Lara Croft Tomb Raider: the Golden Legacy

La seconda avventura di Lara Croft

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Messaggio da overhill » 19 luglio 2007, 18:17

No, no, che "bene" e "bravo"!?

Molto meglio così, perché i monosillabi (o i bisillabi, ma non fate i pignoli una volta!!) sono tipici di chi dice "bene" e pensa "marò che bboiata!".
Invece non solo dici che ti piace (che potrebbe essere anche finto) ma spieghi il perché, cosa non possibile in caso di finta :)
E poi a me fa un sacco di piacere, come ho già detto, vedere le reazioni che quello che scrivo provocano. Alle volte sono simili a quelle che ho provato io, altre invece sono completamente diverse, magari "complementari" alle mie, come se insieme si riuscisse a creare una sensazione sola... bella sta cosa, me la devo segnare :)

Volevo solo inserire un piccolo aneddoto su come io e Max interagiamo in chat: Novembre 2005, lunedì mattina. Max aveva appena compiuto 18 anni e io avevo perso mio papà la sera precedente.
Apro la chat e Max mi fa: "Uhella!" come fa spesso.
Io ho risposto "Ciao"
E' bastato questo per far capire a Max che era successo qualcosa di grave... Non credo alla telepatia, ma all'amicizia sì :)





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Messaggio da Nillc » 19 luglio 2007, 18:29

Beh Over, sono successe tante cose molto più piacevoli di questa ;) e poi ricordo ancora con piacere il famoso meeting torinese nel quale dopo anni di conoscenza virtuale ci siamo conosciuti dal vivo...
(prossimamente: album di nozze Nillc e Overhill :D)

Scherzi a parte, tornando alla storia (e aggirando l'OT :D) come hai detto tu i nostri stili e le storie che raccontiamo sono diverse (anche se tra COTIM e la mia produzione attuale passa un bel po' e sono cambiato tanto), e ciascuno di noi due può piacere di più o di meno... ma l'importante è che piaccia, no? :D

PS: Qualcuno ha letto il Making of di COTIM?

EDIT: dimenticavo di dirvi che ho messo sulla mia pen drive i due romanzi a cui sto lavorando, uno Lariano e l'altro no ;) spero che dopo l'estate, se non finiti, siano almeno a buon punto, così da concludere presto anche la trilogia... Che per il momento non ha un nome :? qualcuno ne suggerisce uno?




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Messaggio da overhill » 19 luglio 2007, 19:42

Lo so, ma quell'occasione mi ha dato la conferma che gli amici sono persone diverse con una sola anima :)





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Messaggio da overhill » 20 luglio 2007, 08:22

Capitolo 1

L’arrivo
Il grande prato era stato accuratamente falciato in lunghe righe simmetriche e parallele da una squadra di giardinieri professionisti, il cui capo assoluto, Mariano, ora guardava con un misto di ribrezzo e odio profondo il grande cerchio di cemento, sul quale campeggiava una grande “H” in colore rosso, che osava profanare il suo regno.
Poco importava che quegli imbecilli di dirigenti del Palacio l’avessero rassicurato che era una cosa provvisoria, che sarebbe stato tolto non appena fossero arrivati e andati via gli illustri ospiti.
Ma cosa ne sapevano loro di quanto amore è necessario per curare alla perfezione ettari ed ettari di prato, di giardino, con piante rarissime, con fiori altrettanto rari? Erano dei folli, ecco come la pensava Mariano!
Eccoli lì che aspettano un altro di questi “illustri ospiti”, che il diavolo se li porti!

L’elicottero si posò elegantemente sulla piazzola temporaneamente allestita nel giardino amorevolmente curato da Mariano; per primo scese Hillary, vestito con un completo grigio scuro che lo rendeva ancora più gessato. Si fermò per aiutare una splendida Lara Croft a scendere a sua volta dal mezzo volante.
Lara indossava un bellissimo abito da sera, lungo, senza spalline e con la schiena scoperta, di colore azzurro; le spalle e la schiena erano parzialmente coperte da una mantiglia di chiare origini spagnole.
“Lara, sono veramente contento che questa volta tu abbia scelto me come accompagnatore” stava dicendo Hillary a Lara, mentre la allontanava dal rumore sordo dell’elicottero “A volte fa proprio bene allontanarsi da Croft’s Manor e i suoi ritmi: 83 stanze sempre da tenere pulite, da rassettare, da ricostruire. Dici che avremo il servizio in camera? Sai mi piacerebbe vedere come i miei colleghi…”
“Hilly?” lo interruppe Lara.
“Dimmi Lady” rispose Hillary guardando con adorazione la sua padrona.
“Tre cose: uno. Non sei stato zitto un momento per cui ora ti tolgo la parola”
“Ma io…” provò ad interloquire Hillary.
“Secondo.” lo interruppe nuovamente Lara “l’Escorial non è un albergo e quindi non avremo nessun servizio in camera. Terzo, se non la pianti ti assumo a forza nello staff e ti faccio pulire, rassettare e ricostruire tutte le camere di questo edificio: sono 2344 se non ricordo male…”
Hillary la guardò speranzoso, ma Lara utilizzò la sua arma migliore: il sorriso e la testa piegata di lato.
“Okay, taccio”
“Bene. Anche perché sta arrivando il professore” disse Lara indicando un uomo anziano che si stava avvicinando.
Lara gli corse incontro sorridendo “Professor Amenobàr!”
Il professor Jorge Amenobàr, era un uomo pingue e tranquillo, il tipico esempio di studioso profondamente innamorato del suo campo di studi. Nel vedere la sua carissima amica si commosse fin quasi alle lacrime, ricevette il suo abbraccio affettuoso, poi, con voce rotta le disse “Carissima, carissima! Placer de verte! Tu non sai quanta gioia tu stia dando a questi poveri, vecchi occhi!”
Commossa a sua volta Lara, strinse il vecchio professore. Lo guardò fissamente negli occhi e le parve di leggere una nota di inquietudine. Il professore ricambiò e sorrise.
Lara si girò verso il suo accompagnatore “Professore, le presento il mio maggiordomo e amico, Hillary. Mi raccomando, non lo chiami Hilly, lo detesta” soggiunse strizzando l’occhio.
Il professore sorrise ad Hillary, che era fisicamente più alto di lui di almeno due spanne, ma che in quel momento tentava disperatamente di rendersi piccolo piccolo per non farsi vedere.
“Mucho gusto….senor…professor Amenobàr…me llamo Hillary…y…yo soy el amigo de la senorita Croft….Lo siento mucho, yo no sé…hablar espanol…yo soy embarassado…”
Il professore spalancò gli occhi, porse una mano all’inglese e rispose “Non si preoccupi, io parlo benissimo la sua lingua, anche grazie al padre di questa fanciulla. Ma la prego, mi segua” lanciò un sorriso in direzione di Lara “nelle sue condizioni non è prudente restare troppo in piedi!” Si girò nuovamente verso l’archeologa e con tono più serio aggiunse “adesso vi accompagno dove potrete rinfrescare. Ho bisogno di parlarti di cose importanti Lady Croft, ma la mia educazione mi suggerisce di aspettare fino a domani.”
Hillary era completamente spaesato.
Si chinò verso Lara e le bisbigliò in un orecchio “Ma cos’ho detto di male?”
“Niente di particolare” rispose con un risolino la donna “però dovresti fare più attenzione nelle tue avventure: hai appena rivelato al professore di essere incinto.”






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Messaggio da Blu » 20 luglio 2007, 12:03

ahahahah :D .. strepitoso Hilly, proprio come me lo immaginavo in azione :D : un po' agitato, emozionato e nervoso, forse più che altro impacciato, ma con pensieri e curiosità che lo stimolano che "noi umani" non possiamo comprendere :asd: (vive per la maggior parte del tempo chiuso a Croft Manor, come lui stesso osserva, fatto salvo quando segue la sua padrona nelle sue avventure: non si può dire che abbia una visione normale della vita, vista l'eccezionalità della sua :) )

Ho trovato adorabile il suo tentativo di parlar spagnolo :D e spiritosissimo il "risultato" :asd: , anche perché mi mostra un lato un po' nuovo del suo carattere (me lo ero immaginato sempre immerso nei libri dell'immensa biblioteca a Croft Manor, mentre aiuta Lara nelle sue ricerche, da qui un po' come lei poliglotta e ricco di infinite risorse nascoste, ma credo che queste emergeranno nei prossimi capitoli :) , o almeno mi farebbe piacere che fosse così, come per Bryce in COTIM, mi piacerebbe conoscerlo meglio :D )


Lara poi è fascinosa e rispettosa come sempre (l'indossare una mantiglia sull'abito da sera, un vero tocco di delicatezza verso il suo ospite, oltre che un particolare di ricercata e naturale eleganza :) ); una curiosità: ma quando arrivano è pomeriggio o sera? Lei indossa già l'abito adatto per presenziare all'asta (immagino che si svolgerà a breve, anche se non è il vero motivo dell'invito di Amenobàr e lei, da piccoli particolari, l'ha già intuito), ma volevo saperlo per immaginarmi l'atmosfera, la luce ed i colori, l'arrivo del suo elicottero, i giardini e tutto il resto :)
overhill ha scritto:Tutti i miei romanzi sono ambientati in Piemonte in generale e a Torino in particolare.
..
E in tutti ci sono due caratteristiche: l'informatica e Mariano :)
Ora che lo so, infatti, la delizia sta nel vedere di volta in volta che parte gli darai :D :asd:




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Messaggio da overhill » 20 luglio 2007, 13:00

In realtà nel seguito della storia Hilly rimarrà un po' in disparte, visto che non potrà correre avanti e indietro come quelli della Compagnia Dorata ;)

Di preciso non so quando arrivano, direi di sera, ma il momento importante sarà il giorno successivo alle "cinco de la tarde"

(Max, se "cinco de la tarde" non si scrive così, vedi di farti i ca**i tuoi!! :D )





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Messaggio da overhill » 20 luglio 2007, 21:18

La Teca

Il giorno successivo il professore invitò Lara a fare una passeggiata conoscitiva dell’enorme complesso. Hillary fece un tentativo per aggregarsi, ma una sciabolata degli occhi di Lara lo convinse che sarebbe stato meglio se avesse fatto un giro ovunque purché fosse “da un’altra parte”. Il professore condusse Lara in una breve ma intensa visita guidata all’interno del monumentale complesso, illustrandole con dovizia di particolari e con un evidente affetto tutti gli oggetti esposti.
Stavano attraversando un imponente corridoio sulle pareti del quale erano esposti dipinti dei più grandi maestri, quando Amenobàr iniziò a parlare di quello che aveva a cuore. Naturalmente, essendo un nobilhombre di altri tempi, prese il discorso alla lontana, cercando il coraggio per affrontare il vero nocciolo della questione.
“Lara carissima, sono ben 50 anni che vivo e lavoro in questo luogo meraviglioso” con un gesto abbracciò il corridoio, il palazzo e l’intero insieme degli edifici.
“50 anni. Una vita, praticamente. Conosco ogni stanza di questo posto, ne sono certo, eppure…sai, spesso mi ritrovo a sognare di scoprire nuovi segreti, nuove stanze inesplorate, magari qualche passaggio segreto. Ce ne sono tanti, sai? Qualcuno è stato trovato durante i lavori di ristrutturazione, ma sicuramente altri sono così ben celati che non verranno mai scoperti..”
Lara era talmente affascinata dalle meraviglie che il professore andava mostrando che sulle prime non si accorse del cambio di argomento.
Quando se ne rese conto, chiese “Professore, lei lavora ancora qui, vero?”
“Eh eh, certamente, ma non come bibliotecario, anche se è il secondo lavoro più bello del mondo.” Replicò sorridendo Amenobàr.
“E non insegna neppure, che dovrebbe essere il primo lavoro più bello del mondo” rispose Lara.
Il professore non poté trattenere una risata “Ah ah ah, è sempre stato piacevole parlare con te, Lady Croft. Assomigli così tanto a tuo padre…” un velo di tristezza passò sui due amici.
“Ad ogni modo, non insegno” disse, e fermandosi e puntando un dito scherzosamente minaccioso verso Lara continuò “e NON è il primo lavoro più bello del mondo.”
Indicò una pesante porta metallica e disse “Questo è il lavoro più bello del mondo. e anche il più terribile”
Lara osservò l’inquietante lastra di metallo. La superficie era perfettamente liscia, e la porta sembrava quasi aderire alla parete, come se fosse incollata sopra. Non si vedevano maniglie di sorta, ma sulla parete, alla destra della porta, era presente una piccola tastiera numerica sormontata da un lettore magnetico.
Il professore sorrise e si avvicinò alla tastiera, passò una carta magnetica e digitò una sequenza di sei numeri, senza curarsi se la sua accompagnatrice osservava o meno.
Quando si voltò nuovamente verso Lara, questa era di spalle e osservava con profondo interesse un busto marmoreo.
“Sei una vera Lady” disse il professore. Lara si voltò e gli sorrise di rimando. Contemporaneamente si udì uno sfiato e la porta si spostò di pochi centimetri verso l’esterno e si aprì ruotando dolcemente e in silenzio su invisibili cardini, verso l’interno del muro.
“La zona successiva è a tenuta stagna e a pressione negativa per fare in modo che eventuali particelle che potrebbero essere entrati nella Teca, vengano risucchiate” spiegò il professore. Lara, seppure abituata a meccanismi particolari, era affascinata. Si riscosse quando realizzò che il professore aveva parlato di qualcosa di nuovo
“La Teca?”
“Si, la Teca” la lettera maiuscola era evidente anche nel modo che aveva l’anziano studioso di pronunciare la parola.
“La Teca serve per proteggere un tesoro che vale, da solo, più del doppio di tutti gli altri tesori dell’Escorial, e tu hai visto che sono tantissimi.”
Continuando a parlare erano entrati in una stanza spoglia. Automaticamente la porta si chiuse alle loro spalle, e alcuni getti di vapore li investirono, accompagnati da un sibilo.
“TI chiedo scusa, Lara, ma la disinfezione è obbligatoria. Non posso rischiare di contaminare l’aria dove si trova il Tesoro.”
“Devo dire, Professore, che sono molto, molto curiosa” disse Lara con un filo di voce. Una seconda porta metallica si aprì ed entrarono in una stanza non molto grande, con un tavolo, una sedia. Posti su un lato.
Al centro un piccolo pilastro rotondo di colore scuro era sormontato da una vetrina rotonda a sua volta al centro della quale era posato un libro di medie dimensioni, dallo splendido colore dorato. Tutto intorno al perimetro della colonna erano presenti numerosi raggi laser di protezione.
“Lara, ho l’immenso piacere di presentarti il Codice Aureo.”

Se il professore avesse avuto delle trombe e dei fuochi d’artificio probabilmente li avrebbe usati, ma l’effetto non sarebbe stato molto più esplosivo per il cuore di Lara.
“I…il ...Codice Aureo?” balbettò Lara “Non posso crederci! E’ quasi una leggenda!”
Il professore sorrise guardando la giovane donna “A quanto pare non lo è…”
Lara non riusciva a credere di essere di fronte ad uno dei segreti meglio conservati del mondo intero, quasi un Santo Graal della letteratura.
“Ottomila pagine, quarantamila miniature, ma soprattutto... duecentotrentaquattromila seicentosettantotto caratteri. Tutto in oro massiccio” elencò il professore.
Lara era senza parole, situazione non solita per lei. Ma le sorprese non avevano intenzione di smettere di presentarsi.
“Ed è il mio lavoro”, aggiunse il professore, con un tono assolutamente, ed esplicitamente, orgoglioso.
Lara continuò a guardare il Libro per alcuni secondi, poi le parole di Amenobàr si fecero strada penetrando di quel poco che bastava la sua attenzione.
“Come, scusi?”
Il vecchio professore sorrise e guardò negli occhi la sua interlocutrice.
“Vedi Lara”, spiegò “questo libro viene conservato e custodito fin dai tempi di Filippo II. Naturalmente i sistemi sono migliorati con il tempo, ma è sempre stato così: una sola persona può vedere, toccare e consultare il Libro, e questa persona, il Custode, sono io.”
“Complimenti professore! Ma perché tutta questa segretezza? Voglio dire…capisco che il libro sia estremamente prezioso, ma tutto questo solo per paura che possa essere rubato?”
Il professore si fece serio “non solo, Lara, non solo…”
“…non capisco”
Amenobàr prese fiato e fece un lungo sospiro, poi spiegò “Vedi, mia cara ragazza... all'inizio, quando prima di me c'era un'altra persona, credevo fosse un eccesso di sicurezza. Magari un eccesso di rispetto per le antiche tradizioni. Invece, quando sono diventato l'Aureo Custode...”, sorrise “è così che vengo chiamato ora...ho capito tutto. Lara, in quel libro ci sono segreti che l'umanità non dovrebbe mai sapere. Guai se venisse letto da occhi malvagi... l'Eredità Dorata non è un privilegio... è un fardello troppo pesante...
Lara era molto interessata “L’Eredità Dorata?”
Il professore andò nuovamente verso la tastierina numerica, fece passare la tessera, compose alcune cifre, e le luci si affievolirono fino a spegnersi. Contemporaneamente Amenobàr continuò a parlare e a spiegare “E’ così che viene chiamato in gergo ciò che devo proteggere”.
Altri numeri e la porta di uscita si aprì preceduta dal solito sbuffo.
“Finché non morirò non corriamo rischi” guardò la ragazza e strizzò l’occhio “ e ho già il mio successore personale” poi, improvvisamente serio “Lara, promettimi che non dirai mai a nessuno quello che ti ho detto.”
Lara sorrise al vecchio amico e rispose “Può stare tranquillo, professore, non parlerò con nessuno.”
Il professore parve sollevato e rispose “Molto bene, Lara, grazie.
Estrasse dal panciotto un antiquato orologio da taschino e, consultandolo disse alla donna “Vorrei presentarti alcune persone. Sei mai stata ad una corrida?”
Devo essermi persa una puntata pensò Lara, con lieve dubbio circa la sanità mentale del professore: passare da un argomento all’altro così non poteva essere normale!
“No, professore. E, se vogliamo proprio essere onesti, non sono molto desiderosa di vedere uno scempio simile. A meno che non si tratti di tori maledetti dal dio Seth, ma non credo sia il caso…”
Il professore rise di gusto “Carissima, è sempre un piacere chiacchierare con te! Adesso seguimi: sono certo che troverai questa esperienza molto…interessante!”





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Messaggio da Blu » 21 luglio 2007, 11:47

"Lara, in quel libro ci sono segreti che l'umanità non dovrebbe mai sapere."

.. e ho la sensazione che sia a causa di uno di questi che Amenobàr ha chiamato Lara, perché come lui stesso diceva "non manca più molto tempo… " .. probabilmente fra i segreti contenuti nel libro c'è qualcosa che il professore vuole che non accada, o che "torni al suo posto", oppure teme per il futuro dell'Eredità Dorata stessa..


Sono curiosissima di saperne di più :) , vista l'abilità di dissimulare e cambiare argomento (apparentemente) che ha Amenobàr, vorrei scoprire chi sono le persone che deve presentare a Lara, cosa c'entrano queste col segreto/missione che ancora non le ha confidato, chi è il successore dell'Aureo Custode (se non fosse sempre in giro per il mondo ci vedrei bene Lara :D ), come mai proprio "ora", come mai se non può parlarne si confida con Lara.. insomma.. non vedo l'ora di leggere le prossime puntate :D , il mistero si infittisce [:^]




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Messaggio da overhill » 21 luglio 2007, 19:47

Tauromachia
Il vasto giardino che arricchiva l’Escorial era attraversato da numerosi vialetti, popolati da panchine e fontane. In una delle tante aree specializzate era stata costruita una piccola ma funzionale arena, verso la quale si stava dirigendo il professore, seguito da una preoccupata Lara Croft.
Alle cinco de la tarde stava pensando Lara, uno squallido tentativo di rendere romantica una carneficina.
Il professore condusse la sua amica verso gli spalti dove diverse persone attendevano l’inizio dello spettacolo.
“Oh bene, non è ancora iniziato” disse Amenobàr, “così posso presentarti alcune persone. Sono i miei migliori allievi e sono anche grandi amici”.
Il professore si avvicinò ad un giovane vestito casual, di altezza media, bruno e con occhi intelligenti. “Jamie Hawkins, un tuo compatriota”.
Il giovane aveva una bella voce da baritono “Lady Croft, è un piacere rivederti.”
“Piacere mio, mr Hawkins, ci conosciamo?” chiese Lara.
“Sono amico di Bryce, il suo collaboratore. E ti prego chiamami Jamie e dammi del tu. Tra di noi, amici del professore si usa così”, fece un inchino accennato ad Amenobàr.
“Ah, ma certo, lei,… scusa, tu sei il fondatore di GhostRaider.org, il sito sugli avvistamenti di fantasmi.” Il viso di Jamie si illuminò di orgoglio al sorriso di Lara “Fatta buona caccia ultimamente?”
“Discreta grazie” rispose scherzosamente l’inglese “spero che non mi chiederai diritti sul nome…”
“No, Jamie, stai tranquillo: Tomb Raider è un nomignolo che mi hanno affibbiato…chissà poi perché”. Scoppiarono tutti e tre a ridere.
“Non prendere troppo sottogamba questo giovanotto, Lara” disse il professore “anche se non si direbbe è laureato in psicologia, con indirizzo paranormale, solo che…”
“…solo che mi lascio troppo coinvolgere, secondo il professore.” Lo interruppe Jamie.
“Ma ho un segreto, Lara: cerco di non crederci …” terminò facendo l’occhiolino.
“Complimenti, Jamie, è difficile essere fanatico e scettico contemporaneamente” Replicò Lara, piegando la testa di lato.
In quel momento si udì una voce proveniente dalla zona superiore dell’arena “Professore! Professor Amenobàr!”
La proprietaria della voce era una ragazza intorno ai 25 anni, graziosa ma non vistosa; indossava un tailleur azzurro e teneva i capelli raccolti in una coda di cavallo. Cercava disperatamente di tenere numerosi fogli, distribuiti non proprio equamente tra le due mani, e contemporaneamente trovava anche il modo per salutare in direzione del gruppetto.
“Carissima Elaine, ce l’hai fatta!” grido in sua direzione il professore
“Ciao, Terremoto!” aggiunse Jamie.
“Ciao a tutti…ops!” in quel momento le alte scalinate dell’arena giocarono un brutto scherzo alla donna, non troppo abile con i tacchi, che mise un piede in fallo e, nel tentativo di reggersi, lascio cadere la maggior parte dei fogli.
“Accidenti, quanto sono sempre imbranata!” brontolò Elaine chinandosi a raccogliere le varie carte. Il gruppo nel frattempo si era avvicinato e i due più giovani si erano messi ad aiutare la goffa ragazza.
Il professore sorridendo fece le presentazioni: “Lara, questa simpatica ragazza si chiama Elaine Parker, ed è tanto sbadata quanto brava nel suo lavoro, che dovrebbe esserti familiare. E’ anche lei un’archeologa, specializzata in architettura del XVII. Veramente dovrei dire signora Manrique. Come sta Pedro, carissima?”
“Molto bene, professore, per quanto ne so”, rispose la giovane “Abbiamo divorziato circa un anno fa”
Il professore ci rimase male “Oh, Elaine, sono veramente dispiaciuto”
Elaine rise allegra “Ma no professore, è stata una cosa molto tranquilla e di comune accordo. Siamo rimasti amici e ci sentiamo spesso. Anzi l’ho chiamato quando ho ricevuto il suo invito: appena terminerà quel lavoro a New York, mi ha promesso che verrà a trovarla.”
“Bene, bene, meglio così. Lara, Elaine è americana ma è innamorata della Spagna, ed è stata sposata con uno spagnolo, per di più un poeta: cosa c’è di più romantico di un poeta spagnolo?” scherzò Amenobàr.
“Professore, ma perché mi prende sempre in giro? Non basta già Pedro quando ci sentiamo e Jamie, quando sono qui?” Si lamentò ridendo Elaine.
Sentendosi chiamato in causa, Jamie si difese: “chi? Io? Non mi sarei mai permesso di osare tanto! Sarebbe come sparare sulla croce rossa!” la punzecchiò.
Fingendosi offesa Elaine iniziò a replicare “Senti, Anglosassone…” ma venne interrotta da uno squillo di tromba.
Il professore disse, con la voce vibrante di emozione: “Basta, ora! Incomincia…”

Una porta laterale venne aperta da due inservienti e dal buio uscì lentamente un uomo vestito di nero, che indossava una maschera, e portava sulle spalle una muleta; sui fianchi erano presenti due spade. Una rosa rossa faceva bella mostra di se in un’asola del panciotto.
Avanzò tra gli applausi fino al centro dell’arena, mentre la tromba continuava a scandire il tempo.
Lara osservava la scena un po’ disgustata. Sbaglio o sei un po’ prevenuta? si ammonì. Vediamo cosa capita.
Non appena l’uomo arrivò al centro la tromba si azzittì e anche il pubblico, preso dall’atmosfera carica di tensione, smise istantaneamente di applaudire, tranne un battito di mani isolato che, neanche da dire, arrivava da Elaine, e che venne bruscamente interrotto da un’occhiataccia del professore.
L’uomo al centro dell’arena, completamente solo, fece un breve inchino al pubblico, poi rimase per un attimo immobile, alzò una mano e indicò una porta piuttosto grande che si trovava esattamente dalla parte opposta dell’arena rispetto a quella dalla quale era entrato. Un inserviente tirò una corda collegata al portone che gli permetteva di rimanere a distanza di sicurezza.
Ci fu un attimo di pausa, poi un enorme toro entrò nell’arena. Il passaggio dal buio alla luce lo indusse a fermarsi per guardarsi intorno. Battendo uno zoccolo in terra, nervosamente, il grosso maschio si guardò intorno; poi mise a fuoco l’uomo al centro dell’arena.
L’uomo stava muovendo la muleta colorata. Il toro non poteva vedere il colore infuocato, ma il movimento provocò la sua reazione. Immediatamente si mise a galoppare verso l’uomo.
Ecco, adesso tirerà fuori una spada e ammazzerà quella povera bestia, ma sicuramente prima si divertirà un po’ penso Lara disgustata come prima.
Invece l’uomo lasciò cadere il drappo e iniziò a correre a sua volta verso la grossa bestia che lo stava caricando. Appena giunto a distanza di massimo pericolo, l’uomo spiccò un balzo in avanti, poi appoggiò le mani sul capo dell’animale, che, istintivamente cercò di incornarlo, e sfruttò la spinta per fare un doppio salto mortale e ricadere a diversi metri di distanza mentre il toro, per colpa della rincorsa e di un paio di tonnellate di troppo, continuava la corsa mettendo un po’ di spazio di sicurezza tra lui e il suo avversario.
La folla rimase un attimo in silenzio attonita, poi esplose in un rumorosissimo “OLE’!”. Lara era sbalordita: tauromachia! pensò, forse mi sono veramente sbagliata.
Intanto la scena in campo era cambiata. Il torero aveva recuperato la muleta e se l’era rimessa sulle spalle, poi era corso ad appoggiare le spalle al muro di legno che recintava l’area.
Poi da un taschino estrasse un fazzoletto nero, e si bendò.
“Ma che fa? E’ impazzito?” chiese Lara al professore.
“Preparati ad una sorpresa, Lara” rispose divertito il professore.
Il toro intanto si era ripreso e stava cercando il suo avversario. Appena lo vide, colpì due volte il terreno con lo zoccolo, poi iniziò a muoversi sempre più velocemente in direzione dell’uomo, che rimaneva fermo e impassibile.
Il toro si avvicinava sempre più e la folla cominciava a preoccuparsi; qualcuno gridava “spostati!”, o “attento!”, ma l’uomo non faceva nessun movimento.
Una donna gridò, ma nessuno si curò di controllare se era Elaine o meno, perché in quel momento l’uomo si riscosse dal suo apparente torpore: continuando a non vedere nulla, estrasse contemporaneamente le spade dai foderi e le piantò nella parete di legno, fece un salto un secondo prima che la testa del toro si schiantasse contro la parete, incastrandovi le corna, e ricadde sulle due spade eseguendo una perfetta verticale. Il pubblico applaudiva freneticamente, urlava, lanciava fischi di apprezzamento, ma lo spettacolo, a quanto pare, non era finito.
L’uomo scese lentamente dalla verticale direttamente sulla groppa del toro, che, al sentire l’affronto, iniziò a scuotersi e agitarsi. Con relativa calma il torero recuperò le spade e le reinserì nei foderi, e, quasi contemporaneamente, il toro riuscì con un ultimo strattone a liberarsi. L’uomo si posizionò a cavallo della bestia, che cominciò a muggire e saltare forsennatamente per liberarsi dello scomodo impiccio. L’uomo coprì gli occhi dell’animale con la sua muleta, e questo fece infuriare ancora di più il toro.
Per diversi minuti cercò di scrollarsi l’avversario, ma questo non sembrava intenzionato a farsi disarcionare. Finalmente il toro iniziò ad avere qualche cedimento, rallentò i movimenti, limitandoli a qualche sporadica sgroppata, poi, un istante prima che crollasse a terra, l’uomo si alzò in piedi sulla groppa, ed estrasse le spade.
Ci siamo: la bestia si rivela pensò amareggiata Lara distogliendo lo sguardo, un istante prima che l’uomo spiccasse un balzo in aria.
Ci fu un urlo di tripudio dalla folla. Lara tornò a guardare verso l’arena e vide che l’uomo aveva conficcato profondamente le spade ai due lati del collo dell’animale…in terra, senza minimamente ferire, se non nell’orgoglio, il grande maschio.
La folla era entusiasta, applaudivano tutti fino a spellarsi le mani, e anche Lara si ritrovò a battere le mani ed esibirsi in un particolare fischio che aveva imparato in Corea diversi anni prima.
Beh, non l’avrei mai detto, pensò. Ti sta bene, Lady Croft! concluse ridendo di se stessa.
L’uomo intanto si era avvicinato alla zona dove si trovava il gruppo, sempre ringraziando il pubblico, poi fece un inchino al professor Amenobàr, che rispose con un sorriso e mostrandogli le mani che continuavano ad applaudire; lo sconosciuto si girò poi verso Lara e si inchinò nuovamente, estrasse la rosa dal panciotto e ne assaporò il delicato profumo.
Poi, con un gesto ampio la tirò verso Lara, che abilmente la afferrò al volo.





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Messaggio da overhill » 22 luglio 2007, 19:41

Bene, adesso conosciamo quasi tutti i protagonisti della nostra storia. Ne manca solo uno, molto importante, ma che compare pochissimo (forse ;) )
Ma ora vediamo di conoscere meglio il toreador, vediamo cosa succederà all'asta, e soprattutto cosa verrà messo all'asta, e andiamo verso l'inizio della vera avventura :)



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Messaggio da overhill » 22 luglio 2007, 19:46

L’asta

“Eh eh eh, Felipe adora l’Escorial, come io lo adorai a suo tempo” stava raccontando il professore ad una divertita Lara, entrambi ancora entusiasti della performance appena vista.
“Immagino che Felipe sia il nome di quel matto che ha dato spettacolo qualche minuto fa…” rispose la donna.
Il professore continuò con entusiasmo: “Si, e ha molte qualità nascoste, oltre a quelle atletiche che sono evidenti. Per prima cosa è un entusiasta dell’Escorial, come ti stavo dicendo, e poi è il nuovo bibliotecario.”
“Però, che bel colpo di scena, professore! Sembra quasi che stia scrivendo la sceneggiatura di un film!” Replicò ridendo Lara.
“Oh, be’…volendo si potrebbero scrivere tante cose sui tanti segreti dell’Escorial…” rispose il professore in tono leggermente più sommesso, quasi riflettendo.
Si riscosse sentendo Lara che continuava a parlare: “…quindi sarà lui a raccogliere…come l’ha chiamata…ah si: l’Eredità Dorata!”
Amenobàr ebbe una leggera esitazione, poi rispose: “Beh no, non credo che…” quindi si riscosse con sollievo indicando davanti a loro. “Ma guarda, eccolo là il nostro Felipe!”
Il protagonista della corrida era davanti a loro, a distanza di poche decine di metri.
“Felipe!” chiamò il professore.
L’uomo si girò, vide Amenobàr in compagnia di Lara e sorrise, poi percorse la breve distanza con passo elastico. Giunto a pochi metri si tolse la maschera, rivelando un bel profilo latino, occhi scuri incastonati in un viso regolare e leggermente spigoloso.
“Complimenti Felipe!” lo salutò il professore “oggi hai veramente sbalordito tutti! e in particolar modo Lady Croft, che pure è abituata a ben altro!”
Felipe, che non aveva smesso per un istante di guardare la donna, le prese la mano e si chinò mimando un baciamano, che come ogni nobilhombre sa deve essere suggerito e non dato, e mormorò con una piacevole voce dai toni particolarmente bassi “Lady Croft, encantado…è proprio il caso di dirlo…”. Rialzatosi chiese a Lara “spero abbia apprezzato l’intermezzo di poco fa.”
“Certo” rispose la donna “in particolare la sua decisione di non uccidere il toro.”
“Ammazzare Javier?” si offese scherzosamente Felipe “non lo farei mai! Javier è il ‘mio’ toro, lo conosco da quando era un vitellino, anche se devo dire che tutti questi anni non gli hanno fatto cambiare idea sul fatto che sono un suo nemico.”
“Chi lo sa?” lo punzecchiò Lara “magari il suo istinto ha ragione.”
“Probabile” rise Felipe. “Vede Lady Croft, io ritengo che la vita sia come una corrida: ammazzare un toro non serve a nulla, è molto meglio imparare ad evitare le sue corna. E per farlo ci si deve mettere davanti.”
“Interessante filosofia” rispose Lara, inclinando leggermente la testa di lato.
In quel momento il professore si girò nella direzione dalla quale proveniva una voce maschile e disse “Lara, se andiamo avanti così riuscirò a presentarti tutti prima di mezzogiorno! Quello che arriva è Joaquim Quesada, il proprietario dell’Escorial”
A grandi passi si stava avvicinando un uomo piuttosto robusto, di altezza media, vestito impeccabilmente con un completo grigio, che sembrava disegnato su misura, e che curiosamente aveva lo stesso colore dei folti capelli perfettamente pettinati all’indietro.
“Amenobàr! Jorge!” stava dicendo “Finalmente la trovo: ho necessità di parlarle urgentemente…”
Il professore approfittò di una pausa per infilare un rapido “Senor Quesada, mi permetta di presentarle Lady Croft”. L’uomo guardò distrattamente Lara e le rivolse uno sbrigativo “Buongiorno” seguitò da un’altrettanto frettolosa stretta di mano, poi rivolse nuovamente la sua attenzione al professore, il quale, prima che lui ricominciasse a parlare gli chiese “Come mai non ci ha raggiunti all’Arena? Il nostro Felipe ha tenuto uno spettacolo…”
“Ho avuto molto da fare, per l’asta, lei capisce…ho bisogno di parlarle urgentemente. Adesso se non la disturba”.
Il professore rimase un po’ interdetto e rispose “No assolutamente”, poi rivolgendosi a Felipe “Ti affido la mia amica Lara. Ti raccomando di non infilzarla con le tue spade.” Concluse sorridendo.
Il giovane rise poi replicò “Se la fama della senorita è reale devo fare attenzione che non sia lei ad infilzarmi!”. Tutti risero tranne Quesada, che prese per un braccio Amenobàr e lo condusse via.
Felipe volse la sua attenzione a Lara. “Bene Lady Croft, ora io sono responsabile per lei, quindi lei è in mio potere” scherzò lui.
“Grazie per l’attenzione, però credo di potermela cavare da sola. E poi preferire che usassimo il tu.”
“Ma con estremo piacere, Lara.” Si entusiasmò Felipe, che continuò “Allora sei anche tu qui per l’asta?”
“Si, come osservatrice, non sono interessata agli oggetti che verranno battuti. Il professore è un vecchio amico e deve avere pensato che mi avrebbe interessato una visita guidata nell’Escorial”
“Cosa ne pensi? Chiese Felipe.
“Dell’Escorial? Che è magnifico! Non mi stupisco che sia stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità. Tu lavori qui da molto?”
“No, da un paio di anni. Prima ho seguito il corso del professor Amenobàr che è durato una decina di anni…”
“Accidenti” si stupì Lara “Tu e il professore conoscerete tutti i libri dell’Escorial…”
“Beh, lui uno in più…a me mancherà per sempre” rispose in tono meno allegro Felipe.
“Ah già, il famoso Codice Aureo…beh, ma io credo che…quella faccenda dell’Eredità Dorata…”
Felipe si intristì ancora di più e rispose “No, non credo che sarò io il prossimo custode…purtroppo servono delle caratteristiche…”
Lara iniziò a formulare una domanda “E cosa ti fa pensare che…” ma venne interrotta dall’urlo di un uomo.
Felipe fu il primo a capire da chi e da dove arrivasse “Il professore! Di là! Seguimi!” e si butto in direzione di un’area chiusa al pubblico.
Arrivarono davanti ad un ufficio sulla porta del quale una targa metallica riportava il nome Joaquim Edward Quesada a caratteri scuri, proprio nel momento in cui questa veniva aperta violentemente da uno sconvolto Amenobàr.
“Non puoi farlo! Non ne hai il diritto!” stava gridando il professore.
“Jorge, calmati!” stava dicendo una voce dall’interno “Prima di tutto ne ho pienamente il diritto. E poi devo ricordarti che l’Escorial ha un debito di 500 milioni di euro e l’asta è il momento giusto per rimetterci in piedi. E poi è già tutto organizzato.”
Il professore era pallido “Non puoi! Non puoi! Non puoi vendere il Codice Aureo! Non è per il debito, credi che non l’abbia capito?”
Felipe e Lara trasalirono.
La voce di Quesada ordino “Guardie!” e due uomini uscirono dall’ufficio e bloccarono Amenobàr per le braccia. Quesada subito uscì dall’ufficio e si avvicinò rapidamente al professore, gli strappò di tasca la tessera magnetica e gli disse con tono minaccioso “Posso. E lo farò. e ora smetti di dare spettacolo!”.
Fece un cenno alle due guardie che lasciarono l’attonito professore.
I due giovani avevano assistito alla scena, ma non avevano avuto il coraggio di intervenire in difesa del professore. Ora però gli corsero intorno per sorreggerlo.
Quesada era ancora sulla porta del suo ufficio. Si girò e disse “Jorge, ti prego. Fa più male a me che a te, ma è necessario…ci vediamo all’asta.” poi chiuse la porta.
Felipe guardò Lara, poi suggerì “Portiamolo nel suo ufficio”.

Alcune ore dopo il professore si era parzialmente ripreso; era ancora molto pallido e questo preoccupava moltissimo Lara e Felipe che non lo perdevano di vista un istante, mentre prendevano posto nel salone di rappresentanza dell’Escorial, luogo dove si sarebbe tenuta l’asta.
Nonostante le dimensioni generose della stanza, questa era affollata di persone intervenute per osservare i tesori che sarebbe andati all’asta, e ovviamente, il volto di chi li avrebbe acquistati.
“Quell’uomo non sa…non capisce…” stava borbottando il professore senza rivolgersi a nessuno in particolare.
Lara era intenerita dall’attaccamento del vecchio amico per l’oggetto che aveva custodito per tanti anni, ma cercò di rincuorarlo: “Professore, cerchi di tirarsi su…in fondo cosa c’è di male in questo? A parte naturalmente che un oggetto tanto prezioso vada in una collezione privata e diventi invisibile. In fondo lo era già, e così lei potrà andare finalmente in pensione…” ma Amenobàr scuoteva la testa, sconsolato. “No, Lara, no, non è così. Quel libro nasconde tremendi segreti…io non posso parlare…ma non può andare in mani indegne…non posso, non posso…”
Lara dubitava fortemente che il professore soffrisse di qualche forma di mania protettiva verso il Libro, e provò di nuovo a risollevare, a farlo ragionare “Professore, la prego, mi spieghi…” ma in quel momento un campanello suono alto al di sopra del brusio della stanza, segnalando l’inizio dell’asta.
Immediatamente Quesada fece il suo ingresso nella sala a grandi falcate, e prese posto sul piccolo palco davanti alle poltroncine allineate. Quasi contemporaneamente Hillary arrivò trafelato, abbastanza veloce da fare in fretta, ma senza correre, come si conviene ad un buon Inglese.
“Mi sono perso qualcosa…?” disse sedendosi vicino a Lara, ma uno sguardo della donna lo convinse che era meglio non fare troppe domande. Guardò nella direzione suggerita dal cenno di Lara e vide l’espressione pallida e sconvolta del professore.
“Ma cosa…?” fece per chiedere, ma si zittì subito, perché Quesada aveva iniziato a parlare.
“Senoras Y Senor, Signore e Signori, benvenuti a San Lorenzo de el’Escorial” disse allargando le braccia, come a stringere in un abbraccio l’intero complesso.
“Per comodità di tutti, questa esclusiva asta verrà tenuta in lingua Inglese. Per coloro che necessitassero di traduzione, potranno trovare gli auricolari agganciati sulle poltrone, e il selettore della lingua è a sinistra.”
Accidenti, che organizzazione! Pensò Lara.
“Nel corso di questa serata verranno battuti e aggiudicati alcuni dei più grandi tesori presenti nel nostro museo. Ma vorrei cominciare con una sorpresa che, ne sono certo, non mancherà di solleticare numerosi tra i presenti.”
Quesada, da consumato attore, fece una pausa ad effetto.
Poi continuò parlando con tono chiaro e quasi scandendo le parole “Oggi, uno di voi, avrà l’onore e di certo l’onere di portare nella propria casa, un tesoro il cui valore intrinseco va ben al di là del suo valore monetario.”
Altra pausa. La folla era completamente ammutolita. Solo Amenobàr emetteva un leggero mugolio di dolore.
“Questa sera verrà battuto all’asta il Codice Aureo.”
Per un attimo il silenzio fu così denso che il sospiro che veniva dalla gola del professore fu udito distintamente, e ignorato, da tutti.
Poi si scatenò un brusio tutt’altro che sommesso.
Quesada non cercò neanche di recuperare attenzione, perché in quel momento le luci si affievolirono e da una porta laterale entrarono due uomini armati, che spingevano la Teca che Lara aveva potuto vedere nel locale a tenuta stagna. Una luce azzurrognola all’interno del contenitore illuminava l’oggetto, e un lieve sbuffo di fumo lasciava intuire come fosse in funzione un condizionatore all’interno della teca.
I due uomini erano preceduti e seguiti da un totale di dieci altri guardie, che si disposero intorno alla teca posizionata a fianco del tavolo al quale era fermo Quesada, il quale, dopo un’altra pausa ad effetto, disse indicando il Libro: “Signore e Signori, l’oggetto che vedete è famoso in tutto il mondo quindi non vi tedierò con la descrizione delle sue pagine miniate a mano e completamente in oro, con una tecnica sconosciuta”.
L’uomo tornò a parlare direttamente con l’uditorio e, sporgendosi in avanti disse: “Dichiaro aperta l’asta per il Codice Aureo, con un prezzo base di cento milioni di euro”.
Il pubblico era sbalordito. UN oggetto come quello in vendita! Incredibile!
Il professore tremava visibilmente, ma sperava che un prezzo del genere avrebbe anche potuto…
“Centocinquanta!” disse un uomo alzando una paletta numerata.
Amenobàr emise una specie di guaìto.
“Molto bene. Centocinquanta al 15. Nessuna offerta?”
Qualche minuto di attesa. Quesada non aveva fretta; in queste cose la fretta è un errore.
“Siamo a centocinquanta”.
“Duecento” una voce femminile, la cui proprietaria alzò un’altra paletta.
“Due e cinquanta” questa volta erano passati pochi secondi. Quesada stava gongolando, soddisfatto che le cose cominciassero a scaldarsi.
“Trecento” altra voce, altra paletta.
Il professore era prossimo allo svenimento.
“Bene, siamo a trecento. Nessun’altra offerta? Sicuri signori?” Quesada si guardava intorno speranzoso.
“Niente signori? Bene, allora trecento e uno, trecento e due…”
“Ottocento milioni!”
Un mormorìo percorse la folla che si girò per guardare chi aveva potuto offrire tanto. Tutti videro una donna in piedi con le mani sui fianchi.
Hillary si girò e vide che la donna in piedi era Lara: “Ma cosa stai facendo? Sei impazzita?”
“Non ti preoccupare, Hillary, so cosa faccio”, mormorò la donna a mezza bocca verso l’amico.
Quesada deglutì alcune volte prima di riuscire ad ammorbidire l’interno della gola che si era seccato di colpo.
“Bene”, ma il primo bene venne fuori leggermente stridulo. Deglutì ancora. “Bene, ottocentomilioni” disse senza mettere lo spazio tra le due parole, come se suonassero come una cosa sola.
“Bene, se non ci sono offerte più alte…” tra la folla serpeggiavano commenti e borbottii è troppo alto, è una cifra pazzesca! “Bene, allora ottocento e uno, ottocento e due…”
“NO!” un uomo si era alzato in mezzo alla sala “L’offerta della signora non è valida! Lady Croft non è nell’elenco degli astanti! E non può fare offerte”.
“E’ vero” rimarcò una donna dal fondo “non può fare offerte! Se verrà accettata la sua offerta me ne andrò immediatamente!”
“e anche io…” cominciarono a dire da più parti.
“Ma Lara, cosa ti è preso?” stava chiedendo il professore.
“Ho visto quanto ci teneva e volevo comprarlo per restituirlo a lei e lasciarlo qui in custodia…non avevo pensato alle palette!” rispose Lara.
Hillary, esterrefatto “Accidenti, che bella cagnara! Complimenti Lady Croft, era difficile creare un disastro peggiore!”
In mezzo al putiferio che si era scatenato, Quesada era sceso dal palco e tentava disperatamente di ricondurre alla ragione chi si arrabbiava, calmare chi si infuriava, lenire chi si adirava.
Improvvisamente un colpo di sirena azzittì la maggior parte delle persone.
Quesada tornò sul palco e parlo alla folla: “Signori per favore un attimo di attenzione. Nell’impossibilità di trovare un accordo, mi vedo costretto ad interrompere l’asta. Vi prego di lasciare questa stanza e aspettare che vengano fornite maggiori informazioni.”
La folla borbottava e continuava a lamentarsi.
“Vi prego signori, lasciatemi il tempo di trovare una soluzione. Per adesso vi invito tutti a recarvi nella vicina sala degli arazzi, dove è previsto un buffet.” A questo invito la folla si calmò e iniziò a spostarsi verso il ristoro.
Grazie al cielo questo funziona sempre stava pensando Quesada. Poi aggiunse: e ora che posso fare?

La serata si era conclusa con un nulla di fatto.
L’asta non era ripresa, e la maggior parte della gente, sebbene adirata per l’affronto subito, si era calmata con le prelibatezze offerte da Quesada.
Poi tutti si erano dispersi, chi alla ricerca di un po’ di avventura nella vicina Madrid, chi nella propria camera a riposarsi delle fatiche della giornata.
Altri, come Lara e Felipe approfittavano invece dell’austera bellezza del complesso per passeggiare e respirare la fresca aria notturna.
Felipe cercava di nascondere il proprio nervosismo dietro ai suoi modi manierati, ma Lara sentiva in qualche modo la sua tensione.
D’improvviso Felipe decise di parlare chiaro.
“Lara, volevo ringraziarti per quello che hai fatto oggi. Ho capito che l’hai fatto per il professore e sarebbe stato un gesto estremamente generoso da parte tua”.
Lara si schernì “Beh, finanziariamente non sarebbe stato un problema, e comunque il Libro sarebbe diventato mio, anche se sarebbe rimasto in custodia qui all’Escorial. In fondo non sono così generosa: per me sarebbe stato un ottimo investimento.”
Felipe, la guardò serio, lei restituì lo sguardo inclinando la testa.
“Lady Croft, lo sa che mentire non è per niente signorile?” la prese in giro, “per un momento ci avevo pure creduto.”
Lara tornò seria “Non ho più visto il professore da quando l’asta è stata interrotta. Tu ne hai notizie?”
Felipe fece spallucce: “Probabilmente è andato a parlare con Quesada per cercare di convincerlo. e ha ragione: il Libro non dovrebbe essere venduto.”
Poi guardò sorridendo la donna “Ma grazie a te per ora il pericolo è scongiurato. Oh, guarda dove siamo finiti!”
La coppia si trovava all’interno di una stanza enorme, la cui zona superiore era a forma semisferica.
“Proprio sotto il cupolone” stava dicendo Felipe indicando la zona superiore.
“Lo chiamiamo come i romani chiamano la basilica di San Pietro. e un poco gli assomiglia, no?”
Lara non disse nulla, e Felipe, che quando poteva parlare del ‘suo’ mondo era contento, continuò: “Esiste una leggenda secondo la quale Felipe, anzi, Filippo II nella tua lingua” sorrise a Lara “fece costruire una stanza segreta nella zona della cupola. Non è mai stata trovata ma pare che nasconda alcuni segreti importantissimi. Viene chiamato ‘El Cuarto Escondido’”
“Escondido so che vuole dire nascosto, ma mi sorge il dubbio che ‘cuarto’ non voglia dire quello che sembra.”
Felipe rise “Esatto, Lara: ‘cuarto’ vuole dire semplicemente ‘stanza’. La stanza nascosta…suona meno segreto così, vero?”
“Chissà quanti segreti aveva Filippo…” disse Lara.
“Oh, non ti fare ingannare dalle storie che si raccontano: Felipe II non era pazzo, era un eccentrico, ma non un pazzo. Preferiva la sapienza alla politica, un complesso di edifici invece di un castello…e preferiva l’oro al ferro.”
“Beh, mi pare una cosa piuttosto naturale. Anche se non lo è quando usi l’oro al posto dell’inchiostro.” Rispose Lara.
“Già” disse meditabondo Felipe “oltretutto non si capisce come abbia potuto scrivere ogni carattere in oro. E’ uno dei tanti segreti del mio omonimo”
Felipe prese un attimo di fiato.
“Mi piacerebbe farti vedere il Pantheon. Ci sono le tombe di tutti i re e le regine di Spagna.”
Lara fece un risolino “Le tombe sono la mia passione”
Felipe proseguì “Si tratta di una stanza circolare con le pareti completamente rivestite di loculi nei quali riposano le membra di ogni re e regina del Regno. Al centro invece c’è la tomba di Filippo e di una delle sue mogli.”
“Una?” si stupì Lara
“Felipe II ebbe tre mogli, ma solo una, la terza, gli diede un figlio maschio, per cui ripudiò le altre. Sai, una volta si usava così” disse l’uomo, quasi a volersi scusare per una pratica tanto maschilista quanto antica.
“Una questione di prestigio” continuò Felipe “ora solo l’ultima riposa accanto…ma cosa diavolo?”
Lo sguardo di Lara si focalizzò su quello che stava guardando l’uomo, ma non capì subito cosa avesse visto.
“Cosa succede?” Chiese.
“Laggiù,” disse Felipe indicando un edificio al di là di un piccolo giardino “Quello è il Pantheon…a quest ora dovrebbe essere chiuso, ma c’è una luce…nessuno può entrarci, solo il professore e io. E Quesada, ovviamente…”
Preoccupati i due giovani si affrettarono in direzione del portone dell’edificio.
Lara arrivò per prima, aprì il pesante portone, che era solo socchiuso e si fermò.
“Cosa succede, Lara…?” stava dicendo Felipe, ma quando vide ciò che Lara osservava pietrificata, si fermò anche lui.
A poca distanza dalla tomba di Felipe II, al centro di un lago di sangue, il corpo di Amenobàr quasi tagliato a metà all’altezza della vita si protendeva con una mano verso un oggetto buttato in un angolo.
Era il Codice Aureo.
Ed era aperto.





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Messaggio da Blu » 23 luglio 2007, 17:41

Argh.. che puntate :shock: :o .. "Tauromachia" è stato un intermezzo sorprendente, sia perché non la conoscevo (poi ho fatto ricerche incuriosità dal tuo romanzo :D ), sia perché è stata una piccola parentesi amichevole, calda ed accogliente, un'atmosfera di complicità ed amicizia che apre il cuore :) (piccolo dettaglio: quanto è adorabile Lara quando inclina la testa nel momento in cui quello che le viene detto/mostrato colpisce la sua attenzione ed i suoi sentimenti :D ? )


L'atmosfera amichevole è stata però subito gelata però dalla puntata seguente, "L'asta" [:^] , una puntata che in mezza pagina è riuscita a sconvolgere, girare e rigirare gli eventi talmente tante volte da lasciare senza fiato :o , dalla decisione di vendere il Codice Aureo (che nonostante le numerose richieste di Lara non siamo ancora riusciti a scoprire "perché" la sua vendita sia così grave e pericolosa), poi l'asta con il colpo di mano (grande Lara, ha fatto un'offerta che non ammetteva repliche, "umiliando" in un certo senso il resto degli invitati), poi di nuovo una pausa, la fascinosissima storia del Cuarto Escondido (già ci si immaginava Lara alla ricerca della stanza nascosta :D ), ed infine il colpo di scena: uno "spettacolo" agghiacciante che nessuno si sarebbe mai aspettato di vedere, una scena così chiaramente e violentemente "anormale" da togliere ogni dubbio che il Codice Aureo sia un semplice libro prezioso..


Ora la curiosità è alle stelle :D , c'è tantissima "carne al fuoco": il Codice Aureo, il suo contenuto, il misteriosissimo modo in cui è stato scritto, l'identità del successore di Amenobàr, le motivazioni di Quesada, il gesto di Amenobàr e la sua strana morte nel Pantheon, il Cuarto Escondido.. mi verrebbe da partire in mille congetture [:^] , ma credo che stavolta (causa Tempo) aspetterò buona buona il seguito :)




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Messaggio da overhill » 23 luglio 2007, 18:33

Questa sera vedremo l'inizio di quella coalizione che prenderà il nome di "Compagnia Dorata" (almeno per me ih ih).
E' l'inizio del secondo capitolo che vedrà i nostri amici prima organizzarsi insieme, alcuni non proprio con piacere, e poi trovare i primi indizi di una lunga avventura :)

Ho preferito dividere in due questa parte, per permettervi di andare in bagno o a bere qualcosa durante l'intervallo :D



Ultima modifica di overhill il 23 luglio 2007, 18:39, modificato 1 volta in totale.


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Messaggio da overhill » 23 luglio 2007, 18:36

I Rami che non diedero frutto
(prima parte)

Lara e Felipe erano rimasti inorriditi davanti al terribile spettacolo del professore spezzato in due. Il sangue era ovunque ma non aveva fortunatamente raggiunto il Libro, che giaceva aperto in un angolo.
“Ma chi può essere stato” stava mormorando Felipe.
“Chiunque sia, me la pagherà…” ringhiò Lara, tremando vistosamente per la rabbia.
Dopo qualche istante di riflessione, la donna si riscosse e, evitando di camminare sul sangue del professore, anche per non rovinare e non lasciare tracce, pensò, si avviò verso il Codice Aureo.
“No, Lara! Non puoi toccare quel Libro!” cercò di dire Felipe, ma troppo tardi. Lara aveva già preso in mano il Libro e per la prima volta sentiva il notevole peso causato dall’eccesso di metallo che lo componeva.
Con qualche fatica lo prese nelle due mani e iniziò a leggerlo.
Felipe era costernato “Lara, ti prego, no, non puoi leggerlo…!”
Ma Lara iniziò a leggere la pagina che era stata trovata aperta. Proprio all’inizio della pagina di sinistra, al centro, era scritta una specie di poesia in spagnolo che la donna recitò:

"Del primero, donde la luz de la sabidurìa ilumina mentes y caminos
tu viaje te lleve a las dos ramas que no dièron fruto;
Unelas para encontrar el cuarto y su cuarto escondido,
Y antes que la luz de emplea de tiniebla
la Herencia Dorada seras tuya!"


Nel momento stesso in cui l’ultima parola fu pronunciata, il libro parve accendersi di una energia dall’intenso colore giallo dorato. Lara era stupita quanto Felipe, che non si muoveva.
L’energia parve muoversi lievemente sopra il libro, poi, con uno scatto improvviso, si avventò sul viso della donna, si infilò rapidamente nelle narici e ne percorse il corpo uscendo infine dai piedi e tornando nel pesante volume.
Il tutto durò una frazione di secondo, ma fu sufficiente per lasciare una scia scura sulla rètine di Felipe. Lara rimase irrigidita per qualche secondo, poi lasciò cadere il libro, come se scottasse e cadde all’indietro, restando seduta a tremare.
Felipe, riscossosi dall’apatia che lo aveva pervaso, si gettò verso il libro per evitare che cadesse rovinandosi, ma Lara lo fermò con voce tornata ferma “No! Felipe non toccare quel libro! Ci deve essere una specie di maledizione!” Felipe si fermò indeciso, ma un urlo femminile lo convinse ad occuparsi d’altro.
I due giovani si girarono verso la porta del Pantheon, sulla quale un’atterrita Elaine si premeva le mani sulla bocca per non urlare nuovamente.
“Professore…professore…professore” stava bofonchiando attraverso le dita.
Lara si alzò e raggiunse rapidamente la donna terrorizzata
“L’abbiamo trovato così, Elaine. Come mai sei qui?” ma la donna non sentì la domanda.
“Professore...” Finalmente trovò la forza di scoppiare a piangere.
“Calma, Elaine, ti prego, calmati…cerchiamo di ragionare…” fu interrotta da uno scalpiccìo proveniente da una zona in ombra dell’edificio. Lara inclinò la testa per ascoltare meglio
“Aspetta un istante, Elaine. Stai su da sola, dài…Felipe, dalle una mano.”
Con due salti raggiunse la zona dalla quale aveva sentito arrivare il rumore e dietro una colonna tirò fuori un terrorizzatissimo Jamie.
“E tu? Che ci fai qui?” iniziò rudemente Lara, ma fu subito sopraffatta da Felipe che, in preda ad un accesso di ira, attaccò l’inglese “Bastardo! Figlio di…l’hai ucciso tu! Hijo de puta madre…” urlò in preda alla rabbia più nera, cercando di afferrare l’inglese per il collo.
Lara lo prese dalla collottola e lo spostò all’indietro, cercando di calmarlo “Fermo, fermo, smettila!” Felipe si allontanò continuando a guardare in cagnesco Jamie.
Lara cercò di portare un po’ di saggezza nell’ambiente “Nessuno di noi quattro aveva motivo per uccidere il professore, per cui smettila Felipe”.
“E chi poteva avere un motivo per fare un…una cosa simile?” si chiese in lacrime Elaine, e continuò “Era così gentile, non aveva mai fatto del male a nessuno…”
“Adesso basta!”. La voce decisa di Lara ebbe il potere di calmare tutti.
Proseguì. “Allora Jamie. Tu cosa facevi qui?”
L’inglese guardo ironicamente la compatriota e rispose “La stessa cosa che faceva Elaine, immagino e probabilmente quello che facevate anche tu e Felipe, a meno che voi non foste alla ricerca di altro…” ammiccò malizioso in direzione di Felipe.
“Non essere volgare, Jamie” rispose Felipe, pensando ad Elaine “in questo momento proprio non mi pare il caso”.
“Smettiamo di litigare tra di noi” interloquì Lara “ E poi sappiamo che una persona era ansiosa di liberarsi del professore. E del Libro”
Felipe spalancò gli occhi e, contemporaneamente con Jamie disse “Quesada!”
“Proprio lui” disse Lara “ma prove non ne esistono, ad occhio. In questo scempio sarà difficile riuscire a provare chi e come…”
Lara smise di parlare. Chiuse gli occhi e parve annusare l’aria.
Gli altri la osservavano attoniti. Lara, sempre tenendo gli occhi chiusi mormorò: “c’è qualcosa di ‘enorme’ dietro questo omicidio…qualcosa di ‘perverso’…”
Allargò le braccia, come a cercare di captare onde misteriose.
“Qualcosa…per esempio: perché il professore ha cercato il libro? E perché era aperto a quella pagina…e cosa vuole dire il brano che ho letto?”
“Lo ricordi?” chiese Jamie.
Felipe tirò fuori un piccolo blocco notes.
“L’ho segnato qui, Lara. La prima parte diceva pressappoco:
Dal primo, dove la luce della sapienza illumina menti e vie, il tuo viaggio ti porti ai due rami che non diedero frutto… ‘
Ma cosa può voler dire?”
Jamie si scosse e dirigendosi verso l’uscita sbottò “Ah! Andiamo proprio bene qui! Un morto ammazzato, una Lady in possesso della ‘luccicanza’, enigmi e doppi sensi…ne ho piene le tasche! Il mio campo sono i fantasmi, non queste…” si interruppe quando sentì alle sue spalle il rumore di un’arma che veniva caricata.
Si girò preoccupato e vide Lara con una delle sue pistole puntata verso di lui
“Dove vai di bello, Jamie?” gli chiese piegando la testa di lato.
“Cosa vorresti fare? Spararmi?” chiese con aria di sfida Jamie, ma con poca convinzione.
“No, assolutamente no. Però se decidi di andartene ho qui altri due testimoni che possono confermare che tu sei l’assassino di Amenobàr…”
“Ma non è vero!” si indignò l’uomo.
“D’accordo. Ma quanto ci metterai a dimostrarlo? E poi ci devi dare una mano. Il professore era anche tuo amico e io voglio scoprire chi l’ha ucciso e per farlo devo seguire la traccia che lui ci ha lasciato. E tu ci devi aiutare”
Felipe intervenne “Lara ha ragione. E’ indispensabile scoprire dove ci porterà l’indizio…”
Jamie allargò le braccia adirato ma rassegnato “Ah beh, se tutta la scelta che ho è questa allora…”
“Bene, così” disse Lara rinfoderando la pistola. Poi, rivolgendosi a Felipe “Tu hai segnato quello che ho letto prima nel Libro. E’ nella tua lingua e non ti dovrebbe essere difficile farne una traduzione”
“Si, Lara” rispose lo spagnolo “l’ho sentito bene e credo di averlo scritto correttamente.”
“Molto bene” continuò Lara parlando a tutti “mentre ci pensi, venite tutti con me. Credo di sapere da dove dobbiamo cominciare.”





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Messaggio da overhill » 23 luglio 2007, 18:38

I rami che non diedero frutto
(seconda parte)

La biblioteca dell’Escorial è famosa nel mondo per il numero e il valore dei volumi in essa contenuti. La grande sala, alta e lunga come un enorme corridoio, aveva le pareti completamente coperte da scaffalature in legno che ospitavano migliaia di libri. Saltuariamente la lunga litania di dorsi veniva spezzata da quadri tardo rinascimentali, e affreschi dello stesso periodo facevano bella mostra di sé sui soffitti.
I quattro giovani entrarono ancora sconvolti, specialmente Elaine, che non riusciva a smettere di piangere sommessamente, nella grande stanza. Lara portava con se il Codice Aureo.
Jamie si guardava intorno stupefatto “Perché proprio dalla Biblioteca?” stava chiedendo ad una concentratissima Lara. La donna rispose, come soprapensiero “Perché il primo indizio è forse quello più chiaro: ‘la luce della sapienza…’ credo che ci sia un doppio senso, ma…maledizione! Non riesco a trovarlo”
Tutti si guardavano intorno senza sapere bene cosa cercare.
Felipe stava trafficando con il blocco note. Stava borbottando “invece io non riesco a capire cosa voglia dire questo riferimento ai ‘due rami che non diedero frutto’…forse dobbiamo andare in giardino…”.
Jamie s’intromise “Giusto! L’albero della sapienza…sai, Lara queste cose…” Ma non sembrava molto convinto. Lara stava meditando. Poi il suo sguardo s’illuminò: “Aspettate. Felipe, prima non mi stavi parlando del fatto che Filippo II ha avuto tre mogli?”
Felipe, sconcertato rispose “Sì, ma delle prime due se ne sa poco…”
“Certo” continuò Lara con un sorrisino soddisfatto “perché non diedero frutto, non diedero figli!”
Jamie e Felipe si guardarono con la bocca semiaperta “Accidenti” si riprese per primo Felipe “E’ vero!”
Lara si era ormai immedesimata nella raider e decise “Benissimo, dobbiamo metterci tutti a cercare informazioni sulle due prime mogli! Tu Felipe cosa ne sai?” Felipe, assunse un’aria meditabonda e rispose “Uhm, veramente molto poco. Dopo averle ripudiate Filippo II decise di far sparire tutte le informazioni. In pratica le ‘epurò’ dalla storia.”
“Accidenti! Avesse ragionato meno col…va bene, non importa” Lara si guardò intorno poi disse “Allora cerchiamo ogni informazione sulle due donne”
Jamie si guardò intorno e allargando le braccia a mostrare la vastità della sala disse “Ma sei impazzita? Saranno almeno diecimila volumi!”
Felipe fece un risolino, poi assunse un’aria da cicerone “Per la precisione Ottantamilanovecentoventisette” Jamie strabuzzò gli occhi “Quasi ottantunmila! Ma neanche se stessimo qui tutta la vita riusciremmo a controllarli tutti!”
Lara si infervorò “Sì, ma possiamo scartare per primi tutti quelli scritti prima del periodo di Filippo II, e poi quelli che rimangono divisi tra noi quattro dovrebbero…ehi, ma dov’è Elaine?”
La voce dell’archeologa giunse da dietro una pila di libri, ancora singhiozzante “Sono qui…” Lara la guardò con tenerezza, ma con voce ferma la richiamò all’ordine.
“Elaine, ti prego! Cerca di riprenderti! Abbiamo bisogno che tu ci dia una mano” Ma Elaine era persa in un suo sogno personale.
“Il professore mi portava spesso qui, proprio qui. Mi indicava quel quadro. Era il suo preferito” Il dipinto in questione raffigurava Filippo II in abito da cerimonia, a figura intera, circondato dalla famiglia.
“’Guarda’ mi diceva il professore” continuò Elaine “’Filippo II ci guarda’. e io ridevo…”
Lara cercò ancora di consolare Elaine. Intanto Felipe guardava il quadro, dapprima distrattamente, poi con sempre maggiore attenzione.
“Elaine, abbiamo bisogno del tuo aiuto…” stava dicendo Lara
“Lara…” disse Felipe.
“…abbiamo quasi novantamila volumi da controllare…” proseguì Lara
“Lara…” la richiamò lo spagnolo, continuando a guardare un punto del quadro.
“…e abbiamo bisogno di tutto l’aiuto…Ma cosa c’è?!” Lara stava perdendo la pazienza.
Felipe con un sorriso appena accennato fece un cenno in direzione del quadro “Non credo che dovremo sfogliare nessun libro, Lara. Guarda…”
Nel grande quadro, oltre a Filippo II in pompa magna e alla sua famiglia, nella zona inferiore, vagamente mimetizzati come fossero un oggetto di scena, erano chiaramente visibili due rami secchi, su ognuno dei quali era raffigurato uno stemma.
“I due rami che non diedero frutto…ovviamente sono secchi!” disse Felipe “e io non li ho mai notati in tanti anni…!”
“Ti stupiresti se sapessi quante cose evidenti lo diventano solo dopo averle viste” disse Lara in tono pensieroso. La sua mente cercava di capire come proseguire la caccia.
“Non si vedono molto bene, sono troppo in alto” stava dicendo Elaine, che nel frattempo si era un po’ ripresa.
“Non c’è problema” rispose Lara, sicura. Si guardò intorno poi si appoggiò ad una libreria e iniziò a spostarla, non senza sforzo. I due uomini, dopo qualche secondo di stupore, si ricordarono il loro dovere di maschio e aiutarono la donna a spingere il pesante mobile.
Posizionatolo sotto il quadro, Lara con un salto si arrampicò fino in cima alla struttura, facendo temere per la sua stabilità il pratico Felipe.
Arrivata in cima si mise ad osservare da vicino lo stemma di sinistra “E’ strano…sembra un quadro, ma è vuoto…no, aspettate. Sembra uno specchio…”
Elaine si riscosse “Ha per caso tre punte?”
“Mi pare proprio di sì, al di sopra” disse Lara
“Allora deve essere il simbolo di un altro dei tanti castelli di Filippo II, E’ il Belèm di Lisbona.” Lara sorrise compiaciuta
“Bene, Elaine. Te l’avevo detto che avevamo bisogno di aiuto” La donna arrossì e sorrise. Lara nel frattempo si era spostata al secondo stemma, quello di destra.
“Uhm…uno scheletro, però ha qualcosa in bocca…sembra un piccolo bastone…” Jamie, da sotto, sembrava vagamente distratto. Poi, d’improvviso, ebbe come un’illuminazione “Per caso, Lara, potrebbe essere una chiave?”
“Sì, potrebbe benissimo essere una chiave. C’è un cerchietto da un lato e mi pare che sull’altro ci siano dei denti…”
Jamie sembrava sconvolto “Oh, mio Dio…!”
Gli altri si girarono verso di lui, vagamente preoccupati “Che succede” disse Felipe
“No, niente…” si riprese Jamie “E’ che quel simbolo l’ho già visto…”
Lara si girò nuovamente verso il simbolo “Dai, Jamie, non farti pregare…”
L’inglese si schiarì la voce, anche per prendere un attimo di tempo, poi spiegò “Come sapete ho un sito sul quale si parla di paranormale. Un utente italiano di quel sito un giorno mi mandò la foto di una manifestazione trans-spirituale…” si fermò un attimo e vide le espressioni interrogative dei presenti “…un fantasma, insomma, che proveniva, la foto intendo, da una cappella sconsacrata che si trova vicino a Firenze. Sulla foto c’era quello stemma, oltre al fantasma, ovviamente.”
Felipe, che a questo genere di ‘manifestazioni’ credeva poco, rispose “…ovviamente…”
Lara decise allora che era il momento di fare il punto della situazione.
“Molto bene: abbiamo i nostri obiettivi. Ora sappiamo che dobbiamo andare a Lisbona e a Firenze a cercare…non so cosa dovremo cercare, ma quando saremo lì lo capiremo.”
Guardò i suo compagni “Elaine, tu mi servi perché conosci il Belèm, e tu, Jamie perché se abbiamo a che fare con un fantasma sei la persona giusta” Elaine fece un deciso cenno con la testa. Jamie invece era titubante, ma rispose “mi sembra di ricordare di non avere molta scelta…”
“Esatto” gli disse Lara. Poi si rivolse a Felipe “Tu sei dei nostri?”
Felipe guardò i tre visi rivolti verso di lui. E disse sorridendo “Non me la perderei per nulla al mondo!”
“Bene, allora vi do dieci minuti per prepararvi. Sono pochi, lo so, ma tra poco questo posto pullulerà di poliziotti, e molti si chiederanno come mai noi tre siamo spariti, quindi facciamo in fretta. E cerchiamo di non dare nell’occhio, soprattutto considerando che uno dei principali indiziati è proprio Quesada, e qui siamo in casa sua. Veloci adesso! Ci vediamo alla pista di atterraggio.”
I quattro compagni di avventura corsero fuori dalla biblioteca, diretti alle rispettive stanze. La grande biblioteca ripiombò nel silenzio.
Da una nicchia abilmente nascosta dietro ad un quadro raffigurante un episodio biblico, un’ombra fece capolino lentamente. Un uomo uscì e si avvicinò ad una delle grandi finestre, illuminate dalla luna.
I suoi raggi trassero vaghe ombre dal suo volto.
Bene. E’ iniziata, pensò






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