Lara Croft Tomb Raider: Sapphire Snake

A due carissimi amici...

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Lara Croft Tomb Raider: Sapphire Snake

Messaggio da overhill » 23 luglio 2009, 10:21


Tomb Raider Untold Presenta


Legend of the Sapphire Snake



Immagine


Ciao a tutti :)

Oggi cominciamo una storia speciale, specialissima :)
L'idea iniziale è stata di Nillc, e insieme abbiamo elaborato le varie componenti e l'assemblaggio finale.
Verrà pubblicata in tre parti, una subito, mentre le altre salteranno fuori subito dopo pranzo, alle 14, e l'ultima alle 18 circa.
Perché questa divisione?
Se guardate che giorno è oggi, per due nostri Amici, scoprirete da soli la risposta... ;)



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Messaggio da overhill » 23 luglio 2009, 10:31

[center]Prima Parte[/center]

Il sole illuminava un vasto pianoro alle pendici di due colli erbosi, tanto vicini da toccarsi. L’erba sembrava d’oro, un immenso tappeto luccicante come la pelle di un serpente, in armonioso contrasto con l’immenso celeste sovrastante.
Lara Croft pensò che una passeggiata in quel paradiso di colori, profumi e silenzi sarebbe stata un sogno, e per un attimo si immaginò a risalire le colline correndo a perdifiato, per poi lasciarsi rotolare sui morbidi pendii…
… E poi fu riportata alla realtà da una voce maschile che gracchiò nel suo auricolare:
«Beh, alla fine non sei arrivata troppo tardi, no?»
«Ciò non toglie che un giorno ti ammazzerò, Bryce, sappilo» sibilò in risposta la donna.
Doveva arrivare in quel paesino del centro- Italia quello stesso giorno di primo mattino, ma il suo sbadatissimo assistente aveva frainteso i suoi ordini (Lara sospettava che quando gli aveva detto di organizzare il volo stesse giocando di nascosto a qualche videogame); così si era trovata a partire diverse ore dopo, ed era arrivata con fortissimo ritardo.
Guardò l’orologio e si sentì un po’ sollevata: Certo, se fosse arrivata prima avrebbe potuto prendersela più comoda, ma del resto era abituata a lavorare sotto pressione, ed era certa che con un po’ di impegno sarebbe riuscita a fare tutto.
Lasciò che il ragazzo si prodigasse ancora un po’ in scuse imbarazzate ed espedienti per salvarsi dalla sua rabbia, quindi gli domandò le coordinate del luogo che stava cercando.
«Dunque» disse Bryce con un sottofondo di tasti premuti febbrilmente «mi sono collegato al sistema di satelliti della Nasa, ma questo è meglio se non glielo diciamo, ma interpolando i dati da questa costellazione con il tuo segnale GPS, e correggendo l'errore di parallasse con il tuo numero di scarpon...»
«Bryce, per l’amor del cielo!» sbottò lei.
«A nord!» esclamò Bryce «Dodici passi a nord e ci sei».
Lara eseguì e si diresse a nord; al dodicesimo passo, il rumore del suo piede al suolo rimbombò. Nascosta tra l’erba c’era una botola. Lara individuò i suoi margini e la divelse.
«Bene, ci siamo. Chiudo il collegamento» disse Lara.
«… Nemmeno un ‘grazie’?» chiese il ragazzo.
«Dovresti ritenerti fortunato ad avere ancora tutti i polpastrelli, Bryce!»
«Suvvia, Lara, hai ancora qualche ora a disposizione» suggerì timidamente lui «E poi tu sei la donna dalle mille risorse. Sono sicuro che ti inventerai qualcosa per salvare la situazione».
«Lo spero per te» ribatté lei secca, e si tuffò nella botola.
Lara si ritrovò in una piccola stanza sotterranea a forma di cupola; accese la sua torcia e illuminò le ultime tracce di un affresco etrusco, ormai quasi completamente fagocitato dall’incuria e dalla vegetazione.
In quella stessa tomba, quasi due secoli prima, alcuni suoi colleghi avevano fatto una delle scoperte archeologiche più importanti dell’epoca: avevano rinvenuto uno stupendo sarcofago in terracotta che raffigurava due sposi. Era una scultura meravigliosa: le due figure erano distese su un triclinio, sorridenti e abbracciate nel loro amore eterno.


Il sarcofago non si trovava più lì, era stato portato in un prestigioso museo di Roma dove ancora si trovava; il luogo in cui era stato rinvenuto, la zona della necropoli di Cerveteri in cui Lara stava adesso, era stato completamente dimenticato da tutti.
Meno che da lei: quando era ancora un’archeologa alle prime armi era stata profondamente colpita dal fatto che in quel sarcofago non fossero state ritrovate spoglie mortali di una coppia, che probabilmente nemmeno c’erano mai state. Inoltre, assieme al sarcofago non era mai stato rinvenuto alcun tipo di documento che certificasse l’identità dei due sposi raffigurati su di esso. La cosa era alquanto strana: significava che quindi il luogo in cui esso era stato ritrovato poteva non essere una tomba, sebbene ne avesse tutta l’aria.
Aveva quindi studiato degli antichi e dimenticati documenti etruschi, ed era giunta ad una sconvolgente ipotesi conclusiva: il Sarcofago degli Sposi doveva essere l’indice, il segnale d’accesso ad un leggendario luogo etrusco; un luogo che non aveva assolutamente a che fare con la morte, ma con la sua naturale controparte…
Nel corso degli anni, era sempre stata sul punto di andare a verificare di persona se questa sua affascinante conclusione corrispondesse a verità o meno, ma aveva sempre dovuto rimandare la missione per dedicarsi ad altri «lavoretti» più importanti.
Ma adesso non poteva più aspettare: era arrivato il momento di svelare quel segreto. Era diventato di fondamentale importanza.

La torcia balenò lungo tutta la superficie della piccola stanza, fino a individuare il piano rialzato sul quale per quasi tre millenni aveva riposato il Sarcofago degli Sposi. Era un tozzo basamento di tufo, sberciato dagli anni.
Lara esaminò ogni centimetro del basamento, e alla fine la trovò: nell’angolo all’estrema sinistra, dove il pavimento si congiungeva con la parete, c’era una minuscola scritta in etrusco, appena visibile:


Immagine


«Allora avevo ragione!» esclamò esultante Lara: estrasse dal suo zaino un coltellino e lo ficcò nel contorno della piastrella con l’iscrizione, facendo leva per scalzarla dal suo alveo; la alzò con decisione, scoprendo una nicchia nella quale era nascosto un bassorilievo a forma di serpente. Uno degli occhi, nonostante fosse semicoperto dalla polvere di tufo, sembrava brillare debolmente di una luce celeste..
Lara lo premette, e subito la stanza cominciò a tremare violentemente: al centro di essa il pavimento si mosse lentamente,si abbassò e sembrò spostarsi di lato, rivelando un passaggio.
«Uhm, dovrei fare più attenzione a cosa tocco. Però, fino a quando i risultati sono questi...»
Sorrise a sé stessa, e mentre terminava la frase iniziò a scendere gli scalini che, correndo lungo il perimetro della botola, scendevano verso il basso.
Non appena la sua testa scomparve al di sotto della linea del pavimento, la torcia incominciò a spegnersi e accendersi a intermittenza, finché non si spense definitivamente; sotto di lei il buio era pressoché totale: «Accidenti, non le fanno più come una volta, le batterie! Meno male che mi sono fatta una scorta di flare, se no dovrei andare a tentoni.»
Così dicendo estrasse un tubicino dallo zaino e lo piegò, ottenendo una luce verdastra piuttosto inquietante ma più che sufficiente per vedere che avrebbe dovuto scendere ancora parecchio.
La posizione nella quale si trovava, impediva a Lara di illuminare la stanza che aveva appena lasciato, e questo le impedì di vedere un'ombra muoversi lentamente nel corridoio che l'aveva condotta fino alla Camera degli Sposi.


La discesa durò diversi minuti, durante i quali Lara fece uno sforzo su sé stessa per vincere la nausea che il movimento rotatorio le stava provocando. Si fermò più di una volta per combattere la sensazione che tutto il resto dell'universo stesse girando, mentre il suo cervello razionale le diceva che era perfettamente immobile.
Finalmente, dopo un tempo che all'archeologa parve interminabile, la scala finì in una stanza di piccole dimensioni, sulla cui parete di fondo era incastonata una porta di legno dall'aspetto robusto. Un saliscendi di metallo dalla foggia antiquata la bloccava.
Lara si prese qualche secondo per far fermare l'universo che continua a roteare lentamente: inspirò con calma due o tre volte, poi, ripreso il controllo di sé, alzò il saliscendi e aprì con circospezione la porta, superando il varco.
Nel momento stesso nel quale aveva aperto la porta, un plurisecolare meccanismo nascosto sfregò alcune pietre focaie accendendo alcune torce che illuminarono un corridoio piuttosto lungo, lungo il quale si contavano sei mosaici, tre a destra e altrettanti a sinistra. In essi, Lara riconobbe alcune celebri coppie della mitologia greca, romana ed etrusca.
Le torce erano posizionate tra un mosaico e l'altro, ma non si erano accese tutte e quattro: evidentemente, pensò Lara, alcuni acciarini erano umidi o semplicemente avevano ceduto al tempo di attesa.
L’archeologa si avvicinò alla prima torcia accesa e la prese, sfilandola dal suo supporto. Con questa accese l'altra che non aveva ricevuto la scintilla dalla focaia: «Così al ritorno ho un po' di luce...» si disse ad alta voce.
Tacque.
Si girò di scatto: le era sembrato di sentire una presenza, qualcosa di sporco dietro di lei.
Scrutò nell'ombra dentro lo stanzino al fondo della lunga scala, ma non vide nulla.

Tornò a seguire il corridoio, pensando «Forse un po' di paranoia. D'altro canto chi parla da sola non è proprio al cento per cento...»
La porta al fondo del corridoio era identica a quella di entrata, ma non era dotata di saliscendi: «Oh. E adesso?»
La donna osservò intorno alla lastra di legno rinforzata da alcune fasce metalliche bloccate da robusti chiodi ribattuti, ma non trovò nulla che potesse far pensare a un meccanismo: un pulsante, un altro serpente, magari, una leva, un lettore di impronte digitali o di cornea.
«Passo troppo tempo con Bryce: magari la soluzione è più facile di quello che sembra.»
Si guardò ancora intorno, ma non trovò nulla che la potesse indirizzare verso la soluzione: tutto era fisso e immobile. Lara ripercorse il corridoio avanti e indietro per sei volte, senza successo. Al settimo andirivieni, si fermò un attimo per riprendere fiato, appoggiandosi con un braccio al muro.
Improvvisamente sentì un forte calore proveniente dal muro attraversarle il braccio fino al gomito. Istintivamente ritrasse il braccio e guardò verso di esso: aveva messo la mano su un elemento decorativo del mosaico, che era….
«Ma certo, il fuoco!»
Su tutti e sei i mosaici, al centro tra i due componenti delle mitiche coppie, c’era un piccolo altare con un fuoco acceso.
Tornò indietro e riposizionò la fiaccola nel suo alveo: con sua somma soddisfazione la porta si aprì, cigolando sinistra.
Prese nuovamente la torcia e si incamminò verso la porta, ma questa si chiuse con un tonfo.
«Opporcavacca!»
Rimise la fiaccola nel supporto e la porta si riaprì.
La donna ricordò in un attimo tutto quello che aveva letto sul luogo in cui si trovava: esso, rammentò, era carico di complessi significati simbolici. Ogni sua mossa, ogni sua azione avrebbe dovuto rimandare a qualcosa di meno terreno e di molto più spirituale.
Alla luce di questo, era chiaro che per aprire la porta fosse necessario accendere tutto il fuoco; altrettanto chiaro era però che quello stesso fuoco le sarebbe servito più avanti. Doveva trovare un modo per conciliare le due cose. Ci pensò su, e si disse che valeva la pena di aggiungere un po’ di fattore rischio alla faccenda.
Lasciò la torcia che aveva usato fino a quel momento, si avvicinò a una delle due più vicine alla porta di uscita. Rapidamente la sfilò e prima che l'uscio si chiudesse nuovamente, ci si tuffò, atterrando con una capriola.
Si girò a osservare la porta da questo lato e vide il rassicurante saliscendi, collegato mediante una fune decisamente robusta a un meccanismo nascosto nella parete. Al ritorno avrebbe potuto aprirla senza problemi. «Chiaro» si disse con un sorriso «Una volta passate le pene dell’inferno, è tutto più facile».


Fine Prima Parte





Ultima modifica di overhill il 23 luglio 2009, 11:03, modificato 1 volta in totale.



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Messaggio da Nillc » 23 luglio 2009, 10:57

Perfetto Over :approved:
E' una piccola (davvero stavolta :D) avventura di Lara, scritta in occasione di questo giorno speciale... seguite Lara in questo leggendario luogo etrusco, dove troverete azione, enigmi e... tante sorprese :) A tra qualche ora per la seconda e terza parte. Buona lettura!!!




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Messaggio da Nillc » 23 luglio 2009, 14:04

Oh mamma :D riecco la seconda parte :D

SECONDA PARTE

Si voltò per osservare il luogo dove la sua esplorazione l'aveva condotta, ma la debole luce della fiaccola non riusciva a vincere le pesantissime tenebre che la circondavano. Dal rumore echeggiante del lento stillicidio dell’acqua era sicura di trovarsi in un ambiente cavernoso e molto ampio, forse enorme, ma non aveva idea di come fare per vedere meglio.
Fece qualche passo circospetto avanti a se, fino a trovare il bordo di quello che sembrava l'inizio di una scala. Provò a illuminare con la torcia, ma non vide scalini: “Mi trovo sull’orlo di un burrone… Meno male che sono previdente!”
Si spostò a destra per cercare qualcosa. Davanti a lei illuminò debolmente uno strettissimo passaggio costruito in legno. Era meglio di niente, con un po’ di equilibrio e di attenzione lo avrebbe attraversato senza problemi: provò a metterci sopra il piede, ma quando lo fece la passerella si ritirò indietro incuneandosi nella parete del burrone, e lei dovette balzare sul bordo per salvarsi.
«Accidenti! Ma cosa...?»
Allarmata, si guardò attorno alla ricerca del bandolo della matassa: osservò alla sua destra e vide un grosso braciere pendere dall'alto: era proprio vero, allora, che il fuoco le serviva. “Solo col fuoco, con quel fuoco”, pensò, “si vede tutto per com’è davvero”.
Alzandosi sulle punte dei piedi, usò la fiaccola per accendere il braciere.
Una lingua di fuoco partì dal grosso contenitore metallico, e infiammò una corda che saliva verso l'alto. Arrivato a una certa altezza la corda, e con essa la fiamma, si divise e andò ad accendere altri bracieri dai quali partirono altre lingue di fuoco che si divisero e così via fino a quando non ci furono decine e decine di bracieri che fiammeggiavano, dando finalmente l'idea della dimensione della caverna.
Era qualcosa più che enorme. Era immensa.
Lara notò di sfuggita che anche dall'altro lato, a sinistra, c'era una passerella di legno e un braciere. Avesse fatto la stessa operazione da quel lato, sarebbe successa la stessa cosa.
Ma il suo interesse di archeologa e di semplice amante del bello, venne attratto da quello che c'era dall'altro lato del burrone, che nonostante le sue dimensioni, non riusciva a tenere testa a quello che per Lara era il palazzo più bello che avesse mai visto.
Costruito direttamente dentro la roccia della caverna, a quanto pareva, era di forma circolare, adornato da un tripudio di torrioni, grandi e piccoli, di guglie, con mille e mille aperture di tutte le forme, trifore, bifore; colonne ovunque che davano contemporaneamente leggerezza e solidità alla struttura. E la meraviglia più grande era che sembrava completamente fatto di cristallo, pregiatissimo quanto fragile. Il tutto era come ricoperto da una patina chiarissima che rendeva la luce ancora più intensa: ricordava un immenso, stupefacente Colosseo di diamante.
Lara era sbalordita, e la cosa capitava di rado.
Ed era così rapita dalla visione che non si rese conto subito che dietro di lei, a qualche decina di metri, qualcuno - o qualcosa – stava colpendo la porta dall'esterno.
TUMP.
TUMP.
Finalmente Lara emerse dalla sindrome di Stendhal nella quale era caduta per alcuni istanti e si girò verso la robusta lastra di legno rinforzato, nel momento stesso in cui il piccolo saliscendi, evidentemente l'elemento più debole della catena, cedeva.
La porta era in ombra rispetto al resto della caverna, per cui la donna vide solo un ombra occupare quasi tutto il vano lasciato libero dall'uscio.
“Uhm, uomo o… demone?” si chiese, lasciando cadere la torcia, ormai inutile, e brandendo le pistole. Poi, ad alta voce: «Salve: non ti sembra ineducato buttare giù le porte?»
Dal buio arrivò una risata sgradevole: «Mi avevano detto che sei una persona di spirito, Lady Croft, ma non ti facevo anche così coraggiosa.»
Il proprietario della voce fece qualche passo avanti, emergendo dal buio come se fino ad allora fosse stato parte di esso. Era un uomo decisamente grande e grosso, il viso tondo dall'espressione rabbiosa e maligna, i lunghi capelli bianchi raccolti in una coda simile a quella di Lara. Un piccolo pizzetto brizzolato ne sporcava appena il mento. Il suo nero, contro l’ambrato dell’ambiente circostante, diede a Lara l’idea di un malefico cancro che cercasse di insidiare qualcosa di purissimo.
Indossava un ampio mantello sotto il quale si indovinava una specie di tuta di colore scuro.
«Quindi tu mi conosci. Ma io non conosco te.» La voce di Lara non sembrava avere nessun riflesso del timore che provava.
«Hai ragione, milady, ma non è necessario che tu sappia chi sono. Puoi chiamarmi Hatred, se proprio hai bisogno di darmi un nome; per il resto, tutto ciò che ti può interessare è che quello che stai cercando lo sto cercando anch’io».
L’ultima frase era stata pronunciata con un accento di puro egoismo.
“Hatred. Odio” pensò istintivamente Lara, associando alla figura dell’uomo il concetto espresso dal suo nome.
Proseguì ad alta voce: «Ah, capisco: un collezionista. E cosa ti fa pensare che ti lascerò prendere quello che cerco?»
La risata con cui Hatred salutò quella frase fu fastidiosa, catarrosa: «Non penso di potermi definire un collezionista; in ogni caso, quello che farai tu mi lascia completamente indifferente. Adesso andrò a prendere quello per cui sono sceso fin qua sotto, e tu non potrai fare nulla per impedirmelo». Dicendo questo l'uomo avanzò verso il burrone.
«Fermo!» gli urlò Lara, «oppure mi eserciterò al tiro a segno con te. E ti posso garantire che sei decisamente facile da colpire».
Hatred proruppe nuovamente in una risata e fece altri due passi avanti.
Quello che avvenne dopo durò appena mezzo secondo, ma Lara lo vide con una lucidità spaventosa.
La donna sparò due colpi, in sequenza, dalle due pistole, prima dalla sinistra e poi dalla destra. I due proiettili avevano una distanza tra loro di appena un paio di metri e una velocità di circa 180 chilometri all'ora. Hatred, con fare pratico, sollevò prima la mano destra schiaffeggiando a mezz'aria il primo proiettile, e immediatamente dopo la sinistra per il secondo. Le due pallottole andarono a schiacciarsi contro le pareti della caverna, innocue, come se avessero rimbalzato contro un muro di gomma.
Hatred si fregò le mani tra di loro: «Brucia un po', ma non è niente di insopportabile. Hai altre belle idee per la testa?»
Lara era sbalordita. L'uomo aveva evitato le pallottole schiaffeggiandole a mani nude, senza quasi scomporsi!
Hatred si avvicinò al ciglio del burrone, ignorandola.
Andò verso la passerella di destra, ma non appena pose il piede con cautela, quella si ritirò a una decina di metri, irraggiungibile, come era successo poco prima a Lara; dopo circa dieci secondi tornò al suo posto. Visibilmente arrabbiato, l'uomo si spostò verso la passerella di sinistra, ottenendo lo stesso risultato.
Lara intanto si era ripresa dalla sorpresa e aveva deciso di fare molta attenzione all'uomo, che era decisamente pericoloso, anche se non sembrava intenzionato a farle del male. O almeno così sperava.
Frugò dentro il suo zaino, ricevendo appena uno sguardo incuriosito da Hatred, che tornò subito a occuparsi delle due passerelle. Estrasse il suo potente binocolo elettronico e lo puntò verso il meccanismo che comandava le due passerelle dall'altro lato del burrone.
«Come pensavo» disse in tono piano.
«Cosa?» tuonò l'uomo.
«Se guardi bene le due passerelle, laggiù» indicò con la mano in direzione di un punto a metà tra le due strutture di legno, «noterai che sono collegate.»
«Che bella notizia. E quindi?» rispose sarcastico Hatred.
«E quindi si deve essere in due per andare dall'altra parte. Fa tutto parte della “prova” costituita da questo luogo, mio caro»
“Prova? Quale prova?”
“Qualcosa di cui potrei parlarti per secoli invano: non capiresti. Ti conviene fare come dico io e basta”.
Il gigante la guardò dubbioso. Voleva forse prenderlo in giro? Ovviamente il loro peso non era uguale, come poteva pensare che...?
«Il peso non c'entra niente» rispose la donna, come se avesse letto i pensieri dell'altro, «semplicemente dobbiamo salire contemporaneamente sulle due passerelle, percorrerle, e scendere contemporaneamente.»
«Se no?»
Lara non rispose: si limitò a sorridere e a indicare il fondo del burrone, facendo un gesto con la mano come a salutare il suo avversario.
“Da soli non si va da nessuna parte” cantilenò lei come se fosse stata una cosa ovvia.
Hatred guardò il baratro. Poi fece un cenno alla donna: indicando la passerella di destra «Va bene, muoviti».
Lara avrebbe voluto protestare, chiedere garanzie che, una volta arrivati dall'altra parte non si sarebbe trovata a volare giù dal dirupo, ma sapeva benissimo di non avere nulla per poter negoziare la sua vita. L'unica era di affidarsi all'istinto, e in questo momento gli stava dicendo che, per ora, non avrebbe corso pericoli. Almeno fino a quando sarebbe stata utile.
Guardandosi, i due alzarono il piede destro e contemporaneamente lo poggiarono sulle due passerelle. Che non si mossero. Lara sospirò: anche stavolta aveva capito il disegno oscuro di quel luogo. Bisognava sentirsi in empatia con esso, pensò per un attimo, per decifrarne i segreti…
I due mossero pochi passi, ma sia l’uno che l’altra si trovavano in una posizione scomodissima per proseguire.
“Così non va” disse Lara, dopo aver rischiato per la terza volta di cadere nel vuoto.
“No, non va” bofonchiò Hatred “E adesso come salverai la situazione, regina dell’intelligenza?”
“Penso che ci sia una sola soluzione” disse Lara tetra “… prendersi a braccetto”
“Cosa?” ululò l’uomo “No, non se ne parla nemmeno!”
“La cosa non piace nemmeno a me” rispose stizzita Lara “Ma l’alternativa è cadere, quindi zitto e prendimi sottobraccio”. E così dicendo porse a Hatred il braccio. Lui lo fissò insistentemente per un bel po’; poi sbuffò rassegnato e si agganciò a Lara.
“Bleah” imprecò lei sentendo il pestilenziale odore che l’uomo emanava“ma quando ti sei lavato per l’ultima volta c’erano ancora i Celti?”
“Pochi scherzi, ragazzina, sei tu che ti lavi troppo” rispose rabbioso lui, ma Lara notò con soddisfazione che le sue guance si erano colorate di un rosso sbiadito. Sincronizzando i movimenti percorsero le due strutture in legno fino al fondo e ancora controllando i movimenti dell'altro, scesero dall'altra parte. Fu con immenso sollievo che Lara sciolse l’aggancio con quell’uomo, che sempre più le dava l’idea di qualcosa di sporco, di perverso. Si sentì quasi grata del fatto che non l’avesse lasciata cadere.
“Vorrei proprio sapere come diavolo avresti fatto, se non ci fossi stato io” sibilò l’uomo spolverando con cura il punto in cui, fino a poco prima, c’era stato il braccio di Lara.
“Qualcosa mi sarei inventata” rispose vaga lei; il suo sguardo era già stato attirato dall’immenso palazzo. “Non è stupendo?” disse: a causa dell’emozione, per un attimo aveva dimenticato chi si trovava accanto.
“Seh, notevole” disse in tono di sufficienza Hatred “Molto meno incantevole sarà cercare una via d’accesso”.
Aveva ragione: l’archeologa constatò che ogni singola apertura sugli spessi muri dell’edificio era protetta da una trasparente lastra di alabastro, all’apparenza sottilissima e fragile, ma che, immaginava, era di certo rinforzata. Non poteva essere altrimenti: la logica di quel luogo, cui ormai si stava abituando, le diceva così.
“Che si fa?” sbottò impaziente l’uomo, dopo molti minuti in cui lei aveva contemplato il palazzo.
“Non lo so” rispose Lara, scuotendo la testa “ma qualcosa mi dice che non sarà una cosa facile. Percorriamo il perimetro del palazzo: tu vai a destra, io andrò a sinistra, e cerca di stare attento ai dettagli interessanti”.
I due si separarono. Lara iniziò a percorrere la circonferenza del palazzo; il fatto di stare lontana da Hatred la rincuorava oltremodo, e, pur essendo certa che quel luogo li avrebbe di sicuro portati a ricongiungersi prima o poi, sperava vivamente che questo momento arrivasse il più tardi possibile.
Improvvisamente, mentre camminava, un bagliore celeste nel bel mezzo del rosaceo delle mura attirò il suo sguardo: aguzzò la vista e, nello spazio interposto tra due monofore, notò un piccolo serpente del tutto identico a quello visto nella Camera degli Sposi, con gli occhi splendenti.
“Trovato!” gridò allora, e la stessa parola le riecheggiò da molti metri di distanza, pronunciata dalla voce rasposa di Hatred. Con un rapido calcolo mentale, Lara comprese che questo si trovava nella parte diametralmente opposta del palazzo.
“E ora che si fa?” chiese in un urlo Hatred.
“Premi il serpente!” rispose Lara.
“Ma non dovremmo essere… insieme?”. Anche lui, comprese Lara, era arrivato a intuire, seppur debolmente, la fisionomia del luogo in cui si trovavano.
“A quanto pare no, almeno per il momento. Premiamolo insieme e vediamo cosa succede, ok? Al mio tre: Uno… due… tre!”
Lara premette il bassorilievo, che rientrò con un rumore stridente nel muro del palazzo. Immediatamente la lastra di vetro della monofora accanto si incrinò, spezzandosi. Lo stesso rumore di vetri infranti provenne dall’altra parte del palazzo.
“Suppongo che si debba entrare, no?” gridò Hatred, che più che stupito sembrava annoiato.
“Esatto. Vediamo cosa succede”.
Lara entrò nel nuovo vano, percorse pochi passi e si trovò in un corridoio stretto e lungo, illuminato da una debole luce rossastra. Non se ne vedeva il fondo, immerso nell’oscurità.
“… Hatred?” chiamò, ma il suono della sua voce era reso ovattato dalle pareti. Il sollievo di non essere più con lui si mescolò con una strana allerta, una sorta di paura che quel luogo le instillava.
Continuò a camminare: pochi passi dopo, sentì il terreno sotto di lei farsi pendente, e ben presto i suoi piedi sciacquettarono in quello che le sembrava un corso d’acqua sotterraneo. Procedette ancora, e man mano si trovò immersa fino alle cosce, e poi fino alla vita.
L’acqua era gelida, ma stranamente calma, il che paradossalmente le fece salire la tensione alle stelle. Sentiva il cuore martellarle in petto, e questa era una novità.
Pochi metri dopo il rigagnolo era diventato così profondo che lei era immersa fino alla testa, e i suoi piedi toccavano appena il pavimento. Quando si trovò con la fronte a pochi centimetri dal soffitto, capì che era arrivato il momento di immergersi: prese quanto più fiato poteva e, con un’elegante e agile mossa, si tuffò.
Il corridoio proseguiva sott’acqua, e non sembrava molto diverso da quello che fino ad allora Lara aveva percorso in superficie; tuttavia il senso di claustrofobia non le passava, e pur essendo immersa da pochi attimi l’aria cominciava a mancarle.
Aveva dato poche bracciate quando improvvisamente sentì un tonfo alle sue spalle, che la fece sobbalzare: si voltò e vide che sul fondo del cunicolo era calata una parete di ferro con degli spuntoni dall’aria decisamente pericolosa, che avanzava a gran velocità verso di lei.
Immediatamente, Lara cominciò a sbattere le braccia quanto più forte era in grado di fare: nuotava sempre più velocemente, ma il fondo del corridoio ancora non si vedeva, e la parete di spuntoni era sempre più vicina…
Presto le mancò l’aria e le braccia, intirizzite, iniziarono a perdere sensibilità, tanto che ad un certo punto il suo piede sfiorò uno degli spuntoni della parete, e fu solo per miracolo che trovò la forza di scattare in avanti; la sua vista cominciava ad annebbiarsi, quando improvvisamente percepì che il corridoio si stava restringendo: i suoi gomiti e le ginocchia cozzarono contro le pareti, e si sentì intrappolata, ingabbiata, proprio mentre con un sonoro clangore la trappola si fermava…

Fine seconda parte




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Messaggio da overhill » 23 luglio 2009, 14:04

Seconda parte già postata dal mio complice... :asd:



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Messaggio da Nillc » 23 luglio 2009, 14:16

Overuzzo, abbiamo postato la seconda parte insieme :D




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Messaggio da overhill » 23 luglio 2009, 14:17

Azz... e adesso non possiamo cancellarla, perché ci sono dei commenti successivi... ma porca... :!

Eh eh, tu hai messo solo un paio di paragrafi in più :D
E NON ci siamo messi d'accordo su dove iniziano/terminano le varie parti :D






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Messaggio da Nillc » 23 luglio 2009, 17:45

Ed ecco la terza e ultima parte!

TERZA PARTE

… E poi si sentì trascinata via da una corrente incredibile, e in pochi secondi si trovò a cadere da una cascatella in un piccolo specchio d’acqua. La temperatura lì era molto più calda.
Le sue braccia incontrarono il bordo della piscina, e con un supremo sforzo di volontà lei vi si aggrappò e si tirò su.
Lara si abbandonò al terra sputacchiando e ansimando, ingoiando quanta più aria poteva, respirando avidamente; in pochi minuti le tornarono le forze, e la tensione si dissolse.
Quando si sentì meglio, Lara si alzò barcollando e prese coscienza del luogo in cui si trovava. Era una specie di anticamera squadrata, illuminata di un’intensa luce rosa, in cui due fontane si fronteggiavano: lei era stata letteralmente sputata in una delle due da un enorme doccione a forma di faccia, con la lingua di fuori; lo stesso meccanismo si indovinava nella fontana lì di fronte.
Da entrambe le fontane si dipartivano poi due piccoli ruscelli che si allungavano attraverso tutta la stanzetta, per inoltrarsi al di là di un arco sulla parete di fondo, da cui pendeva un velo svolazzante che impediva di vedere cosa ci fosse oltre.
Appoggiato ad una delle due basi dell’arco stava Hatred, non meno bagnato e ansimante di lei.
“Mai… mai vista una cosa simile” disse lui tossicchiando: non sembrava tanto spaventato quanto ammirato, come se il trovarsi in quelle situazioni costituisse per lui un piacevole diversivo, un’allegra gita nell’ignoto. Lara non la pensava allo stesso modo.
“Ti piacerebbe farci un altro giro, per caso?” domandò stizzita. Lui ridacchiò della sua insopportabile risata.
“Magari ci facciamo un giro insieme più tardi” rispose in un tono odiosamente malizioso “Un fiume ciascuno è un po’ troppo, non credi?”
Un fiume ciascuno, due fiumi. Questa idea balzò nella mente di Lara in una maniera così repentina da farle correre un brivido lungo la schiena.
“I due fiumi!” urlò improvvisamente “Non può essere lontano!”
E, ignorando lo sguardo basito di Hatred, corse al di là del velo.
Lui le corse dietro.

La vista che si parò loro dinanzi fu assolutamente emozionante.
Si trovarono in un’immensa sala a cupola, simile a quella degli Sposi in superficie, ma circa dieci volte più grande, e soprattutto, a differenza di quest’ultima, perfettamente conservata,
Lungo le sue pareti correvano trame di affreschi meravigliosi: su uno sfondo rosso danzavano delle menadi, dei satiri facevano festa, dei musici suonavano e dei poeti cantavano le loro odi; man mano che si saliva, le figure si amalgamavano in intrecci sempre più complessi, e convergevano tutte verso la chiave di volta, dove due sposi sedevano in trionfo.
Ma l’attenzione di Lara fu attirata dal fondo della stanza.
I due rigagnoli provenienti dalle fontane si separavano poco oltre il velo e correvano lungo tutta la circonferenza della sala, si riunivano sul fondo in un piccolo specchio d’acqua rotondo, al cui centro stava un basamento della stessa forma; su di esso, Lara ebbe un tuffo al cuore nel vedere i due sposi del sarcofago.
Erano ovviamente due statue, ma erano del tutto identiche a quelle del sarcofago, almeno nei lineamenti del volto: questa volta però non erano stesi, ma in piedi; ciascuno dei due sembrava muovere un passo verso l’altro, e nel frattempo si tendevano la mano. Al centro, dove le loro mani si toccavano, stava qualcosa coperto da un velo di tessuto damascato.
L’archeologa mosse verso di loro, con gli occhi lucidi. Era tutto come aveva previsto, tutto come aveva sempre creduto dovesse essere! Adesso sapeva chi davvero fossero quei due sposi… e tutto stava per volgere al termine. Possibilmente, un lieto fine.
“Lady Croft!” gridò Hatred “Mi vuoi spiegare?”
Lara sbuffò. Non si girò nemmeno a guardarlo, e proseguì verso il fondo della sala, in direzione degli sposi. Lui la seguì, impaziente.
“All’alba dei tempi” cominciò a raccontare Lara quando fu circa a metà stanza “Tinia, il Dio della Terra, si innamorò di Uni, Dea del Cielo. La loro unione era impossibile, perché il cielo non può stare con la terra”.
Così dicendo, Lara era giunta al cospetto degli sposi. Con un balzo elegante fu sul loro basamento; li guardò in faccia: i loro occhi non avevano pupille, ma era certa che ciascuno dei due aveva lo sguardo fisso in quello dell’altro.
“Ma il loro amore nono conosceva confini” continuò Lara “così, spinti da esso, idearono uno stratagemma: Tinia fece scorrere un lunghissimo fiume di acque purissime, che attraversava tutta la terra fino alle Colonne d’Ercole, dove però non terminava, ma saliva verso il cielo; Uni invece prese le stelle più belle, le più brillanti, e ne fece un secondo fiume, che dal cielo scendeva verso la terra. Così, al punto d’incontro tra i due fiumi, i due si incontrarono, si amarono e diedero vita alla razza umana”.
Hatred applaudì, con fare canzonatorio.
“Bene, Lady Croft, mi hai raccontato questa assurda favoletta… ora, per cortesia, vorresti spiegarmi…?”
“Proprio non capisci, vero?” disse Lara, roteando gli occhi. “Tutto quello che abbiamo fatto finora, tutte quelle prove… tutto rimandava all’Amore. Perché “Qui è l’Amore Eterno”, come diceva l’iscrizione nella Camera degli Sposi. Tutta la logica di questo luogo obbedisce all’Amore: per entrare, abbiamo… HO dovuto illuminare il corridoio d’ingresso e la caverna con il fuoco, come quando ci si innamora e si vede il mondo per la prima volta alla sua luce. Poi, nostro malgrado, abbiamo dovuto proseguire insieme, tenendoci a braccetto per sostenerci l’un l’altra lungo il nostro cammino” a questa frase sia lei che lui emisero un grugnito.
“I due fiumi, infine, simboleggiano il fatto che, al di là di tutte le sofferenze, al di là di tutte le separazioni, ci si ritrova sempre insieme. Esattamente come per Tinia e Uni”. E dicendo così indicò i due sposi.
“Sì, sì, sì, va bene” cantilenò Hatred “Ma… quello, quello dov’è?”
Lara si sentì disgustata di lui come mai lo era stata fino ad allora. La sua spiegazione non gli aveva lasciato assolutamente niente. Ma ormai era tardi per recriminare: doveva affrontare la situazione come veniva.
Così afferrò il drappo e lo scostò.

Un bagliore di luce intensissima illuminò la stanza: dove le mani di Tinia e Uni si toccavano, era adagiato un grosso serpente di zaffiro, di un blu intenso. Era avvolto sulle sue spire, al cui centro era incastonato un cuore; il serpente sembrava proteggerlo, pronto a mordere chiunque lo avesse toccato. Era senz’altro l’oggetto più prezioso e più puro che Lara avesse mai visto.
“L’acqua del fiume di Tinia… più le stelle del fiume di Uni” disse Lara a sé stessa, ripetendo mentalmente il finale della leggenda che aveva appena raccontato. Era di quel materiale che gli antichi Etruschi credevano fosse fatto quel gioiello.
Sia lui che lei guardarono estasiati il Serpente di Zaffiro; poi, con uno scatto, Lara si gettò su di esso, ma fu scostata da Hatred, che le si buttò addosso con tutto il suo considerevole peso, facendola rovinare per terra.
L’archeologa estrasse le sue pistole e le puntò verso di Hatred, che, con una sonora risata, sollevò al cielo il gioiello.
“È mio!” gridò con una gioia furente.
“Non così in fretta, Hatred” ringhiò Lara “Il fatto che tu sembri invulnerabile ai miei proiettili non significa che tu sia invincibile. Dammi subito il Serpente di Zaffiro, o troverò un altro modo per farti fuori!”
Hatred si voltò a guardarla con uno sguardo selvaggiamente perverso, che le fece gelare il sangue nelle vene.
“Ma Lady Croft, non ho mai detto che non te lo darò” rise “Io volevo solo trovarlo, e tu mi hai aiutato a farlo… quindi suppongo che debba essere tuo”.
Lara non capiva. Cosa voleva davvero quell’uomo malefico?
“Il vero problema” seguitò “In realtà è come io te lo darò…”
E con una naturalezza spaventosa fece forza sulle due estremità del Serpente di Zaffiro.
Che si spezzò in due metà.

Il tutto si era svolto in così poco tempo che Lara sentì il suo cuore mancare un colpo.
Il Serpente di Zaffiro si era spaccato in due come se non fosse fatto di una pietra dura, ma di un cristallo molto più volgare.
Ridendo fortissimo, Hatred lanciò le due metà dell’artefatto in direzione di Lara, le cui mani tremavano incredibilmente. Si sentiva il cuore a pezzi, e, cosa più unica che rara, aveva voglia di piangere.
I pezzi del Serpente di Zaffiro giacquero a terra. Il loro bagliore era perso per sempre.
“Giuro che te la farò pagare…” gemette Lara, ma la sua frase fu troncata da un fortissimo rumore.
Improvvisamente, con un gran clangore, due porzioni del muro accanto agli sposi si aprirono, rivelando altrettanti passaggi segreti. Si intravedevano delle scale a chiocciola.
Hatred mosse verso l’apertura più vicina a lui.
“Bene, Lady Croft, devo ammettere che è stato un piacere” disse “Alla fine ho vinto io, ma ti assicuro che è stata una partita… ah, molto interessante. Adesso io me ne andrò, e tu mi lascerai fare, nevvero?”
Lara stava per rispondergli a tono gettandosi contro di lui, quando un lampo le attraversò il cervello. Con un gioco d’occhi quasi impercettibile, diede uno sguardo all’apertura verso la quale si stava dirigendo Hatred, e poi guardò quella accanto a lei.
“No” disse poi tranquilla, rimettendo le pistole nelle fondine “Penso che ti lascerò andare”
Stavolta fu Hatred ad essere sorpreso.
“… Come?” chiese, con un tono interrogativo e ingenuo che cozzava con quello smargiasso di poco prima.
“Hai ragione, Hatred. Hai vinto tu, e io devo lasciarti andare… per la tua strada”. Sottolineò quest’ultima frase con un sorriso furbo.
Hatred la guardò dubbioso; poi decise di ignorarla, e scrollando le spalle oltrepassò l’apertura.
Aveva mosso pochi passi al suo interno quando si sentì di nuovo il rumore di poco prima, e il muro si richiuse dietro di lui, prima che potesse fare qualsiasi cosa. Un secondo rumore, più lontano, provenne da qualche parte al di sopra della sala, e Lara capì che anche l’uscita in cima alla scala si era chiusa, imprigionando Hatred.
Guardò grata la scala nell’alcova accanto a lei, rimasta aperta. Hatred, nella sua ignoranza, non poteva averlo notato, ma c’era una grossa differenza tra la scala che si trovava in quella apertura e quella dell’apertura in cui si era ficcato lui: la prima era formata infatti da due ordini di scalini, che si intrecciavano tra loro formando qualcosa di simile all’elica del DNA, mentre la seconda era una semplice scala a chiocciola. Anch’esse obbedivano alla logica dell’Amore.
“L’egoismo ti ha fregato, Hatred” disse Lara ad alta voce, perché lui la sentisse al di là della parete “La via giusta è sempre quella che si può percorrere in due”.
Nessuna risposta.
“Ascolta” seguitò Lara “Io posso aiutarti a uscire di qui, e sono certa che tu sia in grado di aggiustare il Serpente di Zaffiro. Io aiuto te, tu aiuti me: mi sembra uno scambio equo, vero Hatred? Hatred? Hatred!”
Lara bussò forte alla parete per tre volte, ma i colpi rimbombarono nel vuoto. Sembrava che non ci fosse nessuno.

Per molto tempo Lara indugiò sulla parete, bussando e chiamando come in trance. Hatred sembrava scomparso nel nulla, allo stesso modo in cui era comparso ore prima.
Fu solo quando lo sguardo le ricadde sull’orologio, e quando si accorse di essere davvero molto in ritardo, che Lara decise di lasciar perdere e sostenere quella prova andata male fino alla fine; non poté fare altro che riprendere i due pezzi del Serpente di Zaffiro (provò addirittura a spaccarlo ulteriormente, nella vana speranza che si trattasse di un falso in materiale volgare e che l’originale fosse nascosto altrove, ma quello rimase duro e infrangibile) e imboccare mestamente la seconda apertura. La scala, interminabile, la portò fuori, a pochissima distanza dall’ingresso della Camera degli Sposi.
Il panorama non era cambiato molto, se non per il fatto che il sole si trovasse adesso ad occidente, un grosso occhio di fuoco nel cielo, e che ci fosse un elicottero ad attenderla, con a bordo il fedele maggiordomo Hillary.
Lara rimase triste e pensierosa per tutto il volo; non trovò nemmeno la forza di rispondere a tono a Hillary, il quale, esaminando i due pezzi del Serpente di Zaffiro, aveva suggerito di usare del collante universale.
Quando l’elicottero atterrò, il sole morente aveva dipinto il cielo di uno spettacolare indaco; il mare riluceva di mille diamanti dorati, che trafissero gli occhi di Lara con una malinconia immensa.
La donna scese dall’elicottero perfettamente ripulita e con indosso un bellissimo abito da sera color prugna, i capelli sciolti che le ricadevano fino alla vita; l’unica cosa che la rincuorò appena fu ricordare che, millenni prima, quella terra era stata la culla di una delle civiltà più importanti del Mediterraneo.
Scortata dallo zelante Hillary, Lara raggiunse un elegante edificio bianco su un’altura a picco sul mare. Se non ci fosse stata tanta amarezza nel suo cuore, di certo quella visione sarebbe stata per lei oggetti di una grande ammirazione.
Al suo arrivo in un ampio spiazzo lastricato bianco, dove molte persone si intrattenevano ridendo, chiacchierando e scherzando, calò un improvviso silenzio. Tutti gli sguardi furono catalizzati dalla sua apparizione, e più di una persona rimase a bocca aperta. Un longilineo ragazzo occhialuto, che aveva approfittato del momento di pausa per fare il ritratto ad una placida signora dagli occhi azzurri e dai capelli neri, quasi svenne nel vederla, e la donna dovette sostenerlo.
Lara passò avanti, a testa bassa. In altre occasioni le sarebbe piaciuto fermarsi a parlare con qualcuno di loro… ma la sconfitta le gravava sulle spalle, e lei non sentiva di meritare quell’ammirazione.
Stava addirittura pensando di tornare indietro, quando si sentì chiamare:
“Lara! Ehi, Lara!”
Si voltò verso il centro del piazzale, e vide un ragazzo e una ragazza che si tenevano per mano: lui, in giacca e cravatta, aveva i capelli corti e il pizzetto sistemato a puntino; lei, folti capelli ricci e scuri, vestiva un elegante abito bianco di tulle. Sorridevano raggianti.
Timidamente, Lara li salutò e si avvicinò a loro.
“Ehm… ciao, ragazzi” mormorò.
I due la strinsero a turno in un abbraccio, poi la ragazza le disse, con voce morbida e pacata:
“Sei in ritardo, e questo ce l’aspettavamo. Non ci aspettavamo, invece, che tu fossi così mogia: che ti succede? La tua avventura ti è andata male?”
Lara rimase allibita.
“Dovete conoscermi molto bene” disse sarcastica “Ho la faccia tanto stravolta?”
“No” rispose il ragazzo con voce bassa e profonda “Hai gli scarponcini sporchi”.
Con orrore, Lara guardò in basso e notò che la punta dei suoi anfibi, da lei dimenticati ai piedi, faceva capolino dal vestito, incredibilmente sozza di fango.
L’archeologa si prese il volto tra le mani, devastata.
“Si vede che oggi è la mia giornata no, ragazzi. Scusate, ho rovinato tutto”.
E raccontò loro la sua assurda avventura nel Palazzo degli Sposi. Dopo aver terminato con la leggenda del Serpente di Zaffiro, e aver fatto un resoconto dettagliato di come questo si era trovato spezzato in due metà, lo tirò fuori dalla borsa che portava a tracolla. Il rivederlo acuì il suo malessere.
“La leggenda narra” spiegò “che chi possiede il Serpente di Zaffiro riceverà il dono dell’amore eterno. Mi sembrava un ottimo dono di nozze, per voi…”
I due ragazzi sorrisero e si guardarono negli occhi. Poi presero ciascuno una metà del Serpente di Zaffiro, e senza dir altro le ricongiunsero.
Improvvisamente, il bagliore che Lara aveva visto nel Palazzo e che si era perso con la rottura dell’artefatto tornò a splendere più forte che mai: dalle mani dei due ragazzi una luce purissima irradiò su tutti i presenti, che si voltarono e, mettendosi una mano sugli occhi per proteggersi dall’accecamento, cercarono la fonte di quel miracolo.
Il tutto durò pochi secondi, ma fu lo spettacolo più incredibile che Lara avesse mai visto; poi la luce tornò a spegnersi, e le uniche due figure ancora rilucenti di essa furono i due sposi.
Lara capì. Capì tutto.
“Che stupida che sono stata” disse allora Lara, ma sorridendo e con lacrime di felicità agli occhi, mentre i due ragazzi si portavano al cuore ciascuno la propria metà del Serpente “non posso regalarvi certo quello che avete già. E certo non avete bisogno di un reperto leggendario perché sia vostro in eterno”.
“È un oggetto bellissimo, Lara” sorrise la sposa “E ti ringraziamo immensamente per avercelo donato”.
“Potremmo sempre farne un bel soprammobile” suggerì lo sposo.
“Ora che ci penso” sorrise Lara “Hillary ha detto di avere un collante universale da qualche parte sull’elicottero… Quasi quasi mando due scrittorucoli da strapazzo di mia conoscenza a prenderlo, che ne dite?”
Le risate di Lara e dei due sposi risuonarono felici fino al cielo, avvinghiato al mare in un abbraccio eterno.
Le stelle dell’uno si specchiavano nelle acque dell’altro.

FINE :)




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Messaggio da 30th » 23 luglio 2009, 21:46

:love:

Che meraviglioso racconto, ragazzi! :)
Davvero un GRANDE regalo per i neo sposi Asp e Blu! [:^] :D Sono certo che apprezzeranno moltissimo. :)
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Messaggio da Nillc » 23 luglio 2009, 22:01

Sì sì :)
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A parte che sono davvero tra gli invitati, Bash ci ha aiutato molto per la descrizione "fisica" dei due sposini, e Fil dovrebbe realizzare la "foto ricordo"... sai mai, trovandosi al ricevimento... :D
Colgo l'occasione per ringraziare entrambi per il loro aiuto :)




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Messaggio da overhill » 23 luglio 2009, 22:16

Foto del matrimonio?

Ma questo mi fa venire in mente un'idea! :)

(segue in PM con Max!)






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Final Danielecker
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Messaggio da Final Danielecker » 24 luglio 2009, 09:03

Assolutamente meraviglioso ragazzi, non esiste sicuramente più bel regalo dell' amore eterno, in questo caso rappresentato dal raggiante Serpente di Zaffiro :). Penso che i due nuovi sposini apprezzeranno molto questo vostro personalissimo regalo :D




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Messaggio da Nillc » 24 luglio 2009, 10:31

E' quello che speriamo :)

Quanto al Serpente di Zaffiro...
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Messaggio da Nillc » 24 luglio 2009, 12:37

Giusto alcune note in spoiler circa la storia ;)
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Messaggio da Greywolf » 24 luglio 2009, 14:01

:love: 3_57 3_120

Che bellissima storia!




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