la moto di lato per evitare una freccia infuocata; nel rialzarsi si rese conto che l'edificio pullulava di uomini laceri e dall'aspetto stranamente primitivo, armati di archi, frecce e pistole vecchie di molti decenni.
“Sai cosa potremmo fare?” chiese Lara alla sua controparte.
“Credo di sì” rispose quella “Salta lì!” e indicò il tetto di un cubicolo di lamiera che si trovava alcuni metri più sotto.
Lara eseguì: fece rombare il motore e virò di scatto; la moto balzò e iniziò a cadere verso il basso, centrò in pieno il tetto e lo sfondò e poi sfondò anche il pavimento di travi marce. Ebbero appena il tempo di vedere una camera arredata con rudimentali oggetti sacri e lo stupore di uno degli uomini assorti in preghiera; un secondo dopo correvano in una caverna decorata con strani segni bianchi.
“Qui dovremmo essere al sicuro dai Solarii” commentò con sollievo la ragazza.
“I chi?” chiese l'altra.
“Oh, sono dei... ti spiego dopo! Guarda là” e indicò la nebbia blu a pochi metri da loro. La moto sfrecciò in quella direzione.

Stavolta la sensazione di nausea non sparì del tutto: quando aprirono gli occhi, le due si resero conto che a cambiare non era stato solo l'ambiente, ma in qualche modo anche le leggi della fisica.
Si trovavano in quello che sembrava un tempio Maya, che però era stranamente bidimensionale, una striscia priva di profondità; loro stesse si sentivano piatte, schiacciate di lato come in un geroglifico; i loro lineamenti e la moto stessa erano irreali, stilizzati e coi colori molto accesi.
Le due provarono a dire qualcosa ma dalle loro bocche uscì solo un rumorino strano, quasi elettronico.
Fortunatamente l'assurda situazione si risolse in breve: attimi dopo incontrarono una linea dritta che tagliava in verticale la scena, di colore azzurro. Era la rappresentazione in due dimensioni della solita nebbia. La moto si lanciò contro di essa.

Di nuovo le leggi della fisica cambiarono di pari passo con la location: le due si trovarono in una rigogliosa giungla, anch'essa stranamente piatta ma almeno rappresentata con una prospettiva centrale e non laterale.
Stavolta però non era stato il solo spazio ad appiattirsi, ma anche il tempo: le azioni, il correre della moto sembrava andare a scatti, gli istanti cristallizzati.
Inoltre erano spariti i suoni: il silenzio era perfetto.
Lara ebbe addirittura il dubbio che si stessero muovendo davvero: si voltò a guardare le ruote della moto e, con incredibile sorpresa, non udì il loro rumore.
Lo lesse.
Accanto alle ruote, oltre a delle linee rette che ne mettevano in risalto il dinamismo, era comparsa la scritta VROOOOM.
“Ah, no, questo no!” gridò la donna alla sua compagna, ma anche in questo caso le parole non le uscirono dalla bocca come suoni: una strana, inquietante nuvoletta le si formò sopra la testa, e dentro di essa si leggeva la frase che aveva appena pronunciato, con tanto di virgole e punto esclamativo.
“È così umiliante...” rispose in un sussurro avvilito l'altra, e anche in questo caso Lara non udì le sue parole, ma le lesse in un'apposita nuvoletta dal profilo tratteggiato.
Fortunatamente un attimo dopo videro in lontananza un quadrato blu: vi corsero dentro e di nuovo tutto intorno a loro sparì.

Le due donne si trovarono nuovamente tridimensionali, in un non-ambiente identico a quello in cui si erano trovate una volta varcata la soglia del Centro. Momentaneamente al sicuro, fermarono la moto.
“Ambarabà ciccì coccò, prova, prova, sa-sa... oh, che bello, possiamo di nuovo parlare!” disse con sollievo Lara.
“Già, ma cosa caspita ci è successo?” chiese la sua compagna.
Lei non rispose: si limitò a osservare con interesse i moltissimi riquadri di aurora boreale azzurra che passavano loro intorno, come in un vortice; ciascuno di essi sembrava uno schermo entro il quale si intravedeva un ambiente diverso.
Ripensò alla folle corsa che avevano appena terminato: di tutte le location che avevano visitato lei conosceva Notre Dame e l'altra Lara Yamatai; le restanti erano del tutto ignote all'una e all'altra, tanto geograficamente quanto nelle leggi fisiche cui obbedivano.
Eppure, a ripensarci, in qualche modo lei sapeva di esserci già stata.
La valle dei dinosauri, il tempio Maya bidimensionale, perfino quella specie di opera pittorica... se si sforzava un po' poteva giurare di averli già visitati, come se stesse cercando di ricordare un sogno afferrandolo tra i guizzi della sua mente...
“Ho una teoria” annunciò infine “ma è del tutto assurda”
“Allora sarà quella giusta” le sorrise l'altra incoraggiante. Lei le sorrise di rimando per un attimo, poi si fece seria.
“Dunque” iniziò a spiegare “abbiamo avuto ampiamente prova che la Chiave delle Vie Incrociate sia in grado di mettere in comunicazione gli infiniti universi in cui una persona vive... il nostro incontro è forse l'esempio più fulgido, no?”
“Concordo” assentì la giovane Lara “vai pure avanti...”
“Ebbene... io penso che il Centro del Labirinto... il Tesoro che esso cela... sia la somma di tutti questi universi!”
La ragazza sgranò gli occhi.
“Come?” strillò sbalordita.
“Sì, lo so che è assurdo, ma... pensaci bene: abbiamo appena visitato cinque diverse dimensioni... due di esse erano rispettivamente mia e tua, ma le altre tre?”
“D'accordo, ma chi ci dice che non fossero semplicemente portali per... per altri mondi, non pertinenti a... noi?” l'archeologa le rispose semplicemente inarcando un sopracciglio; la ragazza si rese conto che quei mondi non avrebbero avuto altra ragion d'essere che non l'essere calcati dal piede di una Lara Croft. “Oh, al diavolo, d'accordo” ammise “ma perché il Centro del Labirinto dovrebbe dare a qualcuno l'opportunità di viaggiare attraverso gli universi in cui esiste?”
“Ma è semplice” fece l'altra “arrivare al Centro del Labirinto vuol dire raggiungere la perfetta conoscenza di se stessi... e quale miglior conoscenza potrebbe esserci, se non quella derivante dal libero accesso a tutti i propri io?”
La giovane Lara si illuminò.
“Caspita, è vero!” esclamò “significherebbe conoscere e padroneggiare tutte le proprie possibilità! Del resto...è quello che è capitato a noi, no?”
“In che senso?”
“Ecco... a me è bastato conoscere te, per sentirmi... insomma, migliore... immagina cosa sarebbe conoscere tutte le altre Lara Croft!”
Le due arrossirono reciprocamente per pochi istanti; poi entrambe furono scosse da un brivido d'urgenza e pericolo estremo.
“Questo significa...”
“... che il piano di Hatred...”
“... sta per essere....”
“... portato a termine!”

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Quale sarà il terribile piano di Hatred? Riusciranno le nostre eroine a sventarlo? Scopriamolo insieme MERCOLEDI'... solo qui su ASP.com!





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Lara Croft Tomb Raider: One Last UNTOLD Story

Messaggio da Blu » 26 febbraio 2018, 13:06

Nillc ha scritto:
26 febbraio 2018, 08:27
“Ma è semplice” fece l'altra “arrivare al Centro del Labirinto vuol dire raggiungere la perfetta conoscenza di se stessi... e quale miglior conoscenza potrebbe esserci, se non quella derivante dal libero accesso a tutti i propri io?”
La giovane Lara si illuminò.
“Caspita, è vero!” esclamò “significherebbe conoscere e padroneggiare tutte le proprie possibilità! Del resto...è quello che è capitato a noi, no?”
In effetti se la stessa cosa è capitata ad Hatred non oso immaginare l'enorme potere che questo gli porterebbe: già normalmente è un'impresa affrontarlo [:^] , immaginate se il suo potere si amplificasse grazie alle possibilità aperte dalla Chiave delle Vie Incrociate :shock: ?




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