Poi ho deviato sul topic dello sfogo, ma anche lì mi sono reso conto che il topic è davvero troppo ampio per essere relegato a un semplice post/discussione.... così eccoci qua. Prendete il tutto come uno sfogo personale, ma anche come una discussione generale sulla triste situazione dei Beni Culturali in Italia.
Iniziamo dai due video che volevo proporvi.
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Simpatici, vero?
Beh, a me non fanno molto ridere.... anzi, a dire il vero mi rendono davvero triste e sconsolato.
Perché quelle situazioni che vedete nel video, e che a voi possono sembrare estreme e paradossali tanto da spingervi a riderne, sono le stesse contro le quali ogni giorno, nella realtà nuda e cruda, io mi trovo a combattere.
L'Italia è uno dei paesi che potrebbe tranquillamente vivere di arte, cultura e turismo. Non esiste quasi nessun altro luogo al mondo che possieda i nostri Beni Culturali, siano essi opere d'arte, beni archeologici, archivi e biblioteche. Il nostro patrimonio culturale, da solo, potrebbe portare ricchezza e posti di lavoro in quantità.
Ovviamente, perché ciò sia possibile, andrebbe ben gestito, tutelato e valorizzato.
Ebbene, ciò in Italia non accade.
Partiamo dal problema principale: in Italia, a differenza di qualsiasi altro paese, le professionalità culturali non esistono. O almeno, esistono sulla carta, ma le loro definizioni sono talmente vaghe e aleatorie che potrebbero applicarsi a un numero eccessivamente ampio di persone... in pratica basterebbe avere un qualsiasi titolo di studio, magari corroborato da qualche anno di esperienza, per poter esercitare nell'ambito dei Beni Culturali.
Quali sono i risultati di questa situazione? Ecco a voi:
- I posti di "lavoro" nel settore culturale sono sempre di meno e sempre meno pagati, e si preferisce affidarli a volontari che stanno alla cultura come io sto alla fisica quantistica;
- Le rare volte che i posti sono pagati, si tratta di contratti part time con orari di lavoro risicatissimi;
- In uno dei rarissimi concorsi statali per la gestione (o anche in bandi di gara privati), così come alle prove per accedere alle pochissime scuole di specializzazione statali, un laureato magistrale o un dottorando sono esattamente equiparabili a un diplomato o a un triennalista;
- In questo campo vanno avanti persone che non hanno un minimo titolo ma che magari, grazie a conoscenze o a colpi di culo, hanno maturato decenni di esperienza ma senza aver dietro una buona preparazione.
"E chi se ne frega?", direte voi, "Tanto alla fine che ci vuole ad amministrare i Beni Culturali?".
E no, signori miei! Questo è uno dei pregiudizi più odiosi e perniciosi del mondo; quello che ha reso i soprintendenti straricchi e le loro case piene di beni culturali inestimabili; quello che porta al crollo delle domus pompeiane e alla chiusura dei musei nei giorni festivi o ad orari risicatissimi.
Il risultato della commistione di tutti questi punti sopra descritti è che da decenni i Beni Culturali italiani vengono infatti affidati a mani inesperte quando non dannose, a persone che pensano semplicemente a scaldare la loro sedia "tanto poi vengono pagate lo stesso". E intanto il Bene da loro gestito va in malora.
Sì, perché un altro pregiudizio dannoso è quello che amministrare un Bene Culturale sia semplicemente "tenerlo aperto" e sbigliettare.
Magari fosse solo questo: un buon perito culturale, con una solida base di accademia dietro, sa benissimo che quella è solo una delle mansioni che un Bene Culturale richiede. Il Bene Culturale deve essere manutenuto costantemente, senza disattenzioni; laddove necessario va recuperato e risarcito, e non sulla base della propria sensibilità artistico-culturale, ma su quella di una base storico-scientifica inattaccabile; inoltre, se lasciato a se stesso, il Bene non ha certo la capacità di attrarre gente, quindi va valorizzato... e anche in questo caso non ci si può basare solo sulla propria sensibilità, ma ci dev'essere anche un'indagine sociale sui gusti e sulle preferenze del pubblico.
E si potrebbe andare avanti all'infinito.
Va da sé che la gestione della Cultura sia una Scienza, e come tale non accessibile a tutti. I periti culturali basano la loro professionalità sulle loro inclinazioni, questo è ovvio... ma le corroborano con studio, sacrifici e sì, laddove possibile, esperienza.
Ma a questo punto a che cosa vale, se in Italia per i pregiudizi di cui sopra noi non siamo praticamente nulla?
Tutto ciò che vedo sono bibliotecari totalmente inadatti, pensionati che gestiscono musei e si addormentano sulle sedie, restauratori che lavano le pergamene con la varichina e ridipingono affreschi coi pennarelli a spirito.
Qualcuno di voi dirà, sulla base dei soliti pregiudizi italioti, "Di che ti lamenti? Ci pensavi prima e sceglievi giurisprudenza, medicina, economia" o qualsiasi altra facoltà che ti consentiva migliori sbocchi.
E io rispondo, sulla base di quanto ho detto poc'anzi, che io almeno ho avuto (e continuo ad avere) il coraggio di partire da me stesso e l'umiltà di ammettere che, facendo i conticini sulle mani e svenendo alla vista del sangue, ho scelto la strada più giusta per me.
Poi però quando tutti i Codici medievali non saranno più fruibili, quando Pompei sarà nuovamente crollata e quando vedrete il Colosseo pieno di slogan pubblicitari, non venite a piangere da me.
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