IL FILM
Partono i titoli della Columbia Pictures. E poi arriva una macchina. Il film è iniziato, ma senza la consueta scena della “canna di pistola”. Ed è tutto in bianco e nero. Qualcuno potrebbe storcere il naso, io no. Sento dentro di me che sto per assistere ad un capolavoro. E’ notte, un uomo entra in un edificio e prende l’ascensore. L’atmosfera è carica di tensione, ci si rende conto che succederà qualcosa d’importante. L’uomo entra nel suo ufficio, ma si accorge che c’è qualcosa nell’oscurità. Sì, è lui, James Bond, lo stava aspettando. L’uomo sembra preoccupato, tanto che appena si siede alla scrivania apre il cassetto e mette la mano su una pistola che vi è all’interno. Inizia il dialogo e subito viene rotto il ghiaccio grazie a dei flashback di Bond all’azione…da queste scene capiamo che il personaggio che ci troviamo di fronte non è l’agente segreto che tutti conosciamo. Ora non voglio entrare nei dettagli per non rovinare la sorpresa a nessuno, nel caso qualcuno voglia andarlo a vedere. Dico solo che, quando meno te l’aspetti, ritorna l’inquadratura dalla canna di pistola. Bond, in quel momento di spalle, si volta e spara. Il sangue inizia a scorrere sullo schermo ed ecco le prime note dei titoli di testa.
I brividi incominciano ad attraversarmi la schiena. La canzone ormai l’avevo sentita circa un migliaio di volte, ma lì al cinema è tutto un altro effetto. Il Dolby Sorround, l’atmosfera che mi circonda, il maggior risalto dato alla parte orchestrale… Non sono in grado di descrivere quello che provavo mentre seguivo con lo sguardo le immagini che si susseguivano davanti a me trasformandosi in quadri, rombi, picche e fiori. Sentivo solo la voce di Cornell, null’altro. E credo di aver ripreso fiato solo al termine dell’ultimo “You Know My Name” urlato dal cantante, quando il volto del nuovo Bond viene oscurato chiudendo così i titoli iniziali. Fantastico, tutto sta girando alla perfezione.
A questo punto si vola in Africa dove un gruppo di terroristi stringe un accordo con un misterioso finanziatore, e subito dopo vediamo Bond in azione. Da quel momento ha il via uno degli inseguimenti più avvincenti ed emozionanti che abbia mai visto, 20 minuti di adrenalina pura dove si assiste a tutto l’inimmaginabile e dove il ritmo non rallenta un secondo. Davvero una sequenza palpitante fino all’ultimo secondo, tanto che alla fine ci si sente spossati come se avessimo partecipato anche noi all’inseguimento.
Si ritorna in Inghilterra, all’MI6, dove troviamo una M più dura del solito rimproverare l’operato di Bond, il quale scopriamo essere stato promosso al grado “doppio 0”. Da qui e dalla scena successiva capiamo poi che, oltre ad essere più spietato e più grezzo, il nuovo Bond ha tutta l’aria di essere più un cane sciolto, che fa quello che vuole, come vuole, e che risulta pericoloso perfino ai suoi stessi alleati. Poi, mentre sta parlando con M, ecco partire in sottofondo una musica che piano piano cresce di tonalità fino a riprendere, nella scena successiva, le note dei vecchi film di Connery e della nuova canzone dei titoli di testa con Bond alla guida di un’utilitaria della Ford (!). Sì, fa davvero uno strano effetto vedere 007 su un macchina del genere che, seppure carina esteticamente, non si adatta molto allo stile bondiano…ma la musica copre tutto e fa risaltare anche questo momento.
Da qui ha inizio un’altra mini missione dove salta fuori, un po’ a sorpresa, lo humour che ha contraddistinto da sempre il più famoso agente segreto. Un po’ a sorpresa perché non ce lo si aspetterebbe da un Bond così. Ma pensandoci bene, alla fine, è pur sempre Bond, e un Bond senza humour non è un Bond (ho detto Bond per caso?). Bellissimo ritorno anche della Aston Martin DB5 del ’64, la famosa automobile di “Goldfinger” che è diventata un “cult” della serie di 007. Ecco, ora si incomincia a respirare appieno l’aria del passato, è come se si fosse finalmente ritrovata la strada di casa dopo essersi smarriti…sembra non manchi più nulla…a parte… A parte la Bond-girl. Ma è questione di secondi. Eccola comparire a cavallo su una spiaggia, in bikini e pareo…e poi con un vestito e una scollatura da urlo... Ci siamo. Qui 007 si scatena e finalmente ricompare il suo stile unico e inconfondibile di “abbordaggio” e non. Troppo divertente la scena con l’Aston Martin, ma non ve la racconto perché dovete gustarvela. Insomma, tra una storia e l’altra, il vecchio Bond è ricomparso, seppure le differenze col nuovo siano ancora grandissime. Ma la cosa ora si fa davvero interessante perché ci rendiamo conto, una volta per tutte, che 007 è sempre là, non è stato rimpiazzato da nessuno.
Altra scena scoppiettante all’aeroporto, un altro quarto d’ora avvincente più che mai e che riporta il ritmo del film a livelli incredibili, dopo la giusta pausa “fisiologica”. Qua forse si ha il momento di maggior “esagerazione”, il momento delle “bondate” che hanno sempre caratterizzato la serie e che hanno trovato la loro consacrazione nell’ultima pellicola, “La morte può attendere”. In ogni modo si tratta di un’esagerazione più “terrena”, più verosimile…molto lontana, insomma, dai vecchi 007.
Ed ecco finalmente che la vicenda s’incanala verso quello che sarà il fulcro del film. Viene stabilito una volta per tutte l’antagonista da sconfiggere e viene stabilita la missione che dovrà affrontare Bond: una partita a poker dove si punta forte. “Una partita a poker?” vi starete chiedendo. Sì, una partita a poker. Ma non sarà una partita normale. Comunque durante il viaggio in treno fa la sua comparsa uno dei personaggi chiavi del film, la seconda Bond-girl della serata. Quella che segnerà la svolta. Già dalle prime battute appare una Bond-girl estremamente diverse dalle altre, non è una delle solite bellezze con poco cervello che cadono ai piedi di 007 con un semplice sguardo. Questa dimostra di avere carattere e personalità, e riesce a tener testa a Bond in qualunque discussione. Lo stesso James rimane stupefatto perché capisce di trovarsi di fronte un personaggio particolare. Arrivati a destinazione, poi, lo humor e lo stile dell’agente segreto più famoso di sempre riprendono il sopravvento…anche se stavolta l’effetto sulla ragazza è molto “attutito”. Bond ha trovato pane per i suoi denti, sembra incredibile. Tra uno scambio di battute e l’altro, però, arriva uno dei momenti-clou del film: Daniel, fino a quel momento vestito più da “strada” o più da “ganzo”, indossa per la prima volta lo smoking, provandoselo allo specchio. In sala si alza un leggero brusio. Io, dopo un secondo di incredulità misto a stupore/sorpresa/felicità, mi giro verso i miei amici ed esclamo: “E’ Bond, è lui!”. Sì, Daniel Craig era proprio 007, non c’erano dubbi. Tutte le riserve che uno poteva ancora avere sul nuovo attore/personaggio, erano cadute definitivamente davanti all’immagine di Craig vestito in quel modo. Impeccabile, come solo Bond può essere. Poi…
E poi si apre il sipario sulla parte più elettrizzante e coinvolgente del lungometraggio, che credo di aver seguito “in apnea” dal tanto che ero coinvolto emotivamente: la partita a poker. E’ incredibile come si possa far concentrare quasi tutta la tensione attorno a un tavolo da gioco! Sembra inconcepibile per un film d’azione e invece quello che ci troviamo di fronte è qualcosa di unico. Come già detto non è una partita a poker normale. Ora non posso e non voglio raccontarvi tutto perché è da questo momento che ha inizio il bello ed è da questo momento che i colpi di scena si susseguono ininterrottamente. Dico solo che vediamo comparire Giannini (il quale interpreterà alla grande la parte assegnatagli) e che riusciamo ad “inquadrare” una volta per tutte il cattivo di turno che, come lo stesso Bond, è completamente diverso dai precedenti. Poi assistiamo a degli “intermezzi” durante il gioco che ci frastornano non poco e che, oltre a rivelarci la ricetta del vero cocktail di 007 (quello del romanzo per intenderci) e a regalarci delle battute che rimarranno nella storia della saga (e non solo), contribuiscono al “disvelamento” di tutti gli aspetti del nuovo Bond. Insomma, in poche parole, ci viene rivelata tutta l’umanità del personaggio. E non solo per il sangue che lo ricopre (mai successa una cosa del genere), per gli abiti stropicciati e per i capelli alla rinfusa…c’è dell’altro. L’emblema: la scena della doccia. E non vi dico altro.
In ogni modo, finita la partita, il film prosegue su ritmi altissimi che ci portano ad una delle scene più controverse di sempre. Una scena che non dimenticherò mai per lo sconvolgimento che mi ha creato. E’ un qualcosa di mai visto e assolutamente tremendo. Poi associato ad un personaggio come 007 colpisce ancora di più. Non avete idea di come abbia ancora impresso quelle immagini. Ok, basta. Andiamo avanti. Andiamo avanti per incontrare un’altra scena incredibile, ma per motivi opposti. Quel che sentiamo pronunciare a Bond sembra qualcosa di assurdo. Ed infatti qualcuno in sala inizia a borbottare. Il nuovo James ha dato il colpo di grazia a tutti i presenti. Lo so, vi sentirete infastiditi perché continuo a parlare per enigmi. Ma non posso proprio dire di più perché vi toglierei la grandissima sorpresa. Per quanto mi riguarda, dopo un attimo di straniamento, riesco a ricompormi abbastanza alla svelta…ormai sono entrato appieno nella psicologia del nuovo agente segreto che qualsiasi cosa faccia o dica non mi stupisce più di tanto. Anche se ammetto che il notevole cambiamento qualche “strascico” lo lascia.
In ogni modo si va avanti tra emozioni e colpi di scena, finchè si arriva alla sequenza finale che chiude in maniera strepitosa un film da capogiro.
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Un uomo risponde al telefono. La voce dall’altra parte: “Noi due dobbiamo parlare.” “Chi è lei?” Si sente uno sparo, l’uomo cade a terra urlando, ferito ad una gamba. Una musica familiare parte in sottofondo. L’uomo cerca di trascinarsi fino all’entrata di una casa lì vicino. A quel punto vediamo Daniel comparire sulle scale con in mano un fucilazzo da paura. “Il mio nome è Bond, James Bond”. Schermo nero, parte lo stacco della Bond Theme. Titoli di coda. The End.
In sala si alza un applauso fragoroso. Da quando vado al cinema una cosa simile non era mai successa. Vorrei piangere dal tanto che sono emozionato. Anche alcuni miei amici battono le mani. Io vorrei, ma non ce la faccio. Sono paralizzato. Probabilmente qualcuno mi rivolge la parola, ma in quel momento l’unica cosa che percepisco è la musica di sottofondo. Nella mia testa si susseguono senza interruzioni le immagini del film…
007 era tornato. Rinato. E Daniel Craig era Bond, James Bond.
Ritorno alla realtà giusto in tempo per vedere sullo schermo l’ormai celebre frase “James Bond tornerà” e sentirmi chiedere: “Voto?”. Non c’è nemmeno bisogno di pensarci. 10.
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